19 agosto, 2017

Il genio di Masaccio

Il passaggio da un'era all'altra non è né casuale, né istantaneo, ma è figlio di una serie di uomini, eventi ed avvenimenti storici e culturali che cambiano per sempre la realtà. Uno dei grandi uomini che ha contribuito al passaggio dal medioevo al rinascimento, è indubbiamente Tommaso di Ser Giovanni di Mone Cassai, che si farà conoscere col nome di Masaccio.

Presunto autoritratto di Masaccio in Cappella Brancacci, Firenze

Tommaso nasce nell'odierna San Giovanni Valdarno, nelle terre nuove di Firenze, il 21 dicembre del 1401, in una casa tutt'oggi conservata e visitabile.

Casa natale di Masaccio a San Giovanni Valdarno

La famiglia produceva casse lignee per uso domestico, di quelle usate per conservare i vestiti o gli oggetti di casa. L'infanzia è piuttosto travagliata: il padre muore quando Masaccio aveva solo 5 anni; la madre si risposa, ed il nuovo marito muore qualche tempo dopo, facendo del futuro artista un giovane capofamiglia di soli 16 anni.
Masaccio comincia a studiare a bottega come pittore: tutt'ora i diversi storici dell'arte dibattono su quale bottega abbia formato il giovane artista; fatto sta che il suo arrivo a Firenze è databile intorno al 1418, cioè quando aveva solo 17 anni. Masaccio conosce così l'arte scultorea di Donatello e Ghiberti, e quella architettonica di Brunelleschi. Raccoglie le loro idee, capisce che il modo di articolare le figure nello spazio di Donatello, può essere accomunato con gli studi prospettici di Brunelleschi. Così comincia a creare una sua idea di rappresentazione pittorica che, alla lunga, risulterà rivoluzionaria.

Ma andiamo con ordine e scopriamo a tempo debito cosa ha donato Masaccio all'umanità.
La prima opera sicuramente attribuibile a Masaccio è del 1422 ed è il trittico di San Giovenale.

Trittico di San Giovenale, 1422

Si può notare la tipica iconografia medievale, con uno sfondo in oro, ma con una tridimensionalità delle figure degna del miglior Giotto. Il pavimento ha un particolare: presenta delle linee di fuga che danno un'idea di prospettiva e, di conseguenza, di una tridimensionalità più realistica e mai raggiunta fino ad allora. E' la prima volta che, in pittura, si introduce questa idea di prospettiva. Masaccio collaborerà per un po' col conterraneo Masolino da Panicale; tale collaborazione sarà importante perché, grazie ad essa, egli potrà lavorare ad una delle sue più grandi opere: la decorazione della Cappella Brancacci a Firenze. Masaccio, nell'esprimere i sentimenti dei vari personaggi raffigurati, fa qualcosa di estremamente coraggioso: prima di allora, quando si dipingeva un personaggio lo si raffigurava con un'espressione contenuta, solenne; nella cappella Brancacci invece, per dipingere la cacciata dal Paradiso di Adamo ed Eva, Masaccio sceglie di far esprimere ai loro volti tutta la disperazione e lo strazio per la punizione inflitta da Dio.

Cappella Brancacci: cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso

L'espressività dei due deve aver colpito moltissimo gli spettatori dell'epoca, abituati a figure che, sotto certi aspetti, sembravano quasi prive di emozioni.
Soltanto tra il 1426 ed il 1428 Masaccio compirà quel passo che segnerà la fine della pittura medievale e l'ingresso, a titolo definitivo, in quella rinascimentale. Il teatro di tutto ciò è ancora una volta Firenze, e precisamente la chiesa di Santa Maria Novella. A Masaccio viene assegnato il dipinto di una crocifissione, e l'idea dell'artista è quella di inserire la scena in una galleria vista in prospettiva.
Proviamo ad immaginare la scena: al momento dello scoprire il dipinto, le persone presenti immaginano di trovarsi un magnifico Gesù in croce all'apparenza tridimensionale, magari circondato da un paesaggio che ricorda quello delle campagne fiorentine; ma alla caduta del velo, quello che si trovano davanti è la sensazione che il muro dietro il dipinto sia stato sfondato per far posto ad una galleria. In realtà non è una galleria, ma un sapiente gioco di prospettive frutto di anni di studio.

Crocifissione in Santa Maria Novella, Firenze

Lo stupore deve essere stato immenso; e da quel momento, la pittura non sarebbe stata più la stessa. Masaccio ha appena dato un contributo nel passaggio dal medioevo al rinascimento, passaggio che si concluderà qualche decina di anni più tardi con la scoperta dell'America.

Nel 1428 Masaccio muore a Roma, probabilmente avvelenato. Brunelleschi ne piange la perdita, sottolineando come il mondo abbia perso una mente visionaria. Verrà sepolto nella chiesa del Carmine a Firenze nel 1443, al cospetto di uno dei suoi capolavori, la cappella Brancacci.

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