26 agosto, 2017

Il patrono d'Europa

Benedetto, l'uomo santificato dalla Chiesa e venerato in tutta Europa. Qual è la sua storia? E perché viene considerato il patrono dell'intero continente?

Andrea Mantegna: San Benedetto da Norcia

Nel 480 d.C, a Norcia, nascono Benedetto e sua sorella Scolastica, anche lei destinata a divenir santa. Il padre era console e capitano generale dei romani nella regione di Norcia; la madre era un'abitante del posto. Alla morte della madre, Benedetto e Scolastica vengono affidati alla nutrice Cirilla. Al bambino viene data la possibilità di poter studiare: a 12 anni infatti, Benedetto viene inviato a Roma; ma messo piede nella capitale, si rende conto di quanto essa sia dissoluta, e subito si ritira con orrore da quella vita che gli si proponeva davanti. Così, a 17 anni, abbandonò gli studi e si rifugiò nella valle dell'Aniene, presso l'odierna Affile, ad est di Roma, in compagnia della nutrice. Qui si dice abbia compiuto il suo primo miracolo. La svolta della sua vita arriverà recandosi alla vicina Subiaco.

Subiaco, dove Benedetto proverà la vita da eremita

Benedetto, in questo borgo, incontra Romano. Romano è un monaco che lo veste degli abiti monastici e lo convince a vivere in un'impervia grotta sul monte Taleo. Benedetto vivrà lì da eremita per ben tre anni, fino alla Pasqua del 500 d.C.

Le grotte dove ha vissuto Benedetto sono oggi inglobate in un monastero

Dopo una pessima esperienza da monaco cenobitico (tentarono addirittura di avvelenarlo!), Benedetto torna a Subiaco e comincia a fare proselitismo. Sempre più monaci lo seguono, ed arriva a fondare ben tredici monasteri nella regione. Dopo un nuovo tentativo di avvelenamento, abbandona Subiaco e fonda il monastero di Montecassino. Ed è proprio a Montecasino che Benedetto scrive la sua famosa Regola, basata tutta sulla preghiera ed il lavoro (ora et labora). Tutti i monasteri che seguiranno tale regola saranno chiamati benedettini; essa si diffonderà in tutta Europa, e sarà uno degli elementi che consentirà di mettere in salvo la cultura classica dagli anni medievali più bui, consentendo di gettare le basi per la cultura europea moderna.

San Benedetto con la Regola, affresco presso Subiaco

La rivoluzione introdotta dalla Regola sarà così forte che persino il re degli Ostrogoti Totila verrà a rendere omaggio al monaco. Benedetto continuerà a vivere, lavorare e pregare in quel di Montecassino, morendo il 21 marzo del 547 di febbre forte presso lo stesso monastero. Verrà sepolto insieme alla sorella Scolastica.

Abbazia di Montecassino, luogo di vita e morte del santo

24 agosto, 2017

Proposta di lettura: Maometto e Carlomagno

Un libro diverso dai tanti che trattano e descrivono il medioevo, al punto tale che si parla di una pietra miliare della storiografia di questa meravigliosa epoca, scritta dal medievista belga H.Pirenne. Uno dei suoi ultimi testi, realizzato nel 1937, unitario e ben approfondito nei suoi particolari, il testo si sofferma sul fatto che il Medioevo abbia inizio dopo le invasioni musulmane e con l'avvento, in Europa, della dinastia Carolingia, che cambierà totalmente la visione geopolitica del vecchio mondo. L'approfondimento prosegue con ulteriori analisi e dibattiti dal punto di vista commerciale e culturale, includendo anche la resistenza dell'ultimo baluardo romano dell'Impero Bizantino che, nonostante le peripezie sul fronte orientale, si disinteressò dell'occidente per impiegare tutte le sue energie nel contrasto dell'avvento musulmano.

