29 agosto, 2015

La fauna medievale

La fauna dell'Occidente medievale era molto diversa, sia qualitativamente che quantitativamente, da quella che conosciamo oggi. Le cause di queste differenze potevano essere naturali, come l'endemismo ad esempio. Alcune specie comparivano, altre sparivano o conoscevano cicli biologici di cui ancora oggi si ignorano le ragioni. Il topo nero, ad esempio, si è probabilmente moltiplicato dopo il XIII secolo ed ha ceduto il posto al temibile topo grigio solo nel corso del XVIII secolo: è questa una delle ragioni che hanno portato alle devastanti epidemie di peste verificatesi dal XIV al XVIII secolo che hanno causato la morte di decine di milioni di persone.
Inoltre, ci sono da considerare le conseguenze impreviste di specifiche azioni umane, sia fatte alla cieca, sia in vista di un'utilità a breve scadenza come, ad esempio, la difesa degli animali domestici attuata attraverso la lotta ai rapaci distruttori del pollame, la difesa dei raccolti combattendo i roditori o per il miglioramento dell'alimentazione a base di carne con la caccia.
L'uro, uno degli animali scomparsi nel Medioevo

Le conseguenze di tutto ciò son ben note. La distruzione dei rapaci comportò il moltiplicarsi dei roditori o la proliferazione di certi uccelli che distruggevano determinati insetti. La lotta contro i lupi rafforzava i branchi di cinghiali, e la distruzione delle vipere faceva aumentare i topi. La diminuzione delle lontre e dei visoni, in concomitanza col miglioramento delle tecniche di pesca, determinava un cambiamento qualitativo della fauna ittica dei fiumi.

Alcune specie, diffuse nel Medioevo, sono così scomparse dall'Occidente o sono diventate rarissime. L'esempio più lampante di ciò è rappresentato dall'uro che, nel XVI secolo, era ormai così raro da essere confusi con il bisonte.
In compenso gli orsi erano molto comuni. Il numero di esemplari di questa specie diminuì soltanto successivamente a causa delle frequenti battute di caccia dei gran signori che prediligevano questo animale che, essendo solitario, rappresentava una facile preda.
Lupo raffigurato sulla porta della Peschiera del Duomo di Modena
1120-1130
I lupi invece, hanno lasciato un segno indelebile nel Medioevo per il numero, la forza, le astuzie, la combattività, i contatti costanti con gli uomini. Questo agile e scattante animale, capace di percorrere distanze di centinaia di chilometri in tempi relativamente brevi, era praticamente diffuso in tutta Europa, tranne in Inghilterra ma soltanto perché l'isola britannica godeva della protezione del mare.
Altrove la grande paura del lupo che mangia i bambini, le donne e i vecchi era molto diffusa al punto da dare origine al famigerato mito dell'uomo-lupo. Resta comunque il fatto che innumerevoli documenti ci mostrano questo animale completamente integrato nella vita quotidiana medievale. Basti pensare, ad esempio, che, nei dintorni di Genova, alla fine del XIII secolo, si trovavano fino a sei cuccioli di lupo in un giorno.
Caccia al cinghiale, dal "Livres des Chasse", Biblioteca nazionale
di Francia
Qualcuno ha persino affermato che la proliferazione del lupo fosse il barometro della salute occidentale: un momento di rilassatezza, di debolezza e la bestia accorre, si moltiplica e divora.

Con gli altri carnivori invece, l'uomo ha avuto vita decisamente più facile anche perché, per essi, era più difficile svilupparsi finché il lupo era re. Questo è un discorso che vale soprattutto per la lince, il gatto selvatico ed, in parte, per il cinghiale. Quest'ultimo era molto comune, ma entro limiti ristretti, soprattutto per via dei lupi, divoratori di cinghialetti, ma anche per le frequenti battute di caccia dei signori che si esercitavano ad affrontarlo o che se ne cibavano. Si dice che Alfonso di Poitiers ne fece uccidere e mettere sotto sale 2000 prima di partire per la crociata.

