09 dicembre, 2016

Il banchetto e le influenze della società medievale

La preparazione della tavola, nel banchetto medievale, era un momento di notevole importanza. In questo articolo, ci occuperemo di come un banchetto fosse influenzato dalla cultura e dalla società del tempo. 
È chiaro che un pranzo fastoso si organizzava in occasione di avvenimenti importanti per la comunità, come potevano essere i matrimoni; è da qui infatti che deriva l'odierna tradizione di celebrare il matrimonio con un opulento banchetto.
Entrando nel merito della questione, bisogna, prima di tutto, sottolineare che l'uso di servire ai commensali una serie di piatti uguale per tutti, che oggi consideriamo normale, un tempo non lo era affatto (questo tipo di servizio, definito "alla russa", si diffuse soltanto nel XIX secolo). Nel Medioevo la consuetudine voleva che bisognasse portare in tavola, allo stesso tempo, molte vivande, suddivise in "servizi" di due tipi diversi: di credenza, ossia piatti freddi, e di cucina, ovvero piatti caldi. Il numero e la varietà delle pietanze dipendeva dall'importanza del banchetto: decine e decine di portate si susseguivano nei pranzi fastosi delle corti signorili, mentre sulla tavola delle classi meno abbienti, erano presenti, al massimo, una o due vivande. In ogni caso, non venivano mai serviti piatti già preparati (o, come si dice oggi, "impiattati"). 
Banchetto alla Corte del Dio d’Amore, da “Le Chevalier Errant” di Tommaso di Saluzzo,
 Parigi, Bibliothéque Nationale de France (1405 circa)
I commensali facevano da sé, servendosi da piatti comuni. Solo gli ospiti più prestigiosi erano serviti dal personale di sala o da propri servi personali. Per questo motivo risulta difficile definire un menù "tipico" del Medioevo: l'allestimento conviviale tipico del periodo, per alcuni aspetti simile a quello degli odierni buffet, privilegiava le scelte personali, sia sul piano qualitativo e che quantitativo.
La presentazione delle vivande a tavola, così come i metodi di cottura e i criteri di abbinamento dei cibi, era determinato anche dalla cultura dietetica dell'epoca. L'idea secondo cui tutti i convitati potessero cibarsi nello stesso modo, non era minimamente contemplato: il concetto-base della scienza nutrizionale prevedeva che i bisogni corporei variassero in base ad alcuni criteri come con l'età, il genere, lo stato di salute, l'umore (e con il personalissimo rapporto fra l'individuo e gli elementi esterni, quali il clima, la stagione, ecc.).
banchetto medievale, arazzo di Bayeux
Inoltre si pensava che ogni individuo fosse capace di comprendere ciò che in quel momento fosse più idoneo al proprio corpo (e quindi lo attraesse maggiormente). Per queste ragioni, si lasciava a ciascun ospite la responsabilità di decidere cosa mangiare.
A tutto ciò andavano aggiunte considerazioni di natura sociale, come ad esempio, l'idea che determinati cibi particolarmente pregiati fossero riservati alle persone di più alto lignaggio: per questo, sulle tavole, alcune carni (o altre vivande) venivano posizionate in maniera tale da essere raggiungibili solo da qualcuno.
Da ciò si evince come la caratterizzazione e la cultura della società medievale si andassero a ripercuotere anche sul momento della convivialità e della condivisone del cibo.

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