29 aprile, 2018

Il Sacro Speco

Uno dei luoghi dall'atmosfera più suggestiva in Italia è senza dubbio nel territorio di Subiaco. Se vi trovate dalle parti di Roma, non esitate a fare un giro in uno dei luoghi del monastero territoriale di Subiaco, ad est della capitale, non lontano da Tivoli. Spettacolare, fra tutte le costruzioni monastiche edificate in zona, è il Sacro Speco.

Il Sacro Speco emerge dalla roccia della montagna
Il Sacro Speco è un monastero che si arrampica letteralmente sui fianchi del monte Taleo. Papa Giulio II, nel 1461, ne rimase così suggestionato da definirlo un "nido di rondini". È composto da due chiese sovrapposte, e da una serie di Cappelle e grotte interamente affrescate in epoche diverse. L'edificazione di tale monastero cominciò nell' XI secolo ad opera dell'abate Umberto, e fu decorato ed arricchito da una serie di opere d'arte fino al XV secolo.

Vediamo insieme gli elementi più suggestivi:

Grotta di San Benedetto: anfratto del monte Taleo dove il Santo si ritirò in vita eremitica per tre anni. Per tale ragione, la grotta è l'elemento di fulcro dell'intero monastero del Sacro Speco. Si può dire che il monastero stesso si sia sviluppato intorno a questa grotta.

Grotta di San Benedetto

Cappella di San Gregorio: è un ambiente affrescato da cui si accede attraverso la chiesa inferiore del Sacro Speco. Anch'esso è appoggiato alla roccia, ed è caratterizzato dai bellissimi affreschi medievali. Notevole è il pannello del XIII secolo che ritrae San Francesco d'Assisi.

Affresco di San Francesco nella Cappella di San Gregorio

Scala Santa: il passaggio dallo Speco alla Grotta di San Benedetto era caratterizzato da un ripido sentiero. Tale sentiero fu sostituito, fra l'XI ed il XII secolo, da una Scala detta poi Santa. Nel XIV secolo queste pareti vennero affrescate con episodi della vita di San Benedetto, creando un ambiente estremamente suggestivo.

Scala Santa

Cappella della Madonna: sotto la Cappella di San Gregorio venne costruita questa cappella dedicata alla Madonna, nel XIV secolo. Da tale cappella si accede alla Scala Santa.

Cappella della Madonna

Grotta dei Pastori: sotto la grotta di San Benedetto è presente un altro anfratto nella montagna, dove il santo incontrava i pastori che abitavano la valle dell'Aniene. È presente anche qui un affresco della Vergine Maria.

Chiesa Inferiore: costruita fra il 1244 ed il 1276. E' un ambiente rettangolare diviso in tre vani, e si accede ad essa dalla Chiesa Superiore.

Chiesa inferiore

Chiesa Superiore: struttura più alta e recente del Sacro Speco. E' interamente affrescata, ed è l'elemento artistico più rilevante del monastero.

La chiesa superiore

In sintesi, il Sacro Speco è una passeggiata suggestiva nel misticismo medievale. Storia, cultura e spiritualità, sono stati magistralmente fusi in un piccolo monastero aggrappato alla parete di una montagna. Quindi, se vi trovate dalle parti di Roma, non esitate ad andare sulle montagne che sorgono ad est.

25 aprile, 2018

Il Regno dei Franchi (parte I)

All'epoca della caduta dell'Impero Romano d'Occidente, i Franchi erano una popolazione divisa in vari regni, di modeste dimensioni, situati nelle regioni del basso Reno e della Schelda. Nel 482, quando Clodoveo divenne re del più importante di questi regni, quello di Turnai, prese avvio un processo di riunificazione. Il regno di Clodoveo (discendente di Meroveo, da cui prese nome la dinastia da lui fondata, quella dei Merovingi) fu caratterizzato da una forte spinta espansionistica, che lo portò a conquistare in breve tempo tutta la Gallia.