20 agosto, 2015

La Chiesa ed il mondo medievale

Il mondo medievale è assillato da una paura ricorrente e pervasiva: quella di peccare. L’essere umano è imperfetto, fallace, sbaglia, cade in tentazione. Di conseguenza si discosta marcatamente dal modello di uomo proposto dalle sacre scritture. Per questa ragione, la paura della dannazione eterna è pervasiva ed influisce in modo determinante sulla vita del povero uomo medievale.
In questo strappo fra mondo terreno e mondo mistico trova posto la Chiesa, struttura religiosa che cerca di avvicinare l’uomo al divino. Per via della grande presa psicologica esercitata sulle masse, essa influenzerà, nel bene e nel male, la storia dell’Occidente dall’epoca dell’Impero Romano fino a quella illuministica, diventando una dei protagonisti della storia dell’umanità.

La Chiesa è il centro del mondo medievale. La parrocchia ed il cimitero infatti erano i punti nevralgici del villaggio, dove si radunavano gli abitanti per parlare, festeggiare, pregare o piangere i loro morti, oltre ad essere il luogo deputato a gestire i ritmi del medioevo: infatti, grazie al rintocco delle campane la mattina, a metà giornata e a sera, i contadini erano in grado di capire quando alzarsi per andare a lavorare la terra, desinare, o ritirarsi per il riposo.

Duomo di Colonia - la cattedrale è l'elemento dominante della città, il centro di essa, il fulcro della sua vita.
Gli uomini di chiesa erano detti “chierici”, termine derivante dalla cerimonia della tonsura dei capelli che veniva condotta al momento della loro investitura. Grazie al profondo legame con la religione che caratterizzava i popoli del medioevo, ebbero un’importanza crescente nel corso della storia, influenzando gli eventi e le dinamiche sia su piccola che su grande scala. Il chierico scandisce i momenti più importanti della vita dell’uomo medievale: infatti battezza, sposa, celebra la messa, i funerali, predica, pubblica le novità. Anche se la sua situazione economica non sempre eccelle, ha comunque a disposizione una dotazione fondiaria: un quarto di tale dotazione va al curato stesso, mentre i restanti tre quarti vengono spesi nella manutenzione e nella gestione della parrocchia. Oltre a tali entrate, proprio come oggi, il chierico percepisce un compenso sui matrimoni ed i funerali celebrati. Le entrate così ottenute permettono in tal modo di mantenere lui e la sua famiglia.

Chierico assorto nella scrittura - da notare la testa, da cui il nome, rasata nel corso della cerimonia della tonsura
Sì, a differenza di oggi i preti medievali potevano permettersi di avere una famiglia! Per la società medievale un chierico sposato era un modello da seguire, quindi la Chiesa li incitava a sposarsi e a fare figli, in modo da dare l’esempio alla comunità che amministravano. Fra l’XI ed il XII secolo questa usanza venne gradualmente vietata in quanto le parrocchie venivano passate di padre in figlio creando dei veri e propri fenomeni di nepotismo.

Sorte diversa toccava a chi dipendeva da un monastero: infatti i superiori del chierico, che in questo caso è detto “monaco”, stabilivano un compenso congruo, secondo loro, alle sue esigenze. Ma spesso e volentieri tale compenso era insufficiente a soddisfarne i bisogni. I monaci mangiavano in silenzio, e prima o dopo mangiato recitavano preghiere di ringraziamento a Dio. Le dinamiche del pranzo dei monaci dell’ordine ospedaliero invece erano molto più rigide: infatti non era consentito parlare ed il pasto da consumare doveva essere frugale e veloce.
I monaci svolgevano la loro attività religiosa anche in tempo di guerra: infatti, quando viaggiavano a seguito delle truppe, predisponevano una tenda adibita a cappella, dove era possibile celebrare le funzioni liturgiche. La preghiera e la contemplazione erano attività ripetute più volte al giorno, ed occupavano una fetta importante della giornata dell’uomo di Chiesa. Solo con la regola introdotta da San Benedetto viene riconosciuta l’importanza del lavoro che, accomunato alla preghiera (ora et labora), dava vita all’ideale giornata del monaco.

