29 agosto, 2018

Aneddoti: L'Incoronazione di Carlo Magno

Carlo Magno, Imperatore del Sacro Romano Impero. Ma come avvenne e perché avvenne questo importante evento storico?

Dipinto ottocentesco raffigurante Carlo Magno

All'epoca di Carlo Magno, il regno dei Franchi era immenso: si estendeva sulle odierne Francia, Germania, Austria, Svizzera, parte delle odierne Repubblica Ceca, Slovenia, Italia e Spagna. L'intero blocco centrale dell'Europa era Franco, determinando dunque un grosso peso politico nelle varie regioni dell'enorme impero. Tale gigante era controbilanciato, a Oriente, dall'Impero Bizantino.

Regno Franco sotto Carlo Magno

Gli equilibri furono mantenuti fino al 797 d.C.: in quell'anno, il trono Bizantino venne usurpato da Irene d'Atene che si dichiarò Basilessa dei Romei, cioè Imperatrice dei Romani. Il trono imperiale occupato da una donna, per Papa Leone III, corrispondeva ad un trono vacante. L'ideale di Leone III  era quello di accordarsi con Carlo, re dei Franchi, di incoronarlo Imperatore, rifondando dunque un Impero Romano d'Occidente che sarebbe corrisposto per l'appunto a quello dei Franchi, tenendo ben salda la supremazia europea, con lo scopo di minimizzare l'Impero bizantino dopo la salita al potere della Basilessa Irene.
Così, la notte di Natale dell'800 d.C., Leone III  incorona CarloImperatore dei Romani. Fu una cerimonia fastosa e ricca di credo religioso; Carlo re dei Franchi, acquisì per la prima volta nella storia medievale il titolo di primo Imperatore in Occidente dai tempi di Romolo Augustolo.
Sia gli “Annales regni Francorum”, sia il “Liber Pontificalis” riportano la cerimonia, parlando apertamente di festa, massimo consenso popolare ed evidente cordialità fra Carlo e Leone III, con ricchi doni portati dal sovrano franco alla Chiesa romana.
Incoronazione di Carlo Magno da parte di Leone III Papa

L'imperatrice Irene reagì male all'incoronazione, che considerò un atto di usurpazione del potere, ma non poteva intervenire in quanto non disponeva dei mezzi necessari. Ciò inasprì molto i rapporti fra Bisanzio e il nuovo Impero appena nato, che si sarebbe chiamato Sacro Romano Impero.

L'Imperatrice Irene di Atene

Per cercare di attenuare l'irritazione Bizantina, un decennio e mezzo più tardi, le cronache vennero descritte in modo diverso: si parlò di un'incoronazione a sorpresa che irritò profondamente Carlo Magno, che non voleva affatto la corona imperiale romana. Tale ricostruzione postuma però è stata smantellata da diversi storici moderni. L'incoronazione di Carlo Magno c'è stata, il Sacro Romano Impero è nato e sarà pronto a riscrivere la storia dell'Occidente, perché dalle sue costole nasceranno i Regni, i Comuni e le Repubbliche che faranno il bello ed il cattivo tempo in tutta Europa nei secoli a venire.

27 agosto, 2018

Historie medievali: le ricette della tavola rotonda

Le ricette che vi proponiamo oggi, sono le seguenti:


TORTA DEL PASTORE

Ingredienti:

- Per la pasta brisè
250 gr di farina;
125 gr di burro morbido; 
Un goccio di acqua per impastare meglio; 
Sale.

- Per il ripieno:
1 grossa cipolla rossa; 
6/7 fette di salame tagliato a dadini o a listarelle; 
3 cucchiai di latte; 
2 cucchiai di ricotta Seirass piemontese (in alternativa di pecora o di mucca, anche se il seirass ha un gusto particolare); 
3 uova; 
Burro; 
Basilico a stricioline; 
Sale e pepe.

Procedimento
Prepariamo la pasta brisée, mettendo la farina a fontana con il sale e impastandola delicatamente con il burro ammorbidito e tagliato a dadini. Compattate bene, aiutandovi con qualche goccia di acqua.
Mettete poi in frigo.
Nel frattempo affettate la cipolla e fatela appassire leggermente in padella con un po' di burro. Ammorbidite la ricotta con il latte, rompeteci dentro le uova, salate, pepate e mescolate bene. Allargate la pasta e foderate la vostra teglia. Disponete per bene sul fondo la cipolla, sopra mettete il salame e poi versateci il composto di uova in modo omogeneo, completate con il basilico e mettete a cuocere a 200° per 15/20 minuti.


