30 gennaio, 2019

Il Codex Gigas, la Bibbia del Diavolo

Il Codex Gigas è il più grande manoscritto redatto nel Medioevo. L'opera, da datare nella prima metà del Duecento, è avvolta nel mistero per via di una particolare leggenda che ha attraversato i secoli. Secondo la tradizione, un monaco benedettino del monastero di Podlavice (a metà strada tra Praga e Brno) fu condannato ad essere murato vivo per aver infranto i voti.
Per salvare la propria vita, il religioso di nome Herman il Recluso decise di scrivere in una sola notte una summa enciclopedica, che racchiudesse tutto lo scibile umano in un libro: in questo modo avrebbe glorificato il monastero e avrebbe ricevuto la grazia.

Codex Gigas, il più grande manoscritto medioevale al mondo

Per compiere l'impresa chiese allora aiuto al diavolo, che si offrì di completare lo scritto prima che sorgesse il sole. Il monaco, a sua volta, ricambiò il favore inserendo un'immagine del demonio nel codice per ringraziarlo: per questo motivo il Gigas viene anche chiamato Bibbia del Diavolo o Codice del Diavolo e gode di una pessima fama soprattutto tra i superstiziosi.
Attualmente il preziosissimo manoscritto è conservato a Stoccolma, nella Biblioteca nazionale svedese, fondata nel Cinquecento dal sovrano scandinavo Gustavo Vasa. Il codice misura 92 cm di altezza e 50 cm di larghezza, con uno spessore di 25 cm e un peso di ben 75 kg. In totale sono state contate 312 pagine in pergamena di prima qualità, ma verosimilmente in origine dovevano esserci 320 pagine o addirittura di più.

Molte sono le miniature presenti all'interno del Codex

Culturalmente appartiene alla Repubblica Ceca, non solo per l'origine geografica, ma anche perché è stato conservato per diversi anni nella collezione privata dell'eclettico Rodolfo d'Asburgo, imperatore del Sacro Romano Impero per quasi un quarantennio. Tuttavia, dopo la Guerra dei Trent'anni che sconvolse l'Europa, sia a livello politico che religioso, tra il 1618 e il 1648, la presunta creazione diabolica finì in mani svedesi.

Illustrazione del Diavolo, pagina 577 (Folio 290 Recto)

Ma cosa contiene precisamente questo enigmatico codice? Innanzituto l'intera Bibbia, chiaramente in latino, derivata in gran parte dalla Vulgata e dalla Vetus Latina. Poi diversi trattati filosofici, medici (come quello di Costantino l'Africano), teologici, fisiologici ed etimologici, la Regola di Benedetto da Norcia, oltre alle più grandi opere storiche dell'antichità, come le Etymologiae di Isidoro di Siviglia e gli studi dello storiografo Giuseppe Flavio.
Il folio 290 recto, ovvero la pagina 577, contiene, invece, la famosa raffigurazione del diavolo. Ma niente paura, basterà passare alla pagina successiva e potrete ammirare l'illustrazione della Città di Dio.

28 gennaio, 2019

I Goti e i Bizantini nel panorama italiano del V-VI secolo

Alla fine del V secolo dopo Cristo, l'Italia fu occupata da Teodorico, che secondo la consuetudine denominata dell' Hospitaticum, divise fra i suoi soldati un terzo delle terre e riconobbe loro il diritto di portare le armi, ma conservò per i Romani l'amministrazione civile, dando onori e potere ai loro rappresentanti, come al senatore Cassiodoro, ministro e segretario del re, e al filosofo Severino Boezio, della famiglia degli Anici Magister officiorum (522). La capitale fu trasferita a Ravenna, mentre la sede senatoria rimase a Roma e i Goti promulgarono un edictum tratto largamente da leggi romane.

L'Italia al tempo dei Regni Romano Barbarici

La politica estera teodoriciana conseguì buoni successi: il sovrano respinse i Gepidi oltre il Danubio e quando Clodoveo, re dei Franchi, attaccò il re visigoto di Tolosa, sconfiggendolo nel 507 nella battaglia di Vouillé e relegandolo oltre i Pirenei nella sulla Spagna del Nord, Teodorico si diresse, per parte sua, contro i Burgundi conquistando la Provenza. Ma il programma egemonico del goto, spintosi fino al Norico, alla Dalmazia romana fino ai limiti della Pannonia e della Rezia, unito al potenziamento della cultura, dell'urbanistica, dell'agricoltura, si dissolse, tuttavia, per contrasti religiosi alimentati dalla sua politica antiariana e dalle interessate intromissioni bizantine.
Nel 523 l'imperatore emanò un editto antiariano. Le popolazioni italiane manifestarono la loro propensione per la tradizione imperiale piuttosto che per la germanica. Iniziarono, allora, i tristi anni delle persecuzioni. Furono imprigionati Papa Giovanni I e Albino, presidente del Senato. Severino Boezio autore del "De consolatione philosophiae" scritto in carcere, e Simmaco che li difesero, furono imprigionati e uccisi.

