12 marzo, 2017

Storie di Repubbliche Marinare: Amalfi

In un nostro precedente articolo, abbiamo visto cos'erano, quante erano e come si sono sviluppate le Repubbliche Marinare. Adesso osserviamo insieme le vicende delle quattro più importanti: Amalfi, Genova, Pisa e Venezia.
Cominceremo il nostro viaggio per l'Italia con quella più antica, Amalfi, per poi continuare con le altre. Approfondendo così una delle vicende più interessanti del medioevo italiano, e scoprendo come abbia stimolato commerci, cultura, tecnologia, ed arte.


Amalfi 


La bandiera di Amalfi, con la croce ottagona che richiama una rosa di dodici venti, necessari alla navigazione. Inizialmente di colore nero, ma poi passata in campo azzurro in quanto, in un altro stemma della città, è presente con tale colore, e di conseguenza, così riportata nello stemma della marina italiana raffigurante le quattro Repubbliche Marinare. 
Un piccolo villaggio di pescatori, fondato dai Romani, viene presto trasformato dai Bizantini in fortezza per difendersi dai Longobardi del re Alboino. La posizione della fortezza è strategica: alle sue spalle alte, impervie e scoscese montagne che superano il chilometro in altezza, permettendo una visione pressoché totale del golfo di Salerno; dinanzi il mare, e la possibilità di poter comunicare con la costellazione di piccoli centri che caratterizzano la costiera, Capri e la piana del Sele. Ciò permise agli amalfitani di poter rafforzare la propria posizione, nonostante l'ingombrante presenza di Napoli, nell'orbita della quale Amalfi gravitava, e quella bizantina. I commerci divennero così floridi, che nell'836 d.C., la città aveva rapporti con tutto il sud Italia, Sicilia ed Africa, permettendo così l'apertura all'influenza araba, che caratterizzerà anche l'architettura della Costiera nei secoli a venire.

Tre anni dopo, nell'839 d.C., la città viene espugnata dal Longobardo Sicardo, ma la classe dirigente longobarda era molto instabile, ragion per cui, Amalfi tornò ad essere un protettorato del ducato di Napoli, filobizantino, ma con una sostanziale autonomia. Tanto è vero che, all'espandersi dell'influenza araba, Napoli propose alla piccola città e a Gaeta la formazione di una lega, detta Lega Campana. Ciò però non impedì alla città di continuare i propri commerci; non poteva essere altrimenti, perché l'unico sbocco possibile per la città, dato il territorio impervio dell'entroterra, era proprio il mare. Ed il mare permise al ducato di accrescersi, e giungere a ragguardevoli dimensioni.

Territorio del Ducato di Amalfi, comprendente grosso modo, l'odierna Costiera Amalfitana

Il commercio era stato regolamentato con le Tavole Amalfitane, codice marittimo redatto nell' XI secolo. E' il più antico statuto marittimo italiano, e la sua efficacia fu tale da essere usato in tutto il Mediterraneo fino al XVI secolo, cioè ben oltre la fine del Medioevo stesso. Inizialmente composto da 21 articoli scritti in latino, se ne aggiunsero altri 45, scritti in volgare, nei secoli successivi, per un totale di 66 articoli. Il documento originale è andato perduto, ma una copia è tutt'ora conservata negli arsenali della Repubblica.

Il Codice Foscarino, conservato negli Arsenali di Amalfi, attualmente contiene una delle pochissime copie sopravvissute delle Tavole Amalfitane

L'Arsenale della Repubblica di Amalfi era il luogo di rimessa delle barche. Attualmente adibito a museo storico della città, colpisce per l'austerità e il soffitto a sesto acuto, di sapore goticheggiante.

Arsenale della Repubblica. Al suo interno è custodita la barca di gara della regata delle Repubbliche Marinare
Le dimensioni dell'arsenale sono notevoli, in quanto la città sta espandendo sempre di più i suoi commerci. Tanto è vero che nel 996 d.C., si registra la presenza di una nutrita colonia di commercianti amalfitani al Cairo in Egitto. La città ha costellato di colonie l'intero Mediterraneo centro-orientale, e l'influsso arabo sull'architettura, comincia a farsi sentire.