BRODO LARDIERI DI SELVATICINA

Ingredienti:
1 Kg di cinghiale;
100 gr. di lardo a fettine; 
150 gr. di pane secco; 
0.75 l di acqua; 
0.75 l di vino bianco; 
Un mazzetto di salvia; 
3 tuorli d'uovo; 
1 cucchiaino di pepe; 
1 cucchiaino di cannella in polvere; 
Pochi chiodi di garofano in polvere.

Procedimento
Lavare e sciacquare la carne con una miscela di acqua e vino bianco, facendo attenzione che non ne vada persa neanche un po'. Tagliare la carne a pezzi regolari, non troppo grandi, e salarla. Tagliare anche il lardo a dadi. Filtrare il liquido utilizzato per lavare la carne e versarlo in una pentola assieme ai pezzi di carne, al lardo e alla salvia.
Mettere la pentola sul fuoco e fare cuocere a fiamma dolce per circa un'ora. Prelevare un mestolo del fondo di cottura e mescolarvi le spezie e il pane sbriciolato.
In una ciotola battere i tuorli d'uovo e stemperarli con altro brodo caldo. Unire le due miscele e mescolarle alla carne, portare a cottura e aggiustare di condimento se serve.

22 agosto, 2018

Come nasce la più potente fra le famiglie

Immaginate di essere nell'XI Secolo, nella vallata del Mugello, e di vivere nel villaggio di Potrone, un villaggio appartenente al paese di San Piero a Sieve.

La piazza centrale di San Piero a Sieve come appare oggi

Il Mugello apparteneva alla famiglia degli Ubaldini, dei conti, di probabile origine longobarda, che governarono la vallata dal VII secolo al 1373. Per poter governare in modo efficace questo territorio, la famiglia lo costellò con una serie di castelli, tra cui quello della suddetta Potrone venne affidato ad un tal Medico, che in seguito a tale assegnazione venne conosciuto col nome di Medico di Potrone.
Perché questo anonimo castellano veniva chiamato col termine "Medico"? Beh, l'antica tradizione popolare ritiene che costui avesse particolari poteri taumaturgici, ed in epoca passata si riteneva che chi disponesse di tali poteri avesse sangue reale nelle proprie vene. Medico di Potrone visse fra il 1046 ed il 1102, e dal momento in cui ebbe il castello fino alla sua morte, pensò a consolidare il suo possesso e a lavorare per rafforzare il prestigio della sua famiglia.

Stemma araldico adottato da Medico di Potrone

Nei decenni e nei due secoli successivi, i discendenti di Medico, che per questo si facevano chiamare "Medici" si guadagnarono una ricchezza ragionevole con le manifatture laniere che, in quel tempo, videro un periodo di boom nelle richieste, in Italia e all'estero, soprattutto in Francia e Spagna. Questo duro lavoro come mercanti portò i suoi frutti: due membri della famiglia ottennero la massima carica possibile nella Repubblica Fiorentina, ossia quella di Gonfalonieri di Giustizia. Acquistarono le terre del loro contado, come era solito da parte dei mercanti dell'epoca, per consolidare il loro potere, e di conseguenza acquisirono il potere sull'intera area del Mugello.

Sostanzialmente, qui terminano le notizie scarne e non verificate sull'origine della famiglia e cominciano quelle storiche riportate dai documenti ufficiali. Questa scarsità di notizie ha consentito alla famiglia de Medici di creare una vera e propria mitologia: facendo leva sul nome, dovuto alle proprietà taumaturgiche dell'avo, con cui gli storiografi dell'epoca hanno riportato la discendenza della famiglia da un figlio illegittimo di Carlo Magno.
Il primo documento è il Libro di memorie scritto nel Trecento da Filigno de' Medici: da esso si ricava che già allora i suoi avi erano residenti a Firenze; nel 1169, con i Sizi e altri, fecero costruire la torre nel popolo di San Tommaso presso il Mercato Vecchio (nella zona oggi fra piazza della Repubblica e via de' Medici); inoltre, nel 1180 i Medici e i Sizi andarono davanti al vescovo Giulio per contendersi il patronato sulla medesima chiesa di San Tommaso (detta anche di San Famaso).

