28 ottobre, 2017

Le vette dell'arte medievale: il duomo di Monreale

Nei luoghi in cui le culture si incontrano, nasce qualcosa di nuovo che non ha precedenti nelle epoche passate. In sintesi è questa una delle grandi lezioni che possono darci il Medioevo e la storia in generale.
Un esempio di tutto ciò è in Sicilia, terra che, storicamente, è sempre stata di confine fra l'Occidente ed i mondi che la circondano. In periferia di Palermo infatti, esiste un paese che ha uno fra i più begli esempi di arte arabo-normanna che esistano: il duomo di Monreale.

Facciata del duomo
Con la conquista della Sicilia nell'831 d.C., i Saraceni avevano cacciato i cristiani sulle colline circostanti, lontano dai centri maggiori; così, a Palermo, mentre la cattedrale dedicata a Santa Maria Assunta veniva trasformata in moschea, la corte arcivescovile edificò una nuova chiesa sulle alture della vicina Monreale. Nel 1172 i Normanni, nuovi signori dell'isola che avevano cacciato gli arabi, stavano edificando grandi palazzi e sontuose chiese; per devozione al Cristianesimo, e per sfoggio di potenza, Guglielmo II il Buono decise di costruire, sui resti della chiesa edificata in precedenza a Monreale, una nuova chiesa che, nel 1178, ottenne da Papa Lucio III, il titolo di Duomo.

Guglielmo II dedica la cattedrale di Monreale alla Vergine Maria

Una serie di privilegi e concessioni regali ai clerici seguono da parte dei normanni; ma sarà solo sotto gli Angioini, nel 1267, che la nuova chiesa sarà consacrata in tutta la sua magnificenza.

La chiesa segue i modelli cluniacensi: una facciata contornata da due massicce torri ed una piazza quadrangolare dinanzi al sagrato. Superato il supportico barocco, si apre un portale del 1185 in bronzo, opera di Bonanno Pisano.

Portale del Pisano, raffigurante scene della bibbia

L'interno della chiesa, con i suoi mosaici d'oro, è sfarzoso e luminoso:

Navata centrale

Tre navate, dalla base in marmo e in alto rivestite di mosaici bizantini, sono scandite da una serie di finestre a tutto sesto, che conferiscono luminosità alla struttura. Le navate terminano con archi a sesto acuto che sostengono il peso della navata, anch'essi rivestiti di mosaici. I mosaici in navata, descrivono scene dell'Antico e del Nuovo Testamento. Eccone alcuni esempi:

Creazione dei cieli

Adamo ed Eva vicino l'albero della conoscenza

Sacrificio a Dio di Caino ed Abele
Torre di Babele
Alcuni esempi del Nuovo Testamento:

Gesù e la Samaritana

Gesù ed il lebbroso
Miracolo della resurrezione

La meravigliosa abside invece, descrive le storie di San Paolo ed ha in alto il Cristo Pantocratore, uno dei mosaici più famosi del medioevo.

Abside
In sintesi, se vi trovate in Sicilia, dalle parti di Palermo, non perdete occasione di visitare questa meravigliosa chiesa, oltre alle altre del circuito arabo normanno della città che, rammentiamo, è riconosciuto dall'UNESCO come patrimonio dell'umanità. Esempi di bellezza unici al mondo che vale la pena scoprire.