Una pagina del "De consolatione philosophiae"

La morte di Teodorico che avvenne nel 526, mise in luce la debolezza della sua costruzione politica e i successori resero ancora più precaria la compagine gota, entrata in crisi quando divenne imperatore Giustiniano nel 527, abile e intelligente, di pronto intuito e fortunato nella scelta dei collaboratori. Il sovrano bizantino volle anzitutto rinverdire la tradizione giuridico-amministrativa. Al giurista Triboniano dette l'incarico di riformare i Codici: nacque, allora, il Corpus Juris Civilis Justinianei, completato nel 534. Trent'anni dopo, nel 565, uscirono le Novellae Constitutiones, ovvero le leggi emanate da Giustiniano dopo l'edizione del Corpus. Allo stesso tempo l'imperatore volle ricostruire l'unità dell'Impero Romano: respinse i Bulgari e trattenne i Persiani dopo aver sconfitto il loro re Cosroe, invasore della Siria. I grandi generali, Belisario e Narsete, conquistarono l'Africa Romana, la Spagna, la Sardegna, la Corsica e le Baleari, sottratte ai Vandali nel 534.

Giustiniano, mosaico nella Basilica di S.Vitale, Ravenna

Fu più difficile la riconquista dell'Italia. Amalasunta, figlia di Teodorico, succedutagli al trono, fu estromessa e uccisa dal cugino Teodato. A quel punto Giustiniano dichiarò guerra all'usurpatore e dal 535 al 553, la penisola divenne teatro di una cruenta guerra combattuta da Belisario e da Narsete contro Vigite e Totila, morti entrambi in battaglia. Alla fine tutti i vecchi territori tornarono in mano bizantine nel 554; poi, con la Prammatica sanzione, Giustiniano, regolò i rapporti dell'Impero con l'Italia. La capitale fu posta a Ravenna e l'imperatore fu rappresentato dall'esarca. Significative funzioni anche amministrative furono per la prima volta conferite ai vescovi occupatisi, fra l'altro, della raccolta delle imposte municipali, degli edifici pubblici, dell'assistenza ai derelitti.

25 gennaio, 2019

L'anno peggiore della storia

Abbiamo sempre mostrato il Medioevo come un'era di grandi avvenimenti, innumerevoli cambiamenti e notevoli progressi per la civiltà occidentale. Ciò non toglie che in un arco storico di mille anni, ci siano stati anche dei momenti bui... bui in tutti i sensi!
Oggi vi parliamo di quanto scoperto in uno studio dell'Università di Harvard, condotto dall'archeologo Michael McCormick.
Incrociando dati storici, paleobiologici e climatologici, McCormick ha concluso che il peggior decennio per l'Europa tutta, fu quello aperto dall'anno 536 dopo Cristo.

Battaglia dei Monti Lattari durante le Guerre Greco-Gotiche

Ma cosa successe nell'anno che aprì il peggior decennio mai vissuto dal nostro continente?
Innanzitutto, la penisola italiana era devastata dalla guerra Greco-Gotica: la guerra fra l'Impero Bizantino e gli Ostrogoti per il potere sull'Italia. Questa guerra, di cui abbiamo parlato anche in due articoli precedenti (prima parte, seconda parte), distrusse le città e il territorio tutto della penisola, un po' come al giorno d'oggi sta accadendo con la guerra in Siria, arrivando a rendere irriconoscibili le stesse città e a perdere quasi tutto il patrimonio architettonico di epoca classica rimasto sul territorio italiano.

Ecco come sarebbero dovuti apparire i Fori Imperiali a Roma al termine delle guerre Gotiche

La guerra, specialmente nel caso in cui sia violenta come quella descritta, porta alla devastazione fisica, sociale ed economica dei territori che funesta con la sua violenza. Ma in una condizione del genere, in cui l'Impero Bizantino era in crisi e con l'Europa nel caos, un'ulteriore dura mazzata si stava preparando: secondo lo storico bizantino Procopio da Cesarea, dopo l'estate sarebbe cominciato un inverno durato la bellezza di 18 mesi, un periodo in cui la stessa luminosità del sole, nonché il suo calore, sarebbero stati dimezzati dalla presenza costante di nubi. Cos'era successo? Studiando le carote del Ghiacciaio del Monte Rosa, presso Punta Gnifetti, si è scoperto un importante deposito di cenere vulcanica, risalente proprio al periodo indicato da Procopio di Cesarea. Studi petrografici, vulcanologici e modelli di circolazione climatica, hanno fatto ipotizzare che tali ceneri fossero associate a delle potenti eruzioni avvenute in quegli anni intorno al globo, che ne hanno cambiato il clima per un decennio abbondante.

