29 luglio, 2016

Edington, Wiltshire

Una torre che, dall'alto di una collina, domina una manciata di casupole che danno dimora a meno di cento anime. Una palizzata in legno circonda le case e la torre; intorno campagne e boschi a perdita d'occhio. Questa, probabilmente, doveva essere Edington, cittadina nel Wiltshire, regione dell'Inghilterra meridionale, intorno al 1096.

Edington, all'epoca, doveva essere il classico castello motte and Bailey.

Esempio di castello motte and bailey
La "motte" è un termine francese; indica un monticello in terra, di solito artificiale, su cui sorgeva la struttura in legno che ospitava il signore del castello. Il Bailey invece indica la recinzione di legno che ne circonda il grande cortile, dove gli abitanti del castello svolgevano le loro attività quotidiane.
Queste erano strutture facili e rapide da costruire e, di esempi simili, gli archeologi ne hanno trovati in tutta Europa.

Ricostruzione della Motta di Saint Sylvan, Francia

Edington, probabilmente, non doveva fare eccezione. La cittadina sorge presso le colline che limitano la celeberrima piana di Salisbury, ai margini della piana dove si trova la cittadina termale di Bath. Un punto strategico per l'insediamento di un castello.

Ed immaginando un castello, come quello del disegno, abbiamo deciso di ambientare la nostra storia, il nostro romanzo. Un padre, insieme al suo unico figlio, sono i padroni di questo piccolo centro inglese. La lungimiranza del padre spingerà il figlio verso terre lontane, abbandonando così il piccolo centro, il cortile che, fino a quel momento della sua vita, è stato il suo mondo. Vedrà la vastità del mondo fuori dal suo piccolo mondo.

Se volete sapere come evolverà la storia, non esitate nel cominciare a leggere il nostro romanzo. E, se dovesse piacervi, potete acquistarlo al seguente indirizzo:
http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/261064/la-croce-del-nord/

23 luglio, 2016

Il nostro libro: La croce del Nord!

Ebbene sì! Ci abbiamo provato e alla fine l'abbiamo scritto. Due anni di duro lavoro ed abbiamo creato l'epopea di un cavaliere normanno in un momento delicato della storia europea. Siamo lieti di presentarvi la nostra fatica letteraria, in cui abbiamo profuso tutta la nostra passione e conoscenza!



Il nostro romanzo si trova sul miolibro.it: http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/261064/la-croce-del-nord/

Il protagonista della nostra storia è Hardwin, un cavaliere normanno, figlio del signore del castello di Edington, piccolo centro dell’Inghilterra meridionale. Fin dalla più giovane età ha sempre conosciuto solo e soltanto la sua terra natia, dove ha vissuto tra allenamenti e battute di caccia.
Una richiesta del padre lo porterà, insieme ai suoi sottoposti, ad intraprendere un viaggio in Normandia, lontano dai suoi luoghi d’origine. Lì incontrerà suo zio Bewoulf, che lo aiuterà a capire come la vita del continente sia più intensa e cruenta, per via degli attriti coi vicini francesi, rispetto a quella inglese; scoprirà dell’organizzazione di un grandissimo viaggio, un pellegrinaggio armato che coinvolgerà tutti i popoli d’Europa. Pellegrinaggio indetto dal Santo Padre, per liberare terre lontane dall’occupazione musulmana.
Sarà un viaggio lungo e tortuoso, che lo condurrà al cospetto della storia. Un viaggio in cui combatterà epiche battaglie che segneranno il suo destino di guerriero, ma dove affronterà anche angosce, fame, sete, disperazione, stenti e lutti che lo colpiranno nel profondo dell’anima. Attraverso il grande travaglio umano, suo e dei suoi compagni di ventura, Hardwin vivrà sulla sua pelle le contraddizioni di una fede cieca, che verrà portata fino all’estremismo più becero. Estremismo che genererà una frattura con l’Islam che persisterà fino ai nostri giorni.

Questo libro non è soltanto un romanzo storico, ma un romanzo d’azione che si svolge nel teatro, ricostruito da tre appassionati nel modo più minuzioso ed accurato possibile, della storia.
Una descrizione cruda, dinamica, realista ed avvincente della Prima Crociata, un momento fondamentale del medioevo spesso trascurato; evento che è alla radice del seme d’odio che, germogliando, ha creato la grande frattura del nostro tempo: quella fra il mondo occidentale ed il medio oriente.

