30 ottobre, 2015

Motte e bailey.

La motta castrale o semplicemente motta (conosciuta anche come Motte-and-bailey castle in ambito anglosassone) è un tipico castello che comparve in più parti d'Europa di cui Francia, Sicilia e Gran Bretagna nell'XI e XII secolo. In alcune parti come in Sicilia il suo sviluppo si ebbe a partire dal 1061 con la conquista normanna, mentre in Inghilterra si diffuse dopo la conquista normanna del 1066, prettamente dopo la nota battaglia di Hastings. A differenza degli altri luoghi, in Inghilterra questo castello venne adottato per salvaguardare la conquista normanna dell'isola dopo la morte del re Harold. Tale costruzione fu adottata in tutta l'isola grazie a Guglielmo il Conquistatore, che così rese quasi impossibile attaccare i nuovi conquistatori normanni.
La motta (dal francese motte) è un monticello, quasi sempre artificiale di terra, simile ad una piccola collina. Spesso il materiale che costituisce questo rialzo è fatto di terreni come sabbia, argilla e ghiaia. La terra viene recuperata nelle zone limitrofe, poco distanti per migliore qualità, oppure la si recupera una volta scavato il fossato tutto intorno alla motta stessa. Tutto intorno la piccola collina  può essere ricoperta di argilla o rinforzata con supporti di legno, che rendono la struttura difficile da prendere in caso di attacco.
Esempio di Motta e Bailey



Come si vede dalla figura, è presente la torre principale (costruita in legno o pietra) dove risiedeva il nobile del luogo, ma non solo: essa era utilizzata come punto di riferimento per controllare le vie di accesso interne ed esterne, nonché le rotte commerciali. La torre principale svettava più in alto di tutto il luogo, per l'importanza del signorotto rispetto agli altri abitanti; il collegamento tra la motta e il bailey avveniva con un lungo ponte, se ci fosse stata la possibilità di creare un fossato con acqua; oppure semplicemente attraverso una rampa, leggermente inclinata o a gradoni.

Rampa verso la motta

Il bailey, rispetto alla motta, è un cortile chiuso di forma circolare o semi-circolare. Esso è circondato da una recinzione di legno più robusto, con torri difensive, anch'esse in legno, e sormontato dalla motta. Studi attestano che probabilmente un castello avesse più di un bailey, a volte uno interno e uno esterno. Al loro interno risiedevano gli alloggi del popolo, che coltivava la terra e che conduceva la propria vita giornaliera, nonché alloggi per la milizia cittadina, fanteria e cavalleria. Come accennato prima, nei secoli XI e XII questo tipo di struttura difensiva venne utilizzata ed adottata dai normanni anche a scopo militare, solo che non avevano una struttura stabile e ben salda che doveva perdurare nel corso degli anni. Essi erano comunque veloci da costruire, e vennero costruite alcune motte simili, ma di grandezza minore per lunghi assedi, o strutture temporanee per il controllo del territorio. Purtroppo oggi non ci restano reperti archeologici che ci illustrano come erano fatte tali strutture temporanee.
La rapidità e la facilità con cui era possibile costruire queste opere, le rese tipiche del periodo della conquista normanna in Sicilia, in Inghilterra e negli insediamenti anglonormanni nel Galles, in Irlanda e nelle pianure scozzesi.

Castello Sandal (Inghilterra)


In seguito, probabilmente nel XII secolo, prima del vero e proprio totale incastellamento (già visibile negli altri paesi durante il XII secolo), fu adottato un muro difensivo in pietra che sostituì le palizzate di legno, estremamente vulnerabili e in continua manutenzione. Ciò rese possibile un ulteriore sistema difensivo più efficace delle palizzate; tipici esempi possiamo sintetizzarli nei castelli di Berkeley, Alnwick, Warwick e Windsor (ancora esistenti). In numerosi casi, tuttavia, le difese in legno e terra non furono mai sostituite con la pietra. Molti resti di questo tipo di strutture si trovano in diverse zone della Gran Bretagna.

24 ottobre, 2015

Danze e balli nel Medioevo

Nel Medioevo la danza ha avuto vita difficile in quanto, salvo poche eccezioni, fu aspramente ostacolata dalla Chiesa che la considerava immorale e vi ravvisava occasioni di peccato.
In realtà la chiesa, in periodi precedenti, era stato proprio il luogo in cui, mediante il canto, si rinnovava la musica attraverso un processo nel quale confluivano diverse tradizioni. Inoltre bisogna dire che, nel primo millennio, nella chiesa, si danzava. A testimonianza di ciò ci sono proprio le continue riprovazioni ed i continui divieti imposti.
Le Gratie d'Amore - Danza del'400
La condanna divenne ufficiale e si fece sentire un pò dovunque soltanto nel momento in cui l'abitudine di danzare abbandonò i luoghi sacri trasformandosi in una banale esigenza di divertimento.