Potenti eruzioni vulcaniche possono alterare il clima mondiale per periodi di tempi piuttosto lunghi

L'eruzione di un vulcano in Islanda coprì di cenere i cieli del continente facendo crollare le temperature: questo portò a gelate, scarsità di pioggia con successive siccità e, di conseguenza, a scarsi raccolti che determinarono lunghi periodi di carestia. Ulteriore batosta venne data da altre potenti eruzioni avvenute negli anni successivi, senza contare quella avvenuta nel 535 ad opera del Krakatoa, in Indonesia.
Le carestie, unite alla guerra ed al clima rigido, decimarono la popolazione europea.
Ma ci fu anche una terza causa, di natura biologica, che porta a considerare il 536 l'inizio del peggior periodo per la storia occidentale: la Peste di Giustiniano, dal nome dell'imperatore regnante in quel periodo, che ridusse da un terzo, fino alla metà, la popolazione dell'Impero Bizantino.

Aree interessate dalla peste di Giustiniano

Il decennio descritto insomma, fu un'epoca fredda, buia, con anni senza estate, dove la morte era davvero la norma (se non morivi tu, moriva colui che era accanto a te), dove la fame e la distruzione erano la normalità e in cui, sostanzialmente, non si viveva, ma si sopravviveva.
Il rovescio della medaglia però è che, da questi grandi eventi sconvolgenti, l'Europa è ripartita, arrivando fino alla fioritura che ci sarà poi nei secoli successivi.

22 gennaio, 2019

Le botteghe di arte pittorica

Le prime botteghe di arte pittorica nascono proprio nel Medioevo, infatti sono considerate tipicamente caratteristiche di questo periodo storico.
È facile capire la loro importanza considerando che esse hanno persino influenzato la fisionomia delle città. Infatti, all'epoca, le botteghe sorgevano nel centro delle città, nel pieno della vivace vita cittadina, prima che, con l'età moderna, si creassero zone industriali nelle periferie e nei sobborghi. A tutt'oggi, nelle città italiane che ancora conservano un aspetto medievale, si possono trovare tracce di quali arti e mestieri si praticassero nelle vie e nei quartieri. 

Agnolo Gaddi e bottega, riquadro del ciclo di affreschi inerenti la Leggenda della Vera Croce, 1380-90 ca.

Tutti i lavori praticabili erano gestiti da diverse "corporazioni", ognuna delle quali si presentava come un'associazione indipendente di lavoratori che praticavano uno stesso mestiere. La corporazione gestiva poteri, diritti e doveri di tutti i membri, decidendo regole comuni attraverso degli statuti, ma si occupava anche delle famiglie dei lavoratori in caso di necessità, concedendo assistenza a chi ne avesse bisogno. Dunque, chi non era iscritto ad una corporazione, semplicemente non aveva un posto nell'economia cittadina e nella società, né poteva sperare di mettersi a lavorare in proprio senza di essa.

Statuto della Società dei Mercanti, 1329

Se immaginassimo di entrare in una bottega medievale, potremmo incontrare diversi tipi di lavoratori: i garzoni, giovani ragazzi non pagati che vivevano in casa del maestro. I contratti di apprendistato venivano stretti tra il maestro e la famiglia del giovane apprendista, che trascorreva almeno tre anni di garzonato, prima di poter accedere ad un vero salario e poter così stabilirsi in una dimora propria. Il maestro potrebbe essere considerato il vero e proprio titolare della bottega, nella quale non solo era proprietario, ma soprattutto docente ed educatore per i suoi apprendisti.

Autoritratto di Filippo Lippi, dettaglio dell'Incoronazione della Vergine, 1441-1447 circa

Senza la bottega di arte pittorica di Filippo Lippi non avremmo avuto Botticelli e senza Il Verrocchio non avremmo avuto straordinari artisti come Leonardo da Vinci e il Perugino, e proprio a questo proposito è bene ricordare le parole del geniale Leonardo, il quale, all'epoca del suo apprendistato, affermò proprio "triste è quel discepolo che non avanza il maestro".
Parole molto adatte, considerando poi chi sarebbe diventato il giovane Leonardo.

18 gennaio, 2019

La fine dell'era Medievale

Come ormai ben sappiamo, il Medioevo è un'era che si è sviluppata nell'arco di un millennio, secolo più, secolo meno. Quest'ultima parte della frase (secolo più, secolo meno) non è solo una semplice figura retorica, ma cela quanto sia complesso, graduale e sfumato il passaggio da un'era all'altra. Approfondiamo questo aspetto guardando le tappe fondamentali che hanno segnato la fine dell'era Medievale e che hanno sancito il passaggio all'età definita Moderna.

