02 maggio, 2018

Il Regno dei Franchi (II parte)

Oggi riprendiamo la spiegazione dell'articolo precedente: Il Regno dei Franchi (I parte).
Quando morì Clodoveo (511) il suo regno venne diviso fra i quattro figli (Teodorico,Clodomiro, Childeberto e Clotario). Questo regime successorio, era basato sulle spartizioni territoriali e, spesso complicato da guerre fratricide, rappresentò una delle maggiori cause di debolezza del regno franco. Nonostante questi problemi interni, la dinastia merovingia riuscì progressivamente a ingrandirsi e a rafforzarsi,tanto che a metà del VI secolo il regno dei Franchi comprendeva tutta la Gallia e buona parte della Germania. Le spartizioni territoriali e le relative lotte di successione che investirono la dinastia merovingia, modificarono progressivamente l'assetto territoriale della Gallia che, intorno alla metà del VI secolo, poteva essere suddivisa in quattro regioni principali. A nord-est si formò l'Austrasia, la più germanizzata delle regioni; a nord-ovest si sviluppò la regione della Neustria, dove la popolazione franca si era totalmente amalgamata con quella locale gallo-romana.
Le regioni tra le Alpi e il Giura, un tempo parte del regno burgundo, e la Provenza, vennero a costituire la Burgundia. L'Aquitania, infine, venne a formare la quarta di queste regioni.

I quattro regni dei Franchi

Dopo la morte di Clodoveo la monarchia merovingia si avviò ad un graduale indebolimento causato non solo dalle lotte intestine tra i quattro regni, ma anche dalle continue pressioni che Bretoni, Baschi e Visigoti causavano lungo le frontiere della Gallia. Questo processo involutivo ebbe una battuta d'arresto sotto i regni di Clotario II (584-628) e di Dragoberto I (629-639), durante i quali si ebbero anche modeste vittorie alle frontiere. Quando morì Dragoberto I, il regno franco conobbe una nuova e più profonda crisi, durante la quale la sua storia fu caratterizzata principalmente dall'antagonismo delle due regioni più importanti, la Neustria e l'Austrasia, in cui il potere era ormai caduto nelle mani dei capi dell'aristocrazia locale, i cosidetti "maggiordomi" o" maestri di palazzo". Nel periodo tra il 640 ed il 685 ebbe la meglio la Neustria, dove abili maestri di palazzo riuscirono a contrastare con efficacia l'Austrasia. All'interno di quest'ultima regione stava emergendo la casata arnolfingia o pipinide.

Sant'Uberto di Liegi offre i suoi servizi a Pipino di Herstal

Fu grazie ad un membro dei pipinidi, Pipino II di Herstal, che la situazione si capovolse a favore dell'Austrasia. Pipino II riuscì infatti ad abbattere i rivali della Neustria a Tertry, presso San Quintino, nel 687. Da quel momento egli fu considerato capo effettivo di tutto il regno franco.
Alla sua morte la situazione parve volgere nuovamente a favore della Neustria, ma un figlio naturale di Pipino, Carlo Martello riuscì a consolidare il proprio potere. Tuttavia grosse nubi si affacciavano all'orizzonte del regno franco: gran parte della Gallia meridionale sfuggiva al controllo dei Pipinidi, mentre la minaccia degli Arabi, divenne più pressante  e, dopo aver conquistato il regno visigoto di Spagna, arrivarono fino in Borgogna. Nell'ottobre del 732 Carlo Martello riuscì a sconfiggere a Poitiers i musulmani: questa vittoria gli servì per bloccare temporaneamente l'avanzata araba, e per assicurarsi una certa fama, grazie alla quale riuscì a stabilire la propria autorità nelle regioni più ribelli della Gallia meridionale. Alla morte del legittimo re merovingio Teodorico IV, Carlo Martello, comportandosi già da re, non ritenne necessario predisporre la successione, e nel 741, quando morì, lasciò ai suoi figli, Carlomanno e Pipino il Breve, il regno franco. Nel 747 Pipino il Breve, rimasto solo a causa dell'abdicazione del fratello, con l'aiuto del papato (che cercava in questo modo alleati contro Bisanzio e contro l'avanzata dei Longobardi), si impadronì definitivamente della corona regia. Nel 754, a Ponthion, egli si faceva consacrare re da papa Stefano II. Con questo gesto la monarchia pipinide assumeva carattere sacro e si avviava, soprattutto con la figura di Carlo Magno, a divenire la protagonista della restaurazione dell'unità imperiale.

Carlo Magno in un dipinto

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