22 gennaio, 2019

Le botteghe di arte pittorica

Le prime botteghe di arte pittorica nascono proprio nel Medioevo, infatti sono considerate tipicamente caratteristiche di questo periodo storico.
È facile capire la loro importanza considerando che esse hanno persino influenzato la fisionomia delle città. Infatti, all'epoca, le botteghe sorgevano nel centro delle città, nel pieno della vivace vita cittadina, prima che, con l'età moderna, si creassero zone industriali nelle periferie e nei sobborghi. A tutt'oggi, nelle città italiane che ancora conservano un aspetto medievale, si possono trovare tracce di quali arti e mestieri si praticassero nelle vie e nei quartieri. 

Agnolo Gaddi e bottega, riquadro del ciclo di affreschi inerenti la Leggenda della Vera Croce, 1380-90 ca.

Tutti i lavori praticabili erano gestiti da diverse "corporazioni", ognuna delle quali si presentava come un'associazione indipendente di lavoratori che praticavano uno stesso mestiere. La corporazione gestiva poteri, diritti e doveri di tutti i membri, decidendo regole comuni attraverso degli statuti, ma si occupava anche delle famiglie dei lavoratori in caso di necessità, concedendo assistenza a chi ne avesse bisogno. Dunque, chi non era iscritto ad una corporazione, semplicemente non aveva un posto nell'economia cittadina e nella società, né poteva sperare di mettersi a lavorare in proprio senza di essa.

Statuto della Società dei Mercanti, 1329

Se immaginassimo di entrare in una bottega medievale, potremmo incontrare diversi tipi di lavoratori: i garzoni, giovani ragazzi non pagati che vivevano in casa del maestro. I contratti di apprendistato venivano stretti tra il maestro e la famiglia del giovane apprendista, che trascorreva almeno tre anni di garzonato, prima di poter accedere ad un vero salario e poter così stabilirsi in una dimora propria. Il maestro potrebbe essere considerato il vero e proprio titolare della bottega, nella quale non solo era proprietario, ma soprattutto docente ed educatore per i suoi apprendisti.

Autoritratto di Filippo Lippi, dettaglio dell'Incoronazione della Vergine, 1441-1447 circa

Senza la bottega di arte pittorica di Filippo Lippi non avremmo avuto Botticelli e senza Il Verrocchio non avremmo avuto straordinari artisti come Leonardo da Vinci e il Perugino, e proprio a questo proposito è bene ricordare le parole del geniale Leonardo, il quale, all'epoca del suo apprendistato, affermò proprio "triste è quel discepolo che non avanza il maestro".
Parole molto adatte, considerando poi chi sarebbe diventato il giovane Leonardo.

18 gennaio, 2019

La fine dell'era Medievale

Come ormai ben sappiamo, il Medioevo è un'era che si è sviluppata nell'arco di un millennio, secolo più, secolo meno. Quest'ultima parte della frase (secolo più, secolo meno) non è solo una semplice figura retorica, ma cela quanto sia complesso, graduale e sfumato il passaggio da un'era all'altra. Approfondiamo questo aspetto guardando le tappe fondamentali che hanno segnato la fine dell'era Medievale e che hanno sancito il passaggio all'età definita Moderna.

Incisione raffigurante le tre caravelle che, inconsapevolmente, approdarono in America nel 1492.

Buona parte degli avvenimenti che illustreremo in questo articolo sono già stati analizzati singolarmente in articoli precedenti, quindi questa può essere vista come una sorta di tavola sinottica degli argomenti già trattati e legati fra loro dal fatto di essere stati avvenimenti che hanno realmente cambiato il mondo. Quelli ancora non trattati invece, saranno oggetto di un approfondimento futuro. Partiamo dunque in questa vera e propria cavalcata attraverso i secoli, e vediamo come il mondo è cambiato fino ad entrare nell'era moderna.

La polvere da sparo ed il cannone
Il modo di fare battaglia, nel corso del XIV Secolo, cambia radicalmente grazie all'introduzione della bonbarda e poi del cannone nelle battaglie. La polvere da sparo, che si conosce fin dal IX Secolo già in Cina, attraverso il Medioriente arriva infine in Occidente. Sappiamo di un decreto della signoria di Firenze, con il quale si disponeva la nomina di due ufficiali ai quali affidare l'incarico di fabbricare palle di ferro e cannoni in metallo datato 11 febbraio del 1326, anche se si hanno documenti che affermano l'uso della polvere da sparo fra il XIII ed il XIV Secolo in diversi stati italiani, come parliamo approfonditamente in questo articolo. Lo storico spagnolo Juan de Mariana, ci dice che già nella battaglia di Crécy del 26 agosto del 1346 si utilizza il cannone. Questa innovazione modificherà radicalmente i sistemi difensivi delle città del Medioevo.

