31 marzo, 2018

Le uova di Pasqua nel Medioevo

Dato che siamo in pieno periodo pasquale, perché non parlare di uno dei simboli di tale festività? Le uova, forse per la loro forma e sostanza molto particolare, hanno sempre rivestito un ruolo unico: quello del simbolo della vita in sé, ma anche del mistero, quasi della sacralità. Già al tempo del paganesimo, in alcune credenze, il Cielo e la Terra erano ritenuti due metà dello stesso uovo, e le uova erano il simbolo del ritorno della vita.

Uova di gallina decorate a mano

Le uova, associate alla primavera per secoli, con l'avvento del Cristianesimo divennero simbolo della rinascita, ma non della natura, bensì dell'uomo stesso, della resurrezione del Cristo: così come un pulcino esce dell'uovo, oggetto a prima vista inerte, allo stesso modo Cristo uscì vivo dalla sua tomba.
Nella simbologia, le uova colorate con colori brillanti rappresentano i colori della primavera e la luce del sole. Quelle colorate di rosso scuro sono invece simbolo del sangue del Cristo.

Dama con paniere di uova nel pollaio di corte

Nel Medioevo invece, si sviluppò la consuetudine dello scambio delle uova, che diventavano così elemento cardine delle giornate dedicate alla Pasqua.
I contadini donavano delle uova decorate nei modi e con le dediche più svariate. Originariamente le uova venivano bollite e avvolte con delle foglie, o donate insieme a dei fiori; solitamente venivano colorate di rosso, e decorate con simboli religiosi per rappresentare, come già detto in precedenza, il sangue versato da Cristo. 
Soltanto in una fase successiva l'uovo decorato da disegni floreali divenne il simbolo della rinascita della natura in Primavera, analogamente alla rinascita dell'uomo in Cristo con il Cristianesimo. 
Le uova, una volta bollite, prendevano una colorazione dorata e queste uova, per così dire, d'oro, venivano generalmente offerte al proprio signore.

Le uova Fabergè, finemente decorate, possono essere considerate l'evoluzione di quelle volute da Edoardo I

In base a ciò che sappiamo, possiamo affermare che la tradizione dello scambio delle uova pasquali nacque, con tutta probabilità, in Germania; mentre è verosimilmente in Inghilterra che prese piede, sempre in epoca medievale, una nuova usanza: la creazione e la successiva fabbricazione di uova artificiali, rivestite di metalli preziosi quali oro, argento e platino, e chiaramente destinate a soddisfare le esigenze di nobili ed aristocratici in genere. Pare che Edoardo I, re d'Inghilterra dal 1272 al 1307, commissionò la creazione di circa 450 uova rivestite d'oro da donare in occasione della Pasqua.

29 marzo, 2018

Cirillo e Metodio

Nell'odierna Salonicco, a quel tempo chiamata Tessalonica, nacquero i due fratelli che contribuirono in modo importante alla genesi dell'alfabeto cirillico. I due fratelli, oggi Santi della Chiesa Cattolica, erano Cirillo e Metodio.

Dipinto raffigurante i due santi

I due fratelli nacquero fra l'815 e l'827 dopo Cristo. I pochi frammenti di informazioni in nostro possesso, ci dicono che i due erano figli di del governatore militare della provincia bizantina della Tessalonica, caratterizzata da una forte presenza di popoli slavi. Cirillo, ultimo di sette fratelli, fu battezzato come Costantino; studiò teologia e filosofia a Coastantinopoli ed entrò a far parte del clero della basilica di Santa Sofia.

La basilica di Santa Sofia, dove è stato nominato chierico Cirillo, all'epoca chiamato Costantino

Costantino aveva una cultura eclettica: la sua conoscenza spaziava dall'astronomia alla geometria, alla retorica ed alla musica. Nel campo della linguistica conosceva lo slavo, il greco, parlava correntemente anche il siriaco, l'arabo e l'ebraico. Assieme al suo precettore Fozio partecipò a tantissimi incarichi diplomatici.
Divenuto patriarca di Costantinopoli, Fozio mandò Costantino e suo fratello Metodio ad evangelizzare la Pannonia. La scelta ricadde su di loro anche per evangelizzare la Grande Moravia, territorio comprendente le odierne Repubbliche Ceca, Slovacchia ed Ungheria. Fu in questo periodo che, per tradurre il Vangelo di Giovanni, inventarono un nuovo alfabeto: l'alfabeto Glagolitico.

Lapide scritta in Glagolitico

Sull'onda del crescente scontro tra Chiesa d'Oriente e d'Occidente per il controllo dei nuovi fedeli moravi, nell'867 Costantino e Metodio vennero convocati a Roma per discutere con papa Niccolò I dell'uso cultuale della lingua slava. A Roma i due fratelli trovarono una buona accoglienza. Portarono al pontefice in dono le reliquie di papa Clemente I, morto in Crimea nel 97 dopo Cristo e venerato come santo. Niccolò I consacrò prete Metodio e approvò la traduzione della Bibbia in slavo, a patto che la lettura dei brani fosse preceduta dagli stessi passi espressi in latino. A Roma Costantino si ammalò e assunse l'abito monastico, prendendo il nome di Cirillo. Quando morì, venne inumato presso la basilica di San Clemente. Trafugati i suoi resti mortali, vennero successivamente in parte ritrovati e nuovamente inumati sempre presso la stessa basilica.