Il libro
 Il libro spazia nel contesto della vita europea occidentale e non solo, analizzando il legame che si instaurò tra la chiesa e la nuova dinastia dei carolingi, focalizzandosi sul cristianesimo che velocemente iniziò a diffondersi in quei regni ancora pagani, sul commercio con l'oriente, le strutture feudali e tanto altro ancora.
In sintesi, è un libro che ogni storiografo dovrebbe leggere almeno una volta, ben documentato, innovativo, affascinante, compatto e con una semplicità di linguaggio, che lo rende adatto ai più esigenti studiosi, così come ai semplici appassionati del medioevo. Anche se con le ricerche fatte negli anni successivi si conosce di più rispetto al testo, resta comunque un libro importate da possedere.

21 agosto, 2017

Historie medievali: le ricette della tavola rotonda

Le ricette che vi proponiamo oggi, sono le seguenti:

BALORDAGGINE

Ingredienti:

300g di fagioli secchi
100g di lardo
2 gambi di sedano
1 carota
1 cipolla grossa
1 foglia d’alloro
1 busta di zafferano
1 chiodo di garofano
1 bicchiere di vino rosso
300g di cotenne
pane, sale, pepe

Procedimento:
Mettere a bagno i fagioli in acqua tiepida 8 ore prima. Preaparare sedano, carota e cipolla tritate.
Mettere il lardo tritato in una pentola per preparare il soffritto di sedano, carota, cipolla; appena rosolato aggiungere i fagioli scolati e il vino e aggiungere 1,5l di acqua, sale, pepe quanto basta.
Aggiungere lo zafferano, i chiodi di garofano, la foglia di alloro e fare cuocere per 3/4 d’ora a fuoco lento; nel mentre prendere le cotenne, tagliarle a pezzetti, mettere a bollire per 40 minuti, scolarle e metterle assieme ai fagioli.
Dopo 2 ore scolare 1/3 dei fagioli, frullarli, rimetterli nella pentola e finire la cottura:
Aggiungere 2 cucchiai d’olio e servire con del pane tostato.




FRITTATA ALLE ERBE

Ingredienti:
6 uova
100cl latte
150 gr borragine
150 gr coste
150 gr tarassaco
100 gr formaggio
2 spicchi aglio
1 cucchiaio zenzero
50 gr strutto
3 cucchiai olio

Procedimento:
Lavare la borragine ( o rucola) le coste e il tarassaco, cuocerle in poca acqua salata con uno spicchio d’aglio, a cottura ultimata strizzarle e tagliare finemente.
Prendere una terrina nella quale andare a sbattere le uova unendole con latte, formaggio grattugiato, sale e zenzero q.b. , unire poi al composto le verdure tagliate.
Soffriggete in una larga padella olio e strutto (o burro), aggiungete il contenuto della terrina, cuocete a fuoco basso, coprite fino a termine per circa 5/10 minuti. Servire calda o fredda.

19 agosto, 2017

Il genio di Masaccio

Il passaggio da un'era all'altra non è né casuale, né istantaneo, ma è figlio di una serie di uomini, eventi ed avvenimenti storici e culturali che cambiano per sempre la realtà. Uno dei grandi uomini che ha contribuito al passaggio dal medioevo al rinascimento, è indubbiamente Tommaso di Ser Giovanni di Mone Cassai, che si farà conoscere col nome di Masaccio.

Presunto autoritratto di Masaccio in Cappella Brancacci, Firenze

Tommaso nasce nell'odierna San Giovanni Valdarno, nelle terre nuove di Firenze, il 21 dicembre del 1401, in una casa tutt'oggi conservata e visitabile.

Casa natale di Masaccio a San Giovanni Valdarno

La famiglia produceva casse lignee per uso domestico, di quelle usate per conservare i vestiti o gli oggetti di casa. L'infanzia è piuttosto travagliata: il padre muore quando Masaccio aveva solo 5 anni; la madre si risposa, ed il nuovo marito muore qualche tempo dopo, facendo del futuro artista un giovane capofamiglia di soli 16 anni.
Masaccio comincia a studiare a bottega come pittore: tutt'ora i diversi storici dell'arte dibattono su quale bottega abbia formato il giovane artista; fatto sta che il suo arrivo a Firenze è databile intorno al 1418, cioè quando aveva solo 17 anni. Masaccio conosce così l'arte scultorea di Donatello e Ghiberti, e quella architettonica di Brunelleschi. Raccoglie le loro idee, capisce che il modo di articolare le figure nello spazio di Donatello, può essere accomunato con gli studi prospettici di Brunelleschi. Così comincia a creare una sua idea di rappresentazione pittorica che, alla lunga, risulterà rivoluzionaria.

