17 dicembre, 2016

La cattività Avignonese

Non sempre la sede della Chiesa Cattolica è stata Roma. C'è stato un periodo, nel Trecento, in cui la sede venne trasferita in Francia. Il termine "cattivo", deriva dal latino "captivus", ossia "prigioniero". Con tale termine però, i letterati dell'epoca pensavano più ad un esilio, sul modello dell'esilio del popolo ebraico, nel periodo in cui furono prigionieri in Babilonia, considerata all'epoca la città del peccato e della perdizione.

Palazzo dei Papi di Avignone

Come mai la Chiesa cattolica Romana si trovò bloccata in quel di Avignone?
Tutto cominciò ai tempi di Bonifacio VIII, agli inizi del 1300: il suo tentativo di espandere il potere della Chiesa lo mise in conflitto con molte famiglie nobili dell'epoca e con i monarchi di Francia, tanto da arrivare alla distruzione di  un feudo della famiglia Colonna, Palestrina. La ribellione dei Colonna verso il Papa, culminò con lo schiaffo di Anagni. Morto Bonifacio, ci fu un periodo di profonda instabilità che terminò con il conclave di Perugia. In questo conclave, durato ben undici mesi, fu decisa la linea da seguire. Fu scelta una linea politica più morbida, e alla fine fu eletto il cardinale francese Bertrand De Got, arcivescovo di Bordeaux, che chiese di essere incoronato Papa a Lione. L'incoronazione fuori sede era prassi comune all'epoca, di conseguenza non ci furono problemi ad acconsentire a tale richiesta.

Bertrand De Got, che verrà incoronato Papa Clemente V

Bertrand diverrà papa Clemente V. Una volta incoronato, per venire incontro al Re di Francia Filippo il Bello, acconsentirà alla distruzione dell'Ordine Templare e, per tenere strettissimi contatti col sovrano francese, ed al contempo affermare la propria indipendenza, chiese al re di Napoli Roberto d'Angiò, nel 1309, la concessione di un suo possedimento in Francia meridionale, Avignone. Il sovrano di Napoli cedette Avignone al Papa per 80.000 fiorini, ed in questo modo fu possibile, per il papato, giocare un ruolo importante nello scacchiere dell'Europa trecentesca.

Roberto d'Angiò e la moglie Sancia di Majorca, con intorno la corte napoletana

Sia Clemente V che i papi che seguirono, considerarono quella avignonese una sede temporanea, nell'attesa che le situazioni romana ed europea si stabilizzassero. Tanto è vero che vennero finanziate diverse spedizioni militari nello stato della Chiesa, per favorire il controllo del territorio romano. Fra il 1309 ed il 1370 infatti, ci furono ben sette spedizioni ed un giubileo.
Già nel 1367 Urbano V dovette rientrare a Roma per tre anni, per sedare alcune rivolte nella città eterna; ma sarà il suo successore, Gregorio XI, a riportare la sede in Italia, su particolare sollecito di Santa Caterina da Siena. Infatti la Francia era impegnata nella Guerra dei Cent'anni, e la situazione romana si stava stabilizzando. La chiesa cattolica romana, poteva tornare a casa.

Gregorio XI, il papa che chiude il periodo della cattività avignonese

Ci si rende conto, da questa sintetica descrizione dei fatti, che la cattività avignonese non è stata una prigionia, ma un volontario auto esilio, definito prigionia dai letterati dell'epoca, che non vedevano di buon occhio l'allontanamento della sede papale dalla penisola italiana. La Chiesa non abbandonerà più il territorio italiano, e la Roma dei papi, per molto tempo ancora, giocherà un ruolo di primo piano nel quadro politico europeo.

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