25 ottobre, 2017

I Normanni nell'Italia meridionale e in Sicilia

La storia ci racconta che l'Italia Meridionale e la Sicilia non subirono attacchi dai vichinghi durante il X sec., attacchi che interessarono quasi tutta l'Europa. All'inizio dell' XI sec. alcuni gruppi di guerrieri Normanni, provenienti da Normandia e nord Europa, giunsero in Puglia come mercenari al soldo di Melo di Bari, un latifondista di origine Longobarda che si era ribellato a Bisanzio. I mercenari Normanni vagarono per il territorio dell'Italia meridionale, offrendo i loro servigi da mercenari e facendosi pagare cospicue somme di denaro dai signori e dai signorotti locali. Soltanto nel 1030 il capo di una di queste bande di mercenari, chiamato Rainolfo Drengot, ottenne dal Ducato di Napoli, la Contea di Aversa in cambio dei servigi che doveva rendergli. La Contea di Aversa quindi, divenne un punto di riferimento per gruppi Normanni provenienti dal nord Europa, come ad esempio per la stirpe dei Tancredi d'Altavilla; i suoi figli ebbero la possibilità di giungere fino ad Aversa grazie alla presenza di questa piccola Contea. Nel 1038 due figli di Tancredi, Guglielmo Braccio di ferro e Drogone, approfittarono della debolezza dell'Impero Bizantino in queste regioni del sud Italia, per conquistare Melfi in Puglia. Il Ducato di Melfi divenne il trampolino di lancio per le successive conquiste Normanne, come ad esempio la Calabria guidata da Roberto il Guiscardo.

I territori Normanni nell'XI sec.

Soltanto nel 1048-1054 l'espansione Normanna trovò un ostacolo: Papa Leone IX, non vedendo di buon grado l'espansione verso la Campania in direzione di Benevento, città che era assoggettata all'autorità papale, decise di muovere guerra contro di loro, ma nel 1053 fu sconfitto e fatto prigioniero. Il papato si trovò in difficoltà anche a causa dello scisma della Chiesa greca. Fu a quel punto che il papato si rese conto che i Normanni potevano essere dei validi alleati in grado di strappare a Bisanzio i territori dell'Italia meridionale, ottenendo un'influenza maggiore sulla Chiesa greca. Nell'anno del 1059 venne stipulato così l'accordo di Melfi, in cambio dell'appoggio normanno al papato. Infatti Riccardo D'Aversa e Roberto il Guiscardo vennero riconosciuti vassalli della Chiesa di Roma, inoltre Roberto fu riconosciuto come Duca di Puglia, di Calabria e futuro Duca di Sicilia, titoli che indicavano verso quale direzione il papato indirizzasse l'espansione dei nuovi alleati. Da quella data Roberto il Guiscardo ebbe numerosi successi militari; infatti nel 1060 completò la conquista della Calabria, nel 1061 prese Messina, nel 1071 Bari, poi  Palermo nel 1072, e nel 1073 Amalfi. Nel 1073, impossessandosi di Salerno, portò a termine la conquista dell'Italia meridionale, ma il Guiscardo, incoraggiato dai successi ottenuti, puntò verso i Balcani per aprirsi la strada in direzione di Costantinopoli, forse spinto anche dall'idea del Papa. Sfortunatamente fu richiamato in Italia per sedare una rivolta filo-Bizantina, morendo nel 1085 in seguito ad un'epidemia.

Il Papa Niccolò II, durante il primo Concilio di Melfi, nomina Roberto il Guiscardo, Duca di Puglia e Calabria.

Il figlio di Tancredi, Ruggero I aveva portato avanti l'occupazione della Sicilia, cacciando definitivamente la dominazione araba nel 1091. Solo Ruggero II figlio di Ruggero I e unico erede del Guiscardo, decise di riunire sotto la sua autorità tutti i territori conquistati dai suoi avi Normanni.  Infatti la notte di Natale del 1130 fu incoronato da papa Anacleto II con il titolo di "re di Sicilia di Calabria e delle Puglie". Ruggero II riprese la politica espansionistica verso i Balcani ma non vi riuscì a causa della sua prematura dipartita. La politica d'espansione fu abbandonata anche dal figlio Guglielmo I, per poi essere ripresa dal successore Guglielmo II, al quale toccò in sorte di passare alla storia come ultimo re dei Normanni di Sicilia. I domini passarono, in mancanza di eredi, a Costanza d'Altavilla che era figlia di Ruggero II. Costanza aveva sposato Enrico VI figlio di Federico Barbarossa, il quale grazie ad un matrimonio politico, riuscì a riunire la corona Imperiale e la corona del Regno Normanno di Sicilia, in modo da stabilire una dominazione, inizialmente militare,  dimostrando successivamente grandi capacità organizzative e legislative. Il Regno di Sicilia era costituito da numerose città, diverse dall'isola stessa, come Amalfi, Salerno, Beneventom, Capua, che avevano origini non solo bizantine ma anche longobarde e arabe; per questo i Normanni cercarono di applicare su tutto il regno una politica unitaria, in modo da integrare e rafforzare la propria monarchia sui territori assoggettati. Questa forma di governo portò ad un'affermazione delle idee Normanne a livello politico e amministrativo, ma anche alla creazione di un apparato burocratico all'avanguardia rispetto al resto d'Europa. Molte delle usanze e della cultura del popolo scandinavo furono portate, adattate e integrate anche con le culture circostanti. Come in Inghilterra, in Normandia e parte del Nord Europa, i Normanni introdussero le loro relazioni vassallatiche tra il potere centrale e le aristocrazie locali: furono istituite ad esempio le figure dei funzionari, posti sotto il controllo diretto del re, i camerati e giustizieri, che avevano il compito di esercitare la giustizia e gestire l'amministrazione delle circoscrizioni pubbliche sotto il controllo della Corte stabilita a Palermo.