Basilica di San Clemente, luogo di sepoltura di San Cirillo

Tornato in Moravia, Metodio venne nominato vescovo e gli fu affidata una diocesi serba. In Pannonia però cominciò la persecuzione di Metodio, in quanto salì al potere un nuovo re che preferiva la presenza tedesca. Metodio venne incarcerato per un periodo di due anni in Baviera. Morì nell'885 dopo Cristo, mentre i suoi discepoli finirono bollati come eretici e fuggirono in penisola Balcanica.
Nell'Enciclica Slavorum Apostoli Giovanni Paolo II afferma che "Cirillo e Metodio sono come gli anelli di congiunzione, o come un ponte spirituale tra la tradizione occidentale e quella orientale, che confluiscono entrambe nell'unica grande Tradizione della Chiesa Universale. Essi sono per noi i campioni ed insieme i patroni dello sforzo ecumenico delle Chiese sorelle d'Oriente e d'Occidente, per ritrovare mediante il dialogo e la preghiera l'unità visibile nella comunione perfetta e totale".

Non si può che concordare con tale affermazione.

27 marzo, 2018

Historie Medievali: Feudal Japan, Le Origini del Feudalesimo

Oggi avviamo una nuovissima rubrica, tutta incentrata sulle origini del paese più enigmatico e bello dell'estremo Oriente: Il Giappone Feudale.

Alla fine del XIII secolo, Marco Polo apprese dai cinesi l'esistenza del Giappone, il paese del Sol Levante, con cui già da circa mille anni la Cina aveva contatti. È molto complesso riassumere la lunga fase della storia giapponese che precede le prime figure imperiali. Numerosi sono i racconti mitologici che mescolano divinità, uomini, avvenimenti, fino al momento in cui la Dea del sole Amaterasu Omikami, consegna i simboli della regalità (Spada, Specchio, Collana) a suo nipote Ninigi, che scendeva conquistare l'arcipelago.

Il sud del Giappone in un iconografia 

Da allora fino ad oggi il Giappone è stato governato da questa figura, il Tenno (l'imperatore), che ha organizzato lo Stato sintetizzando, al suo interno, sia il potere religioso che il potere politico. La storia del Giappone, oltre ad essere caratterizzata dalla mitologia divina, sarà comunque caratterizzata, sin dagli inizi, dalle rivalità fra gruppi che si scontreranno intorno alla figura dell'imperatore. Nasce quindi in questo periodo la coesione del gruppo, l'appartenenza al Clan; mentre la nozione di Stato è molto vaga. L'imperatore simbolo divino ancora oggi, governerà sempre affiancato da importanti famiglie che, di fatto, detenevano il reale potere e lo conservarono nei secoli fino a quando non saranno soppiantate dalla classe militare.
Il termine Feudalesimo, come del resto molti altri, coinvolge concetti diversificati, per cui diventa difficile darne una spiegazione esauriente quando ci riferiamo al Giappone. Questa espressione è stata attribuita alla storia giapponese dagli occidentali nel XIX secolo ed è stata poi accettata dai loro storici, che comunque preferiscono usare il termine "età media". In Occidente, Feudalesimo deriva da "Feudum", che nel latino medievale indicava la terra concessa dal signore al vassallo. Usato con diverse accezioni, questo termine mantiene il significato fondamentale che si basava sul rapporto tra proprietario terriero e contadino. Studiosi francesi e inglesi invece riferiscono il termine non tanto alla terra, quanto all'organizzazione politico-militare tra il signore e i guerrieri che gli offrivano i loro servigi.

Imperatore Ninko (in carica dal 1817 al 1846)

L'applicazione di questo concetto al Giappone incontra qualche difficoltà, superata però dal fatto che anche qui esistono gli elementi costitutivi del sistema feudale occidentale: la concessione di terre in cambio della fedeltà di chi le riceve e il ferreo rapporto tra signore e subordinato. Il Giappone però preferì adottare rapporti tra persone (Shogun-signore, Signore-Vassallo, Vassallo-Guerriero) che non tra princìpi astratti, per cui il signore rappresenta il bene e la sua volontà è legge. Alcuni di questi rapporti si possono individuare in Giappone già nei clan delle società tribali e poi nella tradizione confuciana importata dalla Cina, che sanciva il dovere dell'obbedienza ai superiori, mentre il potere rimaneva sempre legato al possesso della terra. Fu in quest'ambito feudale che la casta militare dei Samurai si venne differenziando dal resto della società e acquisì poteri che non ebbe nessun altro paese.

