30 settembre, 2015

Il Medioevo e la tortura

Spesso si tende a considerare il Medioevo come un periodo buio anche e soprattutto per l'utilizzo della tortura, sia come metodo di punizione che come mezzo di ricerca della prova di un reato.
In realtà, l'uso della tortura è antichissimo ed era presente in tutte le civiltà degli albori, da quella babilonese a quella romana, passando per quella egizia. Non ci sono dubbi però, sul fatto che, in questo periodo, tale consuetudine viene adoperata con maggiore frequenza, dato che alla tortura ricorrono re, principi, nobili di ogni rango e persino la Chiesa, che istituisce l'Inquisizione, definita santa con un eufemismo, e che nasce con lo scopo di sradicare l'eresia, per poi trasformarsi, con il passare dei secoli, in un'istituzione, per così dire, dalla dubbia moralità.

Dunque la tortura viene utilizzata principalmente per ottenere informazioni dal nemico o per arrivare a far confessare i reati da parte dei colpevoli o presunti tali. Le torture più lunghe e crudeli vengono riservate agli oppositori politici od ai regicidi, come strumento di difesa del potere da parte di regnanti e principi. Generalmente infatti, dopo la condanna, in questi casi, la tortura viene eseguita sulla pubblica piazza fino alla morte del condannato in modo da mandare un messaggio e disincentivare i sudditi dal commettere azioni in violazione delle leggi o contro la volontà del re.
allungamento o stiramento
Oltre a questi casi, la tortura viene usata addirittura per confessioni riguardanti la stregoneria, il maleficio e l'adorazione del diavolo. Insomma, l'utilizzo di tale metodo raggiunge una dimensione piuttosto generalizzata nel Medioevo, tant'è vero che, secondo un rudimentale sistema di gradi di colpevolezza, la tortura viene applicata anche a ladri, falsari, spergiuri ed a tutti gli autori di reati che oggi considereremmo minori.

Gli strumenti di tortura sono veramente tanti, alcuni dei quali dimostrano un acume che va ben oltre la fantasia, quasi come un'espansione delle menti evidentemente malate di chi li crea.
I metodi veri e propri di tortura invece, sono molteplici: il più impiegato è probabilmente quello dello scorticamento, in cui il malcapitato viene letteralmente scorticato fino al sopraggiungere della morte. Questo tipo di tortura fu largamente utilizzato contro i cavalieri Templari.
 Molto frequente è anche l'utilizzo del tavolo dell'allungamento (o stiramento) in cui il prigioniero viene legato su di un tavolo attraverso delle imbragature di pelle in modo da tendere gli arti della vittima. Una volta legato, il corpo veniva tirato, talvolta anche contemporaneamente per i quattro arti, fino a provocare il dislocamento delle articolazioni, lo smembramento della spina dorsale e la lacerazione dei muscoli.
La bollitura
Altro metodo di tortura ampiamente utilizzato è quello della mutilazione che si applica per ladri e briganti e che consiste per l'appunto nell'amputazione di una parte del corpo attraverso lo strumento della sega. Bisogna dire che, talvolta, il malcapitato viene tagliato a metà.
Le pinze e le tenaglie invece, vengono adoperate, spesso arroventate per strappare e straziare la carne.
Un altro metodo largamente adottato è quello dell'annegamento. Si usa per punire gli atti di stregoneria. Il prigioniero viene legato mani e piedi e gettato nell'acqua; in alcuni casi viene aggiunto un ulteriore peso al corpo (ad esempio un masso) per impedire una eventuale fuga.
La bollitura invece viene utilizza, in alcuni regni, per punire gli attentati contro re e principi. Il condannato viene messo in un pentolone pieno d'acqua sotto il quale viene acceso il fuoco; il tutto sulla pubblica piazza.

Oltre a questi che sono i metodi più utilizzati, non mancano pratiche di tortura in cui vengono adoperati degli animali, come nel caso della tortura della capra. Al condannato viene applicato del sale sotto le piante dei piedi; poi, al suo cospetto, viene portata una capra affamata che non mangia da giorni. L'animale, ovviamente, comincia a leccare il sale e, vista la fame, continua fino a consumare le pelli del malcapitato. Talvolta, non si fermava se non quando giunto fino all'osso.