La chiesa di San Tommaso
Fra il XII e il XIII secolo visse Giambuono, considerato il vero capostipite della stirpe. Dal Duecento si hanno le prime notizie documentarie sui membri della famiglia, a cominciare da un atto del 1201, in cui viene citato Chiarissimo di Giambuono fra i delegati della Repubblica fiorentina firmatari di un patto con i senesi. Nella prima metà del XIII secolo, i Medici si dividono in tre linee di discendenza principali, facenti capo rispettivamente a Bonagiunta (ramo estinto nel 1363), Chiarissimo e Averardo.

Con l'interessarsi alla politica cittadina, facendo un grande lavoro come mercanti e soprattutto imparando a leggere l'evoluzione delle dinamiche dello stato fiorentino, i Medici acquistarono sempre più potere, fino a divenire la famiglia storica che tutti noi conosciamo, la famiglia che contribuì alla fine dell'età Medievale in Italia e all'inizio del Rinascimento.

20 agosto, 2018

La storiografia medievale

Un'opera in particolare domina la storiografia del Medioevo: il "De Civitate Dei" di Sant'Agostino, che determinando i rapporti tra la civitas terrena e quella celeste, contestualizza in modo del tutto nuovo l'importanza della storia; non soltanto cronache della vita di determinati personaggi o di entità politiche o sociali, ma una storia che diventa universale, legata all'umanità intera, nell'eterna lotta tra il bene e il male.

De Civitate Dei, incipit da un manoscritto del 1470 circa
Rispetto alla storiografia classica, in altre parole, quella medievale autorizza un senso "morale" nelle sue pagine, con il mito della pax e la contrapposizione tra rex iustus e tyrannus. I grandi personaggi perdono le loro caratteristiche distintive per rientrare in grandi archetipi utili per questa stilizzazione storica, in un affresco più grande e finalistico, dove anche gli uomini politici più importanti diventano pedine.

Illustrazione tratta dal Vita Karoli Magni del XIII secolo
Ancora legata alla storiografia classica, in particolare a Svetonio, è la Vita Karoli Magni di Eginardo, e per tutto l'Alto Medioevo, l'interesse per il fatto politico singolo rimane in verità ancora vivo (Paolo Diacono e l'Historia Longobardorum, ad esempio). Soprattutto dopo la morte di Carlo Magno e la conseguente dissoluzione del Sacro Romano Impero nelle prime unità nazionali, la storiografia si occupa sempre di più del contrasto tra Chiesa e Impero, soprattutto in storici "duelli" politici come tra Enrico IV e Gregorio VII.

Ottone di Frisinga rivolge lo sguardo alla Cattedrale e alla città di Frisinga
 dalla riva orientale del fiume Isar (dipinto di Hans Part)
È in particolare a partire dal dodicesimo secolo e da Ottone di Frisinga che l'agostinismo in storiografia, a l'ansia di salvezza ben presente in ciascuna opera, ridiventa fondamentale. Questa prospettiva andrà incontro a una frammentazione nei secoli successivi, quando la storia comunale (in Italia) e quella delle entità politiche (nel resto d'Europa) diverranno sempre più popolari; da noi ricoprono particolare importanza le storie di Giovanni Villani e Dino Compagni, che con l'uso del volgare attualizza la materia e la rende interpretabile anche in chiave politico-nazionale.

16 agosto, 2018

Proposte di lettura: Le Gesta dei Franchi e degli altri Pellegrini Gerosolimitani

Oggi vi proponiamo un libro che forse poche persone conoscono. Probabilmente chi ha letto anche il più semplice dei libri di storia sulle crociate, avrà sicuramente notato, nelle note a piè pagina, il titolo di riferimento Gesta Francorum. Il Gesta Francorum è un libro storico scritto nel XII secolo, durante la Prima Crociata da un anonimo, probabilmente vicinissimo a Boemondo d'Altavilla.