Il più grande samurai giapponese, Myamoto Musashi (1584-1645)

Il Feudalesimo in Giappone accentuò l'etica piuttosto del diritto, come invece avviene in occidente; quindi tutte le obbligazioni personali vanno concepite in termini morali più che giuridici, per cui fedeltà, lealtà, autorità, diventano valori assoluti che permisero al Feudalesimo giapponese di mantenere il potere fino al XIX secolo, contrariamente a quanto accadde in Europa. Una notevole diversità tra Europa e Giappone fu rappresentata dal vertice gerarchico della piramide feudale. L'imperatore giapponese infatti, pur se investito dal cielo, in effetti gestì molto raramente il potere, che di fatto finì nelle mani dei nobili o degli shogun, i capi militari appartenenti ai più potenti clan. Quindi, mentre in Europa chi concedeva il beneficio feudale era sempre l'imperatore, in Giappone questa fu una prerogativa dello shogun. In sintesi, se in Europa il feudatario era in pratica padrone del proprio feudo, in Giappone il feudatario rimarrà soltanto un amministratore, anche se con amplissimi poteri.

Piramide sociale del Giappone feudale

25 marzo, 2018

Historie medievali: le ricette della tavola rotonda

Le ricette che vi proponiamo oggi, sono le seguenti:


INSALATA DI CIPOLLE ALLA BRACE

Ingredienti:

Cipolle gr. 800;
Uova n. 4;
Olio extravergine d’oliva gr. 80;
aceto di vino rosso locale gr. 40;
Pepe gr. 3;
Spezie miste macinate gr. 2-3;
Sale fino q.b.

Procedimento:
Cuocere le cipolle direttamente sotto la brace, seguendo le antiche consuetudini, o in forno a 200/250 °C.
Rassodare le uova; a cottura ultimata, lasciare raffreddare leggermente e, quando si potranno tenere in mano agevolmente, privarle della buccia e tagliarle a spicchi.
In una terrina preparare il condimento emulsionando sale fino, pepe, spezie miste, olio extra vergine e aceto di vino, aggiungere le cipolle e mescolare.
Controllare di gusto e servire tiepida o calda guarnendo con gli spicchi di uova.

N.B.:
Le uova, nella versione antica, venivano tagliate grossolanamente e unite al resto degli ingredienti.


CISRA' O MINESTRA DI CECI

Ingredienti:

Costine di maiale gr. 500;
Ceci secchi gr. 250;
Cotenna, pezzo unico gr. 150;
Porri gr. 100;
Olio extra vergine d’oliva gr. 50;
Cipolla gr. 50;
Sedano gr. 30;
Prezzemolo (gambi) gr. 20;
Rosmarino, maggiorana, alloro gr. 10;
Aglio gr. 10;
Coriandolo gr. 5;
Pepe nero macinato grosso gr. 5;
Cannella gr. 2;
Sale fino e grosso q.b.

Procedimento:
Ammollare i ceci in acqua fredda per almeno 12 ore. Pulire l’aglio e le erbe aromatiche, eliminando le parti legnose. Pestare nel mortaio l’aglio con maggiorana e cannella. Allargare la cotenna di maiale, cospargerla con il battuto, piegare in modo da ottenere una forma rettangolare, salare, pepare e arrotolare. Tagliare il rotolo in tronchi lunghi 10-15 cm (prèive), legare come per normali rolatine e lasciare insaporire in luogo fresco per almeno 12 ore.
Pulire e tritare grossolanamente sedano e cipolla, affettare i porri. In una pignatta di coccio scaldare l’olio, rosolare le costine di maiale e il trito aromatico. Lavare i ceci, scolarli, versarli nella pignatta e coprire il tutto con acqua fredda (3-4 volte il volume dei ceci). Aggiungere prèive, spezie, rosmarino e alloro. Cuocere sulla stufa o in forno a legna a 180°C. per circa 2/3 ore. A metà cottura aggiungere il sale. Estrarre i "prèive", slegarli e affettarli. Servire la minestra nella pignatta di preparazione con i "prèive".

23 marzo, 2018

Il castello di Nocera

Esiste un castello a monte di Nocera che ha avuto degli ospiti illustri nel corso della sua storia. Nocera infatti, nell'antichità e nel medioevo, è stata una città estremamente importante per la piana Campana. Tale castello è conosciuto anche come Castello del Parco, in quanto immerso in un bosco che ammanta totalmente la collina su cui sorge, e nonostante sia ridotto a rudere in gran parte della sua struttura, esso conserva immutato il suo fascino.

La torre normanna del castello

Notizie del castello si hanno già in un documento del 984 dopo Cristo, per cui se ne ipotizza una fondazione più antica. Il castello, così come le altre fortificazioni della zona, sorse per difendere gli insediamenti a valle dalle incursioni nemiche. I ruderi sopravvissuti al passare del tempo costituiscono una struttura trapezoidale monca di un lato, che si sviluppano intorno ad un ampio cortile, conosciuto col nome di Sala della Cavallerizza. Molto suggestiva l'area detta Voliera, ad ovest del castello, nella quale sono ancora in piedi tre archi gotici.