L'Europa nel 476 d.C. 

Questo nuovo regno, tuttavia, non coincideva con la Gallia romana; infatti, mentre a nord si estendeva oltre i limiti dell'antica provincia, a sud-est esso non riusciva ad affacciarsi sul mar Mediterraneo, in quanto quelle terre erano occupate dai principali regni romano-germanici (Burgundi, Visigoti, Ostrogoti). La grande forza di Clodoveo fu quella di avere l'appoggio di due potenti alleati: l'episcopato cattolico e l'aristocrazia gallo-romana. Se gli altri re germanici, infatti, erano considerati eretici, poiché avevano abbracciato l'arianesimo, Clodoveo si convertì al cattolicesimo, procacciandosi in questo modo le simpatie dei fedeli gallo-romani.
Sotto l'influenza della moglie Clotilde, cattolica, e dei vescovi Avito e Remigio, Clodoveo si fece battezzare a Reims, diventando così agli occhi dei cattolici l'unico re barbaro, il cui potere si basasse sulla legittimità. Pur mantenendo in vita strutture di tipo germanico, come la divisione del territorio in comitati (o contee) governati da conti fedeli al re, la monarchia merovingia seppe adattarsi alla nuova realtà gallo-romana con la quale era venuta in contatto.

Il battesimo di Clodoveo, in una miniatura medievale

Una delle conseguenze più vistose di questo suo adattamento fu la trasformazione dell'autorità regia, che venne investita di nuove responsabilità e fu caratterizzata da forme di potere di carattere statale, tanto che i re merovingi fecero ricorso alle vecchie istituzioni romane, cercando di adattarle alle nuove esigenze. I re merovingi, inoltre, controllarono da vicino l'elezione e l'insediamento dei vescovi, figure chiave in una società culturalmente dominata dalle autorità religiose. Quando morì Clodoveo (511), il suo regno venne diviso fra i suoi quattro figli (Teodorico, Clodomiro, Childeberto e Clotario). Tale regime successorio, basato sulle spartizioni territoriali e spesso complicato da guerre fratricide, rappresentò una delle maggiori cause di debolezza del regno franco. Nonostante questi problemi interni, la dinastia merovingia riuscì progressivamente a ingrandirsi e rafforzarsi, tanto che, a metà del VI secolo, il regno dei Franchi comprendeva tutta la Gallia e buona parte della Germania.

Il regno Franco alla morte di Clodoveo e Clotario

23 aprile, 2018

La scoperta dell'America

In un precedente articolo abbiamo parlato dell'importanza di un libro, Il Milione, nell'ispirare le generazioni successive di viaggiatori ed avventurieri. In effetti il viaggio, nel Medioevo, veniva visto come una vera e propria epopea: una sfida ai limiti dell'uomo, un atto di coraggio paragonabile ad un odierno viaggio nello spazio.
Ma se possiamo paragonare Marco Polo al primo uomo sbarcato sulla Luna, per l'epicità dell'impresa compiuta, indubbiamente la scoperta dell'America può essere paragonata alla futura colonizzazione di Marte da parte dell'umanità.

Cristoforo Colombo sbarca nel nuovo mondo

Ma chi fu l'artefice di un'impresa del genere? Beh, era un italiano: il marinaio Cristoforo Colombo. Colombo propose più volte ai sovrani di Spagna e Portogallo, fra il 1483 ed il 1490, il progetto di raggiungere le Indie attraversando l'Oceano Atlantico, nella speranza di poter aprire una rapida rotta commerciale con tale continente. Basandosi sui libri di Marco Polo, stimò una distanza delle terre da raggiungere di circa 4000 km. Gli uomini di scienza dei sovrani erano convinti che le stime di Colombo fossero troppo al ribasso, e che le Indie distassero perlomeno 20.000 km dalle isole Canarie; distanza troppo elevata per qualsiasi nave dell'epoca, che non sarebbe stata in grado di stoccare a bordo provviste sufficienti.