La peste nera
La prima data più comunemente utilizzata dagli storici è il 1348, anno del picco massimo raggiunto della peste nera.

Rappresentazione della peste, biblioteca reale del Belgio

I grandi cambiamenti avvengono attraverso le grandi crisi, che ricostituiscono gli equilibri sociali, demografici ed economici di un territorio. In questo caso di un intero continente: l'Europa.
In due articoli passati (parte prima, parte seconda), descriviamo il fenomeno nel dettaglio: portata in Europa dalle galee genovesi, il morbo della peste decimerà nel corso degli anni la popolazione europea, lasciando un altissima richiesta di lavoro, pochissima manodopera e contribuendo ad una ridistribuzione delle ricchezze che cambierà molto il rapporto fra lavoratore e datore di lavoro.

Diffusione della lingua fiorentina


Gustave Dorè - Dante contempla Dio

Dopo la peste, che riconfigurerà l'assetto europeo, in Italia uno degli eventi fondamentali sarà la grande diffusione della lingua fiorentina nel 1396, dopo il successo dei grandi capolavori di Dante, Petrarca e Boccaccio. I tre poeti capiscono che il volgare, cioè la lingua parlata dal popolo, può consentire una diffusione delle loro opere maggiore rispetto al latino.
La Divina Commedia diviene una delle opere letterarie più importanti mai pubblicate, ed insieme a Petrarca e Boccaccio, di cui parleremo in articoli futuri, apre la strada ad un modo di narrare aperto a tutti, non solo a coloro che conoscono greco e latino.

Il 1452
Questo è un anno importantissimo per l'Europa: termina il secolo di guerre intercorse fra Inghilterra e Francia, conosciuto come Guerra dei Cent'anni, viene stampato il primo libro con il metodo di Gutemberg (stampa a caratteri mobili), che favorirà l'esplosione della circolazione libraria, e di conseguenza della cultura, in Europa; gli Ottomani inoltre conquistano Costantinopoli. In sintesi, la situazione culturale e geopolitica subisce un cambiamento epocale.

Scene di guerra fra soldati inglesi e francesi

Il clima bellico porta a grandi innovazioni in campo militare e strategico, ad un diverso uso dei cavalieri sul campo di battaglia e, cosa più importante, da quel momento in poi la guerra fa sempre più affidamento sui professionisti, lanciando definitivamente la figura del mercenario che diverrà, da allora in avanti, sempre più importante.
Cosa ancora più importante però è la presa di Costantinopoli, che porta alla fine dell'Impero Bizantino. L'ultimo pezzo di Impero Romano ancora in vita infatti, viene definitivamente cancellato; questo cambia per sempre la percezione dell'Europa, facendo uscire definitivamente di scena uno dei protagonisti del mondo medievale e facendo divenire concreto un grande pericolo per l'Occidente europeo: l'Impero Ottomano.

Gli avvenimenti del 1492
Il 1492 è il classico anno che viene riportato sui libri di scuola per quel che riguarda la fine del Medioevo. Ma esattamente come per l'età classica, la fine di un'era è sempre graduale. Dal 1492 in poi si può dire che si è più nell'Era Moderna che nel Medioevo. Ma cosa succede esattamente? Accadono due fatti molto importanti.

Le tappe della Reconquista

Innanzitutto Cristoforo Colombo raggiunge le isole dell'America centrale, cambiando per sempre l'estensione del mondo conosciuto. La scoperta delle Americhe porterà gli Stati europei a colonizzare le terre di oltre oceano, spostando il baricentro dei commerci dal Mediterraneo all'Atlantico. Questo porterà al tramonto degli Stati italiani come potenze continentali ed all'espansione di imperi coloniali, come quelli inglese e spagnolo.
Altro elemento importante è la cacciata definitiva degli Arabi dalla penisola Iberica, che completa la Reconquista cominciata secoli prima.
I due avvenimenti cambiano in modo definitivo l'assetto geopolitico europeo: mentre prima c'era un'Europa con due poli imperiali, il Sacro Romano Impero e l'Impero Bizantino, che si contendevano l'eredità romana e che aveva la Chiesa di Roma come organo equilibratore, ora abbiamo un continente proiettato oltre oceano, ed un Impero soppiantato da quello arabo, che sta cercando di farsi strada in tutti i modi verso l'Europa cristiana. E la Chiesa di Roma? Che destino avrà?