San Benedetto da Norcia - il santo è spesso rappresentato nell'atto di tenere in mano il libro della sua Regola.

I monasteri, governati da un abate o da un priore, con le entrate accumulate potevano divenire molto potenti, tanto da poter arrivare a competere addirittura col potere dei vescovi, che all’epoca erano veri e propri signori esattamente come i nobili.

16 agosto, 2015

Innovazioni agricole e progressi nei trasporti...ma non solo

Dopo esserci occupati del mulino, che rappresentava uno strumento importante per procurarsi energia, in questo post analizzeremo le altre fonti di energia di cui si serviva l'uomo nel Medioevo.

Partiamo dal presupposto che la forma di energia più comunemente utilizzata perché facilmente reperibile in tutti i luoghi, restava l'energia fornita dalle braccia dell'uomo, oltre a quella garantita dagli animali: il fabbro e il suo martello, il boscaiolo e la sua scure, il contadino e la sua zappa ne sono la prova più evidente.

ARATRO PESANTE DOTATO DI RUOTE E VERSOIO SEC. XI
Tuttavia, gli sforzi dell'uomo furono resi più efficaci grazie ad invenzioni semplici ma rivoluzionarie come quella della carriola nel XIII secolo, diffusa soprattutto nei secoli XIV e XV, o della ruota a cerchione e raggi.

D'altro canto il sussidio degli animali da tiro o da basto fu perfezionato grazie ad invenzioni altrettanto importanti: la ferratura delle bestie riduce il loro affaticamento su terra e pietre; il giogo che poggia sulle corna consente al bue di lavorare con la testa; il collare da tiro permette al cavallo di lavorare con le spalle invece di strangolarsi tirando con il collo. Queste innovazioni consentirono di dare una notevole spinta alla produzione agricola attraverso, per esempio, l'utilizzo di pesanti aratri su terreni compatti dissodati di recente.

LE CARAVELLE DI COLOMBO
Si potrebbe pensare ad un miglioramento importante anche nei trasporti via terra, soprattutto dovuto alla ferratura dei cavalli. Questo è vero solo in parte: infatti le grandi rivoluzioni nei trasporti si realizzano sull'acqua, più precisamente sul mare o sui fiumi più larghi con la comparsa di nuovi tipi di imbarcazioni. Esse sono larghe, rotonde, panciute, capaci di trasportare grandi quantità di merci e di navigare contro vento grazie a vele miste e ad un solido timone di poppa. Di conseguenza, i vecchi drakar scandinavi o le galere antiche cedono pian piano il passo alle navi atlantiche, alle enormi galeazze ed alle bianche caravelle.

In un quadro più generale, dobbiamo precisare che tutti i progressi tecnici di cui abbiamo parlato subiscono una forte accelerata soltanto a partire dall'XI secolo, per raggiungere l'apice nel XIII secolo. È in questo periodo storico che l'uomo comincia a mettere da parte le formule empiriche a favore della riflessione razionale, talvolta anche a favore di quella scientifica, a cui l'invenzione fondamentale del XV secolo, ovvero la stampa, dà un'eccezionale diffusione.

TRABUCCO DEL XIII SECOLO
Purtroppo però non è tutto oro ciò che luccica. Infatti, come avviene ancora ai giorni nostri, si continuano a dedicare ancora troppi sforzi a problemi riguardanti l'efficacia delle armi o delle tecniche di guerra. La prova evidente di tutto ciò la si può ritrovare nel fatto che, per esempio, le fionde giganti perfezionate con argani, molle e contrappesi che sono i mangani (secolo XI), poi i trabucchi (secolo XIII) ed infine i cannoni (secolo XIV), hanno avuto nel Medioevo soltanto applicazioni belliche.