Maschera dell'ignominia o violone delle comari
Non mancano evidentemente neanche le torture riservate alle donne. Una delle torture più adoperate è quella della maschera dell'ignominia o violone delle comari, che consiste nell'imprigionare i polsi de il collo della persona in una forma di legno o di ferro. A questo punto, la donna viene trascinata per le strade e resa oggetto del dileggio del popolo che, spesso, la ricopre di escrementi ed urina, fino ad arrivare alla violenza fisica attraverso l'uso di bastoni e altro, con un feroce accanimento sui genitali.

Il campionario degli orrori potrebbe continuare ancora, visto che la fantasia dei carnefici rasentava il patologico. In realtà, ci siamo limitati a descrivere soltanto i metodi più usati. Ciò che è importante sottolineare è che è errato considerare l'utilizzo della tortura confinato soltanto nel periodo storico in questione, tant'è vero che, nei secoli a venire, e soprattutto nel secolo scorso, la tortura ha conosciuto uno sviluppo tecnologico di notevole entità, culminato con gli orrori praticati soprattutto dal nazismo. Per fare degli esempi, possiamo citare l'elettroschock, l'uso di strumentazioni chimiche e via discorrendo. Tutto ciò dimostra che non è stato certo il Medioevo l'epoca più buia per la mente umana in termini di malvagità ma che la brutalità dell'uomo nei confronti di sé stesso è stata, è, e continuerà probabilmente ad essere una costante nella storia della razza umana.


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26 settembre, 2015

Le cure mediche nel Medioevo

La vita nel Medioevo era breve e pericolosa. I popoli dovevano sopportare dolori e sofferenze che oggi non possiamo nemmeno immaginare. Erano tanti i mali che la medicina non riusciva a curare; basti pensare all'altissima mortalità infantile causata da malattie infettive. Inoltre, sovente molte donne morivano di parto.
Consulto medico - miniatura dal "Circa Insatans"
Francia, inizio XIV sec. - Londra, BL
In questo quadro generale, si inserisce la scienza medica che, all'inizio del Medioevo, si basava sugli studi di due grandi scienziati dell'antichità: Ippocrate e Galeno. Il declino della medicina cominciò nel momento in cui essa fu attaccata da due fattori importanti, ovvero le invasioni dei popoli del nord ed il Cristianesimo. I popoli germanici portarono all'emarginazione della precedente cultura romana (in alcuni casi distrussero molte opere degli antichi) mentre la religione cristiana, una volta divenuta quella dominante, considerava le malattie come una punizione divina, un peccato da espiare soltanto attraverso la preghiera. Di conseguenza tutti i modelli terapeutici di stampo romano (pagani e magici) venivano ritenuti illeciti. Anche la figura del medico non era vista di buon occhio, tant'è che vaniva considerata indegna per un cristiano.

A fondamento della medicina medievale comunque, vi era la teoria dei quattro umori, di antica derivazione e che fu alla base della medicina fino al XIX secolo. Questa teoria sosteneva che in ogni uomo si trovassero quattro "umori" o fluidi principali: bile nera, bile gialla, flegma e sangue, prodotti da vari organi del corpo. Secondo questa dottrina una persona era in buona salute soltanto nel momento in cui vi era un perfetto equilibrio tra questi elementi. In caso contrario, l'equilibrio veniva ristabilito attraverso la dieta, le medicine ed il salasso mediante sanguisughe.

Visita medica, dal "De proprietatibus rerum", Parigi
biblioteca nazionale di Francia (1400)
Oltre al salasso, ci sono altre procedure a disposizione dei medici nella lotta contro i mali dell'epoca: la ventosa, le cauterizzazioni, diversi decotti per lavare lo stomaco o purgare la bile, sciroppi a base di spezie e bagni a vapore.