Incontro fra Cristoforo Colombo e la regina di Castiglia

Non vennero sollevate questioni sulla sfericità della Terra, in quanto solo fra il popolo non istruito era comune la convinzione che la terra fosse piatta e che, superata una certa distanza nell'Atlantico, il mondo non continuasse oltre. Alla fine i sovrani reali spagnoli si lasciarono convincere, ed il 17 aprile 1492 venne siglato il contratto, che prevedeva anche importanti vantaggi per Colombo, oltre al conferimento della carica di Ammiraglio. Il 3 agosto del 1492, Colombo partì a bordo di tre navi ormai divenute leggenda, dando inizio ad uno dei viaggi più importanti della storia dell'umanità: infatti esso cambierà totalmente le dimensioni del mondo, aprirà nuove rotte e consegnerà ai regni europei nuove terre, sposterà il centro del mondo dal Mediterraneo. Per queste ragioni, la scoperta dell'America è fissata come una delle date canoniche che segna la fine del Medioevo.

Le tre navi erano le seguenti:

La Niña (trad. Bambina), caravella di 100 tonnellate di stazza e lunga 20 metri, con 24 persone di equipaggio, inizialmente dotata di vele triangolari (cambiate in quadrate lungo lo scalo alle Canarie) e con un cassero a poppa;

Ricostruzione della Niña

La Pinta (trad. dipinta), caravella senza nome a cui fu dato tale appellativo, di 140 tonnellate di stazza e lunga quasi 24 metri, con vela quadra, cassero di poppa e castello di prua, ospitante 27 marinai.

Ricostruzione della Pinta

La Santa Maria, caracca lunga più di 26 metri, della stazza di 150 tonnellate e ospitante 27 persone. Aveva 4 vele e 4 bombarde di artiglieria. Questa nave era capitanata da Colombo in persona.

Riproduzione della Santa Maria

Ebbene sì: Colombo affrontò l'ignoto con una piccola nave e tre gusci di noce. Sulle navi, imbarcati i viveri per un anno e mercanzie da scambiare eventualmente con indigeni; passato un mese alle Canarie, dopo aver riparato alcuni danni alla Pinta, il 9 settembre la piccola flotta affrontò l'ignoto, spinta dai venti alisei.
Per un mese i marinai non avvistarono terra: già nella seconda metà del mese di settembre, le caravelle avevano raggiunto il mar dei Sargassi, ma della terraferma non si scorgeva neanche l'ombra. Col trascorrere dei giorni la tensione a bordo delle navi cresceva. Il 7 ottobre 1492, dalla Niña, ci fu un falso allarme: un marinaio affermò di aver visto terra in lontananza, ma si trattava di un miraggio. Colombo decise di virare verso sud-ovest, avendo visto alcuni uccelli dirigersi in quella direzione. Il 10 ottobre 1492 i marinai che, stanchi del lungo viaggio volevano tornare indietro, si lamentarono con il comandante che riuscì a calmarli e forse ottenne, come si racconta, un accordo: se entro tre o quattro giorni le vedette non avessero scorto alcuna terra, le caravelle sarebbero tornate indietro, o si sarebbe deciso diversamente. L'11 ottobre videro galleggiare, in mare, giunchi e fiori freschi, mentre nella notte fra l'11 ed il 12 ottobre, venne avvistata terra. Colombo volle attendere la mattina, e quella mattina, finalmente, la ciurma pensò di aver raggiunto le Indie.

L'itinerario condotto da Colombo nel suo primo viaggio

Con questa impresa, Colombo allargò letteralmente i confini del mondo, cambiando per sempre la storia dell'uomo. Non lo capirà perché soltanto un altro esploratore, Amerigo Vespucci, comprenderà che la terra su cui il navigatore genovese aveva messo piede non erano le Indie, bensì un nuovo continente che battezzerà col nome di America.
Il mondo, da quel momento, cambierà per sempre, e non sarà mai più lo stesso.