Area della Voliera

Fino al 1138 il castello era costituito da una torre con un piccolo recinto, che in quell'anno vennero distrutti dalle truppe di Ruggiero il Normanno. In epoca Federiciana, cioè nel XIII secolo, venne realizzata l'attuale torre, di pianta pentagonale, con altre quattro torri, di cui oggi restano soltanto le relative basi. In questo periodo venne incarcerata la vedova del Re Manfredi di Svevia. In epoca angioina si ebbe il primo grande ampliamento del castello. Carlo I d'Angiò, che trascorreva spesso il suo tempo a Nocera, diede il via ai lavori di ampliamento della vecchia fortezza, facendo realizzare alcuni ambienti di carattere residenziale, che diedero alla struttura la forma di un vero e proprio palazzo.
Dal 1303 si provvide anche alla risistemazione del sistema difensivo, caratterizzato da una triplice cinta muraria che, dalla sommità della collina, scendeva fino alle falde della stessa, cingendo il borgo fortificato fino al torrente detto Saltera. In questi anni vi crebbe, e poi lo possedette Carlo Martello, amico di Dante, e probabilmente vi nacque (e sicuramente vi crebbe) San Ludovico d'Angiò.

Ruderi dalla torre normanna del castello

Nel corso degli anni, saranno molti gli ospiti illustri e le vicende che vedranno protagonista il castello:
Nel '300 Giovanna I lo cedette insieme alla città, al fiorentino Niccolò Acciaiuoli, che vi ospitò nel 1362 Giovanni Boccaccio. 
Nel dicembre del 1381 vi fu portata prigioniera la regina Giovanna I, che vi rimase fino al 28 marzo del 1382.
Nel 1385 papa Urbano VI, durante la guerra per la successione a Giovanna I, vi fu assediato per alcuni mesi dalle truppe di Carlo III di Durazzo. Dal castello il papa dovette reprimere una congiura ordita contro di lui da alcuni cardinali.

Papa Urbano VI assediato nel Castello di Nocera

In epoca aragonese, Nocera perderà importanza ed il castello cadrà in disuso, divenendo un vero e proprio rudere. Alla fine dell'800, una parte verrà distrutta per far posto ad una dimora nobiliare. Attualmente è di proprietà del comune, ed è accessibile tramite visite guidate.

Quello di Nocera è uno dei castelli più importanti per la storia dell'area Campana, ricco di storia e teatro delle gesta di grandi personaggi storici. Un tassello importante per la storia del territorio nostrano.

21 marzo, 2018

La nuova società medievale tra il XII e il XIII secolo.

I mutamenti e gli sconvolgimenti sociali ed economici del XII secolo influirono in modo significativo sullo sviluppo dell'economia dei secoli successivi. Una serie di innovazioni in campo agricolo e un significativo incremento della popolazione europea, furono gli elementi determinanti dello sviluppo di una nuova struttura sociale che caratterizzò questi due secoli. La grande vitalità che caratterizzò a livello sociale (intorno al XII e il XIII secolo), favorì lo sviluppo delle città che divennero i nuovi poli d'attrazione della vita quotidiana. Molto importanti furono i disboscamenti che consentrono l'edificazione di nuovi borghi, villenove, da cui si svilupparono in seguito fiorenti città. Le nuove aree di insediamento, molte delle quali da colonizzare, offrivano l'occasione di temperare il divario tra le classi sociali, soprattutto tra coloro che erano possessori di terra e tra chi non lo era. Intere famiglie di contadini decisero di stanziarsi in zone anche poco ospitali, come quelle boschive e paludose per modificarle e renderle produttive. Il denaro riscosso e le prestazioni lavorative richieste dal signore, laico o ecclesiastico che fosse, erano inferiori a quanto i contadini si trovavano a pagare nella sistemazione originaria. Inoltre si dava la possibilità di riscattare una porzione di terreno, che in questo modo diveniva di proprietà di chi la coltivava.

Aratro pesante in una miniatura medievale

Ampie porzioni di campagne di boschi furono destinate alla coltivazione di ortaggi e cereali. L'attività svolta in questo periodo dai villici si potrebbe definire per molti aspetti rivoluzionaria. Sostituirono al lavoro manuale, che richiedeva un rapporto di tipo servile, con quello ottenuto tramite mezzi tecnici. Il XII e il XIII secolo furono periodi di grandi innovazioni, proprio in ragione dello sviluppo economico in corso. L'aratro venne perfezionato grazie all'impiego di un collare rigido per i buoi, che permetteva all'animale da soma di quintuplicare l'effetto del proprio lavoro. Venne poi adottata la rotazione triennale delle coltivazioni, cosicché il terreno potesse mantenersi fertile. L'ordine monacale dei cistercensi diede prova di notevole abilita imprenditoriale nella gestione di migliaia di ettari di bosco, paludi e foreste. Gestirono con profitto crescente i terreni a coltura e migliorarono, grazie ad alcuni incroci, la qualità della lana delle pecore, che sarebbe stata venduta a importanti centri tessili. Anche i signori si trovarono nella necessità di mutare i criteri di gestione dei propri possedimenti.

