23 gennaio, 2016

I Longobardi, un popolo che cambiò l'Italia

I Longobardi furono un popolo che, secondo le testimonianze archeologiche e storiche, ebbe una prima comparsa nel I secolo a.C.,  grazie ad alcune tracce rinvenute nelle lande fredde della Scandinavia. I popoli di quelle terre sembrano avere similitudini sia nella mitologia e che nel diritto.

Questo popolo germanico raggiunse il suo massimo splendore tra il II e il VI  secolo quando si ebbe una grande migrazione che lo portò dal basso corso dell'Elba (fiume) fino all'Italia. Il movimento migratorio ebbe inizio nel II secolo circa, ma soltanto nel IV l'intero popolo avrebbe lasciato il basso Elba. Pertanto i primi flussi migratori resero possibile la totale migrazione in cerca di una nuova terra.
La migrazione avvenne risalendo il corso del fiume, da cui i Longobardi approdarono prima al medio corso del Danubio (fine V secolo), poi in Pannonia (VI secolo), dove consolidarono le proprie strutture politiche e sociali. Si convertirono solo parzialmente al cristianesimo ariano e inglobarono elementi etnici di varia origine, prettamente germanici per la maggior parte.

Nobile Longobardo

Dopo una veloce descrizione della migrazione e dello stanziamento in Pannonia, con la Guerra Gotica (535-553 d.C.) nei confronti dei Bizantini, i Longobardi irruppero in Italia, trovandosi divisi tra questi e i Bizantini, secondo confini che nel corso del tempo subirono notevoli oscillazioni. I nuovi venuti si ripartirono tra l'Italia settentrionale, il Ducato di Tuscia ed i ducati di Spoleto e Benevento, nell'Italia centro-meridionale; mentre la terra rimasta sotto controllo bizantino ("Romània") aveva come fulcro l'Esarcato di Ravenna. Dopo il Ducato del Friuli, creato nel 569 da Alboino, altri ducati furono creati nelle principali città del Regno longobardo: la soluzione fu dettata da esigenze in primo luogo militari (i duchi erano prima di tutto comandanti), gettando però il seme della strutturale debolezza del potere regio longobardo. Nel 572, dopo la capitolazione di Pavia e la sua elevazione a capitale del regno, Alboino cadde vittima di una congiura ordita a Verona dalla moglie Rosmunda e da alcuni guerrieri.

Rachis in una miniatura medievale

Più tardi, nello stesso anno, i duchi acclamarono re Clefi. Il nuovo sovrano estese i confini del regno, completando la conquista della Tuscia, e tentò di continuare, coerentemente la politica di Alboino, eliminando l'antica aristocrazia latina per acquisirne terre e patrimoni. Clefi fu ucciso, forse su istigazione dei Bizantini, nel 574; i duchi non nominarono un altro re e per un decennio regnarono da sovrani assoluti nei rispettivi ducati (Periodo dei Duchi). Nel 584 i duchi, davanti alla chiara necessità di una forte monarchia centralizzata, per far fronte alla pressione dei Franchi e dei Bizantini, incoronarono re Autari e gli consegnarono metà dei loro beni. Autari riorganizzò i Longobardi e il loro insediamento in forma stabile in Italia e assunse il titolo di Flavio, con il quale intendeva proclamarsi anche protettore di tutti i romani. Nel 585 respinse, nell'attuale Piemonte, i Franchi e indusse i Bizantini a chiedere, per la prima volta, una tregua.
Autari morì in quello stesso 590 e a succedergli fu chiamato il duca di Torino, Agilulfo che sposò Teodolinda garantendo i confini del regno, attraverso trattati di pace con Franchi e Avari; le tregue con i Bizantini, invece, furono sistematicamente violate e il decennio fino al 603 fu segnato da una marcata ripresa dell'avanzata longobarda.

Teodolinda - Affresco del 1444
Dal 616 sino al 770 vi fu un periodo di forte transizione politico militare, con numerose successioni al trono e scontri armati con Bizantini, Franchi e loro alleati. La situazione degenerò man mano fino al 771 d.C., anno in cui la morte di Carlomanno lasciò mano libera a Carlo Magno che, ormai saldo sul trono e con un nuovo papa alleato, Adriano I,  pretese la consegna di alcuni territori un tempo promessi e mai ceduti dal defunto Desiderio (duca di Tuscia). Così facendo, quello che sarà il futuro imperatore del Sacro Romano Impero, portò alla ripresa della guerra contro le città della Romagna. Carlo Magno venne in aiuto del Papa e tra il 773 e il 774 scese in Italia, dove conquistò la capitale del regno, Pavia. Carlo si fece chiamare da allora Gratia Dei rex Francorum et Langobardorum, realizzando un'unione personale dei due regni (Regno franco e Regno Longobardo), mantenendo le Leges Langobardorum ma riorganizzando il regno sul modello franco, con conti al posto dei duchi.