20 aprile, 2018

Nicola Pisano

Nato tra il 1215 e il 1220, Nicola Pisano è la prima personalità artistica, chiaramente riconoscibile, del nuovo indirizzo plastico che si afferma in Italia a partire dalla metà del Duecento. Proviene dalla Puglia, dove ha sicuramente partecipato ai cantieri aperti al tempo di Federico II. Da ricordare che in Puglia l’architettura romanica produceva una quantità notevoli di capolavori, nei quali la scultura aveva sempre un ruolo di primissimo piano. Anzi, si può affermare senza il benchè minimo dubbio che, nel corso della prima metà del Duecento, è soprattutto in quest'area che si consacra una visione plastica più ricca sia di spunti espressivi sia di valenze volumetrico-spaziali.

Pulpito per il Battistero di Pisa
In questo contesto, sicuramente stimolante per uno scultore, si forma Nicola, prima di trasferirsi a Pisa, dove realizza i suoi maggiori capolavori e motivo per cui riceverà l'appellativo di "Pisano". 
Del 1260 è la realizzazione del pulpito per il Battistero di Pisa. Opera capitale della scultura italiana, questo pulpito ripropone, dopo secoli di letargo, una visione plastica di chiarissima origine classica.  Qualche anno più tardi, tra il 1266 e il 1269, realizza il pulpito per il Duomo di Siena. In quest'opera è affiancato da due collaboratori, che diverranno negli anni successivi i riferimenti principali della scultura italiana: il figlio Giovanni e lo scultore Arnolfo di Cambio.

Pulpito del Duomo di Siena
Altre sue opere sono i lavori per l’arca di San Domenico a Bologna, la cui esecuzione è in massima parte dei suoi collaboratori; alcune sculture per l’esterno del battistero di Pisa e i rilievi della Fonte maggiore di Perugia (1277-1278), realizzate in collaborazione con il figlio Giovanni. 
Dopo quest'opera si interrompono le notizie di Nicola Pisano, che probabilmente morì pochi anni dopo.

Fontana Maggiore di Perugia

18 aprile, 2018

Ravenna

Dopo le guerre Gotiche, che avevano devastato praticamente tutta l'Italia, l'unica città rimasta praticamente intatta era Ravenna, che subì tantissimo l'influsso di Costantinopoli, ragion per cui vennero edificati una serie di importanti monumenti, i quali saranno quasi un unicum nel panorama italiano.

Ravenna nel VI secolo dopo Cristo

In questo articolo, passeremo in rassegna i principali monumenti di epoca bizantina visitabili a Ravenna. Saranno uno spunto per un'interessante passeggiata medievale per le vie di questa città.

Basilica di San Vitale

Basilica di San Vitale
E' il capolavoro dell'arte paleocristiana bizantina. Cominciata nel 530 d.C., e terminata nel 547 d.C., è di forma circolare e caratterizzata dalla presenza di contrafforti. L'interno è ricco di preziosi mosaici.

Interno di San Vitale

Basilica di Sant'Apollinare Nuovo

Sant'Apollinare Nuovo

Del VI secolo e consacrata a San Martino di Tours, costruita per sostituire Sant'Apollinare in Classe, nei pressi del mare e soggetta a frequenti incursioni dei pirati. L'interno è riccamente decorato dai classici mosaici bizantini.

Interno di Sant'Apollinare Nuovo

Le decorazioni musive presenti sono fra le più belle del medioevo.

Palazzo di Teodorico

Il resti del palazzo

Sono le rovine di un antico palazzo non ancora meglio identificato. Si pensa ai resti di un'antica chiesa o ad un'ala del palazzo dei Tetrarchi.

Mausoleo di Galla Placidia

Esterno del mausoleo

Gli umili esterni non devono ingannare: esattamente come le altre costruzioni romaniche, gli interni sono riccamente decorati. Il Mausoleo risale al V secolo ed è dedicato alla figlia di Teodosio.