Malgrado le condanne, i popoli europei hanno sempre continuato a ballare, dentro e fuori le chiese. Ciò che invece è mancato in questo periodo, è quel profondo rinnovamento che sempre caratterizza ogni innovazione; perciò, quando parliamo di danza medievale, ci riferiamo alla conservazione ed alla conseguente diffusione di modalità coreiche già esistenti. Da questo punto di vista, la religione cristiana non ha avuto alcuna influenza sulle masse riguardo il modo di concepire le danze.

Nella danza medievale, ritroviamo tutte le tematiche affrontate nei balli delle civiltà precedenti quali la fertilità, le nozze, i raccolti e la morte. Persistevano le danze mascherate, quelle in circolo e quelle che si legavano, in qualche maniera, a riti magici. I moniti della chiesa sortirono qualche effetto soltanto sulle classi dominanti, le quali espressero unanimemente la loro condanna nei confronti di questa forma di divertimento.

La carola angelica, particolare del Giudizio finale
 di Beato Angelico (sec. XV)
Quella che si può considerare l'unica vera novità di questo periodo, nell'ambito della danza, fu la nascita della figura del giullare, ovvero quello che oggi definiamo come cantastorie, menestrello, attore o persino buffone. Ciò che più ci interessa di questa figure però è il fatto che il giullare era soprattutto un danzatore, anche se atipico. Egli infatti non ballava rispettando i canoni della danza popolare. Eseguiva dei movimenti ampi ed esteticamente avvincenti. La finalità della sua danza era il puro intrattenimento e divertimento. Ed è per questo che assumevano una certa importanza la prestanza fisica, la bellezza e l'agilità. Danzando da solo, il giullare catalizzava tutte le attenzioni su di sè e perciò, solitamente, questa figura finiva per essere ricoperta da acrobati professionisti.

Sotto l'aspetto popolare invece, in questo periodo, si svilupparono molto le danze macabre e cimiteriali, ovvero balli spontanei in occasione di cerimonie funebri. Inoltre, si continuava a praticare la danza del corteggiamento, la carola, ritornando a seguire i dettami di una concezione che prevedeva si potesse arrivare ad avere il "possesso" di una persona girando ritmicamente intorno ad essa.
'Danza delle donzelle nel giardino d'amore' di Andrea di Bonaiuto,
 Cappella degli Spagnoli, Santa Maria Novella, Firenze

La carola veniva accompagnata da canti che non prevedevano l'utilizzo di strumenti musicali. La spiegazione all'assenza di strumenti era data dal fatto che, a differenza della musica che univa solo la coppia che eseguiva la danza, il canto corale univa spiritualmente tutti i partecipanti, non solo coloro che danzavano. I canti che accompagnavano la carola vennero definiti cantilene dai critici. La caratteristica principale della cantilena era la sua brevità ed orecchiabilità; infatti, era costituita solo da ritornello e verso. Quando, nel corso del XIV secolo, la separazione dei ruoli tra cantori e danzatori divenne netta (chi ballava non cantava e chi danzava non cantava), cominciò a farsi sentire la necessità di un accompagnamento musicale.

22 ottobre, 2015

Il cavallo e i suoi ruoli in epoca medievale.


Nel medioevo l'uso del cavallo ha avuto un importanza fondamentale, esso è stato impiegato in diversi contesti come ad esempio: il trasporto da un punto all'altro con carichi pesanti, all'utilizzo in ambito bellico oppure come mezzo per rendere facile e più veloce il lavoro nei campi agricoli sostituendo anche il forte bue. Questo concetto è sicuramente applicabile in occidente come ben possiamo immaginare,mentre, in regioni orientali il cavallo ha avuto le stesse funzioni come in occidente come attestano numerosi scritti del tempo. La cultura orientale nell'utilizzo di questo animale, durante l'arco del medioevo,  ha suscitato un utilizzo in ambito militare un po retrogrado, a causa dell'assenza quasi totale di una vera e propria cavalleria pesante utilizzata durante scontri armati.