Leggere La croce del Nord significa cominciare un viaggio che partirà dalla dura vita medievale di tutti i giorni, che attraverserà gli istanti, visti con gli occhi ed il cuore di Hardwin e dei suoi compagni, che han segnato la strada percorsa dal mondo occidentale negli ultimi nove secoli.
Un viaggio che mostrerà come l’odio rende ciechi e bestiali; ma anche di come i legami ed i sentimenti, come l’amicizia e l’amore, possano portare a riaprire gli occhi, e ad imboccare una lunga e tortuosa strada per ritrovare l’umanità perduta.

21 luglio, 2016

Il giardino di Ninfa

Esistono luoghi, in Italia, che sembrano spuntar fuori da un libro di fiabe. Luoghi che sembrano quasi uscire da quadri di pittori romantici dell'ottocento, dove le rovine del passato si fondono alla natura che, nel corso dei secoli, ha ripreso il sopravvento, fino a creare una commistione più unica che rara.
Un esempio straordinario di tutto ciò è il giardino di Ninfa, in provincia di Latina.

Rovine che si affacciano sul pittoresco fiume Ninfa

Tutto ebbe inizio da un paese, costruito nell'età classica, nei pressi di un luogo dedicato alle ninfe; ma fu in età medievale che questo piccolo centro si sviluppò: infatti le vie Appia e Severiana erano state abbandonate, in quanto le pianure pontine, fino ad allora coltivate, avevano ceduto il posto alle paludi; quindi si optò per una strada pedemontana, più salubre e lontana dai malsani pantani a valle. Ninfa sorgeva proprio su tale direttrice strategica. Infatti la strada collegava Roma con la Campania.

Presto Ninfa divenne un centro urbano ricco di case e chiese.

Castello di Ninfa (Sec. XII), oggi immerso nell'ottocentesco giardino inglese, sormontato dalla torre del 1300, costruita dalla famiglia Caetani
Nonostante fosse proprietà pontificia, fra X ed XI secolo, erano i conti di Tuscolo ad essere gli effettivi padroni della città; solo in seguito essa passerà sotto il controllo diretto dello Stato della Chiesa. La città passerà attraverso diversi padroni, fino a quando non venne data alle fiamme da Federico Barbarossa.
Nel XII secolo la famiglia Frangipane erigerà il primo nucleo del castello, ma la città continuerà a passare sotto il dominio di diverse famiglie, Colonna e Caetani su tutte. I Caetani costruirono la torre del castello, nel 1300.

Municipio di Ninfa
Ma la storia di Ninfa continuerà ad essere travagliata: passerà ancora per mano di famiglie e papi che spesso, per attriti o disaccordi, assedieranno la città e la razzieranno nel corso del XIV secolo: attriti fra la corte papale e la famiglia Caetani, portarono alla scomunica di questi ultimi e all'assedio della città, che verrà saccheggiata e demolita a colpi di piccone, provocandone la fine definitiva.

Ruderi sul fiume Ninfa
Il sito di Ninfa fu abbandonato. Escludendo l'uso del castello (sopravvissuto ad assedio e distruzione) come prigione e la creazione di una ferriera, che però durò soltanto pochi decenni, i ruderi di Ninfa furono progressivamente abbandonati fino al 1921.
Nel 1921 Gelasio Caetani restaurò municipio e castello per farne la sua residenza, mentre la madre cominciò a piantare diverse essenze arboree. I lavori proseguirono fino agli anni trenta, ottenendo un giardino all'inglese contornato dai ruderi medievali del paese.

Giardino all'inglese costruito dai Caetani
Nel giardino vennero ospitati Gabriele D'Annunzio, Benito Mussolini,  Boris Leonidovič Pasternak, autore de "Il dottor Zivago". Leila Caetani, ultima della sua famiglia, morì nel 1977 senza lasciare eredi; di conseguenza il giardino divenne oasi WWF, che ha continuato la conservazione e la manutenzione del giardino inglese, consentendo così la creazione di luoghi quasi fiabeschi, come la bellissima abside della chiesa di Santa Maria Maggiore, circondata da prati, cipressi e cespugli fioriti, in cui sono visibili ancora frammenti di affreschi medievali.