Incisione raffigurante le tre caravelle che, inconsapevolmente, approdarono in America nel 1492.

Buona parte degli avvenimenti che illustreremo in questo articolo sono già stati analizzati singolarmente in articoli precedenti, quindi questa può essere vista come una sorta di tavola sinottica degli argomenti già trattati e legati fra loro dal fatto di essere stati avvenimenti che hanno realmente cambiato il mondo. Quelli ancora non trattati invece, saranno oggetto di un approfondimento futuro. Partiamo dunque in questa vera e propria cavalcata attraverso i secoli, e vediamo come il mondo è cambiato fino ad entrare nell'era moderna.

La polvere da sparo ed il cannone
Il modo di fare battaglia, nel corso del XIV Secolo, cambia radicalmente grazie all'introduzione della bonbarda e poi del cannone nelle battaglie. La polvere da sparo, che si conosce fin dal IX Secolo già in Cina, attraverso il Medioriente arriva infine in Occidente. Sappiamo di un decreto della signoria di Firenze, con il quale si disponeva la nomina di due ufficiali ai quali affidare l'incarico di fabbricare palle di ferro e cannoni in metallo datato 11 febbraio del 1326, anche se si hanno documenti che affermano l'uso della polvere da sparo fra il XIII ed il XIV Secolo in diversi stati italiani, come parliamo approfonditamente in questo articolo. Lo storico spagnolo Juan de Mariana, ci dice che già nella battaglia di Crécy del 26 agosto del 1346 si utilizza il cannone. Questa innovazione modificherà radicalmente i sistemi difensivi delle città del Medioevo.

La peste nera
La prima data più comunemente utilizzata dagli storici è il 1348, anno del picco massimo raggiunto della peste nera.

Rappresentazione della peste, biblioteca reale del Belgio

I grandi cambiamenti avvengono attraverso le grandi crisi, che ricostituiscono gli equilibri sociali, demografici ed economici di un territorio. In questo caso di un intero continente: l'Europa.
In due articoli passati (parte prima, parte seconda), descriviamo il fenomeno nel dettaglio: portata in Europa dalle galee genovesi, il morbo della peste decimerà nel corso degli anni la popolazione europea, lasciando un altissima richiesta di lavoro, pochissima manodopera e contribuendo ad una ridistribuzione delle ricchezze che cambierà molto il rapporto fra lavoratore e datore di lavoro.

Diffusione della lingua fiorentina


Gustave Dorè - Dante contempla Dio

Dopo la peste, che riconfigurerà l'assetto europeo, in Italia uno degli eventi fondamentali sarà la grande diffusione della lingua fiorentina nel 1396, dopo il successo dei grandi capolavori di Dante, Petrarca e Boccaccio. I tre poeti capiscono che il volgare, cioè la lingua parlata dal popolo, può consentire una diffusione delle loro opere maggiore rispetto al latino.
La Divina Commedia diviene una delle opere letterarie più importanti mai pubblicate, ed insieme a Petrarca e Boccaccio, di cui parleremo in articoli futuri, apre la strada ad un modo di narrare aperto a tutti, non solo a coloro che conoscono greco e latino.

Il 1452
Questo è un anno importantissimo per l'Europa: termina il secolo di guerre intercorse fra Inghilterra e Francia, conosciuto come Guerra dei Cent'anni, viene stampato il primo libro con il metodo di Gutemberg (stampa a caratteri mobili), che favorirà l'esplosione della circolazione libraria, e di conseguenza della cultura, in Europa; gli Ottomani inoltre conquistano Costantinopoli. In sintesi, la situazione culturale e geopolitica subisce un cambiamento epocale.

Scene di guerra fra soldati inglesi e francesi

Il clima bellico porta a grandi innovazioni in campo militare e strategico, ad un diverso uso dei cavalieri sul campo di battaglia e, cosa più importante, da quel momento in poi la guerra fa sempre più affidamento sui professionisti, lanciando definitivamente la figura del mercenario che diverrà, da allora in avanti, sempre più importante.
Cosa ancora più importante però è la presa di Costantinopoli, che porta alla fine dell'Impero Bizantino. L'ultimo pezzo di Impero Romano ancora in vita infatti, viene definitivamente cancellato; questo cambia per sempre la percezione dell'Europa, facendo uscire definitivamente di scena uno dei protagonisti del mondo medievale e facendo divenire concreto un grande pericolo per l'Occidente europeo: l'Impero Ottomano.

