25 febbraio, 2018

Great battles of Historie medievali: la Battaglia di Arnemuiden

La battaglia di Arnemuiden si svolse il 23 settembre 1338, durante la guerra dei cent'anni. Vide scontrarsi, nei pressi di Arnemuiden, porto dell'isola di Walcheren nei Paesi Bassi, una numerosa flotta francese comandata dagli ammiragli Hugues Quiéret e Nicolas Béhuchet, con cinque grandi navi inglesi impegnate nel trasporto di un enorme carico di lana destinato alle città fiamminghe, alleate di Edoardo III d'Inghilterra.

Mappa di Arnemuiden
Quiéret, dopo la cattura di Guersney (affidata al ducato di Normandia), si riunì il 21 settembre con le unità comandate da Béhuchet, più altre squadre di galee, e si diresse sulle coste fiamminghe; qui scoprì, nelle acque di Arnemuiden, cinque magnifiche navi recanti un grosso carico di lana: si trattava dei migliori vascelli della flotta inglese, in particolare la Edgard e la Christopher, l'ammiraglia, allestita per il trasporto del re, ed equipaggiata di tre cannoni in ferro e di una colubrina.
Sopraffatte dal numero e con una parte degli equipaggi a terra, le navi inglesi si difesero con grande valore, in particolare la Christopher agli ordini di John Kingston, che non si arrese se non dopo una giornata di lotta e dopo aver esaurito ogni mezzo di difesa. 

Una miniatura della battaglia,
dalle Chroniques di Jean Froissart, XIV secolo
Circa mille furono i caduti inglesi, poco meno i francesi. Nell'esasperazione dello scontro i francesi non fecero prigionieri, e gli ultimi difensori della Christopher furono massacrati sotto gli occhi dei due ammiragli, motivo per il quale la vendetta inglese si abbattè su di loro due anni dopo, nella battaglia di Sluis.
I francesi si impadronirono del ricco carico e condussero le cinque navi a Calais, integrandole nella propria flotta.
Ad Arnemuiden per la prima volta, nella storia dell'Occidente, fu impiegata l'artiglieria in uno scontro navale, in quanto anche una delle navi di Béhuchet era armata di colubrine.

23 febbraio, 2018

Il castello di Norimberga

Qual è stato uno dei castelli più importanti del Sacro Romano Impero? Oggi ve lo mostriamo. Nel Medioevo, nell'area germanica, erano molti i castelli ritenuti importanti, ma sicuramente quello che troneggia sulla città di Norimberga è uno dei principali, nonché uno dei più importanti di tutta l'età di mezzo.

Il castello di Norimberga
L'importanza di questo castello deriva dal fatto che è stata la residenza degli imperatori dal 1105 al 1471, cioè per più di tre secoli.
Fondato su uno precedente, edificato intorno all'anno mille, il castello comincia a vedere la luce nel XII secolo; nel 1140 Corrado III, Re dei Romani, inizia la costruzione di un secondo castello adiacente, che fungerà da residenza imperiale. Il castello venne affidato in gestione ai conti di Raabs, e nel 1190 - 91 passò in eredità a Federico III di Norimberga, conte di Zollern, che aveva sposato Sofia di Raabs.

Cortile principale del castello
 Nel 1170 viene costruita, in stile romanico, la cappella Palatina.

Cappella Palatina

Nel 1377 invece, viene edificato un altro elemento iconico del castello: la torre Luginsland, di forma cilindrica che domina la mole di tutto il complesso.

La torre Luginsland

L'ultimo imperatore a risiedere nel castello fu Federico III, che vi apportò le ultime modifiche e ampliamenti al Palazzo Imperiale nella metà del XV secolo, dotandolo dei bei soffitti con gli stemmi imperiali, mobili rinascimentali e arazzi che ancora vi si conservano. Il castello passò così in gestione diretta alla città che, nel XVI-XVII secolo, continuò a svilupparlo e rinforzarlo, trasformandolo via via, in una fortezza militare.