Abside di Santa Maria Maggiore

L'odierno giardino è vasto otto ettari ed è attraversato da un fiume, il fiume Ninfa, scavalcato da diversi ponti di epoca medievale. Noci, meli, aceri giapponesi, faggi, cipressi e pini sono le essenze che costellano il giardino, creando un'associazione di elementi unica ed estremamente suggestiva ed affascinante. Ninfa è il luogo perfetto per una passeggiata in armonia con la natura, circondati dalle vestigia di un lontano passato.

18 luglio, 2016

Great Battle of Historie Medievali : La Battaglia di Dorileo, 1097

Quel giorno del 1° Luglio del 1097, nella piana Anatolica di Dorileo, si ebbe il primo grande scontro tra l'oriente e l'occidente, i crociati ed i musulmani, che rappresentavano le due grandi civiltà a confronto, si schierarono sul campo di battaglia in un giorno di piena estate, un giorno infernale dove la croce marciò sulle terre della mezza luna nascente per liberarle dall'egemonia musulmana.

Miniatura della Battaglia di Dorileo, 1097

Il 26 Giugno i crociati lasciarono definitivamente Nicea dopo averla assediata e conquistata; si mossero verso sud, in direzione della piana Anatolica, dove già alcuni giorni dopo il grande esercito crociato si divise in due per facilitare il problema del vettovagliamento. Pertanto l'armata più piccola era composta da Boemondo di Taranto, Tancredi d'Altavilla, Roberto di Normandia e da Roberto di Fiandra, inoltre erano accompagnati dal generale bizantino Taticius all'avanguardia; mentre il grosso dell'esercito era a pochissime ore di marcia dietro, esso era capitanato da Goffredo di Buglione, Baldovino di Boulogne, Raimondo di Tolosa, Stefano di Blois e Ugo I di Vermandois, che restarono in retroguardia. Il 29 Giugno i crociati si accorsero che già da alcuni giorni, alcuni esploratori Turchi li spiavano durante la loro lunga marcia; appresero che stavano preparando un imboscata nei pressi della piana di Dorileo, dove l'esercito turco li attendeva a capo del nobile sultano Qilij Arslan I, con Hasan di Cappadocia ed il principe turco Danishmend Ghazi. Gli effettivi contavano circa dai 10.000 ai 15.000 da parte dei Crociati oltre i non combattenti, mentre i Turchi erano dai 25.000 ai 30.000.

Iconografia medievale di uno scontro tra Musulmani e Crociati

La sera del 30 Giugno, dopo tre giorni di marcia, l'esercito Crociato si accampò sul prato presso la riva nord del fiume Thymbres, vicino alle rovine della città di Dorileo. Era l'alba del 1° Luglio, quando l'esercito crociato venne circondato dalle forze turche a cavallo, che li attaccarono nell'accampamento con raffiche di frecce. I crociati furono colti di sorpresa, e reagirono nell'immediato con cariche di cavalleria che non andarono a buon fine; la tattica turca era quella di attaccare e ritirarsi velocemente con l'ausilio di cavalli leggeri e non pesantemente armati. L'attacco turco mirò prettamente ai soldati appiedati e privi di armatura ma non solo, anche ai pellegrini armati o gente improvvisata combattente. Per proteggere i civili e i soldati privi di armatura, Boemondo diede l'ordine ai cavalieri di smontare da cavallo e serrare i ranghi in modo tale formare una linea difensiva impenetrabile, tale da posizionare gli sventurati al centro del campo. In tal modo, il principe crociato contava di subire meno perdite possibili, mentre le donne diedero man forte portando acqua sul fronte. Adottando tale strategia i crociati subirono lo stesso ingenti perdite, anche perché i turchi avevano ampio margine di manovra sul campo di battaglia; ma Boemondo inviò messaggeri all'esercito di retroguardia per affrettarsi a raggiungerli ed unirsi alla lotta. 