Gli avvenimenti del 1492
Il 1492 è il classico anno che viene riportato sui libri di scuola per quel che riguarda la fine del Medioevo. Ma esattamente come per l'età classica, la fine di un'era è sempre graduale. Dal 1492 in poi si può dire che si è più nell'Era Moderna che nel Medioevo. Ma cosa succede esattamente? Accadono due fatti molto importanti.

Le tappe della Reconquista

Innanzitutto Cristoforo Colombo raggiunge le isole dell'America centrale, cambiando per sempre l'estensione del mondo conosciuto. La scoperta delle Americhe porterà gli Stati europei a colonizzare le terre di oltre oceano, spostando il baricentro dei commerci dal Mediterraneo all'Atlantico. Questo porterà al tramonto degli Stati italiani come potenze continentali ed all'espansione di imperi coloniali, come quelli inglese e spagnolo.
Altro elemento importante è la cacciata definitiva degli Arabi dalla penisola Iberica, che completa la Reconquista cominciata secoli prima.
I due avvenimenti cambiano in modo definitivo l'assetto geopolitico europeo: mentre prima c'era un'Europa con due poli imperiali, il Sacro Romano Impero e l'Impero Bizantino, che si contendevano l'eredità romana e che aveva la Chiesa di Roma come organo equilibratore, ora abbiamo un continente proiettato oltre oceano, ed un Impero soppiantato da quello arabo, che sta cercando di farsi strada in tutti i modi verso l'Europa cristiana. E la Chiesa di Roma? Che destino avrà?

La Riforma Protestante
Altra pietra miliare, che ridimensionerà molto il potere della Chiesa Romana, è la riforma protestante partita dalle contestazioni di Martin Lutero nel 1517.

Ritratto di Martin Lutero

I Cattolici protestanti, ritenendo la Chiesa di Roma troppo corrotta ed attaccata al potere temporale, riescono a staccarsi dalla sua influenza e ad intraprendere una loro strada. Buona parte del Sacro Romano Impero così si smarca dalla figura del Papa, ed il potere romano finirà per essere molto ridimensionato da questo avvenimento. Diverse saranno le reazioni della Chiesa, su tutte ricordiamo l'Inquisizione e la Controriforma. Al termine di questa rivoluzione culturale, dell'Era Medievale non resterà quasi più traccia.

Si può dire che ormai del Medioevo non resti più nulla, ma alcuni storici prendono in considerazione un ultimo anno, in cui viene cancellato anche l'ultimo lascito importante del Medioevo, quello che "fisicamente" considerava l'uomo ed il mondo in cui viveva il centro di tutto, ossia il 1543.

L'universo eliocentrico di Copernico

In quest'anno, gli studi di Niccolò Copernico concludono che il Sole e non la Terra è al centro dell'universo, mandando così all'aria le teorie filosofiche di millenni. Il detto "rivoluzione copernicana" nasce proprio da questa scoperta, che all'epoca ha un clamore enorme. Galileo, in Italia, per giungere alle stesse conclusioni di Copernico, rischierà di finire sul rogo, ad esempio. Lutero e Copernico sono gli attori di un ultimo atto che fa calare il sipario sul Medioevo.

Il Medioevo è stata un'epoca lunga, in cui la civiltà occidentale si è trasformata, contribuendo a gettare le basi per quella odierna. Quest'epoca lunga ha avuto una fine complicata, che ha avuto diversi stadi, ed in questa breve sinossi speriamo di avervi fornito i dettagli più importanti.

16 gennaio, 2019

Il castello di Limatola

Il Castello di Limatola si erge maestoso da una morbida altura, su un magnifico panorama che raccoglie la vista del Matese e del Taburno, a circa 8 Km dalla Reggia di Caserta e a 27 Km da Napoli. Dalla collina su cui sorge, esso sovrasta l'antico borgo medievale, trovandosi in una posizione strategica a guardia della valle solcata dal fiume Volturno, tra il massiccio del Taburno, il monte Maggiore ed i monti Tifatini.

Il castello di Limatola

Venne edificato dai Normanni sui resti di un’antica torre longobarda ed è uno dei più interessanti esempi di architettura fortificata medievale, che nel 2020 raggiungerà la soglia dei 1000 anni di esistenza. Le sue mura hanno custodito le vicende delle famiglie degli Angioini, Aragonesi,
Sanseverino, sono state il palcoscenico dei fasti del '700 e testimoni del soggiorno strategico di Garibaldi.
Nei secoli vi hanno dimorato donne potenti, come la Duchessa Margherita De Tucziaco (seconda metà del '200), la leggiadra Contessa di Caserta, Anna Gambacorta (XVI secolo) e la coltissima Contessa Aurelia D’Este (primi del '700).