Espansione Normanna nell'XI-XII secolo

Le città del Meridione dipendevano invece direttamente dal re senza alcuna mediazione signorile; infatti furono relegate ai margini della vita politica, sia perché la dipendenza dal potere centrale delimitava la libertà d'azione, sia perché gli ufficiali cittadini eletti localmente, essendo considerati rappresentanti del re, divennero di nomina regia. Questo spiega perché il Meridione non fu investito da quello sviluppo della vita comunale che caratterizzò il resto d'Italia. La corte di Palermo non solo divenne la residenza del re stesso, ma anche un importantissimo centro artistico-culturale, dove si usavano gli elementi della cultura arabo-bizantina con quella della tradizione nordica normanna.

23 ottobre, 2017

Historie medievali: le ricette della tavola rotonda

Le ricette che vi proponiamo oggi, sono le seguenti:

MINESTRA DI TRIPPA

Ingredienti:

800gr. di trippa
50gr. di lardo
2 carote
1 porro
1 cipolla
1 gambo di sedano
1 pizzico di menta
1 pizzico di salvia
1 osso di carne salata
cacio a piacere
spezie a piacere

Procedimento
Lavare le trippe e tagliarle in piccoli pezzi.
Preparare il soffritto di porri, cipolle, carote, sedano e lardo finemente tritato.
Pronto il soffritto, aggiungere le trippe, l’osso di carne e acqua, fino a coprire il tutto; portare ad ebollizione e lasciare cuocere per circa due ore.
A cottura raggiunta, aggiungere la menta, la salvia e lasciare bollire per altri 10 minuti circa.
La minestra a questo punto è pronta: servirla calda e con una spolverata di cacio e di spezie a piacere.


VINO SPEZIATO

Ingredienti:

1/2 litro di vino rosso buono o bianco secco
75gr. di zucchero semolato
25gr. di miele d’acacia
4gr. di cannella
5gr. di zenzero

Procedimento
Scaldare il vino (non bollire), dopodiché mescolarlo con tutte le spezie rese in polvere, lo zucchero, il miele e lasciare in infusione per 6 ore.
Filtrarlo almeno due volte con un colino e della garza, travasarlo in bottiglia e conservare in luogo fresco.

21 ottobre, 2017

Un grande re barbaro

Dopo la deposizione di Romolo Augustolo, la vita dei romani continuò come sempre e non ci furono grandi stravolgimenti. D'altronde, se ci avete seguito in queste settimane, abbiamo capito che i grandi stravolgimenti che portarono all'inizio del Medioevo in Italia, avvennero con la contesa della penisola fra Bizantini ed Ostrogoti, e cioè con le Guerre Gotiche.
Quindi gli Ostrogoti, in questo periodo, sono il popolo barbarico che governa sulla penisola un tempo appartenente a Roma. Fra di essi si erse un Re che verrà appellato come "il Grande", un Re che darà impulso alla cultura, e stabilità a quel frammento di vasto impero che il suo popolo aveva ereditato. Stiamo parlando di Teodorico il Grande.

