28 agosto, 2016

Il rasoio di Occam

Il medioevo è vittima di un pregiudizio: si ritiene un'epoca buia, in cui non sono presenti grandi innovazioni della scienza e del pensiero umano. Questo è vero per determinati luoghi d'Europa, in momenti di transizione; ma oltre a ciò, questo periodo della storia è stato caratterizzato da importanti momenti, sia per l'arte che per il pensiero umano. Esempio su tutti è un principio metodologico molto importante, che sarà uno dei fondamenti della scienza moderna insieme a quelli introdotti da Galileo: parliamo del Rasoio di Occam.

Guglielmo di Occam, teologo, filosofo, religioso e maestro della fede anglicana.
 Il vero nome di questo monaco inglese è William of Ockham. Nato nel 1285, studiò ed insegnò ad Oxford. Le sue posizioni, secondo cui fede e ragione erano libere ed indipendenti, vennero perseguitate e condannate dalla chiesa, tanto che solo in seguito alla sua morte venne pienamente riabilitato, ed il suo grande pensiero riconosciuto. In una lotta di potere fra stato e chiesa, egli affermò che le autorità religiosa e civile dovessero essere nettamente separate, in quanto perseguivano fini diversi. Altre idee rivoluzionarie furono l'empiricità della conoscenza, ossia si può conoscere soltanto sperimentando; la libertà totale dell'uomo, che fonda la sua stessa moralità; nega il concetto di predestinazione, lasciando il destino dell'uomo alla volontà di Dio. Affermò inoltre che il popolo potesse disubbidire all'imperatore se quest'ultimo non riuscisse a soddisfarne i bisogni, e che il papa era fallibile. Idee estremamente all'avanguardia per il 1300.

Stampa antica di uno dei lavori di Guglielmo di Occam

In questo contesto nasce l'idea del rasoio. Guglielmo era sensibile ad un problema del pensiero di allora: si tendeva a formulare troppe ipotesi, rendendo il pensiero estremamente contorto e complicato, fino a perdere di vista l'oggetto della dimostrazione teorica da fare. Le eccessive e cervellotiche complicazioni fatte dai filosofi di allora, spinse Guglielmo ad elaborare una teoria: bisognava evitare la postulazione di ipotesi inutili e che ingolfassero il ragionamento, ma ciò non bastava; era necessario partire anche da principi semplice e facilmente dimostrabili, facendo attenzione a non partire da principi troppo astratti o inconsistenti.

Così, il filosofo sintetizzò la seguente teoria: "A parità di fattori la spiegazione più semplice è da preferire".
Le affermazioni della teoria dicono:
  • Non moltiplicare gli elementi più del necessario
  • Non considerare la pluralità se non è necessario
  • È inutile fare con più ciò che si può fare con meno
In sintesi: non complicare ciò che è semplice, facendo dimostrazioni sintetiche per perorare le proprie affermazioni. Ciò comporta il poter dimostrare tutti i fenomeni, senza dover ricorrere ad un ente superiore come una divinità, ad esempio. Una posizione molto pericolosa per il potere della chiesa, non c'è alcun dubbio.

Pluralitas non est ponenda sine necessitate

Il rasoio di Occam è un principio usato oggi in scienza per scegliere quale spiegazione usare per la dimostrazione di un fenomeno. A parità di efficacia, grazie a Guglielmo, bisogna sempre scegliere la spiegazione più semplice.

Occam presentò la sua idea con la seguente osservazione: "Si fa inutilmente con molte cose ciò che si può fare con poche cose".
E sulla base di questo principio, mette su un ragionamento in cui accusa il papa di non potersi arrogare un potere analogo a quello di Dio, in quanto potere, quello papale, concesso da Dio all'uomo.
Ciò comporta un decadimento della posizione del papa a favore dell'impero. Ciò comporta l'accusa di eresia da parte della chiesa, come illustrato in precedenza.

26 agosto, 2016

I regni romano-barbarici

A scuola ci hanno insegnato che il medioevo comincia nel 476 d.C., cioè con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente. Ma cosa successe esattamente?
Innanzitutto bisogna dire che la caduta di Roma passò piuttosto inosservata: già da tempo la città aveva perso l'egemonia e l'immagine di cui godeva e, comunque, anche con la caduta dell'Impero d'Occidente, i territori in esso compreso erano dipendenti da quello d'Oriente. All'apparenza, in pratica, per un cittadino di allora sembrava non fosse successo nulla di eclatante.

La frammentazione dell'impero romano

Ma procediamo nel descrivere la storia con ordine: Romolo Augustolo, ultimo imperatore d'occidente, venne deposto dal capo barbaro della popolazione ostrogota: Odoacre. Ad Odoacre non interessava diventare imperatore, e così consegnò le insegne ed i simboli imperiali a Costantinopoli. Questo avvenimento è la conseguenza del fatto che i popoli barbari avevano da tempo invaso i territori imperiali e le loro popolazioni si erano mescolate con quella romana; erano addirittura entrate a far parte dell'esercito imperiale stesso! Di conseguenza, l'occidente romano si trovò ad essere spezzettato sotto il governatorato di un gruppo di reggenti barbari che, almeno formalmente, dovevano rendere conto all'imperatore di Costantinopoli.

Vediamo i principali regni che si costituirono dopo la decisione di Odoacre:

Regno Visigoto
La penisola iberica venne occupata dalla popolazione dei Visigoti. Questi ultimi, cacciati dai Franchi, avevano invaso i territori iberici, costringendo la popolazione vandala a migrare in nord Africa. Re Leovigildo scelse Toledo come capitale. I visigoti, nel corso della loro storia, dovranno contendersi la Galizia con un'altra popolazione, quella dei Suebi, che in futuro saranno conosciuti come svevi. Tale contesa andrà avanti dal 410 al 585 d.C.

Regno visigoto, in viola i territori occupati dai bizantini nel VI sec. d.C.

Gallia
Inizialmente i visigoti, i burgundi ed i franchi si contesero il territorio della Gallia, dopo la sottrazione all'Impero Romano d'Occidente. I franchi giunsero alla supremazia nel territorio grazie a Clodoveo I.