Il castello che sovrasta il borgo medievale

Le prime testimonianze che riguardano il castello risalgono all'842, quando il conte longobardo Landolfo di Caserta vi riportò una vittoria contro i beneventani.
Al 1277 risalgono invece gli interventi promossi da Carlo I d'Angiò, da riconoscersi negli ambienti a volte ogivali contigui alla parte più antica della struttura, corrispondente al mastio di forma rettangolare. Ai Conti Della Ratta, feudatari di Limatola dal 1420, sono ascrivibili gli interventi sulla cinta muraria più esterna (intervallata da torri circolari dotate di scarpata fino all'altezza del cornicione) e di ristrutturazione ed ampliamenti attuati in alcuni ambienti sulle scale e sulle logge, di gusto rinascimentale.

Dettaglio della cinta muraria

In epoca rinascimentale, importanti lavori di ristrutturazione lo trasformarono da architettura militare a dimora signorile, pur conservando alcune caratteristiche difensive. Infatti, nel secondo decennio del XVI secolo, Francesco Gambacorta e Caterina Della Ratta effettuarono interventi sulle strutture difensive e sulla Chiesa palatina di San Nicola, che conservò però l'originario portale romanico, oltre ad un importante crocifisso di epoca medievale.

Sala da pranzo del castello, sede dei tradizionali mercatini di Natale

Nei secoli successivi il castello è piombato in uno stato di degrado e abbandono, per essere poi oggetto di una complessa opera di recupero, terminata nel 2010, che ha portato al completo restauro della struttura. Oggi il castello di Limatola rappresenta un prestigioso punto di interesse storico, artistico e culturale.

14 gennaio, 2019

Historie Medievali Feudal Japan: I Ronin

Oggi Historie Medievali ritorna con la rubrica sul Giappone Feudale: l'articolo proposto è la storia dei Ronin, chiamati anche "Guerrieri Erranti" o "Uomini Onda".
I Ronin, nel periodo Tokugawa, aumentarono in modo esponenziale; questi "uomini onda" non avevano più né sede, né legami fissi col signore feudale, quindi vagavano ovunque senza meta, proprio come le onde del mare. Questa categoria di samurai esisteva già in periodo Momoyama, nata con i disordini del tempo, per cui vari samurai senza signore si univano per sopravvivere; dopo Sekigahara e la conseguente soppressione di molti feudi, i Ronin aumentarono considerevolmente di numero; infatti, si pensa che fossero diventati circa 400.000. Ma capiamo meglio chi era questo combattente: era un particolare samurai avente una doppia natura, da una parte guerriero errante che metteva i suoi servigi a disposizione di chiunque; dall'altra poteva arrivare a unirsi con altri, in bande che saccheggiavano e terrorizzavano le campagne e i villaggi.

L'assalto al palazzo di Kira Yoshinaka

Il numero di questi combattenti aumentava sempre di più, dato che i loro figli nascevano automaticamente nella condizione di Ronin, altri lo diventavano in seguito alla morte dei loro signori, o perché si erano resi indipendenti volontariamente, o perché avevano commesso qualche mancanza. Capitava spesso che i samurai venissero privati, dalle circostanze, dei mezzi di sostentamento e si vedessero costretti a mettere la spada al servizio del miglior offerente. I Ronin, armati per legge, dovevano comunque imparare a ragionare singolarmente, in quanto non appartenevano più a un gruppo pur continuando a disprezzare la gente del popolo. Molte volte avevano bisogno dell'aiuto dei popolani, per cui spesso sopravvivevano insegnando le arti marziali o si facevano ingaggiare come guardia del corpo "Yojimbo", oppure si assicuravano la custodia di villaggi e città.

Attacco notturno dei 47 Ronin
Alcune ipotesi sostengono che tali Ronin si trasformassero in mercenari temuti e rispettati anche dai migliori capi militari, tant'è vero che Nobunaga stesso era consapevole del valore di questi combattenti, così come anche Hideyoshi e Ieyasu, i quali li utilizzarono in battaglia. Le caratteristiche di un Ronin lo ponevano al di fuori delle schematizzate classi sociali volute dai Tokugawa, per cui se un Samurai era inquadrato in un rango ed uccideva un Ronin, non doveva temere alcuna vendetta. Questo fattore li rese facili prede di alcuni Samurai potenti, che nutrivano forte disprezzo. Ciò nonostante, i Ronin rimasero sempre guerrieri fieri e coraggiosi che disprezzavano le altre classi sociali. Il Ronin nella posizione solitaria, doveva conoscere molto bene tutte le tecniche di combattimento di tutte le arti marziali possibili, sia quelle ufficiali che non, al fine di per salvare la propria vita. Alcune cronache del tempo li descrivono come personaggi aggressivi e arroganti, sempre in cerca di scontri; ma nella realtà erano guerrieri di un certo rispetto, fieri e leali, tanto che molti saranno i racconti delle loro imprese che entreranno a far parte della letteratura giapponese. Possiamo dire infine che, grazie al loro spirito bellicoso, spesso guidarono rivolte e crearono non pochi grattacapi al governo Tokugawa. Forse il più famoso rimase Shosetsu, che raccolse 5000 uomini a Edo. Mentre preparavano una rivolta furono però traditi e, per evitare la cattura, si suicidarono tutti secondo il rituale dei samurai. Furono una delle forze più ostili al governo Tokugawa e contribuirono non poco alla sua fine.