Sebbene la medicina e la chirurgia fossero strettamente correlate, i medici applicarono una netta distinzione tra esse. Solitamente, i medici si occupavano di problemi interni al corpo mentre i chirurghi di quelli esterni, quali ferite, fratture, lussazioni, amputazioni, malattie della pelle e sifilide. Inoltre, si occupavano di estrazioni dentarie, osteologia, oculistica ed ostetricia. Di una certa rilevanza, fu anche l'apporto di alcuni medici e studiosi islamici che contribuirono molto al miglioramento delle tecniche chirurgiche occidentali. Il più importante di questi fu sicuramente Abu al-Qasim al-Zahrawi, meglio noto come Abulcasis.

Le diagnosi si facevano in base ad un'analisi estremamente empirica delle urine ed all'aspetto del malato che, in ogni caso, doveva essere tenuto sempre su di morale.
Con le inadeguate conoscenze dell'epoca comunque, si salvavano dalle gravi patologie solo quelli che avevano una costituzione particolarmente robusta. La selezione naturale e la lotta per la vita erano una delle caratteristiche principali della società medievale.

interno di un ospedale medievale
L'unico aspetto probabilmente positivo nel contesto abbastanza desolante della medicina dell'epoca, è la comparsa dei primi ospedali, sia nelle città che accanto ai monasteri, a cui si aggiungeranno successivamente i lebbrosari ed i lazzaretti. Nati grazie all'impegno dei monaci di ogni ordine, i primi ospedali servivano soltanto a fornire rifugio ed assistenza a vecchi, invalidi e pellegrini itineranti; quindi non erano dei veri e propri luoghi di cura. Solo in una fase successiva cominciarono a svolgere il loro vero ruolo. Un ospedale, generalmente, era diviso in quattro sezioni: maternità, sezione per i malati, una per i moribondi ed una per i convalescenti. Secondo alcuni conti d'ospedale giunti fino ai giorni nostri, pare che le condizioni igieniche di alcune strutture, al contrario di quello che si può immaginare, fossero abbastanza buone (diversi bagni, buon cibo, lenzuola pulite).
Una menzione particolare spetta agli ospedali da campo che, durante le cruente battaglie, prestavano i primi soccorsi ai soldati feriti. Bisogna precisare che i primi ospedali da campo sorsero sulle vie dei pellegrinaggi e servirono a prestare assistenza e sostegno ai pellegrini durante il loro viaggio. Successivamente, con le crociate, queste strutture si trasformarono in veri e propri centri di assistenza per i feriti delle battaglie, i quali potevano ricevere tutti i tipi di assistenza, anche quella chirurgica.
Concludendo, si può affermare che la funzione principale dell'ospedale medievale consisteva nel dare assistenza gratuita a persone povere, malandate ed afflitte da miserie fisiologiche più che da malattie; individui che, infatti, venivano spesso salvati nel momento in cui non vi era nessuna epidemia, contro le quali invece, nessun ospedale poteva fare molto.

23 settembre, 2015

La concezione cristiana del matrimonio nel medioevo.

Il matrimonio cristiano si fonda sul consenso di entrambi i partner, preservando il diritto personale della donna. Questa concezione cristiana era legata ai principi biblici e quindi: monogamia, inscindibilità del matrimonio (separazione/divorzio), divieto di incesto (es. fratelli e sorelle); pertanto, potevano essere interpretati in modi diversi. Il matrimonio tra congiunti venne interpretato in modo molto esteso. Il principio di indissolubilità sollevava problemi, in quanto l’etica matrimoniale sostenuta da Cristo respingeva le regole, fissate da Mosè, che consentivano l’abbandono della moglie mediante una lettera di ripudio. Paolo l’apostolo, riteneva ammissibile risposarti con una donna di religione differente.

Codice Manesse
Nell’alto medioevo l’uomo è il capo del matrimonio cristiano. Così come Cristo lo è della Chiesa, egli deve amare la propria sposa proprio come Cristo ama la sua Chiesa. Nel momento in cui lo sposo decideva di sposarsi, lasciava il padre e la madre per stare con la moglie, unendosi in una sola carne e quindi in una sola persona. In questa epoca la donna, secondo le autorità ecclesiastiche, era riconosciuta come <<il sesso debole, l’Eva peccatrice>>; ma per la dottrina cristiana la donna era, così come l’uomo, considerata una creatura di Dio che era stata salvata da Cristo. Nella seconda metà del IV sec. compaiono in Italia i primi monasteri femminili, fondati quasi spesso da donne aristocratiche ai margini delle comunità cristiane cittadine. In questi monasteri le donne non sposate, ma anche quelle appartenenti all’élite sociale, avevano tutta la loro libertà e spazio di azione. Era considerato un grande valore la verginità dedicata a Dio, pertanto l’atto sessuale era valutato come finalità riproduttiva, mentre il piacere e la pratica contraccettiva venivano respinti. Tutto ciò che concerne al matrimonio cristiano era strettamente legato a coloro che credevano nella propria religione a Cristo; gli atti descritti sopra, come anche quello del battesimo fra gli sposi, era considerato come fonte di salvezza per gli sposi.