Detail of a miniature of a horse at the beginning of the text about that animal, from a bestiary with theological texts, England, c. 1200 – c. 1210

Nel Medioevo il cavallo veniva distinto, a seconda del servizio prestato, in Destrieri, Corsieri, Palafreni, Ronzini e Somieri. Il destriero era il grande cavallo da guerra, di andatura lenta, mentre il corsiero era portato piuttosto alla corsa e ad andature sostenute. Il palafreno era più adatto all'uso quotidiano e ai viaggi; invece il ronzino era un cavallo gregario di minor pregio, che talora portava anche some, anche se per questo veniva utilizzato il somiere, lento e tranquillo.

Il destriero è un cavallo utilizzato prettamente per la guerra, quindi scontri armati come assedi e battaglie, doveva essere un cavallo con una muscolatura possente ingrado di trasportare il cavaliere con la sua armatura e le sue armi, veniva addestrato per superare situazioni di rumori improvvisi, urla, mischia e calca di persone; pertanto avendo una struttura muscolare davvero possente era abituato a sforzi continui e a lungo termine. Oggi non sappiamo le sue dimensioni vere e proprie, ma possiamo forse paragonarlo alle razze Murgese, Frisone, Andaluso, lo Shire; questi cavalli da guerra a seconda dell'epoca venivano bardati con la semplice sella e sottosella (X-XI sec.), oppure con gualdrappa imbottita (fine XII sec.circa ), alle cotte di maglia e gualdrappa (XIII- XIV sec. circa), fino alle piastre complete (XV-XVI circa in poi).


Cavallo Frisone
Il cavallo era costoso per quell'epoca e quindi solo i nobili avevano la possibilità di averne uno o due per i più facoltosi, le bardature a protezione dell'animale, venivano fate su misura (cotte di maglia o piastre di ferro) e avevano un costo elevato, pertanto sono pochi i signori che sceglievano di acquistare queste armature per il loro destriero.
Come il destriero il Corsiero veniva utilizzato spesso nei tornei per la sua mole comunque considerevole ma molto più veloce del destriero, il tipo di muscolatura erà comunque sviluppata per un lavoro di sforzo prolungato, ma per la minore massa rendeva questo cavallo adatto a impatti considerevoli durante i tornei. Le probabili razze dovevano essere forse uguali a quelle del destriero, ma la tipologia di addestramento forse era differente, pertanto quest'animale fu impiegato comunque tranquillamente in guerra, forse come cavalleria non pesantemente armata ma leggermente più leggera, o in caso di mancanza del destriero da guerra pesante.

Bibbia Maciejowski

A differenza degl'altri il Palafreno era il cavallo specializzato per i viaggi, era molto più piccolo degl'altri con la sua muscolatura, era comunque robusta ma molto di meno delle due categorie precedenti. Erano ingrado di percorrere lunghi viaggi con un peso moderato in groppa, veloci nel trotto consentendo di essere utilizzati anche durante lo sport più noto nel medioevo, cioè la caccia. Grazie alla sua agilità e velocità consentiva di seguire una preda in battute di caccia anche contro animali più possenti come il cinghiale.

Pellegrini in viaggio

I Ronzini e i Somieri sono animali da soma, quindi dediti al trasporto notevole di qualsiasi cosa, dal carro ad attrezzature personali del signore, sino al lavoro nei campi. Questi animali hanno la loro utilità nel mondo medievale, pertanto era molto più semplice possedere un animale da soma che un cavallo vero e proprio dedito a particolari funzioni, come si può immaginare questi animali erano quasi sempre impiegati nei campi o nel trasporto su sentieri montani dove il somiero era capace di trasportare il materiale senza alcuna problema; cronache della prima crociata scrivono che i crociati prima di giungere ad Antiochia attraversarono le montagne del Antitauro con somieri e ronzini.

Animali da soma : Ronzino a sinistra - Somieri a destra

18 ottobre, 2015

La straordinaria espansione degli Scandinavi

Quando parliamo di Medioevo e dei popoli Scandinavi che caratterizzarono questa epoca, ci ritornano subito in mente i Vichinghi. Un popolo tanto conosciuto del nord Europa da rendere inevitabile il cambiamento globale di tutte le terre europee spingendosi fin oltre le coste africane.
 L'esempio più impressionante è stato quello dei Norvegesi. Essi, non curanti delle loro oramai già esplorate terre, cercarono di espandere i loro confini con la forza delle armi e sulla distruzione di lembi di terra e intere province su tutte le coste nordoccidentali d'Europa. Tra l'874 e il 930 si insediarono in Islanda un numero sufficiente di pescatori e contadini, per permettere la conquista di quest'isola conosciuta all'epoca come <<il deserto in mezzo all'oceano>>. Dopo cinquant'anni avevano stabilito circa 300 famiglie in quella che oggi conosciamo come Groenlandia, a quell'epoca sconosciuta. Data l'asperità del clima e l'aridità del territorio, essi la coltivarono come poterono. Verso l'anno mille posero piede in America. Questo è confermato dai resti di un villaggio scandinavo scoperto nell'isola di Terranova. Essi però si arrestarono alla soglia del continente americano in quanto assaliti dagli indigeni autoctoni.