La Riforma Protestante
Altra pietra miliare, che ridimensionerà molto il potere della Chiesa Romana, è la riforma protestante partita dalle contestazioni di Martin Lutero nel 1517.

Ritratto di Martin Lutero

I Cattolici protestanti, ritenendo la Chiesa di Roma troppo corrotta ed attaccata al potere temporale, riescono a staccarsi dalla sua influenza e ad intraprendere una loro strada. Buona parte del Sacro Romano Impero così si smarca dalla figura del Papa, ed il potere romano finirà per essere molto ridimensionato da questo avvenimento. Diverse saranno le reazioni della Chiesa, su tutte ricordiamo l'Inquisizione e la Controriforma. Al termine di questa rivoluzione culturale, dell'Era Medievale non resterà quasi più traccia.

Si può dire che ormai del Medioevo non resti più nulla, ma alcuni storici prendono in considerazione un ultimo anno, in cui viene cancellato anche l'ultimo lascito importante del Medioevo, quello che "fisicamente" considerava l'uomo ed il mondo in cui viveva il centro di tutto, ossia il 1543.

L'universo eliocentrico di Copernico

In quest'anno, gli studi di Niccolò Copernico concludono che il Sole e non la Terra è al centro dell'universo, mandando così all'aria le teorie filosofiche di millenni. Il detto "rivoluzione copernicana" nasce proprio da questa scoperta, che all'epoca ha un clamore enorme. Galileo, in Italia, per giungere alle stesse conclusioni di Copernico, rischierà di finire sul rogo, ad esempio. Lutero e Copernico sono gli attori di un ultimo atto che fa calare il sipario sul Medioevo.

Il Medioevo è stata un'epoca lunga, in cui la civiltà occidentale si è trasformata, contribuendo a gettare le basi per quella odierna. Quest'epoca lunga ha avuto una fine complicata, che ha avuto diversi stadi, ed in questa breve sinossi speriamo di avervi fornito i dettagli più importanti.

16 gennaio, 2019

Il castello di Limatola

Il Castello di Limatola si erge maestoso da una morbida altura, su un magnifico panorama che raccoglie la vista del Matese e del Taburno, a circa 8 Km dalla Reggia di Caserta e a 27 Km da Napoli. Dalla collina su cui sorge, esso sovrasta l'antico borgo medievale, trovandosi in una posizione strategica a guardia della valle solcata dal fiume Volturno, tra il massiccio del Taburno, il monte Maggiore ed i monti Tifatini.

Il castello di Limatola

Venne edificato dai Normanni sui resti di un’antica torre longobarda ed è uno dei più interessanti esempi di architettura fortificata medievale, che nel 2020 raggiungerà la soglia dei 1000 anni di esistenza. Le sue mura hanno custodito le vicende delle famiglie degli Angioini, Aragonesi,
Sanseverino, sono state il palcoscenico dei fasti del '700 e testimoni del soggiorno strategico di Garibaldi.
Nei secoli vi hanno dimorato donne potenti, come la Duchessa Margherita De Tucziaco (seconda metà del '200), la leggiadra Contessa di Caserta, Anna Gambacorta (XVI secolo) e la coltissima Contessa Aurelia D’Este (primi del '700).

Il castello che sovrasta il borgo medievale

Le prime testimonianze che riguardano il castello risalgono all'842, quando il conte longobardo Landolfo di Caserta vi riportò una vittoria contro i beneventani.
Al 1277 risalgono invece gli interventi promossi da Carlo I d'Angiò, da riconoscersi negli ambienti a volte ogivali contigui alla parte più antica della struttura, corrispondente al mastio di forma rettangolare. Ai Conti Della Ratta, feudatari di Limatola dal 1420, sono ascrivibili gli interventi sulla cinta muraria più esterna (intervallata da torri circolari dotate di scarpata fino all'altezza del cornicione) e di ristrutturazione ed ampliamenti attuati in alcuni ambienti sulle scale e sulle logge, di gusto rinascimentale.

