27 novembre, 2017

Le fiere nel medioevo

A partire dall'XI secolo, grazie anche all'avvento delle Crociate che consentirono l'arrivo di nuove merci dall'Oriente, il Medioevo conobbe un notevole sviluppo del commercio in Europa, strettamente correlato anche alla ripresa demografica dell'epoca. Prima conseguenza di questo cambiamento fu la fiera, che nacque dal mercato locale dove l'economia demaniale smaltiva i suoi surplus e dove si potevano trovare probabilmente alcuni prodotti artigianali.
Alcuni di questi mercati diventarono luoghi di incontri temporanei, con cadenza prefissata, per le carovane di mercanti. Un ciclo di fiere nella stessa regione aveva come naturale conseguenza quella di garantire affari quasi continui: ad esempio in Fiandra, per la lana ed i panni, o le famose fiere delle Champagne (Troyes, Provins, Lagny e Bar-sur-Aube), dove si ritrovavano i mercanti principali da tutto il continente.

Una fiera in epoca medievale
Ogni fiera poteva protrarsi per diverse settimane: i mercanti necessitavano di circa otto giorni per disimballare la mercanzia e noleggiare le bancarelle. Le vendite duravano diversi giorni e infine, nell'ultima settimana e mezzo, si pensava ai pagamenti. Non è difficile immaginare una tipica fiera del mercato medievale: tende, botteghe volanti, bancarelle stabili, aperte per la circostanza, si trovavano un po' dappertutto, finendo per disegnare dei veri e propri percorsi. La distribuzione si faceva in base ai prodotti venduti: venditori di arnesi, falci, falcetti, accette e scuri da una parte; mercanti di generi alimentari dall'altra; poi, venditori di stoffe di lana, di stoffe di tela, di drappi d'oro e di seta da un'altra parte ancora; infine, i più importanti, gli specializzati in pellami, cuoio o pellicce, i grandi pellettieri che vestivano ricchi e nobili, i pergamenisti che vendevano agli studenti e ai chierici, i conciatori, i sellai, i calzolai e così via. Gli affari erano d'oro soprattutto per le taverne ambulanti, delle tende sotto cui si spacciavano bibite e anche i banchi dei ricchi prestatori.

Ambrogio Lorenzetti, Il Buon Governo, Gli effetti in città, Carovana di Mercanti; 1338-39, Siena, Palazzo pubblico
Organizzare una fiera non era tuttavia semplice: prima di tutto, si doveva essere in grado di offrire protezione a coloro che partecipavano con le loro mercanzie e ricchezze, concedendogli un salvacondotto. In secondo luogo, bisognava offrire degli alloggi: in alcune città sorsero veri e propri quartieri destinati a ospitare periodicamente i mercanti in arrivo.
Era inoltre fondamentale garantire la sicurezza dei mercanti all'interno delle fiere stesse: questo compito veniva affidato a delle guardie, che ebbero, in alcuni periodi, una funzione di giurisdizione contenziosa, mentre in altri no. Ultimo problema non meno importante degli altri, era quello relativo ai pagamenti, che non venivano regolati immediatamente. Dopo le vendite, avevano infatti luogo delle compensazioni, una sorta di verifica dei conti: chi aveva venduto di più rispetto a ciò che era stato acquistato, riscuoteva la differenza. Al contrario, la sborsava. Ma la fama delle fiere delle Champagne era tale che molte delle obbligazioni emesse in tutto l'occidente erano stipulate come pagabili in quelle fiere. 

Parigi, Fiera di St. Denis
Infine, all'interno di una fiera si utilizzavano ovviamente tutte le monete possibili, il che richiedeva una massiccia attività di cambiavalute, oltre alla costante determinazione dei corsi e dei tassi. Grandi maestri in tal senso furono senesi, fiorentini, veneziani e genovesi, le cui tecniche avanzate venivano apprese e assimilate per essere poi diffuse in altri luoghi dell'occidente.

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