Tattica della Battaglia di Dorileo

L'esercito di avanguardia resse il lungo attacco fino ad indietreggiare alla riva del fiume Thymbres; la riva fangosa proteggeva i crociati dalle cariche di cavalleria nemica. Il solido muro difensivo crociato era composto da cavalieri e fanti appiedati più qualche cavaliere a cavallo, che insieme ad altri abbozzò una blanda linea. Il continuo bombardamento di frecce sui crociati, portò a numerose perdite di uomini e cavalli; spesso i cavalieri, spazientiti e bersagliati, caricavano senza ordine riducendosi a morire nella carica o ad esser feriti gravemente. Per questo motivo molti scelsero di difendersi a caro prezzo fino a quando dopo mezzogiorno, dopo quasi sette ore di combattimenti, Goffredo di Buglione arrivò a tutta velocità e impeto con 50 cavalieri pesantemente armati, combattendo attraverso le linee nemiche in rinforzo di Boemondo. Durante l'arco di tempo dei primi rinforzi arrivarono anche quelli di Raimondo e Ugo I. In quelle ore, dove oramai i crociati erano costretti a combattere nell'acqua del fiume, i rinforzi diedero man forte a contrastare il cerchio turco attaccando i fianchi del nemico con cariche possenti; questa manovra consentì ai crociati non solo di radunarsi, ma di scompigliare l'esercito turco costringendolo a ritirarsi dall'accampamento cristiano. I crociati si radunarono per caricare i nemici in ritirata: si schierarono Boemondo, Tancredi e Stefano di Blois sull'ala sinistra; Raimondo di Tolosa e Roberto di Normandia al centro; mentre a destra si schierarono Goffredo, Roberto di Fiandra e Ugo I. La battaglia durò fino al pomeriggio, i turchi resistettero ritirandosi più volte, fino a quando con l'arrivo dell'armata del legato pontificio Ademaro Le Puy che, nel suo avvicinamento al nemico, assisteva ai movimenti degli arcieri turchi. I turchi vennero caricati da tergo: la violenta carica fu devastante, l'accampamento turco fu saccheggiato e dato alle fiamme, mentre i superstiti lottavano per trovare la fuga, ma i crociati non risparmiarono nessuno. 

Battaglia di Dorileo - Miniatura del XV sec.

16 luglio, 2016

La polvere da sparo: una delle quattro grandi invenzioni dell'antica Cina

polvere da sparo, tra le quattro grandi invenzioni
dell'antica Cina
Fino al XIX secolo, quando vennero ideati nitroglicerina e TNT, la polvere da sparo rappresentava l'unico esplosivo chimico disponibile. La tesi secondo cui furono i cinesi a scoprire la polvere da sparo nel IX secolo, è comunemente riconosciuta dagli studiosi.

Fu un gruppo di alchimisti impegnati nella ricerca di un elisir che garantisse l'immortalità, a scoprire il composto. Non mancano infatti le prove che zolfo e salnitrio, componenti base per la polvere da sparo, venissero già impiegati ampiamente in composti medici. Inoltre, le caratteristiche ignitive del salnitrio erano già conosciute ed erano applicate allo studio di molteplici metodi di purificazione.

soldato cinese accende un cannone a mano primitivo
Il primo vero riferimento alla polvere da sparo si ha in un testo taoista risalente addirittura alla metà del IX secolo. È bene ricordare che le più antiche informazioni riguardanti questa stessa materia, in testi arabi o latini, avrebbero fatto la loro comparsa molto più tardi, e precisamente soltanto intorno al 1200.

Diversamente da ciò che si può credere, i cinesi non si limitarono ad utilizzare la polvere da sparo solo per la produzione di fuochi d'artificio. Le più antiche formule sopravvissute al passare dei secoli e giunte fino ai giorni nostri infatti, sono contenute in un testo del 1044, il "Wujing Zongyao", ovvero "Collezione delle più importanti tecniche militari", nel quale vengono rappresentati tutti i composti per la realizzazione di ordigni incendiari da usare durante gli assedi. La successiva fase di sperimentazione con diverse concentrazioni di salnitrio, portò, negli anni seguenti, alla creazione di bombe, mine e granate.

Il monaco Schwarz prepara la polvere da sparo,
in un'incisione del XIV secolo
La scoperta della polvere da sparo e la seguente invenzione delle armi da fuoco, intorno al 1100, collisero con lunghi periodi di guerra e di divisioni che però favorirono la formazione del contesto ideale, sia per l'erogazione di ingenti finanziamenti per la ricerca, che per la sperimentazione sul campo delle nuove scoperte fatte.