The Marriage Of Arthur- Guinevere 15th century
Il matrimonio era considerato come un mezzo per realizzare un interesse di natura politico-economica e non solo. Essi venivano celebrati fra differenti ceti sociali, a volte con nette distinzioni e a volte con differenze più sfumate, come ad esempio la figlia del contadino che veniva promessa al vicino ricco, che ne prendeva le terre in dote, o come la figlia del re che veniva data al suo nemico per stipulare la pace.

In genere i matrimoni medievali sfociavano sempre di più in situazioni simili perché la costrizione era sentita male da entrambe le parti, e spesso erano i genitori a decidere per la propria figlia. Per la sposa era un dramma perché poteva essere fortunata a sposare un uomo giovane, ma poteva anche ritrovarsi uno vecchio; alla fine però contava poco perché c’era una scappatoia: l’adulterio; esso veniva visto non come soluzione sempre ottimale, pertanto l’uomo era tendente spesso a ripudiare in questo modo la propria sposa. Per lo sposo il discorso era esattamente lo stesso, con una piccola differenza però: se era sorpreso di adulterio non pagava nessuna sanzione e non perdeva l’onore; al contrario, se era invece la donna sorpresa di adulterio, veniva gettata nel fango l’adultera e la sua famiglia, il suo nome e tutto ciò che la riguardasse.


Bibbia Maciejowski

Il matrimonio nel Medioevo aveva anche uno scopo molto importante: generare un erede. Considerando che la vita media non superava i cinquant'anni, sia per gli uomini che per le donne, il matrimonio si faceva prima dei vent'anni d'età e dopo i dodici o i quattordici anni. Le bambine diventavano donne intorno ai dodici, quattordici anni e si sposavano un anno dopo, al massimo due.
Questi numeri esprimono una media, un valore generico e non indicativo perché capitavano, come detto sopra, anche casi di ragazzine che sposavano dei quarantenni o delle quarantenni che sposavano dei ragazzini, ad esempio.
Il matrimonio quindi avveniva in relazione all'età perché da questa dipendeva, oltre ad altri fattori certamente, la capacità di generare eredi. Certamente una ragazzina appena divenuta donna aveva più possibilità di una trentenne di diventare madre e dare al marito dei figli, proprio per questioni biologiche. Un ragazzo di vent'anni aveva più possibilità di un quarantenne di diventare padre e generare una sana prole.



Manoscritto XIII- XIV sec. circa

19 settembre, 2015

Malattie ed epidemie nel Medioevo

Nel Medioevo non sono mancate le epidemie che, anzi, erano molto frequenti. Le più gravi erano senza dubbio rappresentate dalle epidemie di peste, di cui si conoscevano due forme: quella bubbonica, caratterizzata dall'indurimento e dalla suppurazione dei gangli, mortale nel 60-80% dei casi, e la polmonare che, nella sua forma più virulenta, uccideva nel 100% dei casi. Quest'ultima veniva trasmessa all'uomo dalla pulce del topo nero, dopodichè si diffondeva per contatto diretto.
La prima epidemia, bubbonica, ebbe inizio nel 540 e, ad intervalli di 9/12 anni, si protrasse fino al 750 nei paesi mediterranei.
La peste del 1300 - Miniatura del XV secolo
La seconda epidemia, molto più grave perchè sia polmonare che bubbonica, cominciò nel 1347 e si protrasse, dapprima fino alla fine del XV secolo, e poi fino al secolo XVIII. A questo punto, sparì improvvisamente, forse scacciata da nuove malattie come il colera o dalla drastica diminuzione del topo nero dovuta all'arrivo del temibile topo grigio.
Oltre alle drammatiche epidemie di peste, altre malattie furono la causa di terribili stragi: il vaiolo, per esempio, che fece la sua prima apparizione nel 570, fu riportato, a più riprese in Europa, dalle Crociate; la dissenteria colpì in Gallia; la stessa influenza, banalissima per noi oggi, all'epoca era molto più virulenta. Periodicamente, quindi, in concomitanza di cattivi raccolti, carestie, o anche in presenza di cause fortuite imprevedibili come delle navi portatrici di un qualche virus, l'epidemia di turno distruggeva parte della popolazione occidentale.