Le tappe dell'espansione Vichinga

L'espansione degli agricoltori nella vecchia Europa consentì di intensificare lo sfruttamento dei paesi d'origine. Quindi i popoli del nord bonificarono paludi, irrigarono lande aride, aprirono radure nella foresta e condussero una serie di operazioni che modificarono il paesaggio del continente. Man mano crebbero demograficamente, si spostarono sempre più lontano richiedendo sempre più terreno per coltivare ed espandersi. Questo movimento di massa cominciò a farsi notare verso la metà del X secolo, poi divenne più importante nel XII sec. fino al XIII, per poi fermarsi di colpo nel XIV secolo contemporaneamente all'arresto demografico. I contadini si insediarono nel contesto europeo grazie ai privilegi offerti dalla nobiltà, dai monasteri e dagli enti ecclesiastici, desiderosi di trovare difensori per le loro proprietà e di accrescerne i redditi.
L'espansione più massiccia fu quella dei Tedeschi. Essi si aprirono la strada con l'ascia e la spada nelle foreste e nelle lande al di là dell'Elba e dell'Oder, abitate in modo sparso da tribù slave e baltiche.
Vichinghi tra il IX l'XI secolo circa

L'espansione vichinga crebbe notevolmente nell'XI secolo. Le invasioni, questa volta condotte in modo violento rispetto al classico saccheggio, dei villaggi lungo le coste della Francia, dell'Inghilterra, Danimarca, Spagna e persino in Italia, recarono in tutta Europa un clima molto caldo e pauroso. Era impossibile prevenire queste incursioni violente e crudeli lungo tutto l'asse europeo; pertanto, molti di questi villaggi, monasteri e semplici roccaforti in legno, iniziarono a difendersi costruendo opere per contrastare le incursioni. Altre popolazioni del nord iniziarono ad espandersi nei territori limitrofi ed oltre, come i Danesi e Svedesi, Norvegesi, Finlandesi e altri popoli di minore importanza.
I primi saccheggi documentati risalgono al 790 d.C. e si protraggono fino alla Conquista Normanna dell'Inghilterra del 1066. I vichinghi stessi erano Normanni, solo che propriamente vichinghi erano i normanni stanziati sulle coste scandinave (al riparo nei fiordi) dediti all'attività corsara. Lo stesso nonno di Guglielmo il conquistatore era un normanno, come Harold II d'Inghilterra discendeva da un normanno della Danimarca. Molti sovrani medievali di Norvegia e Danimarca si imparentarono con le famiglie regnanti di Scozia e Inghilterra.
Dal punto di vista geografico, l'epoca vichinga si è sviluppata non solo nelle odierne Norvegia, Danimarca e Svezia, ma anche nei territori che erano sotto il dominio delle popolazioni nord-germaniche, vale a dire il Danelaw, la Scozia, l'Irlanda, l'Isola di Man, ampie parti della Russia e dell'Ucraina. Durante gli stessi anni dell'epoca vichinga si ebbe il periodo di maggior stabilità dell'Impero bizantino (cioè fra l'800 e il 1071), dopo le prime ondate di conquista araba a metà del VII secolo. A partire dall'anno 839 d.C. si ha la presenza di mercenari variaghi al servizio dei bizantini (il più famoso di tutti è Harald Hardråde, che condusse guerre in Nordafrica e a Gerusalemme nell'XI secolo).