Battesimo di Clodoveo I, maestro di Saint Gillet, National Gallery
Molti franchi già prestarono servizio nell'esercito romano, stanziandosi in Gallia già ai tempi dell'impero e divenendo parte della popolazione romana stessa. Il loro compito era difendere la frontiera romana da Alani, Svevi e Vandali. Col tempo i franchi riuscirono ad acquisire maggiore libertà, fino a crearsi un proprio regno una volta decaduta l'autorità romana. Nel 490 d.C., terminata la conquista dei territori gallici, Clodoveo scelse come capitale Lutetia, l'odierna Parigi. Teodorico, preoccupato per l'espansione dei franchi, cercò di arginare la loro crescita mandando le sue truppe a sostegno dei Visigoti, che invece erano in Gallia meridionale. Ma comunque vennero sconfitti da Clodoveo e, come abbiamo visto, si ritirarono in penisola iberica.

Regno ostrogoto
Mentre i Vandalierano in possesso della Sicilia e della Sardegna, che entrarono a far parte del regno d'Africa, il resto d'Italia venne preso dalle popolazioni ostrogote, che uccisero Odoacre, colui che pochi anni prima aveva spodestato Romolo Augustolo. Gli ostrogoti erano una confederazione di tribù di origine Ucraina, che in Pannonia, l'attuale Ungheria, erano subordinati degli Unni. Divennero foederati dell'Impero Romano d'Oriente, ed il loro re più importante, Teodorico, unì la penisola italiana sotto il suo potere, stabilendo la capitale a Ravenna.
Teodorico lasciò che i romani si occupassero della politica interna del regno, mentre gli Ostrogoti di quella militare. Ciò consentì una singolare convivenza fra i due popoli, aiutata dal fatto che Teodorico avesse la cittadinanza romana. Creò grandi architetture monumentali e si circondò di numerosi letterati (Cassiodoro, Boezio, Simmaco).

Mausoleo di Teodorico
Longobardi
Popolazione la cui origine è incerta (si pensa vengano dalla Germania settentrionale), invasero l'Italia, stabilendosi in vasti settori dell'Italia settentrionale, centrale (Ducato di Spoleto) e meridionale (Ducato di Benevento). Scelsero come capitale Pavia e presto si convertirono al cristianesimo, anche grazie ai buoni rapporti che si instaurarono con papa Gregorio Magno.

Croce nastriforme longobarda
Gran Bretagna
In Gran Bretagna, Juti, Angli e Sassoni cacciarono i britanni, che si rifugiarono sull'odierna penisola della Bretagna in Francia, e si divisero il territorio, già da tempo abbandonato dai romani.

In sintesi, ciò che si nota è che alla fine dell'Impero d'Occidente si crea una situazione politica instabile ed in perenne evoluzione, che porta alla frantumazione della civiltà romana ed al graduale passaggio verso nuove forme di cultura. Tale polverizzazione amministrativa e culturale porterà, nei secoli, ad una forte recessione economica, a guerre per creare nuovi regni e, di conseguenza, alla fine dell'età classica ed alla nascita del mondo medievale.

24 agosto, 2016

Il Duomo di Milano

La costruzione del Duomo di Milano, la più importante opera dell'architettura gotica in Italia, iniziò nel 1388 per protrarsi fino agli inizi del '900, tra frequenti interruzioni dei lavori e cambiamenti del progetto iniziale. Si scelse il marmo di Candoglia per edificarlo: Gian Galeazzo Visconti concesse esenzioni fiscali per ogni blocco di marmo indirizzato al Duomo, che veniva contrassegnato col marchio AUF (Ad Usum Fabricae). È a questa vicenda che si deve il modo di dire “a ufo”, ossia gratis.
Facciata del Duomo di Milano
Il Duomo di Milano è il frutto di un lavoro durato secoli, ed è quindi il risultato di un continuo reinterpretare il gotico in chiave maestosa e spettacolare. Gran parte delle strutture visibili risale al neogotico (XIX secolo). 
La pianta è a croce latina, con cinque navate. Il presbiterio è attorniato da un deambulatorio con abside poligonale. La verticalità dell’edificio è ragguardevole, ma attenuata dall'ampliamento orizzontale degli spazi.
Diversamente dalle cattedrali del nord Europa, la struttura portante del Duomo di Milano è formata principalmente dai piloni e dai muri perimetrali. I contrafforti rafforzano i muri perimetrali, impedendo però l’apertura di ampie superfici vetrate: il risultato è un edificio che sembra avere una forma chiusa. Anche le guglie e i pinnacoli hanno funzione esclusivamente decorativa e non portante, infatti stati aggiunti nel corso dei secoli.

i grandiosi spazi interni del Duomo di Milano
La facciata del Duomo è una sovrapposizione di secoli di architettura e scultura. Nel 1886 la Fabbrica del Duomo bandì un concorso per terminare la facciata in stile gotico, ma il progetto vincente non vide mai la luce e si optò per una soluzione di compromesso. I cinque portali fanno intendere che, all'interno, le navate siano altrettante; essi risalgono al 1600, così come le finestre sovrastanti. Dello stesso periodo sono anche i rilievi sui basamenti dei contrafforti centrali. Le porte bronzee, le statue degli apostoli e dei profeti sulle mensole sono invece del XIX secolo.

Ciò che distingue il Duomo di Milano è sì il compromesso tra verticalità gotica e orizzontalità lombarda, ma anche la ricchezza di fregi scultorei realizzati tra il XIV e il XX secolo. Diversi i maestri che si susseguirono nell'opera di abbellimento, italiani e stranieri, rinascimentali e barocchi, neoclassici e art dèco.

I camminamenti tra le guglie ed i pinnacoli del Duomo
All'interno del Duomo di Milano sono ovviamente custodite delle reliquie, la più importante delle quali è sicuramente il Sacro Chiodo, ovvero il chiodo della Vera Croce che, secondo la tradizione, venne ritrovato da sant’Elena e adoperato da suo figlio, l’imperatore Costantino, come morso del suo cavallo. Il Sacro Chiodo è collocato a mezz'aria sopra l’altare maggiore, ed è visibile da tutta la cattedrale grazie a una luce rossa. Ogni 3 Maggio l’arcivescovo preleva il chiodo usando un bizzarro ascensore chiamato “nivola” e lo espone ai fedeli.