Nel periodo che vide emergere la dinastia Song, il governo, già in allarme per l'eventuale perdita del monopolio sulla tecnologia riguardante la polvere da sparo a vantaggio dei temuti nemici, scelse di proibire ai suoi cittadini la vendita di zolfo o salnitrio a qualunque straniero con cui fossero venuti in contatto.

Nel XIII secolo cominciarono i primi test su primitivi modelli di razzo; inoltre, risale a questo periodo la fabbricazione della pistola più antica mai rinvenuta. Ed è proprio in questa fase, quando i cinesi, come abbiamo avuto modo di vedere, erano già molto avanti nello sviluppo e nell'utilizzo di questo nuovo composto, che la polvere da sparo cominciò a fare la propria comparsa in Europa e nel mondo islamico.

14 luglio, 2016

Il rosone e la sua simbologia

Il rosone è un elemento fondamentale della cattedrale gotica. Nelle sue campiture, che possono avere la forma di raggio o di stella, ma anche di altre figure geometriche, vengono raffigurati, all'interno del vetro, decorazioni ricche di simboli.
Il colore oltretutto accentua l’effetto luminoso, trasformando il rosone in un qualcosa di simile ad un enorme caleidoscopio. Per la fragilità aerea dei componenti portanti, la realizzazione del rosone richiedeva una eccezionale abilità tecnica: per questa ragione, maestri vetrai, scultori e scalpellini cooperavano insieme all'esecuzione di un lavoro tanto delicato, quanto complicato. 
Generalmente, il rosone più importante veniva collocato sulla facciata principale della cattedrale, sopra il portale d'ingresso, mentre altri trovavano posto nelle facciate laterali dei transetti.
Rosone sulla facciata principale della cattedrale di Chartres

Nelle chiese gotiche italiane, oltre al rosone principale al centro della facciata, vengono posizionati, ai suoi lati, due rosoni di dimensioni minori che si rivolgono direttamente al cielo, visto che la facciata delle cattedrali in mattoni è solitamente “a capanna”. In questo modo la luce del sole, passando attraverso il merletto rotondo, conduce in una dimensione quasi onirica. È chiaro che questi rosoni non avessero soltanto una funzione ornamentale, ma che costituissero un evidente richiamo al cielo.

Lo scopo del rosone era evidentemente quello di invogliare il fedele alla contemplazione e non solo. Infatti aveva anche la medesima funzione dei leoni stilofori o dei favolosi animali collocati a guardia del portale d’ingresso. Erano fondamentalmente un monito di avvertimento; chi era “posseduto” per esempio, soltanto osservando il rosone, quindi ancor prima di entrare nella cattedrale, poteva dare in escandescenze.

Rosone principale e i due laterali sulla facciata della chiesa di San Francesco a Bologna
Nella conformazione tipica del rosone si può riconoscere uno strumento di meditazione tipico della cultura indiana: il mandala, che è una figura disegnata a terra con sabbie colorate o dipinta su  di un qualsiasi supporto, figura da attraversare o da contemplare.

Jung, il celebre psichiatra, esaminando svariati casi di malati affetti da patologie psichiche, rilevò che il paziente in via di guarigione disegnasse spesso, istintivamente, dei mandala e sovente se ne ponesse nel mezzo, come se la figura della rosa o della ruota avesse un potere terapeutico e liberatorio.
Il mandala, figura che ricorre all'interno del rosone

Il cerchio del rosone è inoltre una raffigurazione del Fiore d’Oro che, per i taoisti, è simbolo di illuminazione e affermazione personale.

D'altro canto la rosa fu per così dire “creata” nei giardini persiani come fonte viva, di pura contemplazione. Le “rose” avrebbero una simbologia alchemica perché questo fiore incarna l’azione del fuoco. Per questa ragione i maestri medievali provarono a introdurre nelle loro rose architettoniche i movimenti della materia sollecitata dal fuoco elementare.

