24 ottobre, 2015

Danze e balli nel Medioevo

Nel Medioevo la danza ha avuto vita difficile in quanto, salvo poche eccezioni, fu aspramente ostacolata dalla Chiesa che la considerava immorale e vi ravvisava occasioni di peccato.
In realtà la chiesa, in periodi precedenti, era stato proprio il luogo in cui, mediante il canto, si rinnovava la musica attraverso un processo nel quale confluivano diverse tradizioni. Inoltre bisogna dire che, nel primo millennio, nella chiesa, si danzava. A testimonianza di ciò ci sono proprio le continue riprovazioni ed i continui divieti imposti.
Le Gratie d'Amore - Danza del'400
La condanna divenne ufficiale e si fece sentire un pò dovunque soltanto nel momento in cui l'abitudine di danzare abbandonò i luoghi sacri trasformandosi in una banale esigenza di divertimento.

Malgrado le condanne, i popoli europei hanno sempre continuato a ballare, dentro e fuori le chiese. Ciò che invece è mancato in questo periodo, è quel profondo rinnovamento che sempre caratterizza ogni innovazione; perciò, quando parliamo di danza medievale, ci riferiamo alla conservazione ed alla conseguente diffusione di modalità coreiche già esistenti. Da questo punto di vista, la religione cristiana non ha avuto alcuna influenza sulle masse riguardo il modo di concepire le danze.

Nella danza medievale, ritroviamo tutte le tematiche affrontate nei balli delle civiltà precedenti quali la fertilità, le nozze, i raccolti e la morte. Persistevano le danze mascherate, quelle in circolo e quelle che si legavano, in qualche maniera, a riti magici. I moniti della chiesa sortirono qualche effetto soltanto sulle classi dominanti, le quali espressero unanimemente la loro condanna nei confronti di questa forma di divertimento.

La carola angelica, particolare del Giudizio finale
 di Beato Angelico (sec. XV)
Quella che si può considerare l'unica vera novità di questo periodo, nell'ambito della danza, fu la nascita della figura del giullare, ovvero quello che oggi definiamo come cantastorie, menestrello, attore o persino buffone. Ciò che più ci interessa di questa figure però è il fatto che il giullare era soprattutto un danzatore, anche se atipico. Egli infatti non ballava rispettando i canoni della danza popolare. Eseguiva dei movimenti ampi ed esteticamente avvincenti. La finalità della sua danza era il puro intrattenimento e divertimento. Ed è per questo che assumevano una certa importanza la prestanza fisica, la bellezza e l'agilità. Danzando da solo, il giullare catalizzava tutte le attenzioni su di sè e perciò, solitamente, questa figura finiva per essere ricoperta da acrobati professionisti.

Sotto l'aspetto popolare invece, in questo periodo, si svilupparono molto le danze macabre e cimiteriali, ovvero balli spontanei in occasione di cerimonie funebri. Inoltre, si continuava a praticare la danza del corteggiamento, la carola, ritornando a seguire i dettami di una concezione che prevedeva si potesse arrivare ad avere il "possesso" di una persona girando ritmicamente intorno ad essa.
'Danza delle donzelle nel giardino d'amore' di Andrea di Bonaiuto,
 Cappella degli Spagnoli, Santa Maria Novella, Firenze

La carola veniva accompagnata da canti che non prevedevano l'utilizzo di strumenti musicali. La spiegazione all'assenza di strumenti era data dal fatto che, a differenza della musica che univa solo la coppia che eseguiva la danza, il canto corale univa spiritualmente tutti i partecipanti, non solo coloro che danzavano. I canti che accompagnavano la carola vennero definiti cantilene dai critici. La caratteristica principale della cantilena era la sua brevità ed orecchiabilità; infatti, era costituita solo da ritornello e verso. Quando, nel corso del XIV secolo, la separazione dei ruoli tra cantori e danzatori divenne netta (chi ballava non cantava e chi danzava non cantava), cominciò a farsi sentire la necessità di un accompagnamento musicale.

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