Disboscamento in una miniatura medievale

L'apertura della politica signorile alla gestione delegata degli appezzamenti fondiari, è da ricercarsi nella riduzione progressiva delle entrate, e nella conseguente necessità di integrare con nuovi sistemi le decime mancanti. I signori decisero di affidare la gestione dei terreni a una o più famiglie di contadini, che potevano riscattare una parte minima di terreno, nacque così il sistema della mezzadria (un contratto agrario da associazione con il quale un proprietario di terreni e un coltivatore, si dividono i prodotti utili di un'azienda agricola). Una tale iniziativa contribuire a modificare sia il peso sociale dei signori che quello dei contadini. I primi si trovavano a gestire una sorta di impresa agraria, mentre i contadini diventavano di fatto un'entità giuridica titolare di diritti garantiti. Si doveva salvaguardare questo nuovo genere di lavoratori, perché a loro era affidata una parte determinante nel sostentamento dell'impresa signorile.

Proprietario terriero che impartisce ordini, miniatura medievale

Inoltre divenne sempre più urgente per i signori il reperimento di denaro contante, da sostituire ai proventi in natura. Accadeva spesso che si indebitassero, e che fossero costretti a vendere parte delle proprie terre sia agli ecclesiastici sia i borghesi. In questa situazione si rendevano spesso necessari matrimoni di interesse con nobili o con membri della nascente borghesia. Il nuovo tipo di gestione delle proprietà terriere da parte dei signori, permise in primo luogo ai borghesi di accrescere il proprio peso economico anche nelle campagne e, in secondo luogo, offrì ai ceti rustici una maggiore autonomia. Tutto ciò a scapito della stabilità politica ed economica dei signori. Infatti le aree geografiche maggiormente interessate da questa serie di mutamenti sociali ed economici furono le Fiandre e l'Italia settentrionale.

19 marzo, 2018

Pier della Vigna

Pier delle Vigne o della Vigna nasce a Capua, intorno al 1190. Inizia la sua carriera nel 1220 come notaio al servizio dell'imperatore Federico II, del quale diviene uno dei più stretti collaboratori. Nel 1225 viene nominato giudice della Magna Curia, in qualità del quale gli vennero affidate diverse missioni diplomatiche. Qualche anno dopo, gioca un ruolo di grande importanza per la realizzazione delle Costituzioni di Melfi, codice legislativo emanato da Federico II nel castello della città lucana, considerato uno dei più significativi componimenti della storia del diritto.

Busto di Pier della Vigna (XIII sec.)
La carriera di Pier della Vigna prosegue con la nomina, nel 1247, a protonotario della corte capo della cancelleria imperiale e logoteta (funzionario preposto al bilancio ed ai conti), carica che ricopre fino al suo arresto, a Cremona, nel febbraio del 1249. I motivi dell'arresto non sono mai stati chiariti e misteriosa rimane anche la morte avvenuta a Pisa o a San Miniato, dove era detenuto e dove fu accecato per ordine di Federico II che forse sospettava un suo tradimento. Più realisticamente, è probabile che rimase vittima di un complotto di corte.

La selva dei suicidi, Priamo della Quercia (XV secolo)
Pier della Vigna è noto soprattutto per essere citato nella Divina Commedia, e precisamente nel XIII canto dell'Inferno. Dante Alighieri, ponendolo nella selva dei suicidi, lo assolve dall'accusa di aver tradito l'imperatore. 
Secondo una recente ipotesi, Pier della Vigna sarebbe stato assassinato a colpi di pietre mentre entrava a Pisa, andando quindi a smentire la versione avanzata da Dante nella Divina Commedia.

Dante e Virgilio incontrano Pier della Vigna nella Selva dei Suicidi nel XIII Canto dell'Inferno
Pier della Vigna è considerato anche il massimo esponente della prosa latina medievale; la sua opera più nota è l'Epistolario latino, nel quale applica i precetti della retorica delle artes dictandi. Ha dato un contributo anche allo sviluppo del volgare di scuola siciliana con alcune canzoni, anche se solamente due sono a lui attribuibili con certezza, ed un sonetto di corrispondenza con Jacopo da Lentini e Jacopo Mostacci sulla natura dell'amore.

16 marzo, 2018

Una passeggiata per Praga

Praga... una delle città più belle e magiche del mondo. Un patrimonio dell'Umanità che ci è stato lasciato in eredità dal Sacro Romano Impero. Praga è l'atmosfera magica del Medioevo che vive ai giorni nostri, e perdersi nei suoi vicoli significa fare un viaggio indietro nel tempo di secoli.

Le torri del ponte Carlo

Conosciuta come "la città delle cento torri", è da sempre il centro culturale e politico della Boemia, nell'odierna Repubblica Ceca. Un giro di Praga degno di tale nome, deve cominciare obbligatoriamente dalla Città Vecchia.

Si può partire dalla Porta delle Polveri, costruita nel XI secolo come una delle tredici che si trovano in città, che ci fa entrare all'interno del suo centro storico. La porta ha un gusto tipicamente medievale, e fornisce un degno antipasto di ciò che attende il turista nel centro storico.

Porta delle Polveri

Entrati in centro, è d'obbligo un passaggio nella piazza della Città Vecchia, dove sono presenti gran parte dei monumenti importanti di Praga.