La Madonnina, simbolo di Milano
Infine meritano un cenno i terrazzi e soprattutto la famosa Madonnina. Dai primi, oltre ad ammirare una splendida vista sulla città, si può osservare una fitta foresta di guglie, pinnacoli, archi rampanti e statue, la maggior parte delle quali risalgono al XVII e XVIII secolo. La seconda invece, è stata inaugurata nel 1774 ed è stata a lungo il punto più alto di Milano, prima  di essere scavalcato dal grattacielo Pirelli che, per rispetto nei confronti del simbolo della città, reca sulla sua sommità una piccola copia della Madonnina.

22 agosto, 2016

L'arte gotica nel Medioevo

Il linguaggio gotico nasce nell’Ile de France, cuore della monarchia francese. Fu l’abate Suger che, ricostruendo intorno al 1140 l’abazia di Saint-Denis, riuscì a creare un armonioso connubio tra una nuova idea di religione e delle soluzioni architettoniche ed estetiche innovative, condizionando fortemente l’arte dei secoli successivi. La nuova estetica conquistò in breve tutta l’Europa, anche se in tempi e forme piuttosto diverse tra loro.

Gli immensi spazi interni della Cattedrale di Rouen
In Italia settentrionale, l'arte gotica arrivò grazie all' opera dei cistercensi, i quali però realizzarono chiese molto semplici, sostanzialmente simili a quelle romaniche. Gli ultimi sviluppi dell'arte gotica si ebbero in Europa nel sec. XVI, anche se il termine "gotico" continuò a essere usato in maniera dispregiativa, nel senso di arte simile a quella dei Goti (popolo barbaro), fino al Seicento. Solo verso la metà del Settecento gli studiosi dell’architettura e gli scrittori rivalutarono questa corrente architettonica.
La chiesa fu l'edificio nel quale l'architettura gotica trovò, soprattutto nella sua fase iniziale, la sua maggiore forma di espressione.
Gli archi rampanti nella cattedrale di Saint Michel, Francia
Gli elementi fondamentali che contraddistinguono l'arte gotica, sono l'utilizzo delle volte ogivali, dell'arco a sesto acuto, dei pilastri polistili, dei contrafforti e degli archi rampanti. Questi caratteri erano già conosciuti dagli architetti romani, musulmani e lombardi; l'innovazione del gotico sta nell'impiego contemporaneo di questi elementi che permette di sfruttare pienamente le loro possibilità statiche e dinamiche, incanalando sui punti di appoggio delle ogive tutte le spinte, controbilanciate con archi rampanti. Contrariamente a ciò che avviene nelle chiese romaniche, dunque, le pareti non sono più portanti. Questo permette di costruire edifici più alti senza rischi di staticità e, allo stesso tempo, di liberare le cortine, aprendovi finestroni e rosoni. Infine, anche la distribuzione degli spazi viene fortemente modificata. Infatti, mentre nella chiesa romanica la campata è di norma quadrata, nella cattedrale gotica lo spazio viene suddiviso in campate rettangolari, in modo tale da raddoppiare il numero dei pilastri per ottenere una maggiore verticalità della costruzione.
Sainte Chapelle, Parigi. Vetrate policrome e istoriate
Il risultato è un'immagine estetica decisamente diversa da quella della solida architettura romanica: lo slancio verticale, che idealizza il tentativo di avvicinarsi, almeno spiritualmente, alla divinità, viene accentuato da cuspidi, pinnacoli, guglie innestate sui contrafforti, che aggiungono peso utile alle strutture architettoniche di sostegno, e favoriscono, allo stesso tempo, la spinta verso l’alto degli edifici.
Oltre alla verticalità, l'altra protagonista dell’architettura gotica è la luce che, grazie anche alle grandi vetrate, si diffonde negli immensi spazi in maniera calda, uniforme e  morbida. L'avvicendamento tra le ampie superfici in muratura delle chiese romaniche con le spettacolari vetrate gotiche, segnò il declino dei monumentali cicli di pittura a fresco, tranne in Italia.

20 agosto, 2016

Vichinghi: I Berserker

La parola Berserker ha origine dall'antico norvegese con il significato di "pelle d'orso".
Ma vediamo chi erano i Berserker, che caratterizzarono buona parte del periodo medievale prima dell'anno Mille. Spesso ne sentiamo parlare all'interno di leggende scandinave e germaniche, ma fonti storiche hanno attestato che non erano una popolazione nord europea, ma bensì un corpo scelto dei re Vichinghi; infatti, le prime fonti storiche probabilmente risalgono alla prima formazione della guardia di Harald I nell' 872-930. Questi guerrieri d'elite erano fedeli ad Odino, il dio della guerra; erano coraggiosi in battaglia e famosi per il terribile trattamento inflitto ai nemici, nonché per la loro furibonda violenza negli attacchi.

Tavoletta di bronzo raffigurante un berserker ed un lupo mannaro

Il guerriero Berserker veniva identificato come un uomo coperto di pelli di lupo o di orso, il corpo dipinto con colori vivaci; prima della battaglia entravano in uno stato mentale di furia cieca, detto "Berserksgangr", il quale li rendeva particolarmente feroci, aggressivi e insensibili al dolore; inoltre, fonti nordiche descrivono questi guerrieri nelle condizioni pre battaglia, con un'espressione in stato di trance e di assoluto squilibrio mentale.
Sembra che i guerrieri Berserker facessero parte di sette religiose o società di guerrieri. Alcune saghe parlano di gruppi di Berserker con 12 membri, dove coloro che desideravano entrare a farne parte dovevano sostenere un combattimento rituale o un vero e proprio combattimento con le armi. La terribile reputazione di queste bande o gruppi di guerrieri, con la loro apparizione sul campo di battaglia vestiti con le loro classiche pelli di lupo o di orso, aveva certamente un grande effetto demoralizzante sui nemici. Pertanto si diceva che questi guerrieri non soffrissero né il freddo, ne il dolore, ed erano imbattibili o addirittura invincibili, salvo se non gli si staccava la testa oppure gli si strappava il cuore dal petto.