Baldovino IV il lebbroso
Le epidemie comunque non erano l'unica causa di morte per le popolazioni europee. Infatti, le malattie che incidevano più profondamente sulla vita di tutti i giorni erano quelle endemiche, il cui microbo, persa tutta la sua virulenza, si stabiliva come vero e proprio parassita all'interno del corpo umano, uccidendo l'organismo molto lentamente. Il caso più eclatante era quello della lebbra. I malati peggioravano poco alla volta e venivano tenuti assolutamente separati dall'umanità normale, una sorta di reietti praticamente. Si faceva un'eccezione solo per i nobili come, ad esempio, per il re lebbroso di Gerusalemme Baldovino, il quale viveva in mezzo alla gente come una persona normale. Dall'1 al 5% degli Occidentali furono colpiti nei secoli XII e XIII dalla lebbra che scomparve improvvisamente in seguito, cacciata forse dalla tubercolosi, di cui, recentemente, si è provato che il bacillo ostacolasse il portatore della lebbra.

A questa terribile malattia, bisogna aggiungerne altre che, seppur di minore entità e magari non mortali, hanno avuto enorme diffusione: tutte le patologie legate alla cattiva nutrizione per esempio, il fuoco di san Lorenzo (eczema), il fuoco di san Silvestro (eresipela); inoltre, bisogna considerare le malattie che, in determinati ambienti, soprattutto nobiliari, riguardavano la ipernutrizione come la idropisia, l'obesità e la gotta. Infine, il fuoco di sant'Antonio o male degli "ardenti", una grave intossicazione dovuta al consumo di segala cornuta, si diffuse dal 590 in poi.

L'affresco di Lesnovo e la guarigione della lebbra
Fatto il quadro generale di tutte le patologie, bisogna dire però che, probabilmente, la malattia più disastrosa per tutto l'Occidente medievale fu la malaria, un male che, ancora oggi, miete tantissime vittime soprattutto in quello che viene comunemente chiamato Terzo Mondo. L'Età di Mezzo conobbe dunque l'indebolimento che perdura, l'assenza di dinamismo e di gioia, "lo sguardo triste ed il passo strascicato" delle popolazioni colite dalle febbri malariche, soprattutto sulle coste del Mediterraneo. La malaria uccideva indiscriminatamente. Si racconta di cardinali, papi stranieri, imperatori, pellegrini in visita a Roma, addirittura di interi eserciti germanici falcidiati dalla malattia, a migliaia ed in pochi giorni.

In questo post ci siamo occupati in maniera approfondita dei mali che hanno caratterizzato quest'epoca. In un prossimo articolo focalizzeremo la nostra attenzione sulle cure mediche e sui rimedi a disposizione dell'Occidente medievale nella lotta contro le malattie.

12 settembre, 2015

Le bevande nel Medioevo

Nel Medioevo la bevanda principale era rappresentata dall'acqua. Spesso però, essa era difficile da ottenere soprattutto nelle città, dove i cosiddetti portatori d'acqua sono stati numerosi fino al XIX secolo. I castelli non erano meglio riforniti, e durante gli assedi che sovente portavano ad avvelenamenti o prosciugamenti di cisterne, soffrivano atrocemente la sete.
Sono giunti fino ai giorni nostri testimonianze scritte, ovvero manuali, in cui si catalogavano accuratamente i diversi tipi di acqua: le migliori erano ovviamente le acque minerali, come oggigiorno del resto,  seguite dall'acqua piovana, di fiume, di sorgente, di pozzo e da quella di stagno. Inoltre, si era a conoscenza del fatto che l'acqua portata ad ebollizione si alterava più lentamente e che il miscelare l'acqua con elementi come la liquirizia, il miele ed il vino, rendeva la bevanda decisamente migliore e più saporita.