Veduta aerea del castello

Nei secoli successivi, verranno dunque costruiti diversi bastioni che renderanno il castello imprendibile, tanto è vero che durante la guerra dei Trent'anni non verrà mai espugnato. Purtroppo, nel XX secolo, questo spettacolare castello diverrà icona del partito nazista, che lo userà come cornice per le sue riunioni e come uno dei suoi simboli. Dopo i danni della seconda guerra mondiale, il castello fu restaurato. 
Oggi, questo castello è uno dei monumenti più importanti della Germania, ed una delle testimonianze imprescindibili del passato Sacro Romano Impero.

21 febbraio, 2018

Proposte di lettura: I Cavalieri di Cristo, gli Ordini religioso militari del Medioevo (XI-XVI secolo)

Ai giorni nostri si parla spesso di Crociate e Guerra Santa,  ma quello che vi proponiamo oggi è un libro davvero interessante di Alain Demurger, noto medievista e storico delle Crociate e degli Ordini religiosi-militari.
Per secoli, a partire dal Medioevo, la difesa della religione cattolica e la lotta contro gli infedeli è stata affidata ad apposite istituzioni: Ordini e confraternite militari come l'Ordine del Tempio di Gerusalemme, l'Ordine della Casa Ospitaliera di Santa Maria dei Teutonici di Gerusalemme e l'Ordine di San Giovanni d'Acri.

Il libro presentato

L'autore esplora lo straordinario fenomeno di questi cavalieri potenti, ricchi e invidiati, che con la loro forza militare hanno cambiato la storia dell'Europa, anche indossando la croce della fede. Il loro crescente potere fu però anche la causa della loro rovina: con l'affermazione delle monarchie rispetto al potere papale, infatti aumentò anche la diffidenza dei sovrani nei loro confronti. Così iniziarono a diffondersi leggende e calunnie, e nacque un'epopea ricca di misteri che continua ad affascinare ancora oggi.
In conclusione, abbiamo di fronte un grande libro che racchiude non solo gli eventi storici riferiti al tempo delle Crociate, ma si occupa anche di un ampio periodo post Crociate, giungendo poco oltre la fine del Medioevo. Il libro si compone di 324 pagine scritte in modo minuzioso, dettagliato e scorrevole; in più, in coda, sono allegate diverse mappe e tabelle utili a comprendere visivamente ciò che viene descritto dall'autore. Quindi, in sintesi, possiamo concludere che il testo in questione sia una pietra miliare che ogni storico, medievista e non, dovrebbe avere nella propria libreria, se vuole comprendere a fondo ciò che caratterizzò le Crociate e il potere degli Ordini religiosi monastici nei confronti dell'Europa e dello Stato papale.

16 febbraio, 2018

La festa di San Valentino

Pochi giorni fa si è celebrata la festa degli innamorati, San Valentino. Forse non tutti sanno che questa festa è di origine medievale. Come è nata allora questa ricorrenza? Vediamolo insieme!
Nel V Secolo dopo Cristo, l'Impero d'Occidente era crollato da poco, ed il mondo cristiano aveva un grande obiettivo: eliminare tutte le ultime tracce della vecchia religione pagana politeista. Una delle feste pagane da sostituire era indubbiamente quella dei "Lupercalia".

Altare romano col lupo sacro a Marte e Venere, e simbolo dei lupercalia

Per cristianizzare questa festa romana, papa Gelasio I, poco prima della sua morte avvenuta nel 496 dopo Cristo, decise di istituire una commemorazione dedicata a San Valentino.
Valentino è stato un martire cristiano del II secolo dopo Cristo, vissuto dunque quando il Cristianesimo non era ancora religione di stato romana. Valentino è vissuto a Terni: era un patrizio convertito, che divenne Vescovo della cittadina; alla veneranda età di 97 anni, il 14 di febbraio, finì condannato a morte sotto il regno di Aureliano: venne catturato, flagellato, portato fuori città e decapitato.