Rappresentazione artistica di un berserker

In molte saghe del Nord si parla di Berserk, come nella saga di Egil, in quella degli Ynglingar, o in quella di Grettir. Nel 1015 il re Erik Jarl bandì i Berserker. Agli occhi del Cristianesimo, gli elementi di selvaggio furore, violenza e crudeltà accostarono i Berserker al mito della caccia selvaggia, e dunque agli invasati posseduti dal demonio; quindi la Chiesa bandì la figura di questi guerrieri d'elite. Gli evangelizzatori infatti predicavano la protezione di un unico Dio non guerriero padre di tutti gli uomini, ed erano contro la trasformazione dei guerrieri in belve. Così i Berserker divennero l'espressione di un culto in declino: se prima erano considerati indomiti guerrieri dalla forza e dal coraggio sovrumano, a causa della presa di potere dei vescovi, risultano creature diaboliche e fuorilegge, complice l'evoluzione da una società tribale ad una dall'organizzazione civile più complessa.

Riguardo all'ira Berserker, è da tenere presente il probabile impiego di prodotti psicoattivi o stupefacenti; tali prodotti avrebbero avuto il ruolo di aumentare la condizione mentale dei guerrieri attraverso uno stato alterato di coscienza. Non mancano collegamenti all'ergotismo (o fuoco di sant'Antonio) o ancora si attribuisce un ruolo forse simbolico nelle danze e nei rituali collettivi. Abbiamo una descrizione di come il guerriero passava dallo stato normale a quello di furia Berserk: tale furia poteva giungere in qualunque momento; iniziava con un tremolio, il battere dei denti, una sensazione di freddo nel corpo; poi la faccia si gonfiava e cambiava colore, seguiva una grande rabbia ed il desiderio di assalire il prossimo. Quando la rabbia si esauriva, il Berserk risultava stremato per giorni.
Studi recenti ipotizzano che questa furia potesse essere causata dalla malattia ossea di Paget, oppure da epilessia e isteria. Altri ancora ipotizzano che facessero un infuso di funghi allucinogeni del tipo Amanita muscaria; o fossero malati di Porfiria, molto comune, a quanto pare, nel periodo medievale.

Esemplare di amanita muscaria

18 agosto, 2016

La basilica di Santa Sofia

Sofia da Sophos, sapienza. Ed il più grande monumento religioso del mondo, dedicato alla santità della sapienza, si trova ad Istanbul. Nata come basilica e divenuta moschea, è stata una delle più grandi costruzioni umane per 1000 anni, fin quando non fu costruita la cattedrale di Siviglia nel 1500.

La basilica di Santa Sofia
La costruzione dell'immensa chiesa, definita fin dalla sua costruzione, nel 360 d.C., magna ecclesia, iniziò in epoca romana. Essa aveva le fattezze della classica basilica romana: pianta rettangolare, colonnati, tetto con spioventi. In seguito venne ingrandita; ma un grande incendio, nel 532 d.C., la distrusse completamente, e così Costantinopoli perse il suo monumento più grande e rappresentativo.

Uno dei tanti frammenti della prima basilica, che ci sono pervenuti dagli scavi archeologici

Ma Costantino II, all'epoca imperatore romano d'Oriente, non si perse d'animo. Ordinò così la costruzione di una basilica ancora più imponente della precedente, di dimensioni e bellezza, fino ad allora, mai viste. Subito si presentò una grande sfida per gli architetti di allora, sia per la complessità della struttura che per le colossali spinte che i pilastri avrebbero dovuto sopportare, perché le idee di Costantino erano letteralmente faraoniche: su di una pianta di 70 metri per 77, il pavimento si sarebbe trovato ad una distanza di 55 metri dal tetto formato da una cupola semisferica che, inizialmente, avrebbe dovuto poggiare su soli 4 pilastri.
L'architetto che avrebbe dovuto erigere questo miracolo dell'ingegneria si chiama Isidoro di Mileto. Isidoro aveva due grossi problemi da affrontare: far reggere ai pilastri il peso della cupola, e raccordare la cupola, di pianta rotonda, con la pianta rettangolare dell'ambiente della basilica.
Isidoro risolse il primo problema murando due delle quattro absidi, in modo che le mura così costruite assorbissero parte del peso della costruzione; mentre, per il secondo problema, pensò a raccordare la navata con la cupola attraverso dei pennacchi, dei muri disposti a triangolo rovesciato che curvano verso l'altro.
Il risultato fu il progetto riportato nell'immagine seguente.

Isidoro di Mileto, progetto per Santa Sofia

La costruzione, all'epoca, sarà dovuta sembrare agli abitanti della capitale come una montagna di marmo e muratura che dominava tutti i tetti, un qualcosa di incredibilmente monumentale. Ed anche gli interni non furono da meno.

Gli interni di Santa Sofia

Le pareti erano totalmente decorate da mosaici bizantini; la bellezza dei mosaici era tale che, una volta divenuta moschea, vennero rispettati persino dalla furia iconoclasta degli islamici. Infatti la religione islamica vieta la presenza di icone o immagini rappresentative, lasciando tutto alle parole o ai motivi decorativi più disparati. Viceversa, in questo caso, l'ex basilica venne rispettata; ed oggi che è museo, è possibile ammirarne la bellezza passata indenne nel corso degli ultimi 1500 anni di vita.

La basilica di Santa Sofia è il precursore delle imponenti cattedrali che avrebbero dominato le città occidentali secoli più tardi, un patrimonio dell'umanità da preservare, ammirare e rispettare. Un monumento all'ingegno ed alla sapienza dell'uomo che, di fronte alle sfide, ha saputo ingegnarsi in maniera mirabile.

La cupola contornata dai quattro pennacchi

16 agosto, 2016

Federico I di Svevia detto il Barbarossa.

Non sappiamo con precisione quando sia nato Federico di Svevia. Gli studiosi sono tuttavia d'accordo che egli sia venuto alla luce tra il 1120 e il 1126. Il padre, Federico il Losco, era Duca di Svevia; la madre, Giuditta di Baviera, era imparentata per parte di madre con la casata dei Billung di Sassonia.