Nessuno di quelli che poteva farlo (ricchi e nobili) ha mai pensato che tali innovazioni potessero essere adattate anche per gli usi e per le attività quotidiane. A riprova di questo infatti, possiamo dire che i signori erano contrari a qualsiasi innovazione. È vero che hanno migliorato le strade ed hanno costruito i mulini ma si sono limitati a queste piccole cose, evitando quei costosi investimenti che avrebbero potuto rendere più efficiente e meno faticoso il lavoro del contadino. È per questo che il mondo medievale è rimasto saldamente ancorato all'arnese, al lavoro individuale eseguito a mano, al corpo a corpo con la natura, di cui ha avvertito la forza e la potenza.

12 agosto, 2015

Streghe e Inquisizione

Abbiamo sentito parlare di streghe e magia nera fin da quando siamo piccoli, eppure il loro mito nasce già nell’epoca medievale. Essere streghe o stregoni era considerato eretico e seguace delle arti magiche, non solo, costoro erano in grado di parlare e far resuscitare i morti attraverso le messe nere e all’evocazione del diavolo. Durante le prime luci del medioevo, furono emanate diverse bolle papali (testi scritti) per contrastare la magia e coloro che la praticavano. Pertanto per tutto il XIV e il XV sec. fu sancito ufficialmente il documento per la caccia alle streghe.



Fredegonda fa giustiziare Ennio Mummolo e alcune donne accusandole di stregoneria per aver avvelenato il figlio Teodorico – miniatura dalle “Chroniques de France ou de Saint-Denis”, 1332-1350
 
Per alcuni secoli, la chiesa non aveva considerato la magia un male o un pericolo, ma semplicemente una falsa credenza dettata dall’ignoranza, una superstizione che andava corretta e non punita. Nell’ VIII secolo, la magia era punita con una semplice ammenda; nel IX, chi aveva fatto incantesimi veniva incarcerato fino al suo ravvedimento. La chiesa non esigeva più della penitenza col digiuno a pane e acqua. Il cattolicesimo alle origini credeva fermamente che il diavolo avesse compiuto solo quanto è narrato nei Vangeli. Pertanto, essa non nega la presenza del demonio, ma la considera non più attiva nel mondo attuale e di conseguenza gli esseri umani non potessero utilizzare poteri magici.
 
Satana marchia una strega (incisione del 1626, Milano).
 
 
Le donne che praticavano la magia vennero chiamate “streghe”, le credenze affermavano che stringevano patti col diavolo e che si radunavano in riunioni chiamate “sabba”, per evocare il demonio, creare pozioni e sacrificare animali. Queste riunioni di streghe e stregoni si compivano in luoghi macabri e solitari, che secondo le leggende medievali, si tenevano nella notte tra il 30 aprile e il 1°maggio, oppure ogni sabato, da cui il nome. La prima parte della cerimonia consisteva nella glorificazione e adorazione di Lucifero, e si concludeva con il devoto bacio dell’ano. Al termine, streghe, stregoni e diavoli si congiungevano carnalmente in un orgia.
 
Una strega rende osceno omaggio al diavolo nel corso del sabba (dal Compendium maleficarum di Francesco Maria Guaccio, Milano 1626)
 