Re Teodorico
Teodorico era un Goto dell'Est (da cui il termine OstroGoto) nato nella regione Pannonica, corrispondente all'odierna Ungheria, quando l'ultimo rimasuglio di Impero Romano esisteva ancora, e cioè nel 454 dopo Cristo.
Figlio del re ostrogoto Teodemiro e di una sua concubina, Erelieva, all'età di otto anni fu inviato come ostaggio, a garanzia della pace tra Bizantini ed Ostrogoti, presso la corte dell'imperatore Leone I, dove visse per dieci anni. Nella capitale dell'Impero romano d'Oriente venne educato, apprese il latino e il greco. Riscattato dal padre, si fece subito valere come comandante degli Ostrogoti in diverse battaglie, conquistandone ben presto la fiducia.
A vent'anni, e cioè nel 474, succede al padre; l'amicizia con Bisanzio continua, tanto che l'Imperatore Zenone gli riconosce, appena 10 anni dopo, la carica di Console Romano. L'influenza di Teodorico cresceva, così come quella di Odoacre in Italia, il generale che aveva deposto l'ultimo Imperatore d'Occidente, Romolo Augustolo; ragion per cui, Zenone, per preservare gli interessi dei Bizantini, decise di metterli l'uno contro l'altro. Così, nel 488, comincia la spedizione di Teodorico in Italia.

Moneta raffigurante Odoacre

Teodorico riuscì ad uccidere Odoacre nel 493, a capo di un esercito che invase la penisola italiana; diventato Re, lasciò che i Romani continuassero ad occuparsi dell'amministrazione dello Stato, mentre gli Ostrogoti si sarebbero occupati della sua difesa. Questo sistema di collaborazione fu estremamente efficace. Inoltre riscattò i cittadini romani fatti prigionieri da altri popoli barbari e procedette alla distribuzione delle terre. Tale liberalità e avvedutezza nella ripartizione dei terreni è da attribuire all'esiguo numero di Ostrogoti rimasti dopo aver varcato le Alpi.

Mosaico a Ravenna raffigurante il palazzo di Teodorico
Teodorico riempì Ravenna, capitale del Regno Ostrogoto, e l'Italia di opere pubbliche, come palazzi ed acquedotti. Il palazzo più famoso è quello riportato nell'immagine soprastante, raffigurato in un ciclo di mosaici presenti nella chiesa di Sant'Apollinare in Classe. Altra grande opera fu il suo mausoleo, fatto costruire sempre a Ravenna.

Mausoleo di Teodorico
Bisogna poi ricordare il Battistero degli Ariani, riccamente decorato di mosaici

Volta del battistero degli Ariani
È importante infatti sapere che Teodorico era cristiano ariano, ma fu tollerante verso le altre correnti religiose. Il nuovo Imperatore bizantino Giustino I cercò di cancellare l'arianesimo, assimilandolo alla Chiesa Cattolica Romana. La reazione di Teodorico fu durissima: credendo ad un accordo segreto fra romani e bizantini, fece uccidere molti suoi collaboratori e costrinse il Papa Giovanni I a chiedere l'annullamento della legge a Giustino I. Al suo rifiuto di permettere agli ariani di potersi di nuovo convertire, Teodorico fece rinchiudere il Papa in cella nel 526 d.C. e lo fece morire di fame.
Teodorico morì nel 526, lasciando come erede Atalarico che, essendo troppo giovane, ebbe come reggente Amalasunta.

16 ottobre, 2017

Domenico Bigordi, il Ghirlandaio

Uno dei grandi artisti che contribuì al passaggio dell'arte dal Medioevo al Rinascimento fu Domenico Bigordi, in arte il Ghirlandaio. Nacque l'11 gennaio 1449, ed è detto il Ghirlandaio perchè inventò le ghirlande per adornare la fronte delle fanciulle fiorentine. Fu allievo del pittore Alessio Baldovinetti ma, nella sua formazione artistica e nei primi tempi di attività, fu fortemente influenzato dallo stile dei grandi maestri del passato, recente e più lontano, quali Giotto, Masaccio, Andrea del Castagno e Domenico Veneziano.