Il libro proposto

Sono passati ormai più di novecento anni dalla stesura del testo originale in versione latina, ma delle informazioni bibliografiche del suo autore, ancora oggi, se ne sa ben poco. Il Gesta Francorum ha riscontrato scarso interesse da parte della storiografia italiana, contrariamente a quanto avvenuto invece in ambito francese e anglosassone, dove numerosi studiosi hanno condotto notevoli ricerche sul testo. Luigi Russo, noto ricercatore presso l'Università Europea di Roma, ha tradotto il testo latino in italiano per la prima volta, consentendo il suo studio in modo più dettagliato.

Vi sintetizziamo com'è strutturato il libro: il volume si apre con un'introduzione articolata in sei capitoli: il primo capitolo contiene le informazioni, scarse, relative all'autore (probabilmente era dell'Apulia); il secondo illustra lo stile dell'opera; il terzo è dedicato a Boemondo d'Altavilla, che è il personaggio sul quale si incentra la maggior parte del testo; il quarto si sofferma sulla diffusione dell'opera, presente soprattutto nella Francia settentrionale. L'elenco dei sette codici che tramandano il testo ed una bibliografia d'orientamento compongono gli ultimi due capitoli. Testo e traduzione a fronte sono corredati da note per lo più di carattere erudito. Completano il volume due tavole relative alla città di Antiochia nel 1097-1098 e di Gerusalemme nel 1099, e l'indice dei passi biblici citati nel testo.   






15 agosto, 2018

Le vette dell'arte medievale: il Duomo di Modena

È uno dei monumenti romanici per antonomasia, in quanto si notano tutti gli elementi che caratterizzano questa stagione architettonica. È il vanto della città di Modena, il posto dove hanno lavorato alcuni fra i più importanti artisti del tempo. Stiamo parlando del duomo della città.

Facciata del Duomo, architettura romanica da manuale

Edificata dall'architetto Lanfranco e decorata con sculture di Wiligelmo, la sua costruzione cominciò nel 1099. Ci vorranno almeno due secoli per completarla!

Lapide che testimonia la costruzione della chiesa ad opera di Lanfranco

La nuova chiesa doveva sostituirne una pericolante, costruita appena una manciata di anni prima; fu fortemente voluta dalla popolazione modenese, e la sua edificazione ebbe addirittura l'appoggio di Matilde di Canossa. Lanfranco venne da Como con scultori della zona, e si mise subito al lavoro per la costruzione, per la quale vennero usati, come era consuetudine fare in quel tempo, materiali ricavati dai ruderi di edifici di epoca romana. Quando ormai le fondazioni avevano raggiunto la superficie del suolo, ci si accorse che i materiali raccolti non sarebbero bastati per l'intera costruzione, ma, come afferma il cronista Aimone, "per divina ispirazione" si cominciò a scavare poco lontano dal cantiere, mettendo in luce inaspettatamente una necropoli romana ricca di pietre e di marmi che, levigati o scolpiti, vennero utilizzati nella costruzione dell'edificio. Il largo impiego di marmi romani è evidenziato da figure e iscrizioni che si trovano qua e là nelle lastre che ricoprono il Duomo e la torre campanaria, e dai leoni stilofori, certamente di origine romana del portale maggiore e della Porta dei principi, i primi del genere a venire impiegati in un edificio medievale.

Transetto, abside e campanile

Nel 1167 la costruzione era ormai coperta, e si poterono così portare le spoglie del santo in chiesa. A Lanfranco e Wiligelmo subentrarono maestranze campionesi, che costruirono l'imponente campanile, denominato Ghirlandina. Il loro lavoro terminò nel 1319.
Nel XV secolo, le capriate lignee della navata interna vennero coperte da una volta a crociera, consegnandoci la chiesa nelle sue attuali forme.
Ma vediamo insieme com'è fatta la chiesa: come si è detto all'inizio, è l'esempio da manuale dell'arte romanica, in quanto ne preserva tutte le sue caratteristiche: è presente un matroneo a metà altezza, che percorre tutto il perimetro delle mura della chiesa; sulla facciata si notano due imponenti paraste, pilastri che evidenziano le navate retrostanti; dinanzi al portale si nota un protiro sormontato da un'edicola, e le finestre sono monofore a tutto sesto. Notevole è anche il rosone centrale.
Di particolare bellezza è il protiro che è posto dinanzi alla porta Regia, sulla facciata laterale della chiesa.