 Dal VI all’ XI secolo non c’è animosità alcuna  contro la superstizione, ma solo il desiderio della correzione da parte di Dio. Solo nel XIV secolo la chiesa prese provvedimenti durissimi, perché la religione pagana era antica di millenni e diffusa tra milioni di persone. Il cristianesimo, invece, non poteva tollerare alcun compromesso con le divinità pagane: non esistevano verità e salvezza fuori dal cristianesimo e tutto ciò che non era cristiano era dannato, e doveva sparire. Era difficile cancellare secoli di fede pagana, di culti, e quindi il cristianesimo agì in modo inverso assorbendo i culti e i riti trasformandoli. Fra i vari esempi le divinità pagane vennero trasformate in santi; le feste e le evocazioni divennero i culti crisitani; le processioni pagane divennero le Rogazioni.
Alla seconda metà del XIII secolo, il paganesimo diventò magia, mentre il cristianesimo divenne la religione essenziale per la società medievale. Privatamente alcuni riti pagani venivano ancora messi in pratica, solo in quel contesto perché la chiesa era assolutamente contraria a tale pratica e non solo, indicò la magia come una minaccia destabilizzante e decise che, andava soppressa.
 
Il demonio in un manoscritto medievale
 
La chiesa perseguitò chiunque praticasse arti occulte e tutto ciò che fosse ritenuto pagano, la persecuzione ebbe il suo culmine a partire intorno al 1325 fino a oltre il 1450. Donne, uomini, anziani e a volte anche bambini venivano catturati, accusati e messi in celle. Il processo per la condanna avveniva dopo le più disparate torture, fino a quando l’imputato, ormai esausto, ammetteva le sue malefatte, anche se non veritiere, per condannarlo a morte sul rogo o per impiccagione. Centinaia di persone perirono per semplici accuse, come l’uso di erbe ritenute allucinogene, di essere portatore di sventura, di parlare con gli animali. Fu ucciso anche chi ebbe visioni come Giovanna d’Arco, o chi per il troppo potere avuto per l’Ordine Templare perì sul rogo, parliamo di Jacques de Molay.
 
Il rogo sul quale arsero vivi l'ultimo Maestro Jacques de Molay e Geoffrey de Charnay, acceso su di un'isoletta sulla Senna a Parigi, davanti alla Cattedrale di Notre-Dame, il 18 marzo 1314 (manoscritto della fine del XIV secolo).





09 agosto, 2015

Il mulino nel Medioevo

Forse non sapete che una delle macchine, utilizzata ancora oggi, per la produzione di energia è stata reintrodotta in Europa proprio in epoca medievale. Stiamo parlando del mulino.

I primi ad essere reinventati furono quelli che sfruttavano l'energia idraulica come, ad esempio, i mulini natanti di Tolosa o quelli mossi dalla marea di Dover. Più in generale, possiamo affermare che l'introduzione del mulino ad acqua fu, probabilmente, il progresso tecnologico più importante realizzato tra il X ed il XIII secolo. Infatti, i suddetti mulini venivano utilizzati in qualunque ciclo produttivo, dalla battitura del metallo alla conciatura delle pelli, dalla produzione della birra alla lavorazione della canapa. Insomma, non vi era settore dove il mulino non venisse adoperato. I più diffusi ed utilizzati comunque, erano quelli per la macinatura del grano. Il moto dato dall'acqua infatti, permetteva di usare facilmente grandi quantità di energia da impiegare per i lavori più pesanti e difficili.

mulino a vento - miniatura, XIV secolo
Nell' XI secolo invece, fece la sua prima apparizione (nella regione di Toledo) il mulino che utilizzava il vento come energia motrice. Furono poi i Normanni, grandi conoscitori dei venti marini e delle strutture marittime, a perfezionarlo nel XII secolo ed a garantirgli un grande avvenire. Infatti, il mulino a vento fu largamente utilizzato nei polder olandesi per prosciugare l'acqua, ed in tutti i paesi ventosi per la macinatura del grano.
Questi mulini però, avevano dei grossi limiti in termini di efficienza del lavoro svolto. Infatti, il movimento circolare ottenuto, dapprima mediante l'utilizzo di ruote orizzontali o verticali, costituiva solo un progresso quantitativo rispetto a quello garantito dai rudimentali mulini adoperati nelle epoche precedenti
mulino medievale, Luttrell Psalter 1320-1340
, o persino dalle primitive mole azionate dalle braccia dell'uomo. Dunque, si cercò di ovviare a questo problema, giungendo alla piena utilizzazione dell'energia idraulica ed eolica, reinventando (pare che Erone d'Alessandria ne fosse già a conoscenza) e diffondendo l'albero a camme che permise di trasformare il movimento circolare in alternato. Questa importante miglioria fu introdotta tra l'XI ed il XIII secolo.