Autoritratto nell'Adorazione dei Magi del 1488, Ospedale degli Innocenti, Firenze
Se si esclude il periodo trascorso a Roma, dove lavorò per papa Sisto IV nella Cappella Sistina, Domenico passò la sua intera esistenza a Firenze, dove dipinse gli affreschi con Storie di San Francesco e la pala con l'Adorazione dei pastori, nella chiesa della S. Trinità, tra il 1483 ed il 1486, divenendo così uno dei più importanti maestri della scuola fiorentina. Attento in seguito alle formule del Verrocchio e a quelle del primo Leonardo, si avvicinò anche alla cultura fiamminga ("Vecchio e nipote", Parigi, Louvre; Cenacolo, 1480, Firenze, chiesa di Ognissanti).
Il realismo e la perfezione del tratto che caratterizzavano le sue opere, ne fecero un artista estremamente ricercato, al punto che molti esponenti della borghesia cittadina divennero suoi mecenati. Realizzò affreschi e dipinti di soggetti religiosi, introducendo spesso, nelle sue opere, scene di vita fiorentina e ritratti di personaggi del tempo.

Cenacolo di Ognissanti (1480)
Nelle sue composizioni rielabora la tecnica del Masaccio, lo stile di Filippo Lippi ed il realismo nordico conosciuto mediante il fiammingo Hugo van der Goes, dando vita a scene altamente estetiche ed armoniose che, al di là del soggetto, costituiscono preziose testimonianze della quotidianità del suo tempo.
In un testo di preghiere del 1454, il "zardino de oration", ad esempio, viene descritta la "meditazione intuitiva", attraverso cui si riusciva a traslare mentalmente gli avvenimenti dei testi sacri nella propria città natale. Il Ghirlandaio realizzò questo precetto, facendo risplendere gli eventi biblici in un contesto familiare e fra personaggi contemporanei. Tra gli allievi di Domenico Ghirlandaio figura l'artista più celebre del Rinascimento italiano, Michelangelo.

Vocazione dei primi apostoli (1481-1482)
Ad ogni modo, si distinse soprattutto per gli affreschi, tra i quali ricordiamo "La vocazione di San Pietro e di Sant'Andrea"  per la Cappella Sistina, realizzato tra il 1481 e il 1482; "le Storie di san Francesco" (1485, cappella Sassetti in Santa Trìnita, Firenze), considerato universalmente il suo capolavoro; "le Storie della Vergine e del Battista" (1485-1490, coro della chiesa di Santa Maria Novella, Firenze), a cui collaborò il fratello Davide. Dipinse inoltre pregevoli pale d'altare, quali "l'Adorazione dei pastori"  del 1485, sempre in Santa Trìnita, e "Madonna in gloria e santi"  del 1490 circa, nelle Alte Pinakothek di Monaco.
Le rappresentazioni un po' statiche che, talvolta, si incontrano nelle sue realizzazioni, non denotano limitatezza di mezzi espressivi, bensì riflettono il gusto dell'epoca e, in particolar modo, dei committenti.
Cappella Tornabuoni, Nascita della Vergine
Vasari scrisse di lui:
"Usava dire Domenico la pittura essere il disegno, e la vera pittura per la eternità essere il musaico."
Degli ultimi anni sono alcune opere di cavalletto come l'Adorazione dei Magi e il "Vecchio e nipote" (1480, Louvre, Parigi), alcuni ritratti femminili (Giovanna Tornabuoni, Madrid, collezione Thyssen-Bornemisza), "la Visitazione" (1491, Parigi, Louvre).
Domenico il Ghirlandaio morì l'11 gennaio 1494, a 45 anni, per una febbre pestilenziale contratta mentre stava preparando dei lavori per Siena e per Pisa. Venne sepolto in una delle arche del cimitero di Santa Maria Novella.

