La basilica di Sant'Ambrogio

È la seconda chiesa più importante di Milano, punto di riferimento dell'epoca paleocristiana e medievale, nonché della storia della Chiesa Ambrosiana. Fondata dal Vescovo Ambrogio fra il 379 ed il 386 d.C. per celebrare i martiri cristiani lì uccisi dai Romani, venne dedicata a quest'ultimo quando vi fu sepolto alla sua morte, avvenuta nel 397 d.C.. Ma anche se venne fondata in epoca romana, quella di oggi non è la basilica che venne costruita allora: infatti, anche se la pianta segue fedelmente la disposizione di quella originale, essa è stata gradualmente costruita fra il 790 ed il 1099 d.C..

Facciata della basilica vista dal quadriportico

La basilica presenta un quadriportico antistante l'entrata con tre navate ed altrettante absidi. Lo stile è prettamente romanico, mentre il materiale di costruzione è povero: mattoni, pietra ed intonaco bianco. La facciata a capanna è larga e schiacciata. Presenta due logge sovrapposte. Quella inferiore ha cinque arcate uguali (di cui solo tre sono visibili in facciata) e si ricongiunge con il perimetro interno del portico, pur avendo queste arcate leggermente più alte, mentre quella superiore ha cinque arcate che scalano in altezza, assecondando il profilo degli spioventi. Presenta anche degli archetti pensili, cioè file di piccoli archi a tutto sesto che "ricamano" la cornice marcapiano e gli spioventi.
Vi sono presenti eleganti arcate sostenute da pilastri fiancheggiati da semicolonne. Tutte le membrature del portico sono ben evidenziate, anche coloristicamente. Le arcate hanno doppia ghiera, le cornici sono sorrette da archetti pensili analoghi a quelli della facciata, mentre sottili lesene si profilano sulle superfici superiori, dividendole con regolarità.

Navata centrale

L'interno venne strutturato secondo le più avanzate novità d'Oltralpe, con l'uso di volte a crociera a costoloni, nelle quali ogni elemento confluisce in una struttura portante apposita, con un'architettura rigorosa e coerente. In sostanza, ogni arco delle volte poggia su un semipilastro o una semicolonna propria, poi raggruppati nel pilastro a fascio, la cui sezione orizzontale non è quindi casuale, ma legata strettamente alla struttura dell'alzato. Le volte delle navate laterali, con campate di dimensioni pari alla metà del lato di una campata nella navata centrale, poggiano su pilastri minori e reggono i matronei. Questi ultimi occupano tutto lo spazio eventualmente disponibile per il cleristorio: lo sviluppo in altezza ne risulta bloccato ma, coerentemente con lo sviluppo complessivo, la luce si tende lungo l'asse maggiore (la stessa forma plastica dei pilastri polistili è subordinata a questa illuminazione bassa) e passa dalle finestre della facciata (qui, peraltro, filtrata dalle logge) e dal tiburio (come detto, successivo).

Ciborio ed abside

In corrispondenza del tiburio, nell'ultima campata della navata centrale, si trova il presbiterio con, al centro, l'altare maggiore, realizzato tra l'824 e l'859 da Vuolvino, con prezioso paliotto aureo in rilievo con pietre incastonate su tutti e quattro i lati. L'altare è sormontato dal ciborio coevo, commissionato dall'arcivescovo di Milano Angilberto II, dal quale prende il nome.
Nel catino absidale, si trova un mosaico, ricostruito dopo la seconda guerra mondiale riutilizzando i resti di quello precedente distrutto dalle bombe, risalente al IV secolo, ma più volte modificato entro il IX secolo. Al centro vi è il Pantocratore tra i santi Gervaso e Protaso e, ai lati, scene della vita di Sant'Ambrogio.

Mosaico absidale

Sant'Ambrogio vale una visita. È uno dei grandi capolavori medievali di Milano insieme al Duomo, e mostra tutta la grandiosità della storia medievale di questa città.

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