Miniatura di Federico Barbarossa presa da un manoscritto vaticano

Quindi nelle vene del giovane Federico I scorreva un mix del più nobile sangue tedesco, inoltre suo zio materno era Enrico il Superbo, il più grande signore di Germania; e lo zio paterno era Corrado, che sarà re di Germania. Non conosciamo molto dell'adolescenza del futuro imperatore; la descrizione fisica e le abitudini di Federico ci sono pervenute attraverso un altro suo cugino, Ottone di Frisinga, prima abate cistercense del monastero borgognone di Morimond e poi vescovo della città tedesca. Ottone di Frisinga, nei suoi Gesta Friderici, ispirati dallo stesso Federico, lo descrive di corporatura agile e robusta, con i capelli biondi e ricciuti, portati corti. Gli occhi azzurri e il portamento elegante completano il quadro regale. Federico ama la guerra, come tutti i cavalieri, ma persegue anche la pace. Si dedica spesso agli esercizi fisici, come la caccia con i cani e col falcone, oppure al tiro con l'arco. I suoi pasti non sono né troppo frugali né eccessivamente sontuosi. Quanto all'abbigliamento egli predilige i semplici costumi nazionali. Ottone prosegue la sua descrizione sottolineando come la giornata del re inizi con i servizi religiosi, dopodiché attende alle questioni di governo e siede in giudizio.

Rappresentazione artistica di Federico Barbarossa

Federico Barbarossa prese parte a due spedizioni crociate, che sarebbero divenute tre se, durante la terza, non fosse annegato nel fiume Salef. Quarant'anni prima il giovane Federico era partito per la Terrasanta al seguito dell'esercito tedesco guidato dallo zio, il re Corrado III. A quel tempo, Edessa era definitivamente caduta nel 1144 e papa Eugenio III, sostenuto dalla predicazione di Bernardo di Clairvaux, aveva bandito la crociata. La spedizione si trasformò in un mezzo disastro, ma da quella esperienza il futuro imperatore dovette imparare molto: era entrato in contatto con i più grandi signori d'Europa, aveva conosciuto le grandi città dell'Oriente come Costantinopoli, aveva capito cosa fosse un impero e, soprattutto, aveva potuto visitare Gerusalemme. Matura in questo periodo l'idea crociata di Federico, collegata con la sua visione imperiale: egli infatti concepiva la difesa della Terrasanta come uno dei primi doveri dell'imperatore, in quanto erede degli imperatori romani, ai quali era appartenuta la Palestina e dal momento che la stessa Gerusalemme era stata rifondata da Costantino il Grande. Inoltre, la sua condizione di monarca universale e di Defensor Ecclesiae, lo poneva nella condizione di dover difendere a ogni costo i regni crociati d'Oltremare.

Il fiume Goksu, dove sarebbe morto annegato Federico Barbarossa

In conclusione, intorno alla figura di Federico Barbarossa sono sorte diverse leggende. Egli fu indicato alternativamente come "l'imperatore dei tempi ultimi", o come l'Anticristo, da parte della Chiesa durante il periodo della scomunica. Inoltre Federico, sulla scia di credenze presenti da sempre nel folklore europeo, sarebbe l'imperatore dormiente che "vive e non vive" e che, nascosto in un luogo inaccessibile, attende pronto a ritornare sulla terra alla fine dei tempi per combattere l'ultima battaglia.

14 agosto, 2016

Vlad III di Valacchia

Oggi parliamo di uno dei personaggi più affascinanti e controversi del mondo medievale. Ispirerà un romanzo gotico, da cui verranno estratti molti film di successo nel secolo successivo; sarà il capostipite di una specie mitologico/folkloristica che troverà tanto spazio nelle storie dell'orrore: i vampiri.

Vlad III, voivoda di Valacchia, appartenente alla casata dei Drăculești. Eroe della Romania per aver cacciato gli Ottomani dalla penisola balcanica; conosciuto col soprannome di "impalatore"; lo scrittore di romanzi gotici Bram Stoker lo consacrerà alla storia col nome di Conte Dracula.

Vlad III di Valacchia
Qual è la storia di questo personaggio così carismatico, da influenzare l'immaginario occidentale?

Vlad nasce a Sighișoara, nel centro della Romania, nel 1431, da Vlad II Dracul. Dracul è un nome che significa letteralmente "figlio del Drago". Ed il simbolo del drago ricorrerà spesso nella sua vita: infatti il padre sarà membro dell'ordine del Drago. Questo ordine militare venne istituito dal Sacro Romano Impero Germanico al fine di contenere l'avanzata ottomana in territorio europeo.

Il simbolo dell'ordine del Drago
La lotta contro gli Ottomani, caratterizzerà la vita di Vlad, che fin dalla giovane età si istruisce presso la città natale, oltre ad imparare a combattere. Ma nel 1444, l'infanzia di Vlad ha bruscamente termine: i musulmani avanzano, ed il padre, per porre un argine e salvare il regno, offre in ostaggio il figlio al sultano Murad II. Vlad, insieme a suo fratello minore Radu, vennero educati in base alla cultura e la fede musulmana, ma la loro era una posizione delicata: infatti, chi cercava di scappare da quella dorata prigionia, veniva accecato con dei ferri roventi! La situazione era ancora più delicata dagli intenti belligeranti di suo fratello maggiore.
Le battaglie fra Vlad II e gli Ottomani, volsero a favore di questi ultimi; e così il signore di Valacchia venne ucciso insieme al figlio maggiore. Per evitare che lo stato cadesse in mani ungheresi, gli ottomani mandarono Vlad III a governarlo, mentre il fratello Radu si convertì all'Islam e rimase alla corte del sultano.

La prigionia, l'assassinio del padre e del fratello maggiore, avevano fortemente segnato il nuovo signore delle terre balcaniche, e ciò si ripercosse con attriti e battaglie contro i musulmani, suoi ex carcerieri, in cui usò metodi deterrenza da eventuali attacchi piuttosto terrificanti: il più famoso di tutti fu l'impalamento.