14 ottobre, 2017

Le vette dell'arte medievale: la Cappella degli Scrovegni

Immaginate di essere in un giardino, e davanti a voi si para una piccola chiesetta in mattoni. E' una costruzione semplice, ed escludendo il dipinto sul lunotto, che sovrasta la porticina d'entrata, c'è solo la sua facciata in mattoni a caratterizzarla. Forse, alcuni di quelli che leggeranno questo articolo, non sarebbero neppure interessati ad entrarci. Beh, vi possiamo assicurare che potrebbe essere una scelta di cui potreste pentirvi, perché questa semplice costruzione è null'altro che lo scrigno di uno dei più grandi capolavori dell'arte non solo medievale, ma di tutti i tempi.

L'aspetto semplice della cappella degli Scrovegni

Enrico Scrovegni è un ricchissimo banchiere padovano del XIV secolo. Ha appena comprato, da un nobile decaduto, l'area dove un tempo sorgeva l'anfiteatro romano di Padova, di cui ormai restano poche rovine. In questo luogo, decide di costruire la sua sontuosa dimora provvista di una cappella. In quel tempo, a Padova, era appena arrivato un certo Giotto, divenuto famoso per gli affreschi realizzati ad Assisi e a Rimini. Intorno al 1302, Giotto stava lavorando alla decorazione di un vicino convento di frati francescani, ed Enrico lo contattò per proporgli la decorazione della sua cappella. Diversi documenti suggeriscono che Giotto lavorò alla cappella fra il 1303 ed il 1305, coordinando una squadra di circa quaranta collaboratori. La cappella si stava allargando fino a divenire una vera e propria chiesa, tanto che i vicini frati eremitani, proprietari di un convento confinante, protestarono. Si ritiene dunque che, nel 1320, parte della cappella fu abbattuta e ridimensionata.
Ad ogni modo, se si entra all'interno di questa costruzione, non si può che restare ammaliati dalla bellezza di ciò che si ammira.

L'interno della cappella

Nella cappella sono dipinte le storie del Nuovo Testamento. Tutte le pareti sono affrescate, e gli affreschi sono perfettamente conservati. Tutto il lavoro è incentrato sul tema della salvezza dell'uomo, ed ogni singolo riquadro è un vero e proprio capolavoro di storia dell'arte. Ne prendiamo alcuni esempi per mostrare il livello dell'opera.

La crocifissione:

L'ultima cena. Notare il senso di spiazzamento comunicato dal guardarsi fra loro dei discepoli, dopo che Gesù ha annunciato che uno di loro lo avrebbe tradito:

Gesù fra i dottori, dove la tridimensionalità tipica dei dipinti di Giotto, quasi raggiunge il livello di una prospettiva:


L'incontro fra Sant'Anna e San Gioacchino, in cui l'architettura dell'arco di entrata è profondamente influenzata dall'arco di trionfo presente a Rimini, città in cui Giotto era stato precedentemente:


L'ascensione di Cristo, caratterizzata da un curatissimo dettaglio:


La cappella degli Scrovegni è senza dubbio una delle più alte vette raggiunte dall'arte medievale. Quindi, se vi trovate a passeggiare per un giardino a nord del centro storico di Padova, nei pressi della stazione, e scorgete una piccola chiesa in mattoni, non esitate ad entrare. Resterete piacevolmente stupiti!

11 ottobre, 2017

Proposte di lettura: Storia di Roma nel Medioevo

Il passato ci insegna moltissimo per poter capire e affrontare al meglio il presente e forse anche il futuro. Roma, come tante capitali del mondo antico, ebbe un ruolo principale durante il periodo d'oro imperiale, e, sostanzialmente, la capitale italiana ebbe un ruolo importante anche nel Medioevo. Il grande storiografo Ludovico Gatto ci illumina in modo significativo su tutti gli aspetti che caratterizzarono Roma durante questa lunga epoca.