Ma andiamo con ordine e scopriamo a tempo debito cosa ha donato Masaccio all'umanità.
La prima opera sicuramente attribuibile a Masaccio è del 1422 ed è il trittico di San Giovenale.

Trittico di San Giovenale, 1422

Si può notare la tipica iconografia medievale, con uno sfondo in oro, ma con una tridimensionalità delle figure degna del miglior Giotto. Il pavimento ha un particolare: presenta delle linee di fuga che danno un'idea di prospettiva e, di conseguenza, di una tridimensionalità più realistica e mai raggiunta fino ad allora. E' la prima volta che, in pittura, si introduce questa idea di prospettiva. Masaccio collaborerà per un po' col conterraneo Masolino da Panicale; tale collaborazione sarà importante perché, grazie ad essa, egli potrà lavorare ad una delle sue più grandi opere: la decorazione della Cappella Brancacci a Firenze. Masaccio, nell'esprimere i sentimenti dei vari personaggi raffigurati, fa qualcosa di estremamente coraggioso: prima di allora, quando si dipingeva un personaggio lo si raffigurava con un'espressione contenuta, solenne; nella cappella Brancacci invece, per dipingere la cacciata dal Paradiso di Adamo ed Eva, Masaccio sceglie di far esprimere ai loro volti tutta la disperazione e lo strazio per la punizione inflitta da Dio.

Cappella Brancacci: cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso

L'espressività dei due deve aver colpito moltissimo gli spettatori dell'epoca, abituati a figure che, sotto certi aspetti, sembravano quasi prive di emozioni.
Soltanto tra il 1426 ed il 1428 Masaccio compirà quel passo che segnerà la fine della pittura medievale e l'ingresso, a titolo definitivo, in quella rinascimentale. Il teatro di tutto ciò è ancora una volta Firenze, e precisamente la chiesa di Santa Maria Novella. A Masaccio viene assegnato il dipinto di una crocifissione, e l'idea dell'artista è quella di inserire la scena in una galleria vista in prospettiva.
Proviamo ad immaginare la scena: al momento dello scoprire il dipinto, le persone presenti immaginano di trovarsi un magnifico Gesù in croce all'apparenza tridimensionale, magari circondato da un paesaggio che ricorda quello delle campagne fiorentine; ma alla caduta del velo, quello che si trovano davanti è la sensazione che il muro dietro il dipinto sia stato sfondato per far posto ad una galleria. In realtà non è una galleria, ma un sapiente gioco di prospettive frutto di anni di studio.

Crocifissione in Santa Maria Novella, Firenze

Lo stupore deve essere stato immenso; e da quel momento, la pittura non sarebbe stata più la stessa. Masaccio ha appena dato un contributo nel passaggio dal medioevo al rinascimento, passaggio che si concluderà qualche decina di anni più tardi con la scoperta dell'America.

Nel 1428 Masaccio muore a Roma, probabilmente avvelenato. Brunelleschi ne piange la perdita, sottolineando come il mondo abbia perso una mente visionaria. Verrà sepolto nella chiesa del Carmine a Firenze nel 1443, al cospetto di uno dei suoi capolavori, la cappella Brancacci.