Vlad mangia davanti a migliaia di corpi impalati o mutilati
Lo strumento di tortura preferito da Vlad III fu l'impalamento. I metodi d'impalamento erano sostanzialmente due: uso di un'asta appuntita che trafiggeva il condannato all'altezza dell'addome per poi issarlo in alto, la morte poteva essere immediata o sopraggiungere dopo ore di agonia; utilizzo di un'asta arrotondata all'estremità che, cosparsa di grasso, veniva inserita nel retto della vittima. Il condannato veniva poi issato e tenuto infilzato affinché il suo stesso peso facendo scivolare l'asta in profondità ne cagionasse la morte dopo giorni di agonia.
Si desume, da quanto brevemente scritto, quanto dovesse essere atroce questo metodo e, di conseguenza, quanto potesse essere alto il potenziale deterrente. Ma Vlad non si fermò a questo, adattando tale metodologia alle sue più specifiche richieste: creò metodi diversi per impalare i ladri, i guerrieri nemici, gli ambasciatori del Sultano, i traditori.
Alcuni di questi metodi, sono riportati nell'elenco seguente:
  • I ricchi venivano impalati stendendoli più in alto degli altri o facendo ricoprire l'asta d'argento.
  • Per i mercanti fece incidere delle tacche sull'asta, al fine di aumentare il tempo dell'agonia.
  • Nella città di Sibiu, nel 1460 Vlad Țepeș fece impalare 10.000 persone, e cosparse alcuni corpi con miele per attirare ogni tipo di insetto.
  • Le donne macchiatesi di tradimento nei confronti del marito venivano impalate davanti alla loro casa.
  • Nel 1459, durante il giorno di san Bartolomeo, a Brașov, Dracula fece invitare a palazzo alcuni mercanti che avevano mostrato odio e disprezzo nei confronti della sua persona. Decise di farli saziare di cibo e, quindi, fece sventrare il primo e obbligò il secondo a mangiare ciò che il collega, ormai senza vita, aveva nello stomaco. L'ultimo mercante venne fatto bollire e la sua carne fu data in pasto ai cani.
  • Nel 1461 due ambasciatori del Sultano turco Mehmed arrivarono nel palazzo per trattare una pace tra il voivoda e il sultano Mehmed: quando i legati di Istanbul si prostrarono ai piedi di Vlad III chinarono la testa in segno di rispetto, ma non si vollero togliere il turbante perché rappresentava il simbolo della loro religione. Quel gesto fu loro fatale: Dracula, irritato da questa presunta mancanza di rispetto, ordinò di inchiodare il turbante alla testa degli ambasciatori.
  • Lo stesso Dracula amava assistere all'agonia dei suppliziati, tanto da prendere l'abitudine di banchettare in mezzo alle forche su cui erano gli impalati: ciò fa ipotizzare che egli fosse un sadico.

Si evince fin troppo bene perché Vlad prese il soprannome di Țepeș, ossia impalatore.

Ma abbiamo inizialmente detto che Vlad è considerato un eroe per la Romania. E non solo per il suo impegno contro i turchi, ma anche per le politiche interne adottate per risolvere i problemi della Valacchia.

La fortezza di Poenari, residenza di Vlad l'impalatore

Intraprese misure per aiutare il benessere dei contadini con la costruzione di nuovi villaggi ed incrementando la produzione agricola. Egli capì l'importanza del commercio per lo sviluppo della Valacchia: aiutò quindi i mercanti valacchi, limitando il commercio estero mercante di tre città mercato: Târgșor, Câmpulung e Târgoviște.Vlad considerava i boiardi la causa principale del costante conflitto e coresponsabili della morte del padre e del fratello. Vlad nominò come suoi consiglieri persone straniere fidate invece che i boiardi. L'esercito venne rafforzato: Vlad possedeva una piccola guardia personale, composta in prevalenza di mercenari, che venivano premiati con bottini e promozioni; inoltre istituì una milizia formata da contadini chiamati a combattere ogni volta che scoppiava una guerra. Vlad Dracula costruì una chiesa a Târgșor (presumibilmente in memoria di suo padre e di suo fratello maggiore che sono stati uccisi nelle vicinanze) e contribuì con il proprio patrimonio personale all'espletamento dei lavori per il Monastero di Snagov.

Vlad riceve gli inviati del sultano

Vlad finirà di nuovo prigioniero ed usurpato del suo trono, che riuscirà a riprendere. Morirà nel 1477, durante una battaglia contro i turchi, in cui la sua testa verrà decapitata e portata via come trofeo di guerra. Si ritiene sia sepolto nei pressi di Bucarest, ma nella realtà dei fatti, i resti del suo corpo non sono mai stati trovati, dando il via a diverse speculazioni sul destino delle sue spoglie.

10 agosto, 2016

Gli Ordini Religiosi Cavallereschi

In un'epoca ben precisa del medioevo ebbe luogo la nascita degli ordini religiosi cavallereschi, stiamo parlando dell'inizio dell'XI secolo, in piena epoca crociata. Vi furono numerosi ordini religiosi monastici in questa epoca, dove di seguito ci limiteremo solo ad accennarli; ciò che li accomuna tutti è l'aderire al voto di combattere affiancato ai tre più importanti: quelli di castità, povertà e obbedienza, che sono quelli caratteristici della tradizione monastica. L'uomo d'armi che faceva parte di un ordine religioso cavalleresco, si differenziava ampiamente da qualsiasi altro ordine religioso cristiano, poiché l'uomo d'arme religioso aveva un legame molto più forte con il proprio Dio, visto che rappresentava il "paladino" nel difendere la propria cultura e la propria religione a costo della vita.

I più noti Ordini religiosi cavallereschi del tempo 

Gli ordini religioso-militari hanno avuto una notevole importanza nella storia della cristianità medievale: essi nacquero storicamente con l'avvento delle Crociate in terra santa, ma altri ebbero origine a seguito di crociate indette in altre nazioni dell'Europa medievale, come l'Ordine Teutonico, che ebbe come suo teatro di guerra le regioni dell'est Europa. I soldati degli ordini furono ben presto chiamati Miles Christi: il termine non indicava solo il "martire della fede", ma anzi venne visto come il "combattente al servizio della fede cristiana".
Ma com'era possibile che un prete, o comunque un religioso, avesse la possibilità di uccidere una persona? Effettivamente poco prima delle Crociate, a quel tempo, era proibito per un monaco uccidere qualcuno; però con la nascita degli ordini religioso-militari si superò questa proibizione: infatti negli ordini si poteva essere al tempo stesso monaci e cavalieri. Durante il corso delle crociate in Terra Santa, negli ordini religiosi ritroviamo anche nobili crociati che entrano a far parte di un ordine senza prendere voti; questi furono comunque considerati Templari, Teutoni, Ospedalieri e così via, ma in veste di laico servente l'ordine scelto. Lo scopo degli ordini non era soltanto di combattere in terra ostile il nemico, ma crescendo ebbero la possibilità di creare una potenza economica e politica a sé: infatti, come ben conosciamo tutti, l'Ordine Templare e Ospedaliero, ebbero così tanto potere che furono stesso i Templari a creare ciò che oggi conosciamo come gli istituti di credito o gli assegni; altri, come gli Ospedalieri, si prefissarono lo scopo scopo di servire come ospedale lungo le rotte pellegrine, per tutti coloro che attraversassero la Terra Santa, fino a possedere città e castelli imponenti.