12 luglio, 2016

Proposte di lettura: Le donne nel Medioevo

Vi siete mai chiesti come fossero le donne nel medioevo? Forse nei film che vediamo possiamo farci un idea, oggi vi proponiamo l'ottimo libro della scrittrice e storica tedesca Edith Ennen. Il libro descrive, in modo articolato e semplice, la figura della donna medievale; pertanto la descrizione percorre un arco cronologico che va dall'età Merovingia fino alle soglie del Rinascimento. La descrizione della donna viene fatta in relazione alle differenti condizioni sociali, alle differenti aree geografiche e ai momenti storici presi in considerazione.

Il libro proposto

Anche se la società dell'epoca era prettamente maschilista, la donna vi ha ricoperto comunque numerosi ruoli. Il libro si riferisce al mondo tedesco, anche se non mancano riferimenti al resto dell'Occidente; è inoltre arricchito dalle fonti narrative, svariati aneddoti e varie fonti documentarie, con una buona letteratura storica. A volte si presenta confuso e a tratti contraddittorio nella proposizione dei modelli femminili, nella loro evoluzione fra l'alto e il basso Medioevo, ma pur restando fedeli al tempo a cui si riferiscono, tenendo sempre a mente l'aspetto maschilista della società prima menzionato.
Nonostante la descrizione di un medioevo "maschio", l'autrice, nella sua trattazione, riesce a far riconoscere alla donna dignità e funzioni ben precise nella società medievale, malgrado la lontananza da una vera e propria emancipazione femminile. Alla conclusione di questo lavoro, l'autrice riconosce l'assenza di una reale sfera di autonomia per la donna, giacché qualsiasi forma di emancipazione non si risolva con la conquista di spazi personali; ma da una libertà fittizia e illusoria che, attraverso le istituzioni ecclesiastiche femminili, in forte aumento dopo il 1200, offriva alla donna medievale un'alternativa al matrimonio, sottraendola sì alla giurisdizione del proprio uomo, ma legandola alla normativa ecclesiastica del tempo.



09 luglio, 2016

L'unione fra arabi e normanni

La città di Balarm era, da alcuni secoli, nelle mani degli arabi. I minareti delle sue moschee svettavano nella vasta conca, costellata di agrumeti, dove sorgeva. La conca si apriva sul mar Tirreno, su cui le aspre montagne  sembravano quasi volersi gettare a picco in quel mare così turchese. I normanni si erano innamorati di un posto tanto bello, al centro del Mediterraneo, dal clima invidiabile. Un luogo strategico che doveva assolutamente essere preso. E così, i normanni conquistarono Balarm, cacciando via la popolazione araba.

Dal 1071 dopo Cristo in poi, a Balarm e su tutta quell'isola al centro del Mediterraneo, comincerà un connubio unico nella storia, un connubio dove il mondo arabo si fonderà con quello dei normanni, dando vita ad un modello così unico che, circa un millennio dopo, verrà nominato patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.

Palermo, palazzo dei Normanni

I normanni, entrati a Balarm, sapranno infatti ben apprendere lo stile ed il gusto arabo, applicandolo così al loro modo di vedere e concepire non solo la vita di tutti i giorni, ma anche la città, l'urbanistica e l'architettura. Ciò che ne scaturirà sarà uno stile architettonico unico in tutto l'occidente che, insieme a quello di Costantinopoli, sarà il ponte, l'anello di congiunzione fra il mondo cristiano e quello islamico.

Nel 1071 Ruggiero d'Altavilla, conte normanno, entra nella città, che il suo popolo chiama Balermus, e la conquista, cacciando così gli arabi dall'isola. Ventisette anni dopo ottengono dal Papa una bolla, che dichiara la città nuovamente cristiana; essa viene sottoposta immediatamente a cambiamenti radicali, attraverso i quali si uniscono il gusto e la raffinatezza mediorientali agli stili che si stavano sviluppando nell'occidente dell'epoca.
Inizialmente si sente molto l'influenza bizantina, ad esempio con la chiesa di San Giovanni degli Eremiti.

Palermo, abside di San Giovanni degli Eremiti

L'influenza araba si fa sentire soprattutto nell'architettura dei palazzi, nei capitelli di stile fatimide, nelle cornici epigrafiche coronate da merlature artisticamente traforate, che danno una leggerezza ed un'eleganza che alleggeriscono l'imponente forza che l'architettura occidentale imprimeva, all'epoca, alle proprie costruzioni.