Protiro della porta regia. Da notare i due leoni stilofori alla sua base

L'interno è austero: prevale la presenza del mattone, le colonne sormontate dagli archi a tutto sesto, coi matronei che corrono in alto. I matronei erano i luoghi dedicati alle donne per seguire la messa. Si nota la divisione in navata centrale e laterale, la scarsità di decorazioni che dà solennità e semplicità all'ambiente. L'unica area davvero decorata è quella absidale, dove spicca un bellissimo mosaico raffigurante Gesù e la Madonna.

Navata centrale della chiesa

Dietro l'altare è possibile notare la cripta, sormontata dal presbiterio. Ogni due archi, le colonne sono sottolineate dalle paraste che danno plasticità e movimento all'ambiente.
Wiligelmo decorò la cattedrale con una serie di mirabili bassorilievi.  Fra questi spiccano:

La storia della creazione dell'uomo, della donna e del peccato originale


Cacciata dal paradiso terrestre


Caino ed Abele


Il presbiterio, scolpito dai maestri campionesi, anche è degno di nota: siamo infatti dinanzi ad una mirabile scenografia.

Pontile campionese del presbiterio

I seguaci di Wiligelmo scolpirono le porte della cattedrale. In tal senso, il duomo di Modena è ricchissimo di sculture. A titolo di esempio mostriamo la porta della pescheria, i cui ricami si richiamano all'arazzo di Bayeux, e quella dei Principi.

Porta della Pescheria

Porta dei Principi

Architettonicamente parlando, il duomo di Modena sarà un successo per tutta l'arte italiana: tantissimi edifici prenderanno spunto da esso, tanto che negli anni novanta del secolo scorso verrà riconosciuto Patrimonio dell'Umanità UNESCO.
Un grande esempio di architettura che vale la pena conoscere e visitare.

13 agosto, 2018

Le agiografie di San Francesco

San Francesco, il patrono d'Italia, fu indubbiamente un santo di importanza fondamentale per tutto il Medioevo, e il suo ordine mendicante rivoluzionò profondamente la Chiesa dell'epoca. Il modo semplice e puro di Francesco di avvicinarsi agli umili, di praticare la povertà più estrema, ma anche di celebrare la più intima comunione con tutto l'universo creato da Dio (si pensi al Cantico dei cantici), lo resero un santo straordinariamente carismatico e destinato a plasmare l'immaginario religioso e popolare dei secoli successivi. A tutto questo si aggiungano i miracoli che costellarono la sua esistenza terrena per comprendere quanto le agiografie su Francesco, subito dopo la sua morte, proliferarono in tutta Italia e non solo.
San Francesco e storie della sua vita, Bonaventura Berlinghieri, 1235
Almeno tre sono i testi fondamentali tra le agiografie francescane. Una delle più tarde è lo "Speculum perfectionis", conosciuto anche come Legenda antiquissima e di autore anonimo, scritta intorno al 1318; per molto tempo si credette che fosse stata l'opera di uno dei compagni del santo, frate Leone, ma in realtà è una rielaborazione di una fonte ancora più antica, la Legenda perusina (o Compilatio assisiensis), scritta in lingua latina e scoperta solo nel 1922.

Scene dalla vita di san Francesco d’Assisi”, singolo foglio miniato tratto da un manoscritto frammentato della “Legenda aurea“, 1994.516, 1320–42 circa, Metropolitan Museum of Art, New York.
Ancora più importanti sono le altre due biografie di San Francesco; la prima, la Legenda Maior, venne scritta da San Bonaventura da Bagnoregio, il celebre Doctor Seraphicus che col suo «Itinerario della mente verso Dio» fu uno dei più importanti teologi dell'ordine francescano. Alla Legenda Maior si ispirò anche Giotto per i suoi celebri affreschi nella basilica di Assisi. L'altra biografia, la più antica di tutte (in realtà due diverse Vitae e un tractatus) fu composta da un altro francescano, che conobbe personalmente il santo: Tommaso da Celano, che venne incaricato di scrivere la biografia di Francesco direttamente da Gregorio IX e fu l'autore di due diverse redazioni (la Vita prima S. Francisci e la Vita secunda).