L’Italia longobarda fra il VI e l’VIII secolo





21 gennaio, 2016

L'evoluzione dell'armatura nel Medioevo

Le prime armature indossate dai cavalieri nel medioevo sono molto semplici. In pratica, essa è costituita da una cotta di maglia, una sorta di tunica costituita da tanti, piccoli anelli metallici fittamente intrecciati tra loro. Successivamente, questa corazzatura va estendendosi, arrivando a proteggere anche braccia e gambe, attraverso l'utilizzo di maniche e cosciali di maglia metallica. È in questo periodo che si inizia ad usare anche una sottocotta (o gambesone) imbottita e trapuntata che ha il compito di attutire e smorzare il più possibile i colpi che il cavaliere riceve. Quindi, questo tipo di corazzatura è costituita da una sorta di cappuccio, sempre in maglia metallica, chiamato camaglio,da una cotta di maglia per la protezione del busto e da un altro elemento metallico per la difesa delle gambe, denominato chauteaux. L'insieme di queste tre parti va a formare l'armatura chiamata usbergo.

cotta di maglia con sottocotta (o gambesone)
 Questo tipo di corazzatura può arrivare a pesare fino a 15 kg, talvolta anche fino a 20, a seconda del tipo di anello che va a formare la maglia metallica; un'armatura con un anello di 0,6 cm di diametro è senza ombra di dubbio più pesante di una costituita da anelli di 0,8 cm di diametro ma, d'altro canto, fornisce una protezione migliore, avendo una maglia più fitta. Il tipo di anello più utilizzato per questo tipo di corazzatura è il piatto rivettato.

Nel Trecento comincia a diffondersi l'utilizzo di piastre di ferro per la protezione degli arti, o quantomeno per le parti più esposte di essi. Allo stesso modo, piastre metalliche cominciano ad essere adoperate anche per la difesa del torso.
È nel secolo successivo però, che i cavalieri cominciano ad utilizzare una completa armatura metallica, che copre tutto il corpo proteggendolo nella sua interezza. Queste corazzature sono caratterizzate da un elevato peso (fino anche a 30 kg) che però, sono così ben distribuiti da consentire ad un guerriero armato di tutto punto di correre, di saltare o montare a cavallo senza alcun problema e senza l'aiuto di nessuno. Ciò nonostante, alcune storie simili a leggende senza alcun fondamento, narrano di cavalieri che si facevano issare a cavallo mediante l'uso di gru, perché bloccati dall'elevato peso della corazzatura. A dire il vero, il più grande problema che riguarda queste armature è rappresentato dalla scarsa aerazione e dal conseguente effetto "fornace" che può scaturire durante una battaglia.
armatura da combattimento

Bisogna comunque sottolineare il fatto che, col passare del tempo, il miglioramento delle tecniche di lavorazione dei metalli, soprattutto per ciò che concerne la levigatura e la sagomatura, portano queste armature a diventare sempre più leggere, pratiche e funzionali.

Per quanto riguarda l'aspetto più puramente estetico, le armature di sovente si rifacevano ai colori delle vesti civili. Talvolta venivano verniciate di nero, anche per proteggere il metallo; altre volte invece, venivano azzurrate in modo tale da riflettere i raggi solari, garantendo un discreto calo del surriscaldamento del metallo.

Le corazzature inoltre, sono spesso arricchite dall'oro, usato per ricoprire alcune zone come i bordi ed i fregi. Talvolta, in casi particolarmente speciali, la finitura in oro viene estesa a tutta l'armatura.

Per quanto riguarda l'indosso infine, le armature più antiche sono tutto sommato facili da indossare, a differenza di quelle complete che richiedono una lunga e faticosa procedura di vestizione.

12 gennaio, 2016

I Templari
La setta malvagia, la fine di un ordine


Pasquale Sorrentino, che si definisce un “apprendista storico”, esegue un’organica ricerca storiografica per chiarire le ragioni che sono alla base della fine dell’ordine dei Cavalieri Templari. Tante sono le leggende che, nel corso dei secoli, sono prolificate su quest’ordine tanto controverso: dai legami con la massoneria alla custodia di segreti che avrebbero scosso le fondamenta stessa del mondo cristiano.
Da qui nasce l’esigenza di un’analisi attenta dei fatti, condotta attraverso un testo sintetico e chiaro. In questo libro si evidenziano, in modo chiaro e conciso, le principali accuse mosse a questo ordine di monaci guerrieri, e le ragioni politiche alla base della formulazione di tali accuse, spesso false e costruite ad arte. Alla fine della lettura non si potrà fare a meno di realizzare le necessità politiche che hanno portato i governanti del medioevo a porre la parola fine alla storia di un gruppo di monaci guerrieri, divenuti nel tempo tanto potenti e facoltosi da poter potenzialmente minare il potere di re e papi.

Nel libro è evidenziato più volte come i cavalieri templari siano stati un ponte di collegamento e di dialogo fra due civiltà arrivate allo scontro attraverso le crociate, sottolineando  il ruolo delicato giocato in Terra Santa da questi leggendari cavalieri.