Monaco celleraio prova del vino, da "Li Livres dou Santè",
manoscritto francese, tardo XIII secolo
Le bevande alcoliche erano ovviamente diffusissime. In primis, il vino che veniva consumato solitamente "fresco" visto che non erano conosciuti metodi di conservazione di questa bevanda. Il vino era presente su tutte le tavole, da quella del più povero a quella del nobile dove naturalmente abbondava. Inoltre, veniva spesso allungato con l'acqua e con mosto cotto, e lo si rendeva più aromatico con l'aggiunta di spezie e di frutta quali miele, zenzero, chiodi di garofano, fragole, lamponi, mirtilli e altro ancora.
Il vino, oltre ad essere un alimento sempre presente durante i pasti, rappresentava senza alcun dubbio un elemento di socializzazione. In altre parole, il ruolo che di solito, oggi, svolge il caffè, all'epoca era appannaggio del vino anche perchè il caffè sarebbe stato sconosciuto fino alla scoperta del Nuovo Mondo.
Ad accrescere ancora di più l'importanza di questa bevanda era il fatto che, insieme al pane, rappresentasse il cibo per eccellenza del buon cristiano (il vino simboleggia il sangue di Cristo mentre il pane è il corpo).
Infine, si riteneva che il vino avesse le proprietà e le facoltà per prevenire le infermità, per aiutare la digestione, per rinforzare il calore naturale, per schiarire le idee, aprire le arterie, far riposare il cervello, mettere fine alle ostruzioni del fegato, far passare la tristezza (caratteristica per la quale ancora oggi qualcuno ne fa uso) ed addirittura si pensava che favorisse la procreazione.
Banchetto medievale, Arazzo di Bayeux

Per tutti i motivi sopra elencati, la vite era evidentemente coltivata in tutti i luoghi in cui il clima lo permettesse, perfino in Inghilterra, mentre i vigneti più importanti erano quelli della regione parigina. Le quantità fornite e bevute in tutta Europa erano dunque considerevoli. Per quanto riguarda la qualità, il discorso era molto diverso. Il vino medievale non si distingue certo per il buon sapore o per la pregevole fattura; non a caso, come abbiamo descritto in precedenza, veniva allungato con altri elementi, proprio per migliorarne il gusto. Tuttavia, alcuni vini erano comunque molto ricercati e quindi cari: la malvasia e il vino di Cipro, il "grenache", indicato nel XIII secolo come la "pervinca di tutti i vini", i vini di Beaune, d'Auxerre e, generalmente, tutti quei vini provenienti dalle regioni del nord della Francia.

Uomini che bevono, celleraio nella parte
inferiore, tardo XIV secolo,
 British LibraryBoard
Altre bevande largmente diffuse erano la birra e la cervogia. La birra veniva consumata quotidianamente da tutte le classi sociali del nord e dell'est Europa, ovvero nei luoghi in cui la coltivazione della vita era molto difficile, se non impossibile. Estratta da tutti i cereali fermentati sin dall'Antichità indo-europea, fu nel Medioevo però, a partire dal IX secolo, che la birra cominciò ad essere aromatizzata al luppolo. Nell'Inghilterra del XIV secolo l'utilizzo del luppolo fu reso obbligatorio per legge.

Una menzione particolare la merita il sidro che poteva essere ricavato dalle pere, dalle ciliegie, ma soprattutto dalle mele. Proveniente dalla Spagna, probabilmente da Biscaglia, il sidro si diffonde dapprima in Normandia e poi in tutta la Francia ed in Inghilterra, tra il XIII ed il XV secolo, andando a sostituire persino la birra e la cervogia, penalizzate dall'alto costo dei cereali.