Il libro
Il libro percorre il periodo che parte da Costantino e giunge fino al famoso saccheggio di Carlo V, avvenuto nel 1527: sono milleduecento anni di storia di Roma che compaiono in questa ricostruzione pregevole, realizzata dal noto studioso medievale. La dettagliata analisi di tutti gli eventi fondamentali del tempo va a comporre un unico quadro politico, religioso, economico, culturale, sociale, edilizio ed urbanistico della città eterna. Se è vero che sull'epoca medievale, in genere, le fonti storiografiche a nostra disposizione non sono sempre molte, bisogna invece riconoscere che le testimonianze sono maggiori, se relative alla situazione di Roma. Le testimonianze sono documentarie e narrative, oltre a quelle urbanistiche e edili. Per le opere di letteratura storica l'autore fa riferimento al testo di Ferdinando Gregorovius, "Storia della città di Roma nel Medioevo", costruito intorno alla valutazione attenta di due elementi fondamentali: la grande tradizione della Chiesa universale e la memoria dell'Impero Romano. In conclusione, la trattazione di Ludovico Gatto comincia centocinquanta anni prima dell'inizio canonico del Medioevo e termina cinquanta anni dopo la fine ufficiale, consentendoci di fare chiarezza su un'epoca densa di contraddizioni e permettendoci di seguire le vicende di Roma fino alle soglie dell'età moderna.
Il testo è composto da 607 pagine circa, la lettura del testo è scorrevole, chiara e leggera; anche se non si è uno studioso di questa epoca, è un libro ottimamente indicato per gli appassionati o per i semplici curiosi che si avvicinano alla storia medievale di Roma. 

07 ottobre, 2017

Il Ducato di Napoli

Abbiamo visto come è finita l'età classica in Italia passando in rassegna le guerre Gotiche e vedendo, dopo il loro epilogo, gli effetti che ebbero sul nostro territorio.
Terminiamo questa rassegna sulla fine dell'età classica in Italia, analizzando cosa successe a Napoli. A Napoli venne esiliato l'ultimo Imperatore Romano d'Occidente, Romolo Augustolo. La notizia della consegna, da parte di Odoacre re degli Ostrogoti, delle insegne imperiali all'Imperatore d'Oriente, non fece molto scalpore: già allora Roma era diventata una città di periferia, dato che la capitale era stata spostata a Ravenna, quindi lo sfascio dell'Impero d'Occidente venne vissuto in modo non traumatico. Furono appunto le guerre Gotiche a distruggere lo status quo, e da quelle macerie sarebbe nato qualcosa di totalmente nuovo.

Mappa del Ducato di Napoli, stretto fra i Principati di Salerno e di Capua

Dopo l'assedio e la conquista da parte del generale bizantino Belisario, Napoli era stata decimata nella popolazione. La città era comunque in una zona strategica, in un golfo ben protetto e circondata da alture; ragion per cui Belisario la fece ripopolare con genti del sud Italia e nordafricane. Il principale compito di Belisario però, era la riconquista della penisola italiana, quindi doveva lasciare Napoli; motivo per il quale, intorno al 598 dopo Cristo, assegnò la città ad un Dux, ovvero un duce, condottiero di fiducia del generale. Il Dux, nominato dal generale, per Napoli, fu Conone, che aveva mansioni prettamente militari, dato che per la gestione del territorio campano c'era un'altra figura, quella del Iudex. Il Dux, già mezzo secolo dopo, era divenuto la figura militare e civile più importante della città. Col tempo prese il nome di Duca, era nominato dall'Imperatore bizantino e sottoposto all'Esarca di Ravenna.
Come abbiamo visto precedentemente, nel VII secolo arrivarono in Italia i Longobardi; passata la loro minaccia, l'Imperatore Bizantino, Costante II, nominò duca Basilio, un funzionario locale. Da questa nomina, comincerà un lento percorso che affrancherà il ducato di Napoli dall'Impero: Stefano II, nel 763, coniò monete locali; nell'831 il ducato avviò una politica filo musulmana, per via della presenza in Sicilia degli Arabi, politicamente più influenti dei lontanissimi Bizantini; nell'840, Sergio I dichiarò la carica di duca ereditaria, e questo atto affrancò definitivamente il ducato dall'ex Impero Romano d'Oriente. Napoli si era espansa verso sud, in direzione del mare, in un periodo in cui le altre città si erano di molto ridimensionate.