17 agosto, 2017

Great Battle of Historie Medievali: La Battaglia di Nàjera

Conosciuta anche come la Battaglia di Navarret, ebbe luogo il 3 aprile del 1367, e fu una battaglia della prima guerra civile castigliana, che insanguinò la penisola iberica  per circa 15 anni (1354-1369).
Gli schieramenti di questa battaglia campale erano la Corona di Castiglia supportata dal Regno d'Inghilterra e la Nobiltà ribelle castigliana affiancata dal Regno di Francia.
I comandanti in capo ai due eserciti erano Pietro I di Castiglia e il nobile Edoardo il Principe Nero per la Corona, mentre il comando dell'altro schieramento era affidato ad Enrico di Trastàmara e a Bertrand du Guesclin.
I numeri degli schieramenti in campo, oggi, si conoscono abbastanza bene: parliamo di 28.000 uomini circa per l'esercito anglo-castigliese, suddiviso in 14.000 cavalieri, 12.000 arcieri e 2000 lancieri; l'esercito franco-castigliese era ben più numeroso, infatti si contavano intorno ai 60.000 uomini suddivisi in 6000 cavalieri, 4000 cavalleggeri, 6000 balestrieri, 4000 frombolieri e, infine, 40.000 lancieri; quindi, lo schieramento franco-castigliese poteva vantare un'armata che aveva più del doppio degli uomini dell'esercito avversario.

Miniatura della Battaglia di Najera tratta dalle Chronique di J.Froissart (XIV secolo)
  
La battaglia ebbe luogo poiché Bertrand du Guesclin, capo dello schieramento francese, aveva l'esperienza necessaria per superare il Principe Nero (Edoardo),avendolo combattuto già diverse volte e conoscendolo molto bene in battaglia. Enrico II di Castiglia rifiutò di ascoltare B.du Guesclin che insisteva per incalzare l'avversario, tendendogli delle trappole. Sul campo erano presenti altri nobili, tra cui annoveriamo il fratello di Edoardo, il Duca di Lancaster, Giovanni di Gand, al comando dei 6000 uomini in prima linea; inoltre, vi era anche il re di Maiorca (Giacomo il Pretendente), in esilio e presente sul campo insieme al Conte Armagnac, i quali erano al comando dei restanti 6000 uomini della terza linea, mentre Edoardo il principe nero e Pietro I, guidavano il resto delle truppe nella seconda linea.

Miniatura della Battaglia di Najera tratta dalle Chronique di J.Froissart (XIV secolo)
Nell'esercito opposto, B. du Guesclin era alla guida della prima linea, mentre in seconda linea c'era lo schieramento di Enrico II col grosso delle sue truppe; infine una terza linea composta da 20.000 fanti spagnoli. Il principe nero ordinò di combattere a piedi, quindi la cavalleria smontò da cavallo e si mise in formazione da combattimento. B. du Guesclin avanzò contro Giovanni di Gand per lo scontro in mischia, mentre gli arcieri inglesi iniziarono a bersagliare la fanteria spagnola; dopo un violento e sanguinoso corpo a corpo, gli spagnoli vacillarono fino a ritirarsi.

Schieramento e fasi della Battaglia di Nàjera
                                                                                                                                                                    L'esercito franco-castigliano fu facilmente sconfitto, e B. du Guesclin, che aveva circa 2000 uomini, trovandosi circondato, si arrese e fu catturato, mentre Enrico II, che durante lo scontro fu dato per morto, scappò e si riparò in Francia. Alla fine della battaglia i caduti della fazione anglo-castigliana, che aveva vinto lo scontro, ammontavano ad alcune centinaia di morti e feriti, mentre per lo schieramento opposto franco-castigliano, le perdite si aggirarono intorno alle 15.000 unità, tra caduti, feriti e prigionieri.                                                

13 agosto, 2017

Lo speziale

Lo speziale, come suggerisce il termine stesso, era colui che si occupava delle spezie.
Nell’alto Medioevo la preparazione dei medicamenti era appannaggio dei monaci, i quali, negli orti dei conventi, coltivavano i "semplici" (erbe e aromi).
Con il proliferare del commercio delle spezie, merce di notevole valore economico, ne trassero grande prestigio coloro che le vendevano o che comunque si occupavano di questo prezioso bene. Nacque così il mestiere dello speziale, organizzato sulla base di una gerarchia ristretta.