Attacco dei 47 Ronin

10 gennaio, 2019

I terremoti nell'Italia del Medioevo

L'Italia è una territorio sismico. Stretta nella morsa fra Africa ed Europa, che ogni anno si avvicinano fra loro di svariati centimetri, il suo territorio si deforma, creando sia le catene montuose degli Appennini che delle Alpi, che mari come il Tirreno. Questo comporta una forte attività sismica che, nel corso dei secoli passati, ha profondamente influenzato le civiltà che hanno abitato questo Paese. Si pensi che fra l'anno 1000 ed il 1490, si sono avuti ben 73 terremoti medio forti.

Miniatura di un terremoto

Non si hanno molte notizie per i terremoti nell'alto medioevo, ma sappiamo comunque che, nella seconda metà del primo millennio dopo Cristo, Roma, Benevento, Spoleto e l'Irpinia, subirono una serie di fortissimi terremoti.
Ma cerchiamo di capire quanto questa peculiarità della penisola ha influito sulla civiltà italiana medievale, attraverso una serie di esempi.

Il Colosseo
Tutti noi conosciamo la forma del Colosseo, che presenta una parte meglio conservata ed una parte che è arrivata a noi in condizioni peggiori.

Dall'immagine, si capisce come la parte di sinistra sia meglio conservata rispetto a quella di destra

Da dove deriva questa forma? Furono una serie di terremoti, fra il 443 d.C., il 484 d.C., ed il 1349, a far crollare la porzione sudoccidentale dell'anfiteatro Flavio. Nell'Alto Medioevo, prima delle Guerre Gotiche, il Basilio Decio Mario Venatio pagò di tasca sua le riparazioni al monumento, con l'intera città di Roma a riportare danni considerevoli; ma il 1349 fu l'anno in cui le arcate della porzione meridionale dell'anfiteatro più famoso del mondo caddero definitivamente. Il terremoto proveniva dall'area di Avezzano, nell'Appennino centrale; ed essendo i terreni sotto la porzione meridionale del Colosseo più sensibili alle onde sismiche, essi contribuirono al suo crollo.
Roma ci mise anni a rialzarsi da quel terremoto, con immaginabili conseguenze economiche e sociali. Non solo Roma, ma tutta l'Italia centrale fu sconvolta dall'evento. D'altronde, è sufficiente pensare che si hanno pochissime tracce della Roma medievale: uno dei motivi è ascrivibile ai forti terremoti che hanno interessato la storia dell'Italia centrale.

Il più forte terremoto mai avvenuto in Pianura Padana
Anche la pianura Padana ebbe a che fare con un potente terremoto e, a giudicare dai danni che causò, fu il più forte mai registrato in questa zona d'Italia. L'anno è il 1117, ed i documenti monastici, oltre che le epigrafi, ci dicono molto di quanto successe. Il 3 gennaio, una potente scossa fece danni da Piacenza a Verona, fino alla costa adriatica. La stessa Venezia riportò conseguenze.
A Verona, ad esempio, c'è la chiesa di San Pietro in Valle che ancora porta tracce di questo portentoso evento, che i sismologi ipotizzano essere stato uno sciame di più terremoti ad alta intensità.

Chiesa di San Pietro in Valle. Il campanile che sovrasta la chiesa è più stretto in alto: la parte più larga è databile all'alto Medioevo; quella più stretta invece è stata costruita dopo il 1117, e si ritiene sia una ricostruzione fatta dopo il terremoto

Influenza nell'arte
I terremoti hanno influenzato la cultura e la produzione artistica nel corso dei secoli. Nella basilica di San Francesco in Assisi, area sismica tristemente famosa, Giotto dipinge di un bambino morto nel crollo di una casa a seguito di un terremoto.

Affresco di Giotto nella basilica inferiore di Assisi

La stessa basilica ha subito più volte danni per via di vari terremoti nel corso della sua storia, e parte del patrimonio artistico medievale è andata persa per via di eventi di tale natura.