La vera rivoluzione però, si ebbe nel XIV secolo con la comparsa del sistema biella-manovella; rivoluzione di cui possiamo vedere gli effetti ancora oggi.

06 agosto, 2015

Il corpo celeste nell’Arazzo di Bayeux

Nell’anno del signore 1066, nei cieli dell’Inghilterra sassone, comparve una luce immensa con una grande scia luminosa di color bianco azzurrino. Lo spettacolo di questa cometa sarebbe passato alla storia come una premonizione. A quel tempo il Duca Guglielmo II di Normandia, preparava la sua grande spedizione per invadere l’Inghilterra, dopo la morte del suo predecessore Edoardo il Confessore che, prima di morire, lo nominò suo prossimo reggente al trono d’Inghilterra, essendo egli senza un erede diretto. 

Guglielmo II di Normandia

 
L’antagonista di Guglielmo era Aroldo II, re degli anglosassoni e cognato di Edoardo il Confessore. Egli si oppose alla nomina di Guglielmo per salire al trono d’Inghilterra, ritenendosi il legittimo successore.
Aroldo II re degli Anglosassoni

 
 I due eserciti si affrontarono il 14 Ottobre 1066, a circa 13 Km da Hastings nella più famosa battaglia campale conosciuta prima dell’anno mille.


Luogo della Battaglia di Hastings

 
Il corpo celeste avvistato quell’aprile del 1066, è conosciuto oggi come “cometa Halley”. Al tempo, prima della spedizione di Guglielmo (Ottobre 1066), la cometa apparve nei cieli dell’Inghilterra medievale. La sua visibilità era così chiara e limpida che tempo dopo la conquista normanna da parte di Guglielmo II di Normandia, essa fu ricreata sul tessuto che oggi conosciamo come l’arazzo di Bayeux. Prima della spedizione, la cometa avvistata da Guglielmo II fu ritenuta come un buon presagio per la sua preparazione all’invasione dell’Inghilterra. Al contrario si ritiene che Aroldo II, re degli Anglosassoni, interpretò il passaggio della cometa come un brutto presagio per il suo popolo, ma ovviamente le fonti possono dire quanto si voglia sulle credenze o meno di un uomo medievale.

La cometa Halley nell’Arazzo di Bayeux osservata nell’Aprile del 1066
 
Molti eventi accaduti durante l’epoca medievale sono stati descritti come miracoli, presagi positivi e negativi, maledizioni e punizioni divine. Ovvio che le credenze di un uomo medievale erano molto legate alle ideologie sulle divinità e sulla religione seguita. Dal paganesimo al cristianesimo all’islam, tutti sono legati da un'unica superstizione, o interpretazione esoterica, di vedere segni fausti o nefasti in tali avvenimenti. Ritornando alla cometa Halley essa non fu la prima comparsa nel mondo medievale: moderni studi hanno dimostrato che fu avvistata sia in epoca antica che post medievale. Essa comparve per la prima volta nel 239 A.C., poi nel 164 A.C.,  nell’87 A.C., ancora nel 1531 D.C. e così via fino ai giorni nostri.
Per concludere, tutti i fenomeni naturali che hanno segnato l’epoca antica e medievale, hanno influito sulla mentalità e sull’ideologia umana. Tale influenza si è manifestata sia con pensieri mistici e funesti che con riflessioni positive. Esse hanno aiutato e dato grinta all’animo degli uomini che si sono battuti per la gloria.   