Visione d'insieme della piazza della città vecchia

I monumenti importanti che si affacciano sono innumerevoli; quelli di carattere squisitamente medievale sono i seguenti:

  • Il Municipio, col suo bellissimo orologio astronomico, costruito nel 1338 e sormontato da una torre a guglie alta circa 70 metri. L'orologio astronomico è una delle attrazioni turistiche più importanti della città: in esso sono presenti un quadrante astronomico, sul quale, oltre all'ora, sono rappresentate le posizioni in cielo del Sole e della Luna, insieme ad altre informazioni astronomiche; il "Corteo degli Apostoli", un meccanismo che, allo scoccare di ogni ora, mette in movimento delle figure rappresentanti i 12 Apostoli; e un quadrante inferiore composto da 12 medaglioni raffiguranti i mesi dell'anno.
Municipio ed orologio astronomico
  • La chiesa di Santa Maria di Tyn, uno dei capolavori gotici della città, costruita nel 1365 e terminata solo nel 1511. Fu il centro del riformismo boemo. La sua facciata è circondata dalle case circostanti (infatti si entra nella chiesa soltanto passando dal porticato degli antistanti palazzi); ad ogni modo, la sua imponente mole le consente di dominare ugualmente la piazza della città. Bellissimi e caratteristici i due campanili sormontati da innumerevoli guglie.
Santa Maria di Tyn
  • La casa della campana di pietra, anch'essa di stile gotico, di cui il nome deriva dalla campana di pietra scolpita sulla sua facciata.
Casa della campana di pietra

Lasciata la piazza, si può procedere verso il fiume Moldava ed attraversare il bellissimo Ponte Carlo, forse uno dei ponti medievali più belli del mondo. Lungo 515 metri e largo 20, venne costruito nel 1357. I suoi ingressi sono presidiati da imponenti torri, ed i suoi parapetti decorati da una serie di statue.

Ponte Carlo d'Inverno, in alto a destra, il castello di Praga

Superato il ponte, si entra nel quartiere medievale di Malà Strana, o quartiere nuovo. Caratterizzata dai resti di vecchi mulini ad acqua sul fiume, si inerpica sulle dolci colline circostanti con viuzze strette e caratteristiche.

Il quartiere di Malà Strana

Sul punto più alto della Malà Strana sorge il famosissimo castello di Praga, castello a corpo unico più grande del mondo.

Castello di Praga dalla Moldova

Benché siano stati molti i rifacimenti nel corso dei Secoli, il castello conserva ancora molti scorci medievali:
  • La Cattedrale di San Vito, di stile gotico, che domina il castello con la sua imponente mole. Sono presenti, al suo interno, le tombe di diversi Sacri Romani Imperatori, oltre ad una serie di vetrate istoriate. Terminata soltanto nel 1871, la chiesa segue fedelmente il progetto medievale.
Cattedrale di San Vito

  • Il Monastero di San Giorgio, costruito nel 973 dopo Cristo, e oggi ospitante la Galleria Nazionale Ceca.
Monastero di San Giorgio
  • Il Vicolo d'Oro, creato nel XVI Secolo, ma che mostra bene quella che sarebbe dovuta essere l'atmosfera della Praga medievale.
Vicolo d'oro

In sintesi, visitare Praga dovrebbe essere un must per un appassionato di Medioevo. Un suggestivo weekend da passare in una delle città più belle del mondo.

09 marzo, 2018

Il periodo caldo del Medioevo

Molte persone hanno il preconcetto di un Medioevo buio e freddo, ma in realtà non è affatto così. Infatti, durante quest'era della storia dell'uomo, si sono avuti circa 500 anni di caldo! Tanto che questa epoca storica, che va dal IX al XV secolo, è conosciuta come Periodo Caldo Medievale (PCM).

Ricostruzione dell'andamento della temperatura in Europa, negli ultimi 2000 anni, secondo diversi modelli climatologici.

Il picco di questo periodo caldo coincide in parte con un incremento dell'attività solare avvenuto fra il 1100 ed il 1250. Questa mitezza del clima comportò un'espansione dei vitigni in Inghilterra; il ritiro dei ghiacciai consentì ai Vichinghi di raggiungere e colonizzare la Groenlandia e, forse, spingersi fino in Nord America. Si ritiene che il continente, per via di questo aumento delle temperature, abbia sofferto di diversi periodi di siccità.
Di particolare interesse è l'espansione vichinga fino in Nord America, nelle terre dell'odierna Nuova Scozia, intorno all'anno 1000.

Emigrazioni Vichinghe e relativi anni di colonizzazione

Qui i Vichinghi costruirono un villaggio: l'Anse Aux Meadows, ovvero la Baia delle Meduse. Questa terra era ricca di salmoni ed uva, ed inoltre, per via del periodo caldo medievale, era libera dai ghiacci anche d'inverno, creando così un sito ottimale dove vivere. L'insediamento consisteva di otto edifici, fra cui una segheria, una fucina ed un cantiere per la costruzione delle barche.