11 gennaio, 2016

Poliorcetica - L'arte dell'assedio

Il termine Poliorcetica significa "espugnare una città". Essa è definita in ambito militare come l'arte di assediare e di espugnare una città fortificata.
L'assedio è uno stato bellico in cui un esercito circonda e controlla gli accessi ad una località, di solito fortificata, allo scopo di costringere i difensori alla resa o di conquistarla con la forza.
Chi cinge d'assedio un luogo, si pone lo scopo di isolare l'assediato (chi subisce l'assedio) in modo che questi non possa più avere comunicazioni con l'esterno e non sia in grado di ricevere rifornimenti di cibo o di mezzi.
Ciò avviene, solitamente, circondando l'obiettivo col proprio esercito.
Le prime notizie di assedi arrivano da fonti antichissime risalenti all'era del Bronzo, quando in Medioriente i Sumeri e gli Ittiti già usavano metodi ossidionali per bloccare città fortificate; altre fonti certe sono quelle Egizie, dove diversi assedi condotti sono testimoniati da raffigurazioni e da ritrovamenti archeologici. Si ha notizia di un assedio condotto, nel XIII secolo a.C., dall'esercito di Ramses II contro la città siriana di Dapur. In epoca romana quest'arte ebbe grande sviluppo; nel Medioevo fu perfezionata sempre di più, grazie all'evoluzione bellica sviluppata durante i secoli.


Assedio di Siracusa (878 D.C.)
Nel Medioevo, l'assedio è la forma più usuale di guerra, diffusasi in ogni parte d'Europa e del Medioriente. Come accennato poco fa, nel Medioevo si assiste ad un perfezionamento delle tecniche ossidionali; si può notare il miglioramento delle macchine utilizzate dagli antichi e l'invenzione di nuove, sempre più potenti ed efficaci, macchine in grado di lanciare grandi massi e di provocare grandi danni alle fortificazioni nemiche.
Lo sviluppo delle armi e delle tecniche d'assedio è accompagnato da un analogo incremento delle fortificazioni e un miglioramento generale della loro resistenza ed efficacia difensiva. Ciò può essere dovuto anche al fatto che, dopo la caduta dell'Impero Romano, la difesa delle terre si sposta dai limes agli estremi confini dell'Impero, all'interno di ogni singolo territorio. Ne consegue il cosiddetto fenomeno dell'incastellamento, cioè il moltiplicarsi dei castelli.

Assedio di Messina  1040 D.C.

Gli assedi consistevano in un semplice accerchiamento della posizione che si voleva conquistare, attuando un blocco statico delle entrate e delle uscite dell'assediato. Ciò con il chiaro obiettivo di ridurre l'avversario alla resa per fame o per sete (cosa molto usuale nel Medioevo e anche in epoca greca). Nel Medioevo, si evitava spesso di costruire delle circunvallazioni tutto intorno all'obiettivo perché era dispendioso utilizzare molti materiali di cui legna, pelli e mattoni ed uomini, che potevano servire per eventuali sortite.
Ma anche quando le tecniche poliorcetiche si fanno più sviluppate, le vittorie per fame e per sete non sono affatto rare. Egidio Romano, intorno al 1280, scrive nella propria opera, De regimine principum, che i modi per prendere una fortezza sono tre. Li elenca in ordine di importanza: sete, fame, battaglia.
Allo scopo di conquistare una fortezza o una posizione per fame, solitamente si iniziavano le operazioni militari in estate, prima che i prodotti del nuovo raccolto fossero stati aggiunti alle scorte degli assedianti. Nello stesso periodo, inoltre, era più facile esaurire le scorte idriche, inoltre le piogge sono meno frequenti.
Una città assediata, isolata da tutte le sue fonti di sostentamento, correva il rischio di esaurire in poco tempo le proprie risorse alimentari. In queste condizioni, non era possibile provvedere a sfamare anche tutti coloro che non erano combattenti o che non svolgevano un ruolo attivo nella resistenza all'assedio. Non rimaneva altra scelta che espellere le cosiddette "bocche inutili" dalla città (il caso dell'assedio di Gerusalemme nella prima crociata 1099).

Assedio di Gerusalemme - 1099
La conquista di una città per assalto alle mura era spesso l'ultima idea di un comandante, ciò nonostante si sono avute vittorie schiaccianti grazie ad assalti con scale, torri d'assedio (chiamati anche castelli mobili o castelli), oppure con bombardamento da parte degli assedianti con macchinari tipici dell'epoca come: mangani,catapulte, petraie, trabucchi, cannoni, bombarde,baliste.
Altri macchinari come l'ariete venivano impiegati come arma per creare una breccia nelle mura; oppure, per destabilizzare le fortificazioni in modo da farle crollare su se stesse, si scavavano tunnel sotterranei.
L'ultima possibilità, per chi assediava una città, era il tradimento: corrompere qualcuno all'interno della fortezza nemica, in modo da riuscire ad entrarvi con l'inganno.

Bibbia Maciejowski circa 1260