Papa Gelasio I, colui che ha istituito la festa in onore di San Valentino


La diffusione del culto del santo, in Europa, avvenne ad opera dei Benedettini: nel corso dei secoli, attraverso i loro monasteri, il santo venne conosciuto soprattutto in Francia e in Inghilterra. Sebbene la figura di san Valentino sia nota anche per il messaggio d'amore da lui portato, l'associazione specifica con l'amore romantico e gli innamorati è quasi certamente posteriore, e la questione della sua origine è controversa. È conosciuta, in ogni caso, la leggenda secondo cui il santo avrebbe donato, a una fanciulla povera, una somma di denaro necessaria come dote per il suo sposalizio, che, senza di questa, non si sarebbe potuto celebrare, esponendo la ragazza, priva di altro sostegno, al rischio della perdizione. Il generoso dono, frutto di amore e finalizzato all'amore, avrebbe dunque creato la tradizione di considerare il santo vescovo Valentino come il protettore degli innamorati.

Dipinto del vescovo Valentino


Ad ogni modo, pur rimanendo incerta l'evoluzione storica della ricorrenza, ci sono alcuni riferimenti storici che fanno ritenere che la giornata di san Valentino fosse dedicata agli innamorati già dai primi secoli del II millennio. Fra questi c'è la fondazione a Parigi, il 14 febbraio 1400, dell' "Alto Tribunale dell'Amore", un'istituzione ispirata ai principi dell'amor cortese. Il tribunale aveva lo scopo di decidere su controversie legate ai contratti d'amore, ai tradimenti, e alla violenza contro le donne. I giudici venivano selezionati sulla base della loro familiarità con la poesia d'amore.
In sintesi, come si può vedere, San Valentino è una festa antica, le cui usanze affondano nei secoli passati.

14 febbraio, 2018

I Templari e il Regno di Gerusalemme

Durante la prima crociata e alla fine della stessa, in Terrasanta venne creato l'Ordine Templare. L'Ordine monastico religioso ebbe origine all'interno del Regno di Gerusalemme, con lo scopo preciso della sua difesa e della sicurezza dei suoi pellegrini. Quando l'Ordine accrebbe la propria influenza, i suoi interessi coincisero sempre meno con quelli del regno, e ben presto il debole stato di Gerusalemme, reso precario dalla minaccia musulmana, dalle ribellione dei baroni e dei problemi di successione al trono, non poté più opporsi al suo strapotere. A partire dal 1170 i Templari agirono in piena autonomia rispetto al regno di Gerusalemme, del quale boicottarono addirittura la politica estera.

Il Regno di Gerusalemme

Questa indipendenza d'azione fu accentuata dal fatto che essi si trovarono spesso in disaccordo con l'altro Ordine monastico religioso presente sul territorio, parliamo quello degli Ospitalieri di San Giovanni d'Acri. Raramente i due Ordini si trovarono a collaborare, ma ciò avvenne solo in momenti di particolare difficoltà come nel 1187, quando Gerusalemme cadde sotto l'urto dell'avanzata del sultano d'Egitto Saladino (Salàh ed-Dìn), con conseguenze disastrose per tutto il regno, che nel 1195 andò quasi interamente perduto. Molto più frequentemente i Templari agirono in maniera autonoma, mettendo in luce una certa presunzione, difetto del quale furono accusati molto spesso. Indisciplinati e incuranti delle ripercussioni che le loro azioni potevano avere sugli alleati, si distinsero spesso per operazioni considerate dagli esiti disastrosi; infatti nel 1191, ad esempio, il Gran Maestro Gerard de Ridford convinse l'allora re di Gerusalemme Guido di Lusignano ad attaccare le truppe del Saladino, nonostante da più parti fosse stato sconsigliato di ingaggiare una battaglia che, viste le forze egiziane in campo, era da considerarsi persa in partenza. Ne seguì la disfatta di Hattin, che portò alla caduta di Gerusalemme e in pratica di tutto il regno, a eccezione della fortezza di Tiro. Né i Templari né gli Ospitalieri si trovarono mai in accordo con i Crociati che si recavano in Terrasanta. Gli Ordini, infatti, erano ben informati dei problemi politici presenti sul territorio che difendevano ed erano consapevoli che solo azioni supportate da manovre diplomatiche potevano dare gli aspetti più duraturi.