09 agosto, 2018

Great Battle of Historie Medievali: La Battaglia di Stamford Bridge

La Battaglia di Stamford Bridge avvenne il 25 settembre del 1066 presso il villaggio omonimo nell'Inghilterra orientale. La tradizione vuole che il campo di battaglia fosse collocato ad est del fiume Derwent, appena a sud est della città, in un area nota come Battaglia. Oggi molti storici considerano la battaglia come l'atto conclusivo dell'epoca vichinga in Inghilterra, anche se c'è molto  dibattito al riguardo, poiché l'invasione norvegese dell'isola avvenne prettamente col fine di conquistare, e non di saccheggiare o di colonizzare.
Lo schieramento Vichingo Norvegese contava circa 9000 uomini, con 300 navi da trasporto, mentre l'esercito Anglosassone disponeva di circa 10.500 fanti appiedati e 2000 cavalieri. Lo schieramento norvegese vichingo era comandato da Harald Hardrada e da Tostig Godwinson, mentre per gli anglosassoni, i rispettivi comandanti erano il re Harold II Godwinson, il Conte Morcar di Northumbria e infine il Conte Edwin di Mercia.
Re Harold II Godwinson si scontrò con l'esercito di Harald Hardrada, prendendolo di sorpresa, poiché molto probabilmente disarmato e impreparato (è possibile che avesse lasciato cotte di maglia e alcune armi sulle navi), dopo una marcia leggendaria a tappe forzate dalla parte meridionale del regno.

La Battaglia di Stamford Bridge in un manoscritto del XIII secolo

Secondo la cronaca anglosassone che è quella più accreditata, il ponte sullo Stamford da cui prendeva il nome il villaggio, venne occupato velocemente da un guerriero norvegese di elevata statura, armato di ascia, senza armatura e che combatteva in modo leggendario (probabilmente un Berserk), terrorizzando l'esercito inglese. Egli riuscì a tenere il ponte per circa un'ora, colpendo e uccidendo tutti quelli che cercavano di oltrepassarlo, fino a che gli inglesi riuscirono ad ucciderlo, posizionando una barca sotto al ponte e trafiggendolo con una lancia. Questo ritardo nell'ingaggiare battaglia diede ad Harald Hardrada sufficiente tempo per posizionare il suo esercito in formazione circolare su di un'altura, lasciando avvicinare gli inglesi che erano costretti a volgere le spalle al fiume. Dopo una furiosa e violenta battaglia con ingenti perdite da ambo i lati, soprattutto da parte vichinga, Harald Hardrada e Tostig Godwinson del Wessex furono uccisi.

La Battaglia

I rinforzi vichinghi che sopraggiunsero, servirono soltanto ad allungare la battaglia, che alla fine si risolse a favore dell'esercito inglese, il cui re concesse una tregua ai sopravvissuti guidati dal figlio di Harald Hardrada (Olaf ). Gli sconfitti furono lasciati salpare, dopo aver giurato che non avrebbero mai più attaccato in Inghilterra. Le perdite da parte vichinga ammontavano a circa 6000 uomini, mentre per l'esercito anglosassone arrivavano a circa 5000.
Questo successo non era comunque destinato a durare; infatti, poco più di 3 settimane dopo la battaglia, dopo aver condotto a tappe forzate il suo esercito dallo Yorkshire fino alla costa sud orientale dell'Inghilterra, Harold II venne sconfitto e ucciso da un esercito normanno guidato da Guglielmo il Conquistatore nella Battaglia di Hastings (Great Battle of Historie Medievali: La Battaglia di Hastings. Era il 14 ottobre del 1066, ed allora ebbe così inizio la conquista normanna dell'Inghilterra.

07 agosto, 2018

Le Mille e una notte

Oggi siamo davanti ad uno degli apici toccati dalla letteratura islamica. Nel X secolo, in Medio Oriente, si cominciano infatti a raccogliere novelle scritte da diversi autori del tempo. Così dall'Egitto, dalla Mesopotamia, dall'India e dalla Persia, arrivano le storie più disparate e che vengono raccolte in un unico tomo. "Mille", in arabo, non ha il senso numerico di mille storie differenti, bensì significa "innumerevole". Il tentativo del creatore di tale collana dunque, era di far capire che quella era una raccolta di innumerevoli storie. Poi, nel corso dei secoli, si è arrivati a raccogliere davvero fino a mille storie.