Soffitto del mausoleo

Mausoleo di Teodorico

Esterno del mausoleo

E' la più celebre costruzione funeraria ostrogota. Teodorico il Grande lo fece costruire ed è divenuto uno dei massimi esempi di arte altomedievale. Al primo piano è presente una vasca di porfido rosso, di cui resta un mistero come sia stato possibile posizionarla all'interno della struttura.

Vasca di porfido nel mausoleo

Battistero Neoniano
Esterno del battistero

Battistero del V secolo dopo Cristo, l'interno è riccamente decorato a mosaici.

Interni con annessi mosaici

Basilica di Sant'Apollinare in Classe

Esterno
La basilica venne costruita a metà del VI secolo dopo Cristo nel porto di Classe, a sud di Ravenna. Interessanti i mosaici dell'abside.

Abside della Basilica

A Ravenna esistono altri monumenti medievali minori, ma vale la pena di vederli per integrare la visita di quelli sopra accennati. La città è una meta imprescindibile per un appassionato di medioevo.

14 aprile, 2018

Historie medievali: le ricette della tavola rotonda

Le ricette che vi proponiamo oggi, sono le seguenti:


FRITTATA ROGNOSA

Ingredienti:
Salame crudo di maiale gr. 50;
Ritagli di salami e salumi gr. 50;
Uova n. 6;
Burro gr. 30;
Formaggio duro gr. 30;
Prezzemolo tritato gr. 20;
Erba San Pietro gr. 10;
Aglio gr. 5;
Pepe nero gr. 2;
Sale fino q.b.

Procedimento:
Macinare i salumi e tritare finemente le erbe aromatiche con l’aglio.
Grattugiare il formaggio. Sbattere le uova con il trito, sale, pepe e formaggio grattugiato. Scaldare il burro in una padella, rosolarvi i salumi, alzare la fiamma e versare il composto con le uova. Lasciare rapprendere e, dopo che si è formata la crosticina, capovolgere. Terminare la cottura a fuoco lento e servire.
La frittata deve risultare tenera e soffice.


FRITTELLE DI MELA E UVETTA

Ingredienti:
Mele delle Valli di Lanzo gr. 500;
Zucchero di canna gr. 150;
Farina gr. 50-100;
Latte intero gr. 50;
Uvetta passa gr. 30-50;
Uova n. 2;
Cannella macinata gr. 2;
Lievito gr. 2;
Sale fino gr. 1;
Olio extra vergine d’oliva per friggere q.b.

Procedimento:
Pelare le mele, dividerle in quarti, togliere il torsolo e tagliarle a dadini.
Lavare l'uvetta e metterla a bagno nel latte.
Setacciare la farina col lievito.
In una terrina mischiare la farina con 3/4 dello zucchero, sale, cannella e, mescolando delicatamente, uova, uvetta e latte (sino ad ottenere la densità desiderata). Il composto deve risultare non troppo denso. Per ultimo, incorporare le mele.
In una padella con abbondante olio ben caldo, far scivolare, una per volta, cucchiaiate di composto e procedere fino a completare la padellata. Girare e friggere sino ad ottenere un bel colore dorato. Scolare le frittelle dall'olio e metterle su della carta assorbente.
Cospargerle con lo zucchero rimasto e servire.

12 aprile, 2018

Historie Medievali Feudal Japan: Il Bushido

Facciamo un salto dall'altra parte del mondo. Anche altre porzioni del pianeta hanno vissuto un periodo della loro vita accomunabile al Medioevo occidentale. Durante il periodo medievale, vengono praticate una serie di condotte che, nel corso dei secoli, daranno vita ad un importantissimo codice cavalleresco che può essere considerato la fonte di veri e propri insegnamenti di vita: il Bushido.