Lo speziale nel XV secolo
A queste figure professionali era riconosciuto il diritto di manipolare le spezie al fine di ricavarne vari prodotti, quali:
-medicamenti o veleni;
-profumi e trattamenti di bellezza;
-preparati di pasticceria indispensabili ai cuochi, come mostarde, gelatine colorate, canditi e  marzapane;
-colori per tingere panni o pelli;
-inchiostri per decorare le miniature.
In Italia, una prima differenziazione tra la figura dello speziale e quella del medico si ebbe con Fedrico II nel 1235 circa, che attuò una sorta di "riforma sanitaria". Stando a questa nuova regolamentazione, lo speziale doveva soltanto occuparsi di manipolare erbe e spezie per ottenere un medicamento; mentre colui che diagnosticava le malattie e ne prescriveva il corrispondente rimedio, doveva essere il medico.
Miniatura di una bottega di spezie nel Medioevo
Prima dell'editto federiciano, le due professioni non erano affatto distinte, e ancora nel XIII sec., a Firenze, medici e speziali erano uniti sotto l'egida di un'unica corporazione,  a cui era iscritto anche Dante.
Il passo successivo fu rappresentato dalla nascita della farmacopea, sempre a Firenze, nel corso del '500, che è da intendersi come l'arte di preparare i medicamenti,e che si diffuse in tutta Europa. Fu soltanto nel Settecento che venne istituzionalizzata la specifica figura del farmacista.
Infine, nel XIX secolo, il commercio al dettaglio delle spezie, per uso alimentare, fu assegnato ai droghieri, i quali vendevano queste merci assieme ad altri articoli come zucchero, dolciumi, liquori, saponi e detersivi.
Oggi il moderno speziale lo ritroviamo nella figura dell’erborista che, oltre a vendere erbe e spezie, è in grado di preparare anche pozioni curative.

La basilica di San Francesco d'Assisi

E' una delle perle del medioevo. L'imponenza della sua struttura caratterizza e rende iconica l'immagine di Assisi per chi viene da sud. E' uscita indenne dalla secolare furia dell'uomo e della natura. Oggi siamo lieti di parlarvi della basilica di San Francesco ad Assisi.

Basilica di San Francesco, con Assisi sulla destra

Francesco, prima di morire, indicò il luogo in cui voleva essere sepolto: il santo voleva che le sue spoglie riposassero in mezzo a quelle dei reietti, dei delinquenti, dei diseredati. Queste persone, in Assisi, venivano seppellite su di una piccola collina ad ovest della città, e per questa ragione chiamato collis inferni, ovvero colle dell'Inferno.
Nel 1226 Francesco muore e, come pattuito, viene seppellito sul colle dell'inferno. Papa Gregorio IX, due anni dopo, il 17 luglio del 1228, lo proclama santo; ed il giorno dopo viene posta la prima pietra della basilica. Il colle viene ribattezzato paradisi, ossia del paradiso; e si intuisce che la basilica, già dalle prime fasi della sua costruzione, sarà qualcosa di unico: infatti è il luogo che dovrà accogliere una delle figure più importanti della cristianità, quindi dovrà essere concepita abbastanza grande per ricevere folle enormi di fedeli; inoltre viene pensata come Biblia pauperum, ossia Bibbia per i poveri. Per spiegare bene questo concetto, bisogna capire che all'epoca, quasi tutta la popolazione era analfabeta; quindi la Bibbia poteva essere letta soltanto tramite immagini. Ragion per cui si affrescavano gli interni delle chiese con storie dell'antico e del nuovo testamento, e con quegli affreschi si intendeva istruire i fedeli. La basilica francescana, per tale ragione, verrà progettata come un'immensa biblia pauperum.
Nel 1253, Papa Innocenzo IV consacra la basilica.

Basilica di San Francesco vista dalla rocca di Assisi

La basilica è costruita in gotico italiano, un gotico molto meno slanciato rispetto a quello europeo, e che guarda più alle proporzioni che al tendere verso il cielo; la candida pietra calcarea la fa risaltare sulle circostanti campagne; è appoggiata su di una serie di contrafforti arcuati che entreranno nel panorama della vallata che la città di Assisi domina.

Basilica di San Francesco dal piazzale di accesso inferiore. Si nota l'imponenza del campanile

L'aspetto esterno è bello, elegante ed imponente, ma l'interno lascia a bocca aperta. Innanzitutto la chiesa ha una singolarità: si tratta di due basiliche sovrapposte: una inferiore ed una superiore. Questo perché in una prima fase si pensò alla creazione di una chiesa basata sul vecchio stile romanico; poi, in un secondo momento, si pensò di sovrapporre una nuova basilica di tipo gotico. L'immagine sottostante mostra come sono posizionate le due basiliche.