Guardie Variaghe
Dal Joannis Scylitza's Joannis Scylitzae Synopsis Historiarum 12th-century 

16 ottobre, 2015

La sepoltura nel Medioevo

La sepoltura dei morti in epoca medievale, contrariamente a ciò che avveniva in precedenza, viene effettuata nei pressi delle chiese. Particolarità di questo tipo di sepoltura è la mancanza di iscrizioni sulle tombe che diventano completamente anonime.
Bisogna precisare che, inizialmente, la religione cristiana era contraria alla tumulazione all'interno di edifici religiosi. Evidentemente questa regola fu abbandonata nei secoli successivi e le inumazioni dei defunti iniziarono ad essere effettuate proprio all'interno delle chiese, cioè tra i vivi

. Oltre alle sepolture all'interno della chiesa vera e propria, venivano utilizzati anche il cortile, l'atrio, il chiostro (talora definito ossario) e tutte le zone limitrofe all'edificio religioso consacrate. La sepoltura quindi doveva avvenire "ad sanctos et apud aecclesiam", ovvero vicino ai santi e presso le chiese. Infatti, il prestigio della sepoltura aumentava nel momento in cui si trovava nelle vicinanze delle reliquie di un santo, per esempio.

capolettera miniato raffigurante il funerale di san Francesco.
 Miniatura di ambito bolognese
Tutti sappiamo che i santi, all'interno di una chiesa, hanno la loro cappella. Ebbene, era così anche nel Medioevo, e chi poteva permetterselo, chiedeva di essere sepolto all'interno di una chiesa vicino ad un santo o nei pressi di determinate immagini sacre o in un punto preciso del cimitero esterno. Per questa ragione, i ricchi aristocratici potevano essere seppelliti all'interno della chiesa mentre ai poveri spettava la tumulazione all'interno di fosse comuni ubicate nel recinto esterno o intorno alle mura; fosse comuni dalle quali si traslavano periodicamente le ossa che venivano riposte negli ossari.
Le famiglie nobili infatti, possedevano all'interno della chiesa la loro cappella privata, la quale era dotata di "moria" o sepolcro, in cui venivano deposte le spoglie degli appartenenti al nobile casato.
Si poteva essere sepolti all'interno di questa "moria" solo dopo il pagamento della cosiddetta quarta funeraria. C'è da dire che questo balzello, che si elargiva per ottenere una inumazione degna del defunto, rappresentava una fonte di guadagno davvero notevole per il clero, e ciò aveva come conseguenza, il sorgere di frequenti tensioni tra le parrocchie o tra le confraternite.

Dunque, abbiamo appurato che le sepolture venivano fatte sia all'interno che all'esterno delle chiese, nello spazio circostante che veniva definito "corte". Curiosità: è proprio da questa espressione che nascono i primi termini per indicare i cimiteri (in italiano, per esempio, si arriverà alla definizione di "camposanto").

Oltre al tradizionale metodo di sepoltura, bisogna sottolineare che esistevano anche altri metodi di tumulazione dei defunti, seppur poco utilizzati o comunque adoperati soltanto in casi eccezionali.
1475 ca. Ghirlandaio, Esequie di S. Fina,  San Giminiano, Collegiata
Un primo esempio da riportare è quello della mummificazione, effettuata dalle sapienti mani di chierici ed alchimisti attraverso l'utilizzo di erbe, creme e medicinali. È probabile che diversi personaggi storici di quest'epoca siano stati mummificati; questo per far sì che il re, l'imperatore o il conquistatore in questione continuasse, in un certo senso, a "vivere" anche dopo la sua dipartita.

Altro caso di sepoltura non convenzionale si aveva quando una città si trovava sotto assedio ed il cimitero non era raggiungibile. Sebbene per i cristiani rappresentasse qualcosa di sacrilego, in questi casi, si ricorreva all'utilizzo di fosse comuni all'interno della stessa città per cremare i cadaveri dei morti, oppure, in condizioni ancora più estreme, si cercava di avvelenare le acque circostanti la città gettando i cadaveri nei fiumi o nei corsi d'acqua limitrofi.

Infine, c'è da dire che, probabilmente, nelle terre del profondo nord Europa la cremazione dei cadaveri pare che fosse discretamente diffusa, anche se, secondo molti esperti, questa sarebbe soltanto una leggenda.