I kanji, caratteri giapponesi, che descrivono la parola "Bushido"

Bushido significa letteralmente "via (o morale) del guerriero". E' la sintesi di una serie di pratiche sviluppatesi durante gli shogunati (i nostri regni, per intenderci) di Kamakura (1185-1333) e Muromachi (1336-1573). Sarà solamente nel secolo successivo che tali pratiche avranno una codifica formale, ma è in pieno medioevo giapponese che esse si generano e si solidificano. Il Bushido si ispirava a Buddhismo, Shintoismo e Confucianesimo, ed esigeva il rispetto di valori quali onestà, lealtà, giustizia, pietà, dovere e onore, i quali dovevano essere perseguiti fino alla morte. Il venir meno a questi princìpi causava il disonore del guerriero, che espiava la propria colpa commettendo il seppuku o harakiri, il suicidio rituale. Miyamoto Musashi fu uno dei samurai di spicco nella pratica del Bushido; altra icona fu il samurai Kusunoki Masashige, vissuto nel XIV secolo.

Raffigurazione di Miyamoto Musashi

Il Bushido si fonda su sette concetti fondamentali, ai quali il samurai deve scrupolosamente attenersi:

義, Gi: Onestà e Giustizia

勇, Yu: Eroico Coraggio

仁, Jin: Compassione

礼, Rei: Gentile Cortesia

誠, Makoto: Completa Sincerità

名誉, Meiyo: Onore

忠義, Chugi: Dovere e Lealtà

Sotto questo punto di vista, ricorda un po' i codici cavallereschi occidentali. Il Bushido, in sintesi, è un importante codice morale che dice molto di un mondo lontano da noi, non solo nel tempo, ma anche nello spazio. 

E noi di Historie Medievali esploreremo il medioevo del mondo lontano con i nostri articoli.

10 aprile, 2018

Great battles of Historie medievali: la Battaglia di Agincourt

Correva l'anno del Signore 24 ottobre 1415, e le premesse di una completa vittoria francese erano evidenti: i francesi si facevano forti di una superiorità schiacciante di uomini (l'esercito contava tra i 24.000 e i 30.000 armati) e disponevano di una piccola aliquota di artiglieria. Gran parte dei francesi erano cavalieri equipaggiati in modo pesante, con armature a piastre che garantivano un'eccellente protezione; vi erano inoltre alcune migliaia di balestrieri, in parte mercenari provenienti dall'Italia settentrionale. Gli inglesi parevano votati alla disfatta, poiché contavano soltanto 6.000 uomini in condizioni estremamente precarie. Gli inglesi dovevano apparire una facile preda, a condizione che gli venisse impedito di raggiungere la sicura base di Calais. I francesi raggiunsero gli inglesi all'altezza della Somme, li superarono e sbarrarono loro il passaggio all'altezza di Agincourt, tagliando la strada che portava a Calais. In quel giorno sotto una pioggia torrenziale che aveva reso melmoso il terreno, i due contendenti si prepararono alla battaglia. Gli inglesi trascorsero in preghiera quelle che ai più sembravano le ultime ore di vita; mentre i francesi si accapigliarono sulla spartizione dei riscatti di nobili inglesi che sarebbero stati presi prigionieri.