Ricostruzione dell'Anse Aux Meadows

Oltre alle vicende vichinghe, l'Europa viveva il problema di una profonda siccità: il fiume Sarthe, in Francia, che attraversa Alencon, in Normandia, zona umidissima ed esposta alle correnti atlantiche, sembra che si sia disseccato tre volte nel corso della storia: una volta durante il regno di Carlo Magno, la seconda nell’835, la terza nel Giugno del 1168. 
Il susseguirsi di numerose siccità accompagnate da invasioni di cavallette africane (nell’873 risalirono dalla Spagna fino alla Germania, nel 1195 raggiunsero Austria ed Ungheria, ma a volte si spinsero addirittura fino ai Paesi Scandinavi), determinarono diverse carestie nei paesi mediterranei.
Il caldo fece innalzare il livello del mare, ed in Italia si ebbe l'impaludamento di numerose fasce costiere. Anche questo fenomeno contribuì al trasferimento dei centri abitati dal mare alle aree collinari.
Paradossalmente, al caldo torrido in estate, corrispondevano inverni estremamente rigidi: nel 1303 le acque del fiume Arno gelarono;  nel 1205 fu il turno del Tamigi e nel 1234 quello del Po. Nel 1305 nevicò in Italia centrale fino a maggio; a Milano, nel 1162, ci furono 40 mila morti per freddo e fame.

Scena invernale di epoca medievale

06 marzo, 2018

I fattori della superiorità dell'Impero d'Oriente

Dopo la morte di Teodosio (395), le due metà dell'Impero Romano imboccarono strade completamente diverse. L'Impero Romano d'Occidente, travolto dalle invasioni barbariche, iniziò una lunga e lenta agonia; mentre l'Impero Romano d'Oriente, o comunemente chiamato Impero Bizantino, dall'antico nome della sua capitale, Bisanzio, che Costantino ribattezzò successivamente con il nome di Costantinopoli, sopravvisse ancora per circa un millennio, durante il quale conobbe periodi di vero e proprio splendore. Già a partire dal III secolo, in seguito alla grave crisi in cui si dibatteva l'apparato statale romano, erano emerse molte diversità tra le due parti dell'Impero, tanto che il baricentro della vita intellettuale e culturale si era spostato proprio verso la parte orientale. Le prime ondate di invasioni barbariche, inoltre, avevano interessato solo parzialmente le regioni orientali dell'Impero. L'attacco diretto aveva travolto la sola Europa, mentre le ricche province dell'Asia erano rimaste, se non immuni, perlomeno interessate solo marginalmente.

Giustiniano I

È pur vero che su queste provincie gravava continuamente la minaccia dell'Impero Sassanide, ma gli attacchi dei Persiani non avevano costituito fino a loro un problema vero e proprio, poiché essi erano impegnati a loro volta a combattere le pressioni esercitate ai confini settentrionali dei loro territori. La superiorità dell'Oriente rispetto all'Occidente trova il suo fattore principale nella prosperità economica: infatti in Oriente il commercio, soprattutto marittimo, e l'industria non subirono la battuta d'arresto che invece si verificò nell'Europa percorsa dai barbari. Benché questo commercio internazionale fosse basato sui soli beni di lusso, molto richiesti dalla classe aristocratica, ebbe di riflesso un'importanza grandissima, sia per la borghesia cittadina sia per la popolazione urbana, impegnate nella produzione e nella commercializzazione di tali prodotti. I traffici commerciali erano diretti in gran parte verso l'Asia, India e Cina, ma carichi ingenti prendevano anche la via dell'Europa danubiana e orientale, dove venivano barattati presso i capi delle tribù indigene con schiavi e pellicce. Questa vitalità economica favorì lo sviluppo delle città, tanto che in Asia minore, in Siria e nell'alta Mesopotamia, crebbero e si ingrandirono importanti centri quali Costantinopoli, Antiochia e Alessandria d'Egitto. La bellezza delle costruzioni pubbliche e private di queste città testimoniano ancora oggi il grande sviluppo e benessere raggiunto in quelle zone.

Basilica S.Vitale a Ravenna, i bellissimi mosaici Bizantini

Accanto ai grandi centri urbani sopravvissero e si svilupparono centri di minore importanza, che contribuirono a mantenere vitale l'attività agricola necessaria per rifornire le grandi città. Infatti questo portò allo sfruttamento di zone rimaste sino ad allora improduttive, come gli aridi altipiani siriaci. Un altro fattore di forza dell'Impero Bizantino fu sicuramente l'integrazione che venne a crearsi tra Stato e Chiesa. Infatti, se in Occidente i re germanici erano generalmente malvisti dall'episcopato locale in quanto ariani, in Oriente fu lo stato a operare un controllo sulla Chiesa, facendone suo strumento di governo. Gli stessi missionari che da Bisanzio partivano per evangelizzare i popoli barbari, diventarono un veicolo di penetrazione politica dell'Impero, mentre l'imperatore, sovrano assoluto, dettava legge anche in materia di fede, qualunque potesse essere l'opinione del papa di Roma. A partire dal VI secolo i sovrani perseguirono il fine di creare un potere fortemente accentrato, diventando gli unici detentori di tutta l'autorità. Circondato da una folla di funzionari addetti agli uffici centrali e periferici dello Stato, la figura dell'imperatore assunse una valenza sacra; ne sono prova lo sfarzo e il cerimoniale di cui egli volle circondarsi, le cui radici vanno ricercate per certi aspetti nella grande tradizione delle vicine monarchie orientali. Infine, altrettanto solida era la struttura militare: ben armati e dotati di una forte cavalleria, gli eserciti bizantini, pur non molto numerosi, poterono contare su un'indiscussa superiorità tecnica. Punto di forza dell'esercito dell'Impero era la flotta, le cui navi, i dromoni, erano in grado di spostarsi velocemente da una parte all'altra del Mediterraneo, piombando di sorpresa sui barbari, generalmente poco abili marinai.