Palermo, l'elegante facciata di palazzo dei Normanni
Campanili della cattedrale di Palermo
Ma è con i mosaici che si raggiunge il risultato più scenografico. Cefalù e Monreale col Duomo; Palermo con la cappella Palatina e la Martorana, si impreziosiscono di mosaici la cui bellezza rivaleggia con quelli bizantini di Ravenna.

Duomo di Monreale, uno dei capolavori assoluti dell'arte medievale
Un simile avvicinamento, fra mondo occidentale e Medioriente, lo si potrà riavere solo più avanti in Spagna, grazie alle Reconquista.
Palermo e la Sicilia sono stati testimoni di come oriente ed occidente, unendosi e mettendo da parte le diversità e gli attriti, possano creare qualcosa di unico ed irripetibile, che tutt'ora affascina e meraviglia a secoli di distanza.

Palermo, elaborato soffitto della Cappella Palatina

04 luglio, 2016

Il medioevo di Novgorod nei suoi scavi archeologici

Quando parliamo di medioevo, ci tornano subito in mente i luoghi della nostra Europa odierna: pensiamo ai cavalieri e ai re che hanno culminato nell'era di mezzo; ma se ci soffermiamo a pensare soltanto un attimo a come doveva essere il medioevo al di fuori dell'Europa occidentale, possiamo prendere, come caso di studio, una città nell' odierna Russia, di nome Novgorod. I suoi scavi archeologici hanno dato alla luce una serie di reperti che ben ci descrivono quel mondo passato. La città di Novgorod, in epoca medievale, fu la più importante repubblica del nord della Russia e della regione della Ruthenia. Il modello di governo, a quel tempo, era diverso dal resto dell'Europa occidentale: il principe esercitava il potere militare, e poteva esercitare il potere giudiziario soltanto se affiancato dal sindaco, eletto dal concilio dei nobili boiari, cioè dal parlamento composto da tutti i cittadini liberi (maschi e donne), ben diverso da ciò che succedeva nella nostra area geografica europea.

Novgorod medievale

Nel 1932 iniziarono gli scavi archeologici: ci furono 70 campagne di scavo nel solo periodo estivo, che portarono alla luce elementi che ricostruirono la vita di questo popolo. Gli scavi infatti, portarono alla luce straordinari racconti di vita quotidiana della città, dai bambini fino a uomini adulti venne ricostruita la vita quotidiana di uno slavo del tempo. I documenti sono pervenuti fino a noi grazie ad uno strato di argilla, presente sotto la città odierna, che impedisce il normale drenaggio dell'acqua nel sottosuolo, preservando i manufatti dall'umidità e dalla degradazione per l'assenza di ossigeno.Vennero ritrovati oggetti di uso quotidiano come contenitori, calzature in cuoio, foderi di coltelli e più di mille giocattoli in pelle e in legno.

Foderi di coltelli XII-XIV secolo
La città di Novgorod, nel suo massimo splendore, doveva contare circa 10.000 abitanti, possiamo dedurlo attraverso gli scavi archeologici che hanno tirato fuori numerose case in legno e strade, anch'esse con basamento di legno, ricostruite numerose volte, visto il variegato numero di strati lignei, intercalati al terreno, rinvenuto durante gli scavi.

Pettini in legno del X-XIV secolo

Ciò che rende unico queste campagne di scavi sono i ritrovamenti di ben 915 documenti scritti su corteccia di betulla, attribuiti al periodo che va dalla metà dell'XI secolo al XV secolo. Questa scoperta ci fa capire che la scrittura era divulgata e diffusa tra tutte le classi sociali. L'uso della corteccia di betulla era molto frequente in quelle aree dove la scrittura veniva incisa con appositi attrezzi appuntiti. 

Stilo per scrivere su betulla XIII secolo
Tra i frammenti di questi testi si trovano documenti fiscali, testamenti, lezioni scolastiche, incantesimi, preghiere, proposte di matrimonio, nomi e generalità di persone provenienti da villaggi vicini, commenti politici e quant'altro. Uno dei frammenti più notevoli, più precisamente il n°377, è una proposta di matrimonio di un uomo, chiamato Mikita, alla sua amata Anna: "Sposami, io ti voglio e tu mi vuoi, e la testimonianza di questo è Ignat Moiseev".  Altri documenti sono quelli degli scolari che riempivano i fogli di corteccia con numerose lettere dell'alfabeto e con brevi testi.