Dopo il terremoto del 1456, Filippino Lippi dipinge questa natività in un casa crollata e lesionata


La reazione della società
I terremoti, per via del numero di vittime, delle città distrutte, lasciano ampi strascichi psicologici nelle popolazioni colpite, tanto da essere visti come eventi sovvertitori e rovesciatori del mondo così come lo si conosce.
Con la media di un terremoto forte ogni 11 anni, ragion per cui, nella vita umana medievale, era possibile avere esperienza di almeno tre eventi sismici potenzialmente traumatici portanti morte e distruzione, viene normale comprendere come questo possa influenzare la vita dell'abitante del Medioevo. Un evento improvviso, misterioso, che rovescia il mondo in cui si vive, lascia spazio a più interpretazioni: il castigo divino per i peccati umani, ad esempio.
Alle soglie dell'anno Mille invece, il terremoto era visto come imminente arrivo dell'Anticristo; infine il fatalismo, spesso, accompagnava le interpretazioni e l'immaginario degli strati più popolari.
In sintesi, i terremoti hanno profondamente influenzato sia la società che le città italiane, accompagnando ciclicamente l'uomo medievale nel corso delle sue vicende.

09 gennaio, 2019

Historie medievali: le ricette della tavola rotonda

Le ricette che vi proponiamo oggi, sono le seguenti:


CALAMARI ALLA BRACE

Ingredienti:
1 kg di calamari;
100/150 gr di lardo pancettato; 
1 limone; 
1 arancia;
olio evo; 
sale e pepe a piacere.

Procedimento
Pulire bene e lavare accuratamente i calamari sotto l'acqua corrente, dopodiché metterli a scolare. Quando si sono scolati, avvolgerli uno ad uno nelle fette di lardo pancettato. Preparate la griglia in modo che sia ben calda e metteteci sopra i calamari, voltandoli di tanto in tanto in modo da rosolare perfettamente entrambe le parti.
Nel frattempo emulsionare insieme il succo di arancia e limone con qualche cucchiaio di olio. Versare la salsina sui calamari caldi, salare e pepare.


SOGLIOLE ALL'ARANCIA

Ingredienti (per 4 persone):
6 sogliole già spellate;
4 cucchiai d’olio d’oliva di buona qualità;
2 arance da agricoltura biologica; 
1 limone da agricoltura biologica;
prezzemolo tritato finemente; 
sale.

Procedimento
Passiamo le sogliole sotto l’acqua fredda per lavarle e saliamole a seconda dei nostri gusti.
Nel frattempo scaldiamo l’olio in una padella e, quando avrà raggiunto la temperatura, mettiamo a  dorare le sogliole per circa 5 minuti, a fiamma viva.
Quando saranno cotte, abbassiamo la fiamma e bagniamo con il succo delle arance e del limone. Cospargiamo di prezzemolo e serviamo questo piatto ben caldo.

02 gennaio, 2019

Great Battles Of Historie medievali: la Battaglia di Lewes

La battaglia di Lewes fu una delle due maggiori e più importanti della seconda guerra dei baroni. Si svolse a Lewes, nel Sussex, il 14 maggio 1264, e rappresentò il momento di maggior successo di Simone V di Montfort, conte di Leicester, che divenne signore d'Inghilterra.

Illustrazione di Enrico III nella battaglia di Lewes
Lo scontro avvenne a causa della condotta politica di Enrico III d'Inghilterra, che si rifiutava di onorare i termini delle Disposizioni di Oford. Il re era dunque accampato presso il Priorato di Lewes con un esercito di fanteria mentre suo figlio Edoardo comandava la cavalleria, posizionata a circa un miglio a nord, presso il castello di Lewes. Una marcia notturna impedì alle forze baronali, guidate dal Montfort, di sorprendere Edoardo.

Mappa della battaglia di Lewes

L'esercito dei baroni era formato da circa 5000 unità, sotto il comando dello stesso Simone di Montfort  e di Gilberto di Clare; le armate realiste invece, composte da 10.000 uomini tra fanteria e cavalleria, e di conseguenza il doppio più numerose di quelle dei baroni, furono condotte da Edoardo durante la notte e dal fratello del re, Riccardo di Cornovaglia, sulla sinistra, mentre il re stesso comandava la parte centrale dell'esercito. Avendo condotto i propri uomini fuori dal castello per raggiungere il nemico, Edoardo ottenne alcuni successi iniziali, ma inseguì ingenuamente un contingente nemico che si ritirava verso nord, sacrificando molte delle speranze di vittoria. Nel frattempo, Simone V sconfisse il resto dell'esercito realista comandato da Riccardo. Quest'ultimo decise di ritirarsi presso il Priorato di Lewes, ma non riuscì a raggiungerlo, motivo per il quale si nascose in un mulino, dove fu poi catturato. Al termine delle ostilità, tutti e tre i membri della casa reale furono catturati ed imprigionati.