La battaglia di Agincourt in una miniatura medievale

I comandanti francesi si accordarono faticosamente sul piano di battaglia, suddividendo i compiti tra i numerosi nobili che componevano l'esercito. La mattina del 25 ottobre, i due eserciti si schierarono sulla linea di battaglia. I francesi erano divisi in tre grosse divisioni di cavalieri (appiedati nelle prime due) e due forti contingenti di cavalleria alle ali. I balestrieri erano stati concentrati in un'unica linea che, in teoria, avrebbe dovuto schierarsi davanti a tutti. In realtà i nobili francesi, impazienti di gettarsi all'assalto degli inglesi e catturarne i capi, oltrepassarono i balestrieri. L'intera prima divisione francese, fitta di nobili di altissimo lignaggio (tra cui il maresciallo Boucicault, il conestabile d'Albret, i duchi di Orléan e di Borbone), si trovò davanti ai balestrieri. La prima linea era così numerosa che non solo mise i balestrieri nell'impossibilità di combattere, ma invase pure i settori di tiro dell'artiglieria, che poté far fuoco una sola volta nel corso dell'intera battaglia.
Gli inglesi si disposero invece secondo la tattica consueta: i cavalieri appiedati e i cunei di arcieri tra loro. La corta estensione del fronte, stretto tra i due boschi di Agincourt e Tramécourt, faceva apparire meno evidente l'inferiorità numerica inglese.

Lo schieramento dei due eserciti

Sino alle 11:00 del 25 ottobre nessuno si mosse, poi con una mossa tanto azzardata alquanto inaspettata, Enrico V ordinò ai suoi di avanzare. Gli inglesi lanciarono l'urlo di battaglia "San Giorgio !", si portarono a distanza di tiro, piantarono le palizzate di pali acuminati e iniziarono a tempestare le linee francesi con i colpi degli arcieri. I francesi, sorpresi dall'iniziativa inglese, inizialmente non reagirono quindi si gettarono all'attacco con la cavalleria schierata alle ali. La milizia a cavallo francese non attaccò le ali nemiche, ma effettuò una conversione che la porto contro il centro avversario. I fianchi della cavalleria francese, rimasti scoperti, furono bersagliati dagli arcieri inglesi. L'attacco francese fallì a causa della resistenza inglese, della confusione causata dai cavalli feriti e del fango che rendeva lenti e difficili i movimenti. Alla vista della sconfitta della cavalleria, la prima linea francese si gettò contro gli inglesi, l'urto fu molto violento e gli arcieri furono costretti ad arretrare di alcuni metri, ma la confusione prodotta dal numero eccessivo di uomini impedì ai francesi di combattere in modo efficace. Le pesanti armature rendevano i movimenti molto difficili, il fango giungeva alla vita e lo spazio era troppo ristretto.

Battaglia di Agincourt da una miniatura medievale

Gli arcieri inglesi equipaggiati in modo leggero impugnarono le spade e si scagliarono contro le schiere francesi, aiutati da una maggiore mobilità. I francesi continuarono a gettare nella mischia sempre più uomini, aggravando soltanto la situazione. Alla fine si contano migliaia di morti francesi (alcune stime giunsero a indicare 10.000 caduti), parte dei quali periti nel fango per annegamento o schiacciati dalla mischia di armati. Gli inglesi subirono meno perdite, tra questi il duca di York, e fecero un gran numero di prigionieri illustri: Carlo Duca di Orléans, il duca di Borbone, i conti di Richemont, Eu e Vendome. Enrico V, temendo di essere colto alle spalle dai francesi, ordino di uccidere i prigionieri per non impegnare risorse preziose nella loro custodia. La sconfitta francese era stata devastante. Com'era avvenuto per le battaglie di Crecy e Poitiers, la Francia aveva perduto il grosso dell'esercito oltre a un gran numero di nobili. Ad Agincourt trovarono la morte tra gli altri il conestabile D'Albret e i duchi di Alencon, Bar e Brabante.

05 aprile, 2018

Il Milione

Al giorno d'oggi, viaggiare per il mondo è scontato e per certi versi banale: prenotiamo il nostro aereo low cost su un sito internet, andiamo all'aeroporto, check in, imbarco e via, fino alla destinazione e poi all'albergo che abbiamo prenotato su internet, comodamente da casa.
Nel Medioevo, come abbiamo ribadito più volte, non era così: viaggiare era una scommessa in cui la posta in gioco era molto alta: dalle proprie ricchezze, depredate dai malviventi, fino alla stessa vita! Si viaggiava per necessità, col rischio di finire male se si conosceva in modo pessimo il posto in cui ci si avventurava, e pochi, principalmente mercanti, pellegrini e cavalieri, intraprendevano imprese simili.