02 agosto, 2015

L'abbigliamento nel medioevo

Come già anticipato in un articolo precedente, in questo post ci occuperemo del modo in cui ci si vestiva nel Medioevo. Molti di voi penseranno che la funzione principale dell'abito doveva essere quella di proteggere il corpo dal freddo e dalle intemperie. Sicuramente questa era la finalità più importante ma, di certo, non l'unica, come vedremo in seguito.

Innanzitutto, bisogna dire che, prima della metà del XIV secolo, tutti gli uomini e le donne, senza distinzione di classe sociale, vestivano in lungo. Le uniche sfumature che troviamo, potevano riguardare gli uomini che indossavano le brache ma, in generale, l'abito lungo era la norma. La differenza tra i ricchi ed i poveri stava nel tipo di materiali di cui il vestito era composto: fine lana di Reims e sontuosi e morbidi tessuti di seta per i ricchi; rozze stoffe, bigello, tela ordinaria per i più poveri.

Dunque l'adozione di un medesimo tipo di abito ampio, fluttuante e lungo, ha come prima conseguenza quella di coprire tutto il corpo assicurando una protezione generale contro pioggia, vento e freddo. Questo rendeva però insostenibile il caldo estivo. Sì, perché il vestito lungo veniva indossato durante tutto l'anno. Infatti, non esistevano abiti stagionali, ed è anche per questo che una casa luminosa e soleggiata non era poi tanto desiderata.

Perciò, d'inverno, si era portati a sovrapporre parecchi capi di vestiario e, anche se i più intimi non erano molto attillati, gli starti d'aria che li separavano erano ottimi isolanti. Il capo esterno invece è, quasi sempre, foderato di pelliccia, ovvero il materiale più efficace contro la dispersione del calore. Non bisogna commettere l'errore di considerare la pelliccia come capo di vestiario utilizzato esclusivamente da ricchi e potenti. Infatti tassi, volpi e predatori di ogni genere che si distruggevano spontaneamente fornivano spoglie gratuite ed eccellenti. Inoltre venivano utilizzate anche le pelli di capretto e di pecora. È fuori discussione che gli zibellini, gli ermellini o i vai che vestivano i grandi erano più cari e venivano considerati più belli ma, di certo, non erano più efficaci delle pelli utilizzate dai più poveri.

Come già accennato precedentemente, vesti lunghe e pellicce non dovevano soltanto proteggere il corpo dal freddo. L'abito lungo infatti, era legato a doppio filo con il senso del pudore ed il rispetto dei tabù sessuali. All'Antichità, bianca e nuda, figlia del sole, si opponeva il Medioevo, guantato, impellicciato e cupo, su cui l'influenza del Cristianesimo è più che considerevole. Le curve del corpo infatti, erano coperte e dissimulate da materiali spessi, poco morbidi, che cadevano fino ai piedi, vestendo allo stesso modo uomini e donne, sacerdoti o re, tutti confusi nella medesima uniforme di una famiglia universale.

Il cambiamento avvenne verso la metà del XIV secolo con la comparsa dell'abito attillato e corto, e con la successiva differenziazione delle mode maschili e femminili. Questo portò ad un inizio di distinzione sociale basata sulla forma e non più sul materiale degli abiti. Il profondo mutamento di mentalità alla base di questo rinnovamento portò l'abito a svolgere pienamente quelle che erano le sue altre funzioni, ovvero quella do ornare il corpo e di caratterizzare l'individuo che lo portava, anche attraverso l'utilizzo di gioielli dai metalli rari, multicolori e dalle forme elaborate. Insomma, la ricchezza o la classe sociale dovevano essere messe in evidenza, come ai giorni nostri praticamente.

Analizzando tutto questo quindi, possiamo affermare di aver dimostrato che il compito di proteggere il corpo il corpo dal freddo e dalle intemperie non è l'unica funzione di cui si fa carico l'abito. Anzi, probabilmente, non è nemmeno quella essenziale.