Cavalleria Templare in carica

La maggior parte di questi ordini si estinsero dopo la fine delle crociate. Alcuni di essi, oggi, sono diventate associazioni moderne; ma il vero ordine di un tempo ormai è sparito.
Di seguito vi elencheremo tutti gli ordini religiosi cavallereschi che fecero parte del medioevo.

  • Ordine del Santo Cosma e San Damiano o Ordine dei Martiri, fondato in Palestina nel 1030;
  • Ordine di San Giacomo d'Altopascio o Ordine dei Cavalieri del Tau, fondato in Toscana 1050;
  • Ordine canonicale del Santo Sepolcro, fondato in Terra Santa nel 1099. La loro funzione era quella di custodia e guardia del S.Sepolcro, officiandovi le funzioni religiose e difesa armata;
  • Ordine dei Cavalieri Templari, sorti nel 1118-1119 (ufficializzazione papale nel 1139);
  • Ordine di S.Biagio e della Vergine Maria, coevo dei Templari, fondato in Palestina;
  • Ordine dei Cavalieri di San Lazzaro, fondato a Gerusalemme nel 1142;
  • Ordine Militare di S.Benedetto d'Avis, fondato in Portogallo nel 1147;
  • Ordine dei Cavalieri Ospitalieri di S.Giovanni in Gerusalemme, fondato nel 1050 (ufficializzazione papale nel 1113 in Gerusalemme);
  • Ordine Militare di Alcàntara, fondato nel 1156 nel regno di Leòn;
  • Ordine Militare del Santissimo Salvatore di S.Brigida di Svezia, fondato dalla santa svedese nel 1366 e approvato da Papa Urbano V nel 1370;
  • Ordine Militare di Calatrava, fondato nel 1158 nel regno di Castiglia;
  • Ordine di Santiago o Ordine di S.Giacomo nel 1170 nel regno di Leòn;
  • Ordine di Monte Gioia, fondato nel 1180, unito all'Ordine Militare di Calatrava;
  • Sacro Militare Ordine Costantiniano di S.Giorgio, sorto nel 1190;
  • Ordine della Fortuna, fondato all'inizio del IX secolo a Brescia e poi rifondato nel 1190 in Palestina;
  • Ordine Teutonico, fondato nel 1193 in Terra Santa;
  • Ordine di Cipro o Ordine del Silenzio o Ordine della Spada, fondato nel 1195 da Guido di Lusignano a Gerusalemme;
  • Ordine del Giardino degli Ulivi, fondato nel 1197 da Baldovino a Gerusalemme;
  • Cavalieri Portaspada è un ordine monastico militare tedesco costituito nel 1202, vennero chiamati anche Cavalieri di Cristo, Fratelli della spada o Ordine Livoniano;
  • Ordine di S.Maria delle Mercede per la liberazione degli schiavi, fondata nella cattedrale di Barcellona il 10 Agosto 1218;
  • Ordine della fede di Gesù Cristo, fondato nel 1220 in Francia;
  • Cavalieri di San Tommaso, fondato nel 1227;
  • Milizia di Gesù Cristo, fondata a Parma nel 1233;
  • Crocigeri della Stella Rossa, fondato attorno al 1233;
  • Ordine di S.Giovanni e S.Tommaso, fondato nel 1261 in Palestina;
  • Ordine di Parte Guelfa, fondato a Firenze nel 1266 da papa Clemente IV;
  • Ordine di Montesa, fondato nel regno Aragona nel 1312;
  • Ordine del Drago, creato nel 1387 da Sigismondo re d'Ungheria;
  • Cavalieri Crociati del Sacro Ordine Societas Jesu Christi, fondato nel 1459 da papa Pio II;
  • Betlemitani od Ordine Militare dei Crociferi con stella rossa in campo blu, fondato dal vescovo di Betlemme nel XII secolo;
  • Ordine di S.Maria di Betlemme, creato nel 1459.



07 agosto, 2016

Il borgo medievale di Torino

Correva l'anno 1884, e nel parco del Valentino, a Torino, si svolse l'Esposizione Generale Italiana. L'architetto portoghese Alfredo D'Andrade, concepì un padiglione che dovesse mostrare come fosse fatto un borgo italiano medievale. Questo padiglione, che si sarebbe dovuto smantellare al termine della manifestazione, ebbe un tale successo da divenire un vero e proprio museo sul medioevo, e da quel momento tutti lo chiamarono: il borgo medievale.

Il borgo medievale ideato da Alfredo D'Andrade
 La riproduzione sorge sul fiume Po, nel parco del Valentino. Essa è composta da un piccolo centro urbano, formato dalle architetture medievali più significative di Piemonte e Val d'Aosta, circondato da mura e sovrastato da una rocca, il cui interno è ispirato al castello di Fenis, nei pressi di Aosta.

Al borgo si accede da nord, attraverso una porta munita di ponte levatoio

Ingresso al borgo
Da notare il camminamento di ronda, le superfetazioni in legno esterne alla torre, le decorazioni ad affresco che spesso caratterizzavano gli edifici medievali.
Superata la porta di ingresso, ci si trova dinnanzi alla strada su cui si affacciano le costruzioni del borgo.
I modelli usati per tali costruzioni, sono i seguenti monumenti piemontesi e valdostani:
  • Castelli di Fenis, Issogne, Challant, Pavone Canavese, Ozegna, Malgrà, Montalto Dora, Ivrea e Verres;
  • Torre d'Alba, Torre-porta del Ricetto di Oglianico;
  • Chiese di San Giorgio presso Valperga, di San Giovanni Battista e il portico di via Vittorio Emanuele presso Cirié, parrocchiale dei SS. Vito e Modesto e la Chiesa della Confraternita di Piossasco;
  • Precettorìa di Sant'Antonio di Ranverso;
  • Palazzo del Senato presso Pinerolo e quello di Serralunga presso Alba;
  • Fontana di Oulx;
  • Case dei Bressani di Mondovì, di Re Arduino presso Cuorgnè, dei Villa presso Chieri, di via Borgo Vecchio detta del Gran Bastardo di Carignano, Aschieri e la Locanda della Croce Bianca presso Bussoleno.
Scorcio del borgo medievale
E' interessante notare come le case abbiano delle botteghe che riproducono fedelmente le attività del tardo medioevo, come, ad esempio, la produzione della carta. Nel 1884 le botteghe sulla strada ospitavano anche le botteghe del fabbro, della tessitrice, del vasaio e del falegname, tutte concepite per riprodurre fedelmente tali attività per come si svolgevano all'epoca.