Dettaglio della cinta muraria

In epoca rinascimentale, importanti lavori di ristrutturazione lo trasformarono da architettura militare a dimora signorile, pur conservando alcune caratteristiche difensive. Infatti, nel secondo decennio del XVI secolo, Francesco Gambacorta e Caterina Della Ratta effettuarono interventi sulle strutture difensive e sulla Chiesa palatina di San Nicola, che conservò però l'originario portale romanico, oltre ad un importante crocifisso di epoca medievale.

Sala da pranzo del castello, sede dei tradizionali mercatini di Natale

Nei secoli successivi il castello è piombato in uno stato di degrado e abbandono, per essere poi oggetto di una complessa opera di recupero, terminata nel 2010, che ha portato al completo restauro della struttura. Oggi il castello di Limatola rappresenta un prestigioso punto di interesse storico, artistico e culturale.

14 gennaio, 2019

Historie Medievali Feudal Japan: I Ronin

Oggi Historie Medievali ritorna con la rubrica sul Giappone Feudale: l'articolo proposto è la storia dei Ronin, chiamati anche "Guerrieri Erranti" o "Uomini Onda".
I Ronin, nel periodo Tokugawa, aumentarono in modo esponenziale; questi "uomini onda" non avevano più né sede, né legami fissi col signore feudale, quindi vagavano ovunque senza meta, proprio come le onde del mare. Questa categoria di samurai esisteva già in periodo Momoyama, nata con i disordini del tempo, per cui vari samurai senza signore si univano per sopravvivere; dopo Sekigahara e la conseguente soppressione di molti feudi, i Ronin aumentarono considerevolmente di numero; infatti, si pensa che fossero diventati circa 400.000. Ma capiamo meglio chi era questo combattente: era un particolare samurai avente una doppia natura, da una parte guerriero errante che metteva i suoi servigi a disposizione di chiunque; dall'altra poteva arrivare a unirsi con altri, in bande che saccheggiavano e terrorizzavano le campagne e i villaggi.

L'assalto al palazzo di Kira Yoshinaka

Il numero di questi combattenti aumentava sempre di più, dato che i loro figli nascevano automaticamente nella condizione di Ronin, altri lo diventavano in seguito alla morte dei loro signori, o perché si erano resi indipendenti volontariamente, o perché avevano commesso qualche mancanza. Capitava spesso che i samurai venissero privati, dalle circostanze, dei mezzi di sostentamento e si vedessero costretti a mettere la spada al servizio del miglior offerente. I Ronin, armati per legge, dovevano comunque imparare a ragionare singolarmente, in quanto non appartenevano più a un gruppo pur continuando a disprezzare la gente del popolo. Molte volte avevano bisogno dell'aiuto dei popolani, per cui spesso sopravvivevano insegnando le arti marziali o si facevano ingaggiare come guardia del corpo "Yojimbo", oppure si assicuravano la custodia di villaggi e città.

Attacco notturno dei 47 Ronin
Alcune ipotesi sostengono che tali Ronin si trasformassero in mercenari temuti e rispettati anche dai migliori capi militari, tant'è vero che Nobunaga stesso era consapevole del valore di questi combattenti, così come anche Hideyoshi e Ieyasu, i quali li utilizzarono in battaglia. Le caratteristiche di un Ronin lo ponevano al di fuori delle schematizzate classi sociali volute dai Tokugawa, per cui se un Samurai era inquadrato in un rango ed uccideva un Ronin, non doveva temere alcuna vendetta. Questo fattore li rese facili prede di alcuni Samurai potenti, che nutrivano forte disprezzo. Ciò nonostante, i Ronin rimasero sempre guerrieri fieri e coraggiosi che disprezzavano le altre classi sociali. Il Ronin nella posizione solitaria, doveva conoscere molto bene tutte le tecniche di combattimento di tutte le arti marziali possibili, sia quelle ufficiali che non, al fine di per salvare la propria vita. Alcune cronache del tempo li descrivono come personaggi aggressivi e arroganti, sempre in cerca di scontri; ma nella realtà erano guerrieri di un certo rispetto, fieri e leali, tanto che molti saranno i racconti delle loro imprese che entreranno a far parte della letteratura giapponese. Possiamo dire infine che, grazie al loro spirito bellicoso, spesso guidarono rivolte e crearono non pochi grattacapi al governo Tokugawa. Forse il più famoso rimase Shosetsu, che raccolse 5000 uomini a Edo. Mentre preparavano una rivolta furono però traditi e, per evitare la cattura, si suicidarono tutti secondo il rituale dei samurai. Furono una delle forze più ostili al governo Tokugawa e contribuirono non poco alla sua fine.