Mappa di Napoli disegnata dallo storico Bartolomeo Capasso. E' sovrapposta la città ducale (in rosa) rispetto alla città ottocentesca (in grigio).

Il Ducato di Napoli fu coinvolto, fin dalla sua nascita e per tutta la sua esistenza, in una continua e quasi ininterrotta sequenza di guerre, principalmente difensive, contro la pressione dei suoi potenti e numerosi vicini. Tra questi, principalmente, i principati longobardi di Benevento, di Salerno e di Capua, i corsari saraceni, gli imperatori bizantini ed i pontefici. Nell'836 i Napoletani dovettero allearsi con i Saraceni per far fronte all'ennesimo assedio dei principi di Benevento (il quinto in venti anni); nell'846 e nell'849 invece, sconfissero la flotta saracena in due battaglie navali ad Ostia e Gaeta, con l'aiuto dei Bizantini e degli Amalfitani. Nel X secolo inoltre, dovettero difendersi anche dalle mire dell'imperatore Ottone II di Sassonia.
La storia di Napoli indipendente, stava comunque per giungere al termine: agli uomini del nord, i Normanni, nel 1027 vennero donati i territori di Aversa, a nord di Napoli, in quanto i mercenari del loro signore, Rainulfo Drengot, avevano affiancato i napoletani nella guerra contro il principato di Capua. Nel giro di un secolo, i Normanni sottometteranno tutto il sud Italia, Napoli compresa, dando vita al Regno di Sicilia.

Ruggiero II, re dei Normanni
Il primo re dei Normanni dell'Italia meridionale, Ruggiero II, stabilirà la capitale a Palermo, e Napoli finirà ai margini di questo Regno, perdendo la sua indipendenza.
La storia secolare del ducato ha così termine, ma non sarà l'inizio del declino di Napoli, bensì l'inizio di una storia che, nei quattro secoli successivi, renderà Napoli una delle realtà europee più importanti.

02 ottobre, 2017

Historie medievali: le ricette della tavola rotonda

Le ricette che vi proponiamo oggi, sono le seguenti:

MACCARONI TRITI

Ingredienti:

100gr. di farina di farro
100gr. di farina di ceci
100gr. di farina di grano saraceno
100gr. di farina bianca
100gr. di formaggio grattugiato
2 cucchiai d’olio d’oliva
3 buste di zafferano
4 rossi d’uovo
50gr. di lardo
50gr. di burro

Procedimento
Miscelare bene le 4 farine, aggiungere i rossi d’uovo, l’olio d’oliva e sale quanto basta.
Impastare energicamente fino ad ottenere un impasto morbido e compatto; se necessario aggiungere un po' d’acqua.
Tirare la sfoglia e tagliarla a forme irregolari, dopodiché cuocerla per circa 8-10 minuti.
Preparare una terrina con lardo a dadini e burro, aggiungere lo zafferano e soffriggere.
Aggiungere il tutto alla pasta e innaffiarla con il formaggio.


MINESTRA DI CIPOLLE

Ingredienti:

200g. di porri
500g. di cipolle
100g. di lardo
3 cucchiai d'olio
2 spicchi d’aglio
6 scodelle di brodo
300g. di formaggio stagionato
pane raffermo
pepe q.b.

Procedimento
Pulire i porri e le cipolle, e affettarli sottilmente.
Soffriggere il lardo e l’olio d’oliva, aggiungere porri e cipolle, cuocerli a fuoco lento fino a quando sono completamente appassiti; a questo punto aggiungere il brodo e portare tutto ad ebollizione.
Preparare le scodelle con fondo di pane e formaggio a pezzetti, versarci sopra il composto di cipolle, aggiungere pepe quanto basta.