Scontro tra Crociati e Musulmani ad Hattin
I crociati invece arrivavano in Terrasanta convinti di poter risolvere con l'entusiasmo e la forza militare problemi con i quali gli Ordini si confrontavano da anni. Inoltre, una volta terminata la crociata di turno, mentre i Crociati tornavano in patria, i Templari e gli Ospitalieri, restavano in Oriente con l'onere di difendere le fortezze conquistate, la cui difesa richiedeva sforzi militari non indifferenti. Non da ultimo vanno ricordate le discussioni su chi dovesse comandare le operazioni: infatti, gli Ordini erano riluttanti a farsi guidare da comandanti appena giunti dall'Occidente animati da buoni propositi, ma talvolta assolutamente inesperti. All'epoca della VI crociata (1248-1254) il regno di Gerusalemme era ormai uno stato esistente solo nominalmente: dominata dagli Ordini e dai loro castelli, questa struttura feudale di importazione europea non fu più in grado di far fronte alle continue vittorie musulmane. Nel 1289, in seguito alla caduta di Tripoli, solo Acri rimase in mano ai Franchi, ma due anni dopo anche Acri veniva conquistata da un esercito egiziano: questo episodio segnò la fine del regno di Gerusalemme.

12 febbraio, 2018

Historie medievali: le ricette della tavola rotonda

Le ricette che vi proponiamo oggi, sono le seguenti:


RUIMADA

Ingredienti:
un litro di brodo
4 uova
80gr. di parmigiano
40gr. di pane grattugiato
1 bustina di zafferano
misto di spezie in polvere
pepe, zenzero, cannella e noce moscata

Procedimento
Mescolare il parmigiano e il pane grattugiato alle uova, fino ad ottenere un impasto non troppo denso.
Portare il brodo ad ebollizione, aggiungere lo zafferano e attendere che si misceli bene, prima di portare il brodo nuovamente a ebollizione.
A questo punto versare l’impasto. Mescolare energicamente affinché la parte liquida si separi da quella solida.
Togliere dal fuoco, spolverare generosamente di spezie e servire.



PASTA RUSTICA AL SAPORE DI MAIALE

Ingredienti:

Per la pasta
Farina macinata a pietra
acqua

Per il condimento
Guanciale di maiale
Spezie (alloro, timo , salvia, rosmarino, noce moscata, chiodi di garofano)
Scalogno
Lardo
Sedano
Prugne
Borragine
Sale e pepe
Ippocrasso
Grana

Procedimento
Impastare farina e acqua con un pizzico di sale; quando si raggiunge un buon composto procedere con la preparazione della pasta (in questo caso sono cecatelli) .
Per la preparazione del condimento, in un tegame, mettere il lardo e farlo soffriggere, aggiungere sedano e scalogno tagliati grossolanamente e farli cuocere. Le spezie vanno legate assieme e messe nel tegame. Aggiungere il guanciale tagliato a piccoli bocconi, far andare per un 15 minuti, bagnare con un po' di ippocrasso; quando sarà sfumato, aggiungere borragine e prugne tagliate finemente, lasciar cuocere per 15 minuti .
Cuocere la pasta, che va scolata non appena viene a galla, e unirla al sugo. Farla saltare per un paio di minuti e servirla con del formaggio.


10 febbraio, 2018

La chiesa di San Giovanni a Carbonara

Se passeggiando per Napoli vi ritroverete ai margini nord orientali del suo centro antico, scorgerete una larga strada che, prima di restringersi, presenta a destra una scenografica scalinata che porta ad un'antica chiesa di origine medievale: San Giovanni a Carbonara.

Facciata laterale del complesso di San Giovanni a Carbonara. A sinistra, in primo piano, la chiesa della Pietatella a Carbonara
La chiesa, rimaneggiata nel corso dei secoli, presenta comunque intatto il suo impianto originario medievale. Il nome deriva dal fatto che la terra su cui sorge era destinata allo scarico dei rifiuti cittadini inceneriti; tali rifiuti, poi, venivano portati a mare dai torrenti che un tempo occupavano la larga via su cui si affaccia la chiesa, oggi chiamata, per l'appunto, via Carbonara. L'ampio convento annesso, nei secoli successivi convertito in caserma, arrivava fino a ridosso delle mura cittadine. La chiesa fu ampliata nel XV secolo da re Ladislao di Durazzo, che lì volle essere seppellito; nei secoli successivi, divenne uno dei centri di studio più importanti di Napoli. Dopo la seconda guerra mondiale furono eliminate le aggiunte ottocentesche, riportando la chiesa alla sua forma medievale originaria.