Schema che mostra la sovrapposizione delle due basiliche: in basso, la cripta del santo; in mezzo, la basilica inferiore, di stile romanico; sopra, la basilica superiore, di stile gotico.

Inoltre, come sottolineato in precedenza, le chiese medievali erano concepite per essere una biblia pauperum, e di conseguenza dovevano essere totalmente affrescate. Ed i cicli di affreschi che verranno dipinti, rappresentano qualcosa di incredibile.

Partiamo dalla basilica inferiore: abbiamo detto che è di stile romanico, larga e dal soffitto relativamente basso. Vengono chiamati, per affrescarla, artisti del calibro di Giotto, Cimabue e Simone Martini. Per entrare si accede dalla piazza inferiore, attraverso un portale; all'interno la navata è a croce commissa, simbolo caro a San Francesco; sono dipinte storie della vita di San Francesco, in modo da istruire i pellegrini sulla vita del Santo, e storie della passione di Cristo.

Panoramica della basilica inferiore

Giotto - immagine della vita di Cristo riguardante la scena del noli me tangere

Al di sotto della basilica è presente la cripta del santo: infatti la basilica inferiore è pensata proprio per ospitare tale ambiente.

Tomba di San Francesco, all'interno della cripta

La basilica superiore si trova sulla verticale di quella inferiore: alta, luminosa ed imponente, è stata affrescata da Cimabue, Giotto e da altri artisti minori dell'epoca medievale. Sono narrate storie dell'antico, del nuovo testamento e degli atti degli apostoli.

Basilica superiore

La basilica superiore è a navata unica, a croce latina, dalle ampie finestre con vetri decorati. E' una delle costruzioni che diffonde il gotico in Italia. Il tetto è affrescato da un'alternanza di cieli stellati e scene tematiche, come quella riguardante i dottori della chiesa.

Volta dei dottori della chiesa

Per concludere, a dimostrazione delle peripezie che ha dovuto attraversare questa mirabile opera dell'uomo, vorremmo mostrarvi questa immagine della controfacciata.

Controfacciata della basilica: notare gli innumerevoli frammenti di affresco andati perduti nel corso dei secoli

L'occhio attento può notare che diversi frammenti di affresco sono andati perduti nel corso dei secoli. Questo capita perché l'Umbria, così come tutta la dorsale appenninica, è zona sismica. A titolo d'esempio, l'immagine seguente mostra i danni provocati dal terremoto del 1997.


Terremoto del 1997. La volta affrescata da Cimabue casca al suolo uccidendo due persone

Un intenso lavoro di restauro è riuscito a ripristinare parte dell'affresco andato perduto; ma gli innumerevoli terremoti, nei secoli, hanno lasciato il segno nella struttura della basilica, a testimonianza di come sia stata travagliata e difficile la storia di questo gioiello dell'ingegno umano.

10 agosto, 2017

La scienza nel medioevo

L'uomo, in ogni era della sua storia, ha sempre cercato di capire il funzionamento del mondo intorno a sé. Ciò vale anche nel periodo medievale. Ovviamente, con la caduta dell'Impero Romano, si ebbero delle ripercussioni sulle conoscenze acquisite fino ad allora, come succede per ogni crisi; ma l'Impero di Oriente aveva ancora dei centri di sapere importanti, come Costantinopoli ed Alessandria d'Egitto. 

Ricostruzione di un prototipo di occhiali di epoca medievale

Lo studio scientifico era prettamente qualitativo: non si cercava di quantificare i fenomeni naturali, di fare sperimentazioni per capire le leggi che regolano la natura; si cercava invece di descrivere i vari aspetti del mondo e di conciliarli con la cultura cristiana dominante, in modo da vederli come aspetti della presenza di Dio in terra. Nacque in questo modo, la filosofia della natura. Fondamento principale era giungere alle caratteristiche dell'essenza degli elementi, come il fuoco, l'acqua, la terra, l'aria.