Attacco dei 47 Ronin

10 gennaio, 2019

I terremoti nell'Italia del Medioevo

L'Italia è una territorio sismico. Stretta nella morsa fra Africa ed Europa, che ogni anno si avvicinano fra loro di svariati centimetri, il suo territorio si deforma, creando sia le catene montuose degli Appennini che delle Alpi, che mari come il Tirreno. Questo comporta una forte attività sismica che, nel corso dei secoli passati, ha profondamente influenzato le civiltà che hanno abitato questo Paese. Si pensi che fra l'anno 1000 ed il 1490, si sono avuti ben 73 terremoti medio forti.

Miniatura di un terremoto

Non si hanno molte notizie per i terremoti nell'alto medioevo, ma sappiamo comunque che, nella seconda metà del primo millennio dopo Cristo, Roma, Benevento, Spoleto e l'Irpinia, subirono una serie di fortissimi terremoti.
Ma cerchiamo di capire quanto questa peculiarità della penisola ha influito sulla civiltà italiana medievale, attraverso una serie di esempi.

Il Colosseo
Tutti noi conosciamo la forma del Colosseo, che presenta una parte meglio conservata ed una parte che è arrivata a noi in condizioni peggiori.

Dall'immagine, si capisce come la parte di sinistra sia meglio conservata rispetto a quella di destra

Da dove deriva questa forma? Furono una serie di terremoti, fra il 443 d.C., il 484 d.C., ed il 1349, a far crollare la porzione sudoccidentale dell'anfiteatro Flavio. Nell'Alto Medioevo, prima delle Guerre Gotiche, il Basilio Decio Mario Venatio pagò di tasca sua le riparazioni al monumento, con l'intera città di Roma a riportare danni considerevoli; ma il 1349 fu l'anno in cui le arcate della porzione meridionale dell'anfiteatro più famoso del mondo caddero definitivamente. Il terremoto proveniva dall'area di Avezzano, nell'Appennino centrale; ed essendo i terreni sotto la porzione meridionale del Colosseo più sensibili alle onde sismiche, essi contribuirono al suo crollo.
Roma ci mise anni a rialzarsi da quel terremoto, con immaginabili conseguenze economiche e sociali. Non solo Roma, ma tutta l'Italia centrale fu sconvolta dall'evento. D'altronde, è sufficiente pensare che si hanno pochissime tracce della Roma medievale: uno dei motivi è ascrivibile ai forti terremoti che hanno interessato la storia dell'Italia centrale.

Il più forte terremoto mai avvenuto in Pianura Padana
Anche la pianura Padana ebbe a che fare con un potente terremoto e, a giudicare dai danni che causò, fu il più forte mai registrato in questa zona d'Italia. L'anno è il 1117, ed i documenti monastici, oltre che le epigrafi, ci dicono molto di quanto successe. Il 3 gennaio, una potente scossa fece danni da Piacenza a Verona, fino alla costa adriatica. La stessa Venezia riportò conseguenze.
A Verona, ad esempio, c'è la chiesa di San Pietro in Valle che ancora porta tracce di questo portentoso evento, che i sismologi ipotizzano essere stato uno sciame di più terremoti ad alta intensità.

Chiesa di San Pietro in Valle. Il campanile che sovrasta la chiesa è più stretto in alto: la parte più larga è databile all'alto Medioevo; quella più stretta invece è stata costruita dopo il 1117, e si ritiene sia una ricostruzione fatta dopo il terremoto

Influenza nell'arte
I terremoti hanno influenzato la cultura e la produzione artistica nel corso dei secoli. Nella basilica di San Francesco in Assisi, area sismica tristemente famosa, Giotto dipinge di un bambino morto nel crollo di una casa a seguito di un terremoto.

Affresco di Giotto nella basilica inferiore di Assisi

La stessa basilica ha subito più volte danni per via di vari terremoti nel corso della sua storia, e parte del patrimonio artistico medievale è andata persa per via di eventi di tale natura.