Pagina di una copia del XIV Secolo

Tali novelle, inizialmente tramandate in forma orale, avevano un'origine indo-iranica: tale aspetto si nota soprattutto negli elementi fantastici presenti nelle storie, che richiamano peculiarità legate al misticismo di quella regione dell'Asia. In molte altre novelle intervengono Jinn (entità soprannaturale ismalmica) e spiriti, che denotano un'antica derivazione persiana. Si individua pure un ciclo dei racconti di Baghdad (chiaramente di tradizione arabo-musulmana), nelle quali assume un ruolo fondamentale il califfo abbaside Hārūn al-Rashīd e un ciclo di novelle ambientate in Egitto (per lo più al Cairo), più avventurose e di origine più recente, nelle quali si riconoscono influssi giudaici. Accanto ai filoni indo-iranico, arabo-abbaside-iracheno, arabo-egiziano e giudaico, è presente pure un filone minore greco-ellenistico. Alcune novelle sono infine parzialmente ambientate in Cina e altre negli Urali. In tempi successivi vennero aggiunti racconti estranei, quali "Le avventure di Sindbad il marinaio" o "La storia dei sette vizir".

Il sultano decide del destino di Shahrzād

Tutte queste novelle vengono legate da un filo conduttore: una storia di fondo che serve a dare, ad esse, una connessione. Tale stratagemma risulterà così efficace che persino Boccaccio, secoli dopo, lo sfrutterà per la stesura del Decameron. Il filo conduttore è la storia del re persiano Shahriyār che, essendo stato tradito da una delle sue mogli, uccide sistematicamente le sue spose al termine della prima notte di nozze. Un giorno Shahrazād, figlia maggiore del gran visir, decide di offrirsi volontariamente come sposa al sovrano, avendo escogitato un piano per placare l'ira dell'uomo contro il genere femminile. Così la bella e intelligente ragazza, per far cessare l'eccidio e non essere lei stessa uccisa, attua il suo piano con l'aiuto della sorella: ogni sera racconta al re una storia, rimandando il finale al giorno dopo. Va avanti così per "mille e una notte"; e alla fine il re, innamoratosi, le rende salva la vita.

Shahrazād racconta le novelle al re persiano

Ciascuna delle storie principali delle "Mille e una notte" è quindi narrata da Shahrazād; e questa "narrazione nella narrazione" viene riprodotta su scale minori, con storie raccontate dai personaggi delle storie di Shahrazād e così via.

Nel corso dei secoli, in Europa, la raccolta avrà un successo incredibile, ragion per cui diverrà una delle più importanti mai scritte nella storia.

03 agosto, 2018

Historie medievali: le ricette della tavola rotonda

Le ricette che vi proponiamo oggi, sono le seguenti:


FRITTATA DI SALVIA AL FORNO

Ingredienti:
30 gr. di salvia;
1 vaschetta di pancetta dolce; 
3 uova; 
sale e pepe.

Procedimento
L'unica cosa da fare è lavare la salvia e tritarla grossolanamente, poi mescolate tutti gli ingredienti insieme e versate il composto in una teglia rettangolare o quadrata, coperta con carta da forno e infornate a 200° per 15 minuti. Impiattare e servire.


COTOGNATA O PASTA DI MELE COTOGNE

Ingredienti:
2 kg. di mele cotogne molto mature;
1 litro o più di buon vino rosso; 
1,5 kg. circa di miele;
1 cucchiaio o più, a seconda dei gusti, di polvere d’ippocrasso.

Procedimento
Sbucciare e togliere il torso alla frutta, poi tagliare in quarti. Mettere in una casseruola e ricoprire a filo di vino rosso. Portare dolcemente a ebollizione e cuocere finché la frutta non è tenerissima (ci vogliono circa 15-20 minuti da quando comincia a bollire). Scolare accuratamente e passare la frutta al setaccio per ottenere un bel purè; pesarlo e aggiungervi, ogni 500 gr., 300 gr. di miele bollito e schiumato.
Cuocere a fuoco dolcissimo questa miscela finché non si riduce, formando una bella pasta leggermente traslucida. Per controllare la cottura, versare una goccia su un piatto: se si rapprende velocemente, la pasta è pronta (ricordare: il fuoco deve essere dolcissimo perché la confettura non si attacchi).
A fine cottura aggiungere le spezie e mescolare. Versare uno strato dello spessore di 1,5 cm in un piatto piuttosto grande. Far freddare, asciugare per qualche giorno, e tagliare in pezzi regolari per mangiarlo.