Dromoni Bizantini 

04 marzo, 2018

Historie medievali: le ricette della tavola rotonda

Le ricette che vi proponiamo oggi, sono le seguenti:


PERSICO

Ingredienti:
1,5kg. di pesce persico;
Strutto o lardo;
Zafferano q.b.;
4 spicchi d’aglio;
Salvia q.b.;

Procedimento
Infarinare i filetti di persico, e subito dopo preparare il soffritto con aglio, salvia e zafferano.
A questo punto aggiungere i filetti e, a cottura ultimata, servire ben caldi.


POL POT

Ingredienti:
200gr. di carne di cavallo
150gr. di carne di maiale
2 cucchiai d’olio
1 carota
1 gambo di sedano
1 cipolla
1 spicchio d’aglio
2 buste di zafferano
1 bicchiere di vino rosso
Un sacchetto con Chiodi di garofano, Rosmarino, Alloro, Bacche di ginepro;

Procedimento
Tritare finemente la carne e le verdure – carota, sedano, cipolla – soffriggere in olio fino alla doratura, quindi aggiungere vino, pepe, sale, zafferano e il sacchetto di spezie.
Abbassare la fiamma e cuocere per due ore circa.

02 marzo, 2018

La stampa a caratteri mobili

Il passaggio dal Medioevo all'Era Moderna non è stato netto e preciso, ma graduale e sfumato, con tanti episodi, tecnologie, scoperte, idee innovative che hanno progressivamente cambiato il mondo. Una delle innovazioni che ha consentito questo passaggio è senza dubbio la stampa a caratteri mobili.

Miniatura mostrante dei tipografi intenti a lavorare sulla stampa di un libro
Questa tecnologia, in Cina, esisteva fin dal 1041; ma in Europa sarà Gutenberg, orafo e tipografo tedesco, a scoprirla ed a perfezionarla, consentendo così un abbattimento del costo dei libri, una loro maggiore produzione e, di conseguenza, la diffusione più agevole del sapere.

Johannes Gutemberg, orafo e tipografo

Gutenberg si trovò di fronte ad un problema. Il metodo di stampa dell'epoca era la xilografia: una matrice di legno, raffigurante la pagina da stampare, veniva impregnata di inchiostro e pressata su una pagina. La matrice era facilmente soggetta ad usura e rotture, e si poteva stampare solo e soltanto una pagina del testo da ricopiare, in quanto serviva una matrice per ogni pagina del libro da stampare. Si provi ad immaginare quanto tempo sarebbe stato necessario ad intagliare tutte le matrici! Ragion per cui, era necessaria una tecnica più rapida ed efficace.

Gutenberg ebbe l'idea di forgiare dei caratteri singoli composti da una lega di stagno, piombo ed antimonio. I caratteri resistevano bene a più stampe, ed essendo mobili, potevano essere agevolmente spostati per formare le più svariate tipologie di pagine.

Esemplari di caratteri in lega metallica, sulla falsa riga di quelli creati da Gutemberg

Questo portò ad una maggiore velocità di stampa e, di conseguenza, ad un abbattimento dei tempi di realizzazione e della quantità di materiali usati. I caratteri, una volta posizionati in un quadro e bagnati con l'inchiostro per la stampa, venivano pressati sul foglio con una pressa a vite; la pagina marchiata, una volta asciugata, era pronta per essere rilegata.
Il primo testo elaborato da Gutenberg fu la storica Bibbia a 42 linee, chiamata così perché consisteva di 42 righe per ogni pagina. Venne realizzata a Magonza, nel 1453, nella sua officina tipografica. Il testo è in linguaggio volgare e, dato che si tratta di una pietra miliare nella storia della diffusione dell'informazione, essa è tutelata come patrimonio dell'Umanità tutta.

Esemplare della Bibbia di Gutemberg presso il Congresso degli Stati Uniti

Lo spazio destinato alle miniature era lasciato in bianco, ed un miniatore avrebbe avuto il compito di decorarlo. Poche decine di esemplari di questi volumi sono rimasti in giro per il mondo, ed il valore di un volume completo, per la storia alle sue spalle e per il rappresentare una pietra miliare del progresso umano, si aggira sul milione di euro.

Miniature presenti sulla bibbia di Gutemberg

Il felice esperimento comportò una vera e propria esplosione nella commercializzazione di questa tecnologia. Nel giro di pochi anni, tutta l'Europa cominciò a stampare usando i caratteri mobili: alla fine del XV secolo, ben 200 città europee avevano delle stamperie, proiettando l'Europa in un'era caratterizzata da una diffusione di saperi che non avrà precedenti nella storia umana.