Salendo le scale, costruite da Ferdinando Sanfelice, ed entrando per la porta laterale, ci troviamo davanti alla facciata laterale della chiesa, costruita con lo stile tipico delle architetture religiose medievali napoletane, che prevedevano l'uso di blocchi squadrati di tufo giallo, contornati da quelli di piperno, usati per costruire i pilastri.

Ingresso laterale alla chiesa
Entrati attraverso il marmoreo portale gotico, la cui lunetta è decorata ad affresco, si accede ad una grande navata di stile gotico italiano.

Navata principale della chiesa
Sul fondo è presente il monumento funebre medievale più importante dell'Italia meridionale: la tomba di re Ladislao di Durazzo.
Parliamo di un monumento funebre imponente, alto circa 18 metri, e cioè quanto un odierno palazzo di circa cinque piani. Venne scolpito da Andrea Guardi da Firenze fra il 1414 ed il 1428, su richiesta della sorella di Ladislao, la regina Giovanna II d'Angiò, che voleva degnamente onorare la morte del fratello e di tutta la casata d'Angiò-Durazzo.

Primo piano del monumento funebre
Il monumento occupa tutta la larghezza dell'abside, e contiene la porta di ingresso alla retrostante cappella rinascimentale di Caracciolo del Solo. Esso è suddiviso in quattro ordini orizzontali e cinque fasce verticali, di cui la centrale è circa il doppio delle altre quattro laterali, mentre le due più esterne sono addossate alle pareti laterali dell' abside. Di seguito, uno schema delle sculture e dei dipinti più importanti che compongono il monumento:


Particolare della base, con re Ladislao e regina Giovanna in primo piano. In alto è visibile la cassa sepolcrale

Superato il portale di ingresso al centro del monumento funerario, si apre, dinanzi agli occhi del visitatore, un capolavoro di epoca quattrocentesca: la cappella Caracciolo del Sole. Questa cappella è un ambiente circolare, caratterizzato da grandi finestroni che consentono il passaggio di notevoli quantità di luce.

Cappella Caracciolo del Sole

Fu costruita nel 1427, mentre il monumento funebre risale al 1441. Le mattonelle maiolicate risalgono alla seconda metà del XV secolo. Il terremoto del 1688 distrusse gli affreschi araldici presenti nelle vele della cupola, e costrinse la famiglia Caracciolo a costruirne una nuova maiolicata all'esterno e decorata a putti al suo interno. Anche questa cupola, nel XIX secolo crollò, ed il successivo committente decise di lasciare la nuova cupola totalmente spoglia di decorazioni. Durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale, la cupola crollò nuovamente e, nella seconda metà del XX secolo, venne costruita una cupola totalmente disarmonica rispetto al resto della cappella.
Gli affreschi sono di Leonardo da Besozzo ed Antonio da Fabriano; sono rappresentate scene dei monaci eremiti e di padri agostiniani che fanno rituali di vario tipo. Sono inoltre presenti le Storie della Vergine Maria, dipinte con tale dovizia di particolari da mostrarci dettagli degli usi e costumi dell'epoca del dipinto.

Affreschi in corrispondenza dell'ingresso
Una delle tante scene di vita monastica presenti in cappella
Una delle scene delle Storie della Vergine Maria

Oltre agli ambienti medievali, è necessario dire che sono degne di nota le cappelle che contornano l'ambiente principale della chiesa; autentici capolavori del rinascimento napoletano, che dimostrano quanto la chiesa, nella precedente epoca medievale, fosse importante. Fra le più rilevanti si ricordano:

La cappella Caracciolo di Vico, autentico trionfo scultoreo cinquecentesco:


Un'elegante crocifissione dipinta da Giorgio Vasari risalente al 1545; l'altare Miroballo, del 1452:

Altare Miroballo
La Cappella Somma, autentico capolavoro rinascimentale


In sintesi, se vi capita di fare una visita ai quartieri storici nord orientali del centro storico, la tappa a San Giovanni a Carbonara è doverosa per conoscere le testimonianze storiche della Napoli medievale.