10 ottobre, 2015

Chirurgie di guerra

La chirurgia in epoca medievale ha avuto origine sui campi di battaglia, dove nell'arco di molti secoli il chirurgo ha sperimentato, provato, estratto e curato un numero considerevole persone, ma non sempre il chirurgo riusciva a curare o salvare il malcapitato, spesso una buona percentuale è predestinata a morire. Le sperimentazioni di nuovi prodotti a base di erbe,decotti e prodotti comuni di cui il vino,l'aceto,l'olio e acqua speziata hanno incrementato la probabilità di poter curare ferite di taglio, febbre e brutte infezioni. I primi studi di chirurgia che ci sono stati tramandati risalgono all'epoca romana, ma il medioevo è stato un frangente importante per questa disciplina, perchè ha consentito di arricchire le conoscenze sempre di più grazie alle sperimentazioni nell'estremo oriente. Nella trattatistica dei secoli XII e XIII ritroviamo chirurghi che si impegnarono per mettere a punto metodi appropriati per l'estrazione delle frecce e per la loro cura dei loro effetti, se altro non fossero, dell'importanza assunta da tali ferite. Nel libro "Pratica chirurgiae" composta fra il 1170 e 1180 da Ruggero de Frugardo, spiega come estrarre una freccia se qualcuno è colpito da un dardo sulla faccia, spiegando in dettaglio se con alcuni solleciti dell'asta si riesce a capire se è in profondità, se bisogna estrarre solo l'asta in legno, oppure se ha solo la punta in ferro e l'asta in legno e quant'altro. Ovviamente sono riportati casi in cui la freccia avente la punta in ferro in profondità, non era possibile estrarla facilmente, quindi era meglio lasciarla dov'era: molti infatti vissero con un ferro in corpo, o almeno si sperava che i tessuti rigettassero da solo il corpo estraneo.

Operazione chirurgica da un affresco, probabile XV sec. 


Ancora di maggiore cautela occorreva per dardi dotati di <<barbe>>, risultano gravi le perforazioni del cranio ritenuta tuttavia curabile, salvo se nel ferito non compaiono segni mortali (infezioni con liquido) o se in sei o sette giorni non compaiono segni di miglioramento (cicatrizzazione della pelle senza fuoriuscita di liquido infetto). I trattati di chirurgia passano ad  esaminare ferite di freccia dalla faccia al capo fino ai piedi: mortale è giudicata di solito la ferita alla gola. Consigli simili espongono nella metà del XIII sec. i trattati chirurgici di Rolando da Parma, Teodorico da Lucca e Guglielmo da Saliceto, ricordiamo iconografie dell'arazzo di Bayeux che ci mostra Aroldo d'Inghilterra nel momento in cui ad Hastings fu colpito da una freccia mortale in unn occhio; il Liber in honorem Augusti di Pietro da Eboli raffigura il ferimento del conte Riccardo di Acerra avvenuto nel 1191 durante l'assedio di Napoli.


Liber in honorem,
sopra il ferimento di Riccardo di Acerra
 e il momento dell'operazione chirurgica
Teodorico da Lucca distingue l'estrazione delle frecce a seconda del tipo della forma: punta grande o piccola, concava o smussata, biangolare, triangolare o quadrangolare, e a seconda di dove viene colpito: cervello,cuore, polmone ecc., con i relativi effetti avvertendo che, bisogna stare attenti nel momento in cui la freccia viene estratta dal paziente, perchè potrebbe sopraggiungere la morte immediatamente. L'estrazione può porre grandi problemi senza riuscirci, pertanto come citato in precendenza meglio lasciare il proiettile all'interno finchè non decide di uscire da solo. A volte cita il chirurgo, bisogna recitare il Pater noster e recitando testuali parole << Nicodemo estrasse i chiodi dalle mani e dai piedi di nostro Signore e perciò così questa freccia fuoriesca >>.
Ci sono casi eclatanti di guarigioni inasepttate descritti da alcuni chirurghi, ad esempio il fratello di Enrico Cinzario di Cremona, colpito con una freccia nel collo con paralisi totale di tutto il corpo al di sotto della lesione, aveva già intuito la morte che fosse vicina, ma il ferito si ristabilì e potè camminare con due bastoni per altri dieci anni. Un altro caso raro di un uomo piemontese che ebbe lo stomaco trapassato da parte a parte fin dietro la schiena da una grande freccia, costui venne curato per mezzo di abluzioni (lavaggi) di solo vino fatte assiduamente.