Dopo il terremoto del 1456, Filippino Lippi dipinge questa natività in un casa crollata e lesionata


La reazione della società
I terremoti, per via del numero di vittime, delle città distrutte, lasciano ampi strascichi psicologici nelle popolazioni colpite, tanto da essere visti come eventi sovvertitori e rovesciatori del mondo così come lo si conosce.
Con la media di un terremoto forte ogni 11 anni, ragion per cui, nella vita umana medievale, era possibile avere esperienza di almeno tre eventi sismici potenzialmente traumatici portanti morte e distruzione, viene normale comprendere come questo possa influenzare la vita dell'abitante del Medioevo. Un evento improvviso, misterioso, che rovescia il mondo in cui si vive, lascia spazio a più interpretazioni: il castigo divino per i peccati umani, ad esempio.
Alle soglie dell'anno Mille invece, il terremoto era visto come imminente arrivo dell'Anticristo; infine il fatalismo, spesso, accompagnava le interpretazioni e l'immaginario degli strati più popolari.
In sintesi, i terremoti hanno profondamente influenzato sia la società che le città italiane, accompagnando ciclicamente l'uomo medievale nel corso delle sue vicende.

09 gennaio, 2019

Historie medievali: le ricette della tavola rotonda

Le ricette che vi proponiamo oggi, sono le seguenti:


CALAMARI ALLA BRACE

Ingredienti:
1 kg di calamari;
100/150 gr di lardo pancettato; 
1 limone; 
1 arancia;
olio evo; 
sale e pepe a piacere.

Procedimento
Pulire bene e lavare accuratamente i calamari sotto l'acqua corrente, dopodiché metterli a scolare. Quando si sono scolati, avvolgerli uno ad uno nelle fette di lardo pancettato. Preparate la griglia in modo che sia ben calda e metteteci sopra i calamari, voltandoli di tanto in tanto in modo da rosolare perfettamente entrambe le parti.
Nel frattempo emulsionare insieme il succo di arancia e limone con qualche cucchiaio di olio. Versare la salsina sui calamari caldi, salare e pepare.


SOGLIOLE ALL'ARANCIA

Ingredienti (per 4 persone):
6 sogliole già spellate;
4 cucchiai d’olio d’oliva di buona qualità;
2 arance da agricoltura biologica; 
1 limone da agricoltura biologica;
prezzemolo tritato finemente; 
sale.

Procedimento
Passiamo le sogliole sotto l’acqua fredda per lavarle e saliamole a seconda dei nostri gusti.
Nel frattempo scaldiamo l’olio in una padella e, quando avrà raggiunto la temperatura, mettiamo a  dorare le sogliole per circa 5 minuti, a fiamma viva.
Quando saranno cotte, abbassiamo la fiamma e bagniamo con il succo delle arance e del limone. Cospargiamo di prezzemolo e serviamo questo piatto ben caldo.

02 gennaio, 2019

Great Battles Of Historie medievali: la Battaglia di Lewes

La battaglia di Lewes fu una delle due maggiori e più importanti della seconda guerra dei baroni. Si svolse a Lewes, nel Sussex, il 14 maggio 1264, e rappresentò il momento di maggior successo di Simone V di Montfort, conte di Leicester, che divenne signore d'Inghilterra.

Illustrazione di Enrico III nella battaglia di Lewes
Lo scontro avvenne a causa della condotta politica di Enrico III d'Inghilterra, che si rifiutava di onorare i termini delle Disposizioni di Oford. Il re era dunque accampato presso il Priorato di Lewes con un esercito di fanteria mentre suo figlio Edoardo comandava la cavalleria, posizionata a circa un miglio a nord, presso il castello di Lewes. Una marcia notturna impedì alle forze baronali, guidate dal Montfort, di sorprendere Edoardo.

Mappa della battaglia di Lewes

L'esercito dei baroni era formato da circa 5000 unità, sotto il comando dello stesso Simone di Montfort  e di Gilberto di Clare; le armate realiste invece, composte da 10.000 uomini tra fanteria e cavalleria, e di conseguenza il doppio più numerose di quelle dei baroni, furono condotte da Edoardo durante la notte e dal fratello del re, Riccardo di Cornovaglia, sulla sinistra, mentre il re stesso comandava la parte centrale dell'esercito. Avendo condotto i propri uomini fuori dal castello per raggiungere il nemico, Edoardo ottenne alcuni successi iniziali, ma inseguì ingenuamente un contingente nemico che si ritirava verso nord, sacrificando molte delle speranze di vittoria. Nel frattempo, Simone V sconfisse il resto dell'esercito realista comandato da Riccardo. Quest'ultimo decise di ritirarsi presso il Priorato di Lewes, ma non riuscì a raggiungerlo, motivo per il quale si nascose in un mulino, dove fu poi catturato. Al termine delle ostilità, tutti e tre i membri della casa reale furono catturati ed imprigionati.