05 febbraio, 2018

Ruggero II d'Altavilla

Ruggero II d’Altavilla nacque a Mileto, in Calabria, il 22 dicembre 1095. Fu uno dei più grandi e illuminati sovrani della storia, protettore delle arti e delle scienze, ed ebbe il merito di unire tutto il Mezzogiorno d’Italia.

Mantello di Ruggero II, Kunsthistorisches Museum, Vienna

Conosciuto anche come Ruggero il Normanno, rimase orfano del padre, Ruggero I, mentre era ancora un bambino; così fino alla sua maggiore età fu reggente la madre Adelasia, Adelaide del Vasto, terza e ultima moglie di Ruggero I. Nel 1113 assunse il governo della Contea di Sicilia, regione che fu unificata nel 1191 dal padre, dedicandosi al potenziamento dell’esercito e della flotta, poiché aveva in mente il progetto di conquistare i territori in Africa Settentrionale, quelli che corrispondono pressappoco all’odierna Tunisia fino alle coste della Libia, in modo da porre le basi per l’instaurazione di un’egemonia nel Mediterraneo al cui centro fosse la Sicilia: il giovane Ruggero, infatti, mirava anche a sottomettere il Ducato di Puglia e Calabria che apparteneva a Guglielmo d’Altavilla, il cui nonno era Roberto, fratello di Ruggero I e perciò zio di Ruggero II.

Statua di Ruggero all'ingresso del Palazzo Reale di Napoli
Il dominio di Guglielmo era tutt’altro che saldo; alla sua prematura morte, avvenuta intorno al 1127, Ruggero II incontrò l’opposizione del papa, Onorio II, da cui fu scomunicato e che voleva consegnare i territori rimasti a Roberto II di Capua: Ruggero il Normanno tuttavia ebbe la meglio sui rivali e nel 1128 Onorio II lo nominò duca di Puglia a Benevento. A questo punto egli aveva bisogno di imporre la propria autorità per unire formalmente e stabilizzare il proprio dominio, dunque aveva bisogno di una legittimazione che provenisse dall’alto, dal divino – doveva diventare Re di Sicilia per volontà di Dio.

Mosaico della chiesa della Martorana in Palermo ove Ruggero II appare incoronato da Cristo
Onorio II però morì, e nella lotta per la successione al papato furono eletti un papa, Innocenzo II, e un antipapa, Anacleto II, che riuscì a mettere in fuga il primo. Anacleto sentiva a sua volta la necessità di avere un alleato forte, specialmente se costui governava i territori che confinavano con lo Stato Pontificio, quindi fu ben contento di incoronare Ruggero II Re di Sicilia, la notte di Natale del 1130 nella capitale Palermo.

Nel 1150 Ruggero II aveva esteso il suo regno anche a Corfù ed al nord Africa (tra Tunisi e Tripoli)
Tale circostanza non ebbe i favori di tutti, poiché i feudatari insorsero e ancora una volta Roberto II di Capua gli dichiarò guerra, prevalendo dopo nove anni di scontro. Nel frattempo, nel 1138, Anacleto II era morto e Innocenzo II poté fare rientro a Roma, motivo per il quale il Re di Sicilia necessitava di una conferma da parte di costui. Il papa che però invase il Sud, cadendo tuttavia a Galluccio, la quale si trova oggi vicino Caserta, e Innocenzo II fu costretto a nominarlo nel 1140 Re di Sicilia, duca di Puglia e principe di Capua. Anche Napoli perse la propria autonomia, ma accolse magnificamente il Re il quale, però, confermò Palermo come capitale riservando a Partenope ampi privilegi.