Scrittura su betulla
Un altro stupendo ritrovamento è il documento di un bambino di nome Onfim, dell'età di 6-7 anni, che ci ha lasciato il suo nome accanto al disegno di un guerriero vittorioso a cavallo, con la cui lancia trafigge il suo nemico, mentre con l'altra mano rotea la sua spada.


Il disegno di Onfim - XIII secolo
I frammenti ritrovati forniscono uno sguardo dolce e delizioso sulla vita di tutti i giorni di uomini e bambini medievali, ed è assolutamente bello immaginare che un tempo i nostri avi vivevano avendo le stesse nostre esigenze odierne. Non solo: noi viviamo, nel XXI secolo, sotto certi punti di vista, una vita simile alla loro nonostante, sotto molti aspetti, cerchiamo ancora di capirli.
Un adulto e un bambino che salutano -  XIII secolo

02 luglio, 2016

Le signorie cittadine

In un articolo precedente abbiamo parlato dei comuni, di cos'erano e di come si sono formati. Abbiamo detto che la nascita del comune favorì la formazione delle corporazioni di artigiani e mercanti; abbiamo anche detto che, per far fronte all'amministrazione della cosa pubblica, il comune si dotò di una figura, il podestà.
Dal ruolo professionale del podestà, col tempo, nascerà una nuova figura politica che determinerà, nel bene e nel male, le fortune dei comuni. Stiamo parlando della signoria.

Bronzino - ritratto di Lorenzo de' Medici
La carica di podestà, o di altre figure politiche di spicco, veniva infatti conferita a esponenti di importanti famiglie della città. Vi erano casi in cui i podestà assumevano poteri straordinari, o carica vitalizia; alla luce di ciò, la famiglia, in un certo senso, prendeva il controllo dei posti dirigenziali della macchina comunale. Ciò non avveniva soltanto per mero calcolo politico di chi mirava al potere, ma anche perché avere un governo stabile e forte era un bisogno ricercato dal popolo stesso. Il popolo infatti, spesso si rispecchiava nella figura del podestà, che veniva sovente definito podestà del popolo. L'instabilità del governo cittadino infatti, all'epoca era un problema estremamente serio e sentito, ed aveva risvolti tragici che culminavano spesso in omicidi, violenze ed in conflitti politici e sociali. Esempio emblematico di ciò è la congiura dei Pazzi: una famiglia di banchieri fiorentini, i Pazzi, cercherà di spodestare i Medici cercando di ammazzarli sul sagrato di Santa Maria del Fiore. I signori di Firenze si salveranno, ed i congiurati pagheranno il gesto con la vita.

Leonardo Da Vinci disegna l'impiccagione di uno dei congiurati
I signori più forti e ricchi riuscivano a designare il proprio successore, dando inizio ad una vera e propria dinastia. Fra le più importanti si ricordano i Medici a Firenze, i Gonzaga a Mantova, i Visconti e gli Sforza a Milano, gli Estensi a Padova, i Malatesta a Fano, i Montefeltro ed i Della Rovere ad Urbino. Alcuni di loro riceveranno anche titoli imperiali, affermando ulteriormente il loro potere sui territori governati, come i Montefeltro ad Urbino.

Doppio ritratto dei duchi d'Urbino

Le signorie segnano un passaggio importante della storia occidentale: infatti, nel corso della loro gestione comunale, l'Italia comincia gradualmente ad abbandonare le concezioni medievali per passare al rinascimento. In primo luogo perché esse riuniscono, spinte dal mecenatismo, le migliori menti dell'epoca alle loro corti, favorendo così un fittissimo scambio culturale; in secondo luogo perché grazie a loro si deve la prima forma di stato moderno, con accentramento dei poteri sociali, diplomatici, burocratici ed economici.

I modelli medievali, gradualmente, cominciano ad essere superati in favore di nuovi modelli più adatti al mondo che si sta formando e, che da lì alla fine del quattrocento, comincerà a gettare la propria influenza sulle terre che verranno scoperte oltre l'oceano Atlantico, segnando la fine dell'età di mezzo e l'inizio di quella moderna.