Pellegrini in viaggio

Immaginate allora quale incredibile impresa doveva essere all'epoca attraversare il mondo per raggiungere la Cina dall'Italia: attraversare i mari su navi che sarebbero potute naufragare facilmente, interi deserti a dorso di cammelli; o posti sconosciuti, probabilmente in balia di scorribande di predoni. Un gruppo di mercanti e viaggiatori veneziani intraprese questa immensa impresa: Marco Polo, suo padre e suo zio, si diressero verso la Cina, ed appuntarono l'intero viaggio, scrivendo un vero e proprio libro, che passerà alla storia col nome de "Il Milione".

Una pagina del libro

Ci sono diverse ipotesi riguardo il titolo del libro: una sostiene che esso sia il diminutivo di Emilione; un'altra tesi sostiene che esso sia un multiplo del miglio veneziano, per sottolineare la lunghezza del viaggio. Altri ancora sostengono che sia un riferimento alle ricchezze del Gran Kahn, imperatore di Cina.
Marco Polo non scrisse materialmente il libro, ma lo dettò in prigione ad un altro detenuto, Rustichello da Pisa, fra il 1295 ed il 1298. Il libro è definito dallo scrittore belga Albert t'Serstevens come una "Vera e propria enciclopedia geografica, riunisce in un volume le conoscenze essenziali che erano disponibili alla fine del XIII secolo sull'Asia. Oltre che una relazione di viaggio, è anche un trattato storico-geografico". È stato definito "la descrizione geografica, storica, etnologica, politica, scientifica (zoologica, botanica e mineralogica) dell'Asia medievale".

Ritratto di Marco Polo

Il testo è diviso in capitoli, provvisti di rubriche che ne sintetizzano i contenuti. Vengono descritti sistematicamente diversi paesi d'Oriente e tali descrizioni vengono inframezzate talvolta dal racconto di guerre e battaglie. La corte del Gran Khan è descritta nell'ampia sezione centrale del libro: vengono esposte le vicende storico-militari del regno.
L'impatto storico che ebbe questo testo fu incredibile: ispirò il mappamondo di Fra Mauro e Cristoforo Colombo nell'attraversare l'Atlantico per aprire una nuova rotta per le Indie, ponendo così la fine del periodo medievale; sarà addirittura fonte di ispirazione di un romanzo di Italo Calvino, estendendo così la sua influenza fino ai giorni nostri!

Mappamondo di Fra Mauro, disegnato dal frate studiando il Milione

Il viaggio di Marco Polo, descritto nel libro di cui stiamo parlando, iniziò nel 1271. Da Venezia lui, lo zio ed il padre, procedettero all'interno del continente asiatico, attraversando Anatolia, Armenia, Mesopotamia, Persia, Afghanistan, l'area del Pamir, il deserto dei Gobi ed infine il Catai, in Cina. Questo viaggio lunghissimo durò ben tre anni e mezzo, terminando infine a Pechino. Marco Polo e la sua famiglia entrarono nelle grazie del Kubilai Khan, di cui divenne consigliere e in seguito anche ambasciatore. 

Il Kubilai Khan, con cui Marco Polo stringerà una forte amicizia

Marco Polo tornò a Venezia soltanto nel novembre del 1295: nessuno dei concittadini lo riconobbe, in quanto erano passati quasi trent'anni dalla sua partenza. Il viaggiatore tornò via mare, attraverso l'Oceano indiano. Una mappa dell'itinerario del suo viaggio è di seguito mostrata.


Il Milione è la sintesi di un'avventura epica, una sorta di Odissea in salsa medievale. Sintesi dello spirito di avventura e di scoperta che spinge l'uomo oltre le sue frontiere ed i suoi limiti, elevandolo e facendolo progredire e, di conseguenza, evolversi.