Chirurgia nel XIII secolo
Le trattazioni non fanno distinzione tra lesioni dovute a colpi di spada, da frecce o armi simili, piuttosto la distinzione avviene se le ferite sono curabili o meno: lesioni al cranio per freccia, spada o altro sono considerate pericolose e possono portare al delirio del paziente. Le ferite al collo sono incurabili specie quando il "midollo fuoriesce dall'osso", oppure se è di forma circolare che è più difficile curare. Teodorico da Lucca
propone di curare tutte le ferite soltanto con bende e vino, come ad esempio ad un paziente che fu mozzato il naso da un colpo di spada, Teodorico  vedendo che il paziente aveva ancora il naso a penzoloni glielo ricucì con circospezione, nelle narici gli inserì delle bende inbevute nel vino caldissimo. Le ferite all'addome con fuoriuscita della materia, Guglielmo da Saliceto afferma di aver curato un paziente con tale problema dopo aver lavato le interiora bagnandoli nel vino caldo, poi li ha reinseriti all'interno della cavità addominale ricucendo la ferita, dopodichè ha cosparso in quantità abbondante la polvere fina, conservativa; quando la ferita si chiuse vi applicò <<giallo d'uovo, olio rosato e un po di zafferano>>, la cronaca descrive che quest'uomo guarì, ma visse a lungo, si sposò ed ebbe figli. Infine le cadute da cavallo con rottura delle ossa o slogamenti, venivano curate con l'ausilio di stecche di legno fasciate intorno da bende; dopo vari giorni circa cinque o sei, il bendaggio veniva tolto, se il paziente guariva poco, si continuava con i fasciamenti e le stecche per prolungare la cura.

Rolandus Parmensis, Chirurgia, I, 5-6, esame chirurgico di una frattura del cranio (manoscritto del Nord Italia, circa 1300, Roma).

08 ottobre, 2015

La condizione della donna nel Medioevo

miniatura francese, 1380
La donna nel Medioevo non gode di un'immagine propriamente positiva, anzi viene dipinta come intimamente cattiva, soggiogata dal proprio sesso e per questo strettamente legata al peccato; in altre parole un essere fisicamente debole e moralmente fragile che va protetto, sia da sè stesso che dagli altri. Ovviamente, per "protezione" intendiamo la più completa sottomissione all'uomo. Questa immagine così poco edificante della donna è determinata da coloro che, in questo periodo, detengono il monopolio del sapere, ovvero gli uomini di chiesa. Sono i chierici che trasmettono le conoscenze e che stabiliscono cosa pensare delle donne e come trattarle.
Le uniche figure femminili che fuggono da questo stereotipo e che godono almeno di una parziale immagine positiva, sono le vergini, le vedove e le donne sposate. Questo perché, attraverso la castità, riescono ad avere la meglio sui propri istinti sessuali: le vergini rinunciano completamente attraverso una scelta consapevole; le vedove vi rinunciano dopo la morte del consorte; le donne sposate limitano la propria sessualità esclusivamente alla procreazione. Sta di fatto che questo tipo di classificazione stabilisce tre livelli di perfezione a cui la donna deve ambire ed è per questo che esse verranno "etichettate" proprio in base alla castità.

miniatura raffigurante un uomo che malmena la moglie,
Zurigo, Zentralbibliothek
Abbiamo accennato precedentemente qualcosa sul fatto che la donna andasse, in un certo senso, protetta, proprio per il suo essere debole ed instabile. Ebbene, il compito di custode dell'anima e dell'essere femminile spetta evidentemente all'uomo, sia esso laico o chierico, il quale si divide questo annoso compito con Dio. Quando parliamo di protezione ci riferiamo chiaramente a tutto ciò che si deve fare per educare la donna ai buoni costumi e, di conseguenza, alla salvezza della propria anima. Questa protezione si ripercuote su ogni aspetto della vita quotidiana femminile, dall'abbigliamento al modo di cibarsi, dall'uso della parola alla gestualità.
La donna truccata e che veste in maniera curata predilige l'esteriorità del proprio corpo all'interiorità dell'anima; il vino ed i cibi caldi vanno evitati perché possono eccitarla; i gesti vanno controllati per non attirare l'attenzione, ad esempio, si deve sorridere senza mai mostrare i denti, si deve piangere senza fare rumore, non agitare le mani, e tutta un'infinita serie di limitazioni al comportamento della donna che non staremo qui ad elencare.
Christine de Pizan in una miniatura del
Xv secolo
La limitazione più grande comunque a cui è sottoposta la donna nel Medioevo è quella sulla parola. Secondo i predicatori dell'epoca, esse mentono con troppa faciltà, sono lamentose, si scambiano maldicenze, litigano e parlano invano. Per evidenziare questi difetti, talvolta, si raccontava che Gesù, dopo la resurrezione, sarebbe apparso alla Maddalena perchè sapeva che ella, in quanto donna, avrebbe subito diffuso la notizia. Ovviamente anche il rapporto con la parola scritta non è visto di buon occhio; meglio se le donne non sappiano nè leggere che scrivere.