Tomba di Ruggero II nella Cattedrale di Palermo
Promulgate le Assise di Ariano, la nuova legge fondamentale del Regno di Sicilia, rientrò a Palermo e si circondò degli uomini dall’intelletto più eminente, qualunque fosse la loro etnia, circostanza che fece di lui un sovrano illuminato, ben consigliato, capace di prendere le decisioni migliori. Dedicò tutti i propri sforzi bellici alla conquista dei territori africani, riuscendovi: aveva creato un regno vasto, importante, forte, la più grande potenza del Mediterraneo. Morì a Palermo nel 1154.

02 febbraio, 2018

Archeologia medievale, un excursus

Del medioevo sappiamo tanto. E se la nostra conoscenza di questa era dell'umanità è così vasta, lo dobbiamo, oltre agli storici, ad una disciplina estremamente importante e basilare per conoscere gli usi, i costumi e la ricostruzione di com'era il nostro passato dai frammenti che di esso ci sono rimasti: l'archeologia.

Un gruppo di archeologi al lavoro in uno scavo

La ricerca archeologica in ambito medievale affonda le sue radici nella seconda metà dell'Ottocento. Se ricordate un nostro vecchio articolo infatti, il XIX secolo è il momento in cui, grazie al movimento Romantico, viene riscoperto l'epoca medievale. In questo periodo si cerca di ricostruire le radici delle varie nazioni europee; ed in stati come la Gran Bretagna o i Paesi Scandinavi, vengono avviate delle vere e proprie campagne di scavo per cominciare a studiare i reperti del nostro periodo storico preferito. Il primo a dedicarsi a queste attività, fra il 1881 ed il 1896, fu il generale inglese Pitt Rivers, che si occupò dell'annotazione e della descrizione dei villaggi e delle necropoli che ritrovò.

Un'antica fotografia del generale Rivers

All'inizio del XX secolo, la Germania avvia un approfondito studio sull'origine della propria nazione e del popolo Germanico. Capofila è l'archeologo tedesco Gustaf Kossina, dell'Università di Berlino.

Dipinto raffigurante Gustaf Kossima

Nella seconda metà del XX secolo, altri archeologi si occuparono di campagne di scavo in diverse regioni dell'Inghilterra, arrivando sia a descrivere in modo preciso la vita nei villaggi inglesi alla fine dell'epoca Romana, che a fondare il Deserted Medieval Resaarch Group. In Inghilterra, comunque, esisteva già dal 1956 una "Society for Medieval Archeology", ma le prime pubblicazioni di archeologia medievale risalgono solo negli anni settanta-ottanta del Novecento.
Da allora, la disciplina dell'archeologia medievale cominciò a diffondersi a macchia d'olio per l'Europa: in Francia ad esempio, dove Viollet-Le-Duc studiò i principi architettonici delle costruzioni del passato, consentendo degli enormi progressi nei restauri degli edifici medievali. Ciò gli consentirà di ricostruire addirittura parte della cattedrale di Notre-Dame. I suoi lavori portarono anche alla redazione di un dizionario ragionato sull'architettura medievale, di cui riportiamo il frontespizio di seguito.

Dizionario sull'architettura medievale di Viollet-Le-Duc

E in Italia? I precursori, della seconda metà del XIX Secolo, si chiamano Luigi Pigorini e Giuseppe Scarabelli. La disciplina, inizialmente, non prende molto piede perché il patrimonio medievale italiano è relativamente ben conservato e diffuso sul territorio rispetto ad altri Stati europei; la successiva epoca fascista inoltre, ricercava i fasti imperiali e si concentrava su questi ultimi. Bisognerà aspettare gli anni sessanta del XX Secolo per avere i primi grandi progetti di ricerca archeologica medievale, promossi da Gian Piero Bognetti, finalizzati alla conoscenza di due siti di grande interesse per l'Alto Medioevo italiano: Torcello nella laguna veneta e Castelseprio in provincia di Varese.

Castelseprrio, località interessante per l'archeologia medievale italiana insieme a Torcello

Dagli anni sessanta, la disciplina si è sviluppata sempre di più, integrandosi con altre discipline (la geologia ad esempio), al fine di dare informazioni sempre maggiori e sempre più precise sui frammenti del nostro passato, sulle nostre radici, e fornendoci un mare di informazioni che ci hanno permesso di ricostruire ciò che è stato il Medioevo.