Un'altra bevanda ampiamente diffusa in tutta Europa prima dell'avvento della vite, era l'idromele. Si ricavava dalla miscela di miele ed acqua. Nel Medioevo, con la diffusione del vino, l'idromele fu accantonato tranne nelle zone in cui la coltivazione della vite era complicata, quindi nel nord Europa, dove continuò ad essere abitualmente utilizzata insieme al sidro ed alla birra. È proprio in queste zone che l'idromele viene prodotto ancora oggi.

L'ippocrasso infine, è un'altro nettare degno di nota per l'epoca medievale. Si trattava di una miscela di vino, miele e spezie come cannella, zenzero, cardamomo, chiodi di garofano e noce moscata, che lo rendevano una bevanda decisamente aromatica. Solitamente, veniva adoperato come aperitivo o digestivo e l'utilizzo di tante spezie non era affatto casuale. Infatti, esse servivano anche a mascherare il sapore del vino vecchio e magari ossidato.

08 settembre, 2015

Miti e leggende del Medioevo - L’ondina siciliana

L'ONDINA SICILIANA

Il creatore di questa leggenda/mito è il cistercense Goffredo di Auxerre, abate di Chiaravalle nel 1162. Nei suoi scritti classifica le fate come demoni. Pertanto, nel quindicesimo dei suoi venti sermoni dell’Apocalisse, appaiono tre leggende dedicate all’unione di un mortale e di un essere soprannaturale. Il testimone dell’avventura è un prete che Goffredo conosce personalmente, la testimonianza è considerata molto autorevole. Questo decano ha lasciato la Borgogna per seguire la sorella del suo duca, sposata con Ruggero II re di Sicilia, e proprio in quel luogo sente raccontare la storia di questo giovane siciliano.

Era un giorno qualsiasi quando un giovane ragazzo, forte ed esperto nel nuoto, si trovava con gli amici in riva al mare per fare il bagno, mentre la luna illuminava la chiara notte che si avvicinava. Egli si esercitava nel nuoto con i suoi coetanei, come era solito fare. Quel giorno, mentre si esercitava, sentì il rumore di un corpo che sguazzava nei flutti. Egli credette che uno dei suoi compagni volesse attaccarlo per scherzo sott’acqua, ma il giovane prontamente prevenì lo scherzo ed afferrò la chioma di una donna. Tenendo stretta ciò che credeva una donna, la portò fino a riva, dove la lei lo seguì spontaneamente. Il giovane le parlò a lungo e le chiese chi fosse mai, senza ricevere risposta.



Nonostante tutto, la coprì col suo mantello e la portò a casa, dove la affidò alla madre in modo tale che l’aiutò a vestirla con vesti bellissime. Abbastanza grata e cortese, lei sedeva in silenzio tra di loro. Molte persone la interrogavano e lei rispondeva esaustivamente con segni, ma non fornì mai indicazioni sulla sua famiglia o sulla sua patria. Viveva con loro, si comportava in modo socievole in tutte le cose, quando le chiesero se credeva in Dio, lei annuì. Un giorno le chiesero se fosse intenzionata a sposare il giovane, subito diede l’assenso e gli diede la mano. Solo dopo pochi giorni, la madre accondiscese al desiderio del figlio, e dopo che furono persuasi gli amici e i parenti, fu fatto venire un sacerdote per celebrare il matrimonio. Con la parola dello sposo ed il cenno del capo della sposa, il matrimonio fu compiuto. L’amore cresceva di giorno in giorno, e sembrava che i due giovani fossero sempre più contenti della loro unione. La donna concepì e partorì un figlio; lo curava con tantissimo amore che non permetteva mai che fosse allontanato dalla propria madre, trascorsero giorni e giorni mentre l’amore tra madre e figlio cresceva sempre di più.