La mancata libertà di parola per la donna deriva soprattutto da San Paolo, il quale, in due suoi passi, le proibisce di insegnare e si parlare nelle assemblee. Infatti le donne non governano, non insegnano, non predicano e non entrano nei tribunali; insomma gli sono preclusi tutti quegli ambiti in cui la parola gioca il ruolo principale. Le parole del potere, del giudizio e del sapere sono esclusivamente appannaggio degli uomini. Bisogna però sottolineare che alcune donne, tra il XII ed il XV secolo, cercheranno di far sentire forte la loro voce, nonostante la forte ostilità manifestata dall'universo maschile.

Traendo delle conclusioni, possiamo affermare che il modello femminile imposto in quest'epoca, si basa su alcuni princìpi cardine, ossia la castità, l'umiltà, il silenzio e la "protezione", fondamenti che hanno caratterizzato la figura della donna anche nei secoli a venire.

04 ottobre, 2015

Il "falso storico" della cintura di castità

La cintura di castità era costituita da una serie di fasce metalliche bloccate da lucchetti; la funzione principale era quella di ricoprire i genitali femminili. Si racconta che le prime cinture fecero la loro comparsa ai tempi delle Crociate, quando i cavalieri in partenza per il "santo pellegrinaggio", per assicurarsi la fedeltà coniugale delle proprie mogli durante la loro assenza, pretendessero dalle donne l'utilizzo della cintura.
cintura di castità custodita nel "Sex machines museum" di
Praga. È un falso storico.
In realtà, alla base di studi effettuati recentemente, sembrerebbe che le cose non siano affatto andate così e che quella dei cavalieri e della fedeltà coniugale sia soltanto una leggenda. A dimostrazione di ciò, ci sono alcune considerazioni da fare: prima di tutto, la cintura, nonostante avesse delle aperture per l'espletazione dei normali bisogni fisiologici, con la sua conformazione e struttura sarebbe comunque stata causa di infezioni e ferite per la persona che l' avesse indossata; si sarebbe potuti arrivare fino alla morte. Un'altra osservazione che esclude la comparsa delle cinture in questo periodo, è riconducibile al fatto che molti cavalieri, prima della partenza, preferivano accoppiarsi con le proprie mogli, con la speranza di trovare un bambino nel momento in cui fossero tornati. L'utilizzo di una cintura evidentemente avrebbe complicato, se non impedito, il parto, provocando anche la morte della donna. Inoltre, infine, bisogna sottolineare l'evidenza più semplice e inequivocabile, ovvero che qualunque serratura, nel Medioevo, poteva essere aperta da un fabbro in pochissimo tempo.
disegno raffigurante una cintura di castità
dal "Bellifortis" di Kyeser, XV secolo

Al di là di queste ovvie incongruenze, a determinare che le cinture di castità medievali siano soltanto una leggenda, vi è il fatto che non ne esistono esemplari effettivamente databili a quest'epoca. Infatti, tutte quelle rintracciabili non sono altro che imitazioni basate sulla leggenda, anche perché se è vero che il concetto di castità sessuale era diffuso da tempo immemore, è altrettanto vero che non si hanno prove che il suddetto concetto fosse inteso, in questo periodo, dal punto di vista dell'astinenza sessuale piuttosto che come purezza teologica.

Le prime testimonianze della presenza di una cintura di castità risalirebbero ad un manoscritto del 1405, ovvero il "Bellifortis" di Kyeser, il quale si occupava di tecnologia militare del tempo. In questo volume, la cintura è descritta come un'armatura che veniva indossata dalle donne di Firenze su ordine di mariti particolarmente gelosi. È palese però che l'autore ne parli in maniera assolutamente ironica e che, molto probabilmente, il disegno fu realizzato sulla base di racconti e dicerie piuttosto che ricopiando un oggetto autentico. L'unica certezze è che non risulta nulla del genere nella Firenze dell'epoca.
Cintura di castità, incisione del '600
Una cintura di castità originale era stata attribuita addirittura a Caterina de' Medici, regina di Francia; era custodita nel museo d'arte di Parigi ma, purtroppo, anch'essa si è rivelata essere un falso e che in realtà, risaliva al XIX secolo, periodo al quale risalgono praticamente tutti gli esemplari di cintura arrivati fino a noi.

Concludendo, possiamo affermare che collocare l'invenzione della cintura di castità nell'epoca medievale è stato un errore che si è protratto per molto tempo; in altre parole, un altro mito (evidentemente sfatato) utilizzato per screditare ulteriormente questo periodo storico.