Mappa medievale mostrante le relazioni fra i quattro elementi

Alla base di tale filosofia c'erano due grandi teorie, contrapposte fin dall'epoca degli antichi greci:

  • Il meccanicismo, che nasce dall'idea del filosofo greco Democrito, il quale sosteneva che tutto fosse composto da microscopici princìpi elementari unitari ed indivisibili, e che per questo battezzò "atomi" (da àtomos, indivisibile);
  • Il platonismo, teoria nata dalle idee del filosofo greco Platone, che vede la natura come un unico, grande organismo vivente, dove tutto è in relazione, in quanto in principio, tutto era unito in un'unica grande entità.
Durante l'epoca medievale, diversi filosofi abbracceranno il platonismo, molto più vicino ai concetti cristiani. L'entità di origine infatti, può essere benissimo Dio. Plotino, Sant'Agostino e tanti altri, abbracceranno quest'idea, e vedranno il mondo con gli occhi di Platone.
Tali idee andranno avanti anche nella fondazione delle prime università, dove si svilupperà un particolare tipo di filosofia, la filosofia scolastica, che cercherà di conciliare il pensiero razionale con la fede cristiana.

Immagine di una scuola del XIV Secolo

In ambito scientifico, le università contribuiranno molto alla storia della scienza medievale: basti pensare alla scuola medica salernitana, o alla formazione di pensatori, come San Tommaso d'Aquino presso la Federico II di Napoli. Nelle università si proponeva lo studio della natura per conoscere le leggi iscritte da Dio nella creazione, le quali avrebbero consentito di elevare sempre più in alto l'intelligenza umana. Lo stesso Tommaso d'Aquino, insieme ad Alberto Magno, a Parigi, introdurrà concetti come analogia ed astrazione, che tutt'oggi vengono usati per lo studio dei fenomeni fisici e naturali. Sarà comunque la stampa il carburante definitivo, quello che consentirà la rapida diffusione delle conoscenze e delle idee e, di conseguenza, il rapido incremento dei progressi.

Uno sguardo oltre l'Europa
Nel Medioriente, terra di scambi, viaggi frequenti e con linguaggio comune, si ebbe una forte circolazione di idee, che portò al fiorire delle scoperte scientifiche fra l' VIII ed il XIV Secolo. L'etica era importante, e nacquero idee come il citare ed l'avvalersi del lavoro degli altri per contribuire al miglioramento del proprio, e la revisione delle proprie idee attraverso un confronto fra pari. Muhammad ibn Musa Khwarizmi inventò l'algoritmo; inoltre diede il nome anche all'algebra, che deriva da al-jabr, inizio del titolo di una delle sue opere. Fra l'XI ed il XII Sec., il mondo islamico raggiunse l'apogeo della cultura scientifica, con Avicenna ed Averroè.
In Cina invece, si raggiunse l'apice tra il X e l'XI secolo: i cinesi inventarono il razzo, il cannone, il fucile; utilizzavano l'energia idraulica, costruivano ponti sospesi ed effettuavano trivellazioni profonde da cui estraevano gas e petrolio. Inventarono la stampa e la carta moneta, il sismografo e la sismologia. Il sostrato filosofico su cui si innestava la scienza cinese era rappresentato dal Taoismo, che diede anche notevoli impulsi allo studio di arti mediche, come l'agopuntura.

Riproduzione moderna del sismografo inventato dai cinesi

04 agosto, 2017

Historie medievali: le ricette della tavola rotonda

Le ricette che vi proponiamo oggi, sono le seguenti:

TORTELLI DI VERDURE

Ingredienti:

Per la pasta
100g. farina di segale
100g. di farina di farro
300g. di farina bianca
3 uova intere
2 cucchiai d’olio d’oliva
sale e noce moscata

Ripieno
300g. di spinaci
300g. di tarassaco o rucola
200g. di formaggio grattugiato
50g. di lardo
1 cucchiaino di cannella
pepe quanto basta

Procedimento:
Pulire le verdure, sbollentarle, scolarle, strizzarle e tagliarle a tocchetti.
Aggiungere il formaggio, il sale, il pepe, la cannella e il lardo tagliato finemente e impastare il tutto.
Fare un composto omogeneo con tutte le farine, le uova, l’olio d’oliva, un pizzico di sale e la noce moscata.
Stendere la pasta e fare dei dischetti, spennellarli con un rosso d’uovo, mettere il ripieno al centro di essi e chiuderlo.
Cuocere per circa 8 minuti e condire a piacimento.