Fulcro del borgo è la rocca, in posizione elevata rispetto al resto del sito. Le sue stanze sontuose sono ricche di mobili, suppellettili, tessuti, che mostrano gli usi di vita del Quattrocento. Le corazze, le armi, i passatempi lasciati nel camerone degli uomini d'arme, la sala da pranzo, la cucina, offrono un'idea di cosa dovesse essere un castello sabaudo del XV secolo.

La rocca medievale
In sintesi, questa ricostruzione ottocentesca, è un'ottima passeggiata per capire come potesse apparire un centro urbano del nordovest italiano nel medioevo, nonché un modo per trascorrere una piacevole mezza giornata in un luogo caratteristico ed immerso nel verde.

05 agosto, 2016

Consigli di lettura: Le guerre del Barbarossa

Paolo Grillo è uno studioso, profondo conoscitore del medioevo italiano, in particolare di quello lombardo. In questo testo, chiaro, semplice, ben scritto e piacevole da leggere, l'autore ripercorre tutte le campagne militari italiane del Barbarossa. Nel libro vengono chiaramente descritte le dinamiche del conflitto insanabile tra una concezione gerarchica del potere, appartenente all'imperatore il quale però, magnanimamente concede privilegi e libertà ai suoi sudditi, e la visione indipendentistica dei nascenti comuni italiani i quali, pur non disconoscendo l'autorità imperiale, reclamano autonomia di legge e libertà nei commerci e nella gestione delle proprie ricchezze.


Nell'opera viene ampiamente descritta la bellicosità endemica del basso Medioevo, quando guerre e schermaglie varie insanguinavano costantemente l'Italia. Di sicuro gli eserciti che si fronteggiavano, erano piccoli (da poche centinaia a forse 10-20.000 uomini) ma le battaglie erano ugualmente cruente. Non mancavano feriti, mutilati, donne stuprate ed uccise, e campi devastati. Le carestie e la fame erano compagni di viaggio della vita terrena della gente, specie della gente povera. Ed i poveri erano tanti, pochi i benestanti, pochissimi i ricchi.
Ben documentato è anche il fatto che i comuni coalizzatisi nella lega lombarda non volessero la libertà assoluta dall'impero. Infatti, essi richiedevano, e combatterono per ottenerla, una autonomia che gli era stata già riconosciuta dagli imperatori precedenti al Barbarossa, nei cui confronti riconoscevano una fedeltà formale, in cambio di autonomie, per così dire, amministrative.
Concludendo, si può affermare che l'autore traccia un ottimo resoconto della fallimentare avventura del Barbarossa in Italia, conclusasi con la disfatta di Legnano e la pace di Costanza nel 1183, accurato nella ricostruzione storica, ricco di aneddoti e di dettagli sull'arte militare dell'epoca, descritta con una notevole dovizia di particolari; in pratica, un'opera che mancava nel panorama editoriale riguardante il Medioevo.

02 agosto, 2016

Urbano II e la prima crociata

Il cardinale francese, Eudes de Lagery, divenuto tale sotto il papato di Gregorio VII, fu eletto al soglio pontificio nel 1088 ed assunse il nome di Urbano II; dichiarò di voler proseguire in tutto e per tutto il percorso intrapreso da Gregorio, difendendo il cattolicesimo in tutti i modi e ad ogni costo.

Ignoto, Papa Urbano II, tela, 1756
Urbano si prefissò come obiettivo primario quello di unificare la Chiesa cattolica, soprattutto perchè, qualche decennio prima, nel 1054, vi era stato lo scisma con gli ortodossi (sotto Leone IX); per raggiungere tale scopo, serviva senza dubbio un impegno generale, una sorta di missione religiosa che dovesse coinvolgere tutti i cristiani. Questa missione fu identificata dalla volontà di liberare il S. Sepolcro di Gerusalemme dall'invasore musulmano.

Il momento propizio si presentò chiaramente in un concilio importante tenutosi a Piacenza nel marzo 1095: lì, alla presenza di 200 vescovi e dinnanzi all'ambasciatore dell’imperatore di Oriente Alessio Comneno, il quale cercava insistentemente l'aiuto del papa per “liberare Gerusalemme dagli infedeli”, Urbano ebbe l'occasione per elaborare il suo progetto di pellegrinaggio armato (che in seguito sarebbe stato conosciuto col termine di crociata), incitando tutte le chiese a difendersi dalla “minaccia infedele”. In questo modo, egli ottenne anche l'effetto di stemperare la tensione scaturita con lo scisma.

Per mettere a punto la missione, che doveva tramutare i credenti in soldati, spinti da un grande fervore religioso, il pontefice si recò nella sua Francia, ed organizzò un secondo concilio nella città di Clermont, nel novembre del 1095. Fu in quell'occasione che pronunciò il famoso proclama attraverso cui bandì tale pellegrinaggio, proclama che tutti oggi conosciamo come "appello di Clermont".

Papa Urbano II al Concilio di Clermont, miniatura dal Livre des Passages d'Outre-mer, 1490 circa
Avvalendosi di metafore bibliche e di miniature dei santi, esortò i cristiani a brandire la spada contro i Turchi, sotto il famigerato grido “Dio lo vuole!”. 
L’obiettivo della crociata non solo era la riconquista di Gerusalemme, ma anche e soprattutto la creazione di un regno latino in Oriente, che si opponesse ai reami islamici in terra santa.

Prima di essere venuto a conoscenza del successo della "sua" crociata, Urbano II morì, il 20 luglio 1099; successivamente beatificato, è sepolto nelle Grotte Vaticane, accanto ad Adriano I, che fu “padre spirituale” di Carlo Magno, allo stesso modo in cui lui lo sarà per Goffredo di Buglione, non a caso discendente dell'imperatore del Sacro Romano Impero.