31 dicembre, 2018

Le Origini della Staffa

Oggi ci occuperemo di un argomento davvero interessante, l'uso di un oggetto poco comune durante l'epoca medievale: stiamo parlando della Staffa.
Molti studi sono stati effettuati per capire quando la staffa sia entrata in Europa durante l'epoca medievale, e oggi gli storiografi avvicinano l'uso di questo oggetto tra il IV e il VI secolo dopo Cristo. Non se ne hanno tracce prima del IV secolo; stando ai ritrovamenti e alle testimonianze al momento disponibili, divenne frequente solo nel secolo successivo.

Staffe Avare in ferro del 5°-7° sec. d.C. dalla Ungheria

Basandoci su ritrovamenti in siti archeologici, è possibile affermare che le prime staffe rinvenute in Europa risalgono al IV secolo dopo Cristo, appartenenti a cavalieri Sarmati rinvenuti nel bacino del fiume Kuban a nord del Caucaso. Altre staffe sono risalenti al V secolo dopo Cristo, rinvenute in alcune tombe di Unni di Ungheria; realizzate in ferro con la fessura per il passaggio dello staffile, la forma è quella consueta che si utilizza ancora oggi. In occidente, stando alle cronache del tempo, uno dei primi condottieri che ne fece uso fu il principe bizantino Belisario.

Presunto ritratto di Belisario in un mosaico della Basilica di San Vitale a Ravenna

L'adozione della staffa non si diffuse immediatamente in tutta Europa, tanto che fino all'VIII secolo, continuano ad apparire figure di cavalieri che ne sono sprovvisti; un esempio da citare è quello del popolo Germanico del nord Europa, i Longobardi, che seppur venuto a contatto con gli Avari delle steppe nel V e VI secolo, non ne apprese l'uso immediatamente, per poi adottarlo durante la migrazione verso l'Italia, dove ne presero conoscenza (si pensa che ne abbiano capito l'utilizzo nei vari scontri avvenuti sui campi di battaglia contro gli Avari stessi). Come abbiamo detto, la staffa fu per prima inventata e utilizzata in Asia; infatti in Cina, di cavalieri con staffe ne compaiono diversi sulle sculture funerarie in terracotta della dinastia mongolo-tartara Wey, del 500 dopo Cristo circa; un'altra testimonianza scritta, risalente al 477 d.C. è di una biografia di un capo militare cinese che ne attribuisce la paternità ai popoli Nomadi delle steppe.

Sella con staffa, tomba T'ai Tsung, 641 d.C.

L'invenzione e l'uso della staffa consentì al cavaliere di modificare anche la sella ove armeggiava, ma c'è di più: infatti anche il modo di combattere durante tutta l'epoca medievale mutò considerevolmente, perché la staffa consentiva un miglior equilibrio, assetto, posizione e aderenza al movimento del cavallo; questo trasformò completamente l'uso del cavallo in battaglia da parte della prima cavalleria medievale europea, totalmente diverso rispetto all'epoca tardo antica romana, quando non esisteva una vera e propria carica da parte della cavalleria.

Staffa Longobarda in bronzo del VI-VII secolo d.C.

28 dicembre, 2018

Le Origini del Panettone e del Pandoro - Parte II

Prima che i milanesi sviluppassero il panettone, in un'altra città, da un paio di secoli, aveva fatto la sua entrata in scena l'altro dolce protagonista delle tavole natalizie: a Verona, infatti, partendo da una ricetta che risaliva all'epoca romana, nel XII secolo nasceva il pandoro.

Il Pandoro

Il classico pandoro di Verona

La ricetta deriva da due ricette più antiche: una di Plinio il Vecchio, del I secolo dopo Cristo, ed un'altra risalente all'epoca degli Scaligeri e denominata Nadalin, del XIII secolo. Il Nadalin era un dolce basso, a forma di stella, coperto di glassa e farcito di uvetta e pinoli. Per favorirne la lievitazione, dal Nadalin vengono tolte uvetta e pinoli, inoltre l'altezza del dolce aumenta. Il dolce risultante, costituito da una pasta dorata, venne così chiamato pan de oro

Verona nel Medioevo. Questa immagine iconografica è stata usata da una famosa casa produttrice di pandori per decorarne le confezioni

Il pandoro è un'elaborazione complessa, che deve essere fatta per più fasi, in cui devono essere impiegati farina, zucchero, uova, burro, lievito e burro di cacao. Anche questo dolciume, esattamente come il panettone, ebbe un grande successo, tanto che i due dolci si contendono, tutt'oggi, il posto di dolce principale sulle tavole natalizie italiane.