FRITTATA VERDE

Ingredienti:
130g. di prezzemolo
50g di maggiorana
6 uova
100g. di latte
30g. di salvia
30g. di menta
50g. di burro
100g. di grana grattugiato
2 cucchiai d’olio

Procedimento:
Prendere il prezzemolo, la menta, la salvia e la maggiorana; pestarle nel mortaio fino a renderle in poltiglia, spremerle e aggiungere al succo le uova, il latte e il formaggio grattugiato.
Sbattere il tutto molto bene e versarlo in una pentola con olio e burro a fuoco lento.
Lasciar cuocere per 10 minuti.

02 agosto, 2017

L'arco inglese: il Longbow

Un arco straordinario, che ha cambiato l'esito di due battaglie, quella di Crecy e di Azincourt nella guerra dei Cento Anni. La sua gittata era più ampia di un arco italiano e asiatico: stiamo parlando del Longbow o Arco lungo.
La sua curvatura era unica. Costituito da un unico e lungo listello di legno (Tasso), la sua lunghezza, secondo alcuni storici, doveva essere quanto l'apertura delle braccia dell'arciere, ma la misura sembra fosse standard, intorno ad un 1,80m o poco più.

Battaglia di Crécy con gli archi longbow
La sua sezione a "D" consentiva di avere un forte arcuamento delle due estremità, ovvero i flettenti, che molto spesso erano rinforzati con corno o con del cuoio. La corda era costituita da un intrecciamento da 2 a 3 fili di lino, canapa o budello; essa veniva impregnata da una resina per renderla molto più resistente nel momento in cui veniva usata. Spesso, all'interno delle corde, venivano inseriti capelli femminili per renderle più resistenti, in modo tale da non spezzarsi. Nonostante ciò, con tutti i rinforzi annessi, la corda tendeva spesso a rompersi; ma gli arcieri ne avevano sempre una di scorta durante le battaglie. Per ultima, la freccia veniva appoggiata sulla mano dell'arciere che impugnava l'arco.

Battaglia di Azincourt, miniatura del XV secolo
Le origini dell'uso dei lunghi e potenti archi simili al longbow, risalgono alle invasioni barbariche del V secolo; solo nel XIII secolo prettamente in Inghilterra, si diffuse questo arco lungo. Le prime prove sono collocabili durante il regno di Edoardo I Plantageneto, quando l'isola viveva ancora nel periodo di marginalità (come nel XII secolo), l'economia era rurale non consentendo ancora uno sviluppo ampio delle nuove tecniche e delle tecnologie apprese nei secoli precedenti, come ad esempio la costruzione di balestre e altre armi, come quelle d'assedio. La diffusione di quest'arco fu favorito dalla facilità di costruzione e dall'accessibilità di cui anche le classi popolari potevano usufruire. Si dice che, più un arciere avesse un arco arcuato, più sarebbero state le possibilità di essere assoldato per combattere in battaglia. Ciò lo si deduce dal lungo utilizzo dell'arma.

Ricostruzione di una linea di Longbowman durante la Battaglia di Crecy
L'arma divenne tipica degli eserciti inglesi, e fu utilizzata durante la guerra contro la Scozia e, contro la Francia, nella guerra dei Cento anni. Infatti è celebre la battaglia di Azincourt contro l'esercito francese, che venne vinta proprio grazie al contributo degli arcieri. La gittata di questi archi sembra fosse intorno ai 150 metri e oltre; come detto precedentemente, essa dipendeva dall'apertura di chi lo usava e da una buona angolazione.
Durante la Guerra dei Cento anni, i francesi, quando catturavano un arciere inglese, gli tagliavano indice e medio della mano che tendeva la corda, in modo da renderlo inabile nell'uso dell'arma da lancio. In seguito, gli arcieri inglesi sbeffeggiavano i francesi mostrando le due dita (indice e medio) della mano a pugno chiuso.