Campanile della cattedrale di Amalfi: notare gli archi intrecciati, tipici dell'influenza araba

Chiostro del Paradiso, sempre in cattedrale. La presenza degli archi intrecciati, delle colonne binate e l'uso dei colori chiari, sono un chiaro influsso della cultura mediorientale portata attraverso i commerci

Anche i centri del ducato risentono di tale influenza. Basti pensare alla vicina Ravello, con villa Rufolo.

Ravello, chiostro di villa Rufolo. Le complesse geometrie sono tipiche dell'architettura araba.

Ancora Villa Rufolo coi suoi giardini pensili, altro elemento tipico mediorientale

La stessa facciata della cattedrale di Amalfi, nel XIX secolo, verrà rifatta in forme moresche, in quanto riconosciute come caratteristica peculiare della città della Costiera.

I navigatori amalfitani erano scafati ed esperti. Fecero la loro fortuna anche perché portarono un'importante innovazione tecnologica, che troverà presto diffusione in tutto il mondo. Intorno al 1300 infatti, un navigatore di nome Flavio Gioia venne a sapere del viaggio effettuato da Marco Polo in Cina. Leggendo una copia del Milione, il libro scritto dal viaggiatore veneziano, Flavio Gioia scoprì che i cinesi, per orientarsi, usavano dei complessi dispositivi magnetici che tendevano ad indicare sempre un punto ben preciso: il nord. Capendo l'importanza di avere un riferimento in un luogo avaro di riferimenti come il mare, Flavio Gioia perfezionò il dispositivo, introdusse la rosa dei venti in esso e costruì un ago magnetico che vi girava sopra. Chiamò lo strumento "Bussola", e tutt'ora tale strumento, viene usato per l'orientamento in un territorio.


Stampa del seicento, che mostra Flavio Gioia intento a perfezionare la bussola, riportata in sovrimpressione

L'idea della bussola fu un successo tecnologico enorme: da quel momento non si navigherà più soltanto a vista, affidandosi ai venti o alle stelle, ma avendo anche a disposizione uno strumento che indicherà sempre una posizione ben precisa.

Purtroppo però, la situazione politica europea continua ad essere instabile: le lotte fra bizantini e normanni costringono Amalfi a chiedere, nel 1126, protezione al normanno Roberto il Guiscardo, perdendo così la propria indipendenza. Ciò non gli impedisce di allacciare una serie di rapporti commerciali con Pisa, con cui la città ha molta affinità. Questi stretti rapporti commerciali portarono gli amalfitani in guerra contro il Sacro Romano Impero di Lotario II insieme a Genova, Napoli ed altre città italiane. La guerra arrivò in costiera: Amalfi fu distrutta, le navi in fonda nel porto e nell'arsenale saccheggiate, i pisani sbaragliati nei vari focolai di battaglia scoppiati lungo la costiera. Alla fine Ruggiero II il Normanno ne uscì vincitore, e conquistò l'intera Italia meridionale, Amalfi inclusa. Da questo momento in poi, mentre al nord si andrà sviluppando una costellazione di comuni e libere città stato, al sud si andrà costituendo un regno che esisterà, sotto varie dominazioni, fino al 1861.

Ruggiero il Normanno, colui che pose fine all'esperienza di Amalfi come Repubblica Marinara libera

Amalfi perderà progressivamente prestigio e potere, anche se, per qualche secolo, continuerà ad essere un florido emporio commerciale. Ma andrà via via spegnendosi, tornando ad essere un borgo di pescatori, passando il testimone alla vicina Napoli, che nei secoli a venire diverrà la futura capitale del Regno appena costituitosi.

La pietra tombale della storia di Amalfi verrà messa nel 1343: un violento maremoto distrugge la città. Gli arsenali diverranno inservibili, e la città non si risolleverà mai più, in quanto impossibilitata a poter costruire le galee che l'avevano portata a diventare padrona dei mari.

La più antica repubblica marinara esce di scena, ma nel frattempo altre repubbliche stanno emergendo e prosperando. Le conosceremo meglio nei prossimi tre articoli.

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