 
 
 
 
 Accadde, un giorno che il giovane camminava con un suo amico come erano di solito fare. L’amico, parlando del suo matrimonio, sostenne che la sua sposa era un essere stregato, più che una donna. Anche il vescovo dichiarava che il matrimonio prima che si celebrasse fosse infausto. Ora l’animo del giovane iniziò ad essere scosso e dubitò di quella unione. Concordarono che il giovane, rientrato a casa, nel segreto della sua camera, avrebbe minacciato la moglie e il figlio con la spada sguainata, e con parole e sguardi terribili avrebbe obbligato la moglie a confessare immediatamente chi fosse, pronto a uccidere il figlio se lei si fosse rifiutata. Ritornato a casa mise subito in atto ciò che aveva progettato dietro suggerimento dell’amico. La donna vedendo la spada puntatale contro, indietreggiò impaurita e eruppe queste parole: << Oh misero! Costringendomi a parlare perdi una sposa preziosa. Sarei rimasta con te e avrei continuato a farti del bene se solo mi avessi permesso di osservare il silenzio che mi è stato imposto. Ecco, ora ti parlo perché mi costringi, ma dopo avermi udita non mi vedrai più>>. 
Disse queste parole e sparì.
Il fanciullo cresceva e viveva come tutti gli altri. Tuttavia, cominciò ad andare più spesso sulla riva del mare, dove fu rinvenuta la madre, fino al giorno in cui, davanti a numerosi testimoni, la donna stregata rapì il figlio, mentre faceva il bagno in quelle stesse acque, come dissero; e da quel giorno né l’uno e né l’altra furono mai più visti.


06 settembre, 2015

L'Occidente medievale e la foresta

Le foreste ammantano l'occidente medievale. Esse sono il tipo di vegetazione che copre la maggior parte delle terre. La foresta ha ripreso vigore in un periodo fresco ed umido, presumibilmente ai tempi dei merovingi. Successivamente, anche se le condizioni climatiche generali tendono a modificarsi, essa continua a sopravvivere ed a perpetuarsi. Questo perchè la grande quantità di piante a foglia è causa di una forte evaporazione che, di conseguenza, comporta un alto tasso di umidità costante e precipitazioni abbondanti che, quindi consentono alla folta vegetazione della foresta di perdurare.
D'altro canto però, bisogna dire che, quando la foresta viene distrutta dall'azione del fuoco, dal bestiame, o dalla limitata azione dell'uomo attraverso il dissodamento, essa non si ricostituisce spontaneamente se non nelle regioni che le sono ancora favorevoli: è così che, per esempio, le foreste sulle coste del Mediterraneo si trasformano in macchia. È invece a causa del bestiame che la foresta iberica ha lasciato il posto all'attuale steppa.

La Foresta Nera rappresenta al meglio quella che era la vegetazione medievale
La foresta "naturale" comunque, anche nelle regioni dove riesce a rigenerarsi da sé con vigore, non conserva sempre la medesima composizione: una lotta costante imperversa tra le diverse specie vegetali favorite, di volta in volta, da impercettibili sfumature climatiche su terreni tuttavia simili.
Il nocciolo, che predominava nel quinto millennio, è stato rapidamente sostituito da querce, olmi e tigli e, successivamente, nel corso del Medioevo, da faggi, carpini e abeti, in particolare dagli abeti rossi. La torbiera di Fernau, per esempio, ci mostra come le betulle si siano trovate a competere con abeti rossi che poi hanno avuto il sopravvento mentre nella pianura fiamminga, all'inizio dell'era cristiana, prima dell'invasione delle acque del mare, vi erano ontani e noccioli che, nel Medioevo, non tornarono più a crescere.

Motivo a rami di quercia - miniatura
dal Salterio di Luttrell, XIV secolo - Londra,
British Library
Le variazioni spontanee, o leggermente influenzate dall'intervento dell'uomo, hanno conseguenze molto importanti nel predominio di questa o di quella specie vegetale: l'effetto più rilevante è sicuramente rappresentato dall'humus, ovvero quella pellicola di terra vegetale che si forma grazie alla decomposizione delle foglie morte. Ovviamente, l'humus è più ricco nelle foreste in cui predominano le piante a foglia.
Foresta medievale, dal "Livre de Chasse" 1387

Anche il sottobosco varia notevolmente a seconda dell'essenza predominante: il faggio, ad esempio, tollera pochissima varietà mentre la quercia ne accoglie molta. Di conseguenza, la fauna vegetariana, nella sua composizione, ne è direttamente influenzata e, quindi, anche quella massa di carnivori che si nutre della fauna vegetariana. Pertanto, non è un errore considerare la copertura vegetale come l'elemento fondamentale del paesaggio ma anche come il primo dei fattori naturali che agiscono sull'uomo.