01 agosto, 2018

I cavalieri Ospitalieri: l'Ordine di San Giovanni d'Acri

A partire dalla metà dell' XI secolo, l'Ospedale di San Giovanni Battista, a Gerusalemme, si occupava di soccorrere e curare i pellegrini che si recavano in Terrasanta. L'Ospedale, appendice del Monastero di Santa Maria dei Latini, era stato voluto e costruito intorno al 1050 da alcuni mercanti di Amalfi; poco dopo un califfo egiziano aveva donato loro alcune terre a Gerusalemme in segno di ringraziamento per dei servigi prestatigli. Per una perfetta conduzione dell'Ospedale e del monastero giunse, in Palestina dall'Italia, un gruppo di monaci benedettini. Quando Ugo di Payens organizzò uno sparuto gruppo di cavalieri, formando una piccola confraternita militare che fu il primo nucleo del potente Ordine dei Templari, i monaci benedettini dell'Ospedale di San Giovanni Battista accoglievano i pellegrini già da circa cinquant'anni. Con la conquista di Gerusalemme e la formazione del neo stato orientale, meglio conosciuto come il Regno di Gerusalemme, portarono un certo benessere economico all'istituzione, grazie alla carità di notevoli Cavalieri stranieri che si recavano in Palestina per il pellegrinaggio, e alle donazioni che venivano fatte da ogni parte d'Europa.

Cavalieri Ospitalieri seduti accanto al Gran Maestro Pierre Aubusson, XIV secolo

Le nuove ricchezze acquisite permisero ai monaci di costituire una vera e propria fondazione internazionale al servizio del pellegrino, costruendo basi e ospizi in tutte le zone strategiche. Sotto la guida di Gerardo Sasso, loro governatore, i monaci di San Giovanni divennero un ordine a tutti gli effetti. Nel 1113 la bolla papale Pie Postulatio Voluntatis riconobbe ufficialmente il loro stato di ordine, accordando nel contempo protezione e indipendenza da ogni potere laico o religioso. Nel 1130 venne adottata la regola agostiniana, alla quale si aggiunsero alcuni capitoli che mettevano in evidenza la missione caritativa del nuovo Ordine monastico nei confronti dei poveri e ammalati. Nello stesso tempo fu imposto a tutti i confratelli di indossare il saio nero con croce bianca ottagonale. Non è ben chiaro quando gli Ospedalieri passarono alle attività di assistenza bellica, dando origine al secondo dei più grandi ordini militari religiosi. È molto probabile che inizialmente l'attività di soccorso ai pellegrini coincidesse con la difesa armata, essendo il Regno di Gerusalemme un territorio comunque sempre in guerra contro i musulmani; inoltre, ogni donativo terriero comportava la sua difesa militare.

La bolla papale Pie Postulatio Voluntatis

Possiamo sicuramente dire che la trasformazione degli Ospitalieri da ordine religioso a ordine militare, risalga circa al 1130. Nel 1136, il re di Gerusalemme, Folco, costruì la fortezza di Bethgibelin, un castello situato in una zona chiave della Palestina meridionale, e lo donò all'ordine che si assunse il compito di difenderlo. Donazioni di questo tipo, soprattutto nel nord del paese, furono numerose. L'assunzione di responsabilità militari ebbe come conseguenza l'organizzazione all'interno dell'Ordine, di cavalieri armati che prestavano la loro opera come fratelli laici; infatti tra il 1150 e il 1180 i compiti militari crebbero in maniera esponenziale. Possiamo ricordare che nel 1168, ad esempio, gli Ospitalieri arruolarono 50 cavalieri e un certo numero di mercenari per una spedizione in Egitto che avrebbe fruttato l'acquisizione di un più vasto territorio, ma l'impresa non ebbe successo, dando poi seguito ad altre iniziative di questo tipo. Nel 1179 una bolla di papa Alessandro III ammoniva l'Ordine, richiamandoli al rispetto della loro originaria vocazione e alla carità verso i sofferenti.

Un cavaliere Templare ed un cavaliere Ospedaliere, vetrata nella Saint Andrew's Church, Inghilterra