Pandoro e panettone

La disputa su quale dei due dolci sia il migliore è molto accesa: chi non ama i canditi, preferisce il pandoro; chi invece ama l'uvetta, il panettone. Fatto sta che sono entrambi dolci secolari della tradizione italiana, importante lascito dell'era medievale.
In altre parole, panettone e pandoro sono patrimonio culturale italiano ed, in quanto tali, vanno tutelati affinché anche le future generazioni possano gustare queste leccornie natalizie.

26 dicembre, 2018

Le Origini del Panettone e del Pandoro - Parte I

Ormai siamo nel pieno delle feste natalizie, e fra le tante leccornie presenti sulle nostre tavole, sono protagonisti due dolci che conoscono praticamente tutti: il panettone ed il pandoro. Entrambi sono di origine medievale; ed in questo articolo e nel successivo vedremo come essi sono nati.

Il panettone

Tipico panettone milanese

Le origini del panettone si perdono in due leggende, 
La prima è quella legata al suo nome, il Pan de Toni.
Toni era uno sguattero che lavorava nella cucina di Ludovico il Moro. Siamo nella seconda metà del XV secolo, e durante la preparazione della cena della vigilia di Natale, il capocuoco brucia il dolce che stava preparando. Per sistemare il problema, Toni prende il panetto di lievito madre che si era tenuto per sé in occasione del Natale,e lo impasta con farina, uova, zucchero, uvetta e canditi. Dopo averlo lungamente lavorato ottiene un impasto molto soffice e lievitato; lo inforna e alla fine della cena lo serve al suo signore. Ludovico è così impressionato dal dolce che, per omaggiarne il creatore, lo chiama Pan de Toni, da cui poi il nome Panettone.
Altra leggenda è quella di Ulivo degli Atellani.
Ulivo degli Atellani era il garzone di un fornaio che, per conquistare la figlia di quest'ultimo ed incrementare le vendite del forno del padre, creò ed infornò un impasto con la migliore farina, burro, uva sultanina, miele, e canditi. Il dolce fu un successo enorme, ed Ulivo fece colpo sull'avvenente figlia del suo padrone.

Ludovico il Moro

In realtà, la vera origine del panettone va ricercata nell'usanza diffusa nel medioevo di celebrare il Natale con un pane più ricco di quello di tutti i giorni. Un manoscritto tardo quattrocentesco di Giorgio Valagussa, precettore di casa Sforza, attesta la consuetudine ducale di celebrare il cosiddetto rito del ciocco: la sera del 24 dicembre si poneva nel camino un grosso ciocco di legno e, nel contempo, venivano portati in tavola tre grandi pani di frumento, materia prima per l’epoca di gran pregio. Il capofamiglia ne serviva una fetta a tutti i commensali, serbandone una per l’anno successivo, in segno di continuità. Col tempo quel pane, sempre più condito e farcito, divenne il panettone.
Inoltre, documenti di Pietro Verri narrano di un'antica consuetudine che nel IX secolo animava le feste cristiane legate al territorio milanese: a Natale la famiglia intera si riuniva intorno al focolare attendendo che il pater familias spezzasse "un pane grande" e ne porgesse un pezzo a tutti i presenti in segno di comunione. 

Lo storico Pietro Verri

Nel XV secolo, come ordinato dagli antichi statuti delle corporazioni, ai fornai che nelle botteghe di Milano impastavano il pane dei poveri (pane di miglio, detto pan de mej) era vietato produrre il pane dei ricchi e dei nobili (pane bianco, detto micca). Con un'unica eccezione: il giorno di Natale, quando aristocratici e plebei potevano consumare lo stesso pane, regalato dai fornai ai loro clienti. Era il pan di scior o pan de ton, ovvero il pane di lusso, di puro frumento, farcito con burro, miele e zibibbo.

Il panettone ha attraversato i secoli, ancora oggi è il protagonista delle nostre tavole, in eterna sfida con un altro pane dolciario famosissimo, il pandoro, di cui parleremo in un prossimo articolo.

Buon Natale a tutti!