14 marzo, 2017

Alfonso V d'Aragona e la conquista di Napoli

Per raccontare le gesta del re, detto il Magnanimo, che lo portarono ad insediarsi sul trono di Napoli, bisogna partire da alcuni anni addietro, più precisamente durante gli anni del regno di Giovanna II d’Angiò. La regina era una donna intrigante e sensuale, famosa più per il gran numero di amanti che per i risultati ottenuti al governo della città. I suoi modi di fare e il potere che conferiva ai suoi amanti le inimicarono ben presto la nobiltà, che auspicava, con l’aiuto del Papa Martino V, forte del fatto che la regina non avesse avuto eredi, di riuscire a liberarsene in maniera definitiva. Ma Giovanna scoprì la congiura e chiamò in suo aiuto Alfonso V d’Aragona, detto Il Magnanimo, re di Sicilia, Aragona e Catalogna; per garantirsi la sua fedeltà, lo nominò addirittura suo erede, nel 1421. Essendo una donna abituata ai complotti, Giovanna non indugiò un attimo ed, appena 2 anni dopo, si rimangiò la parola, nominando come suo legittimo erede Luigi III d’Angiò.

Alfonso V d'Aragona, detto Il Magnanimo
Ciò nonostante, Alfonso non voleva affatto rinunciare a ciò che gli era stato promesso e, infatti, nell’ottobre del 1423, assediò Napoli e fece capitolare anche Ischia. Un anno dopo, dopo svariate vicissitudini per l’individuazione di un erede, moriva Giovanna d’Angiò, la quale proclamava, poco prima di spirare, come erede legittimo Renato d’Angiò. Alfonso combattè per ben sette anni contro Renato, collezionando una serie di successi militari che lo portarono alla riconquista definitiva del trono di Napoli. Il suo esercito era dotato dell'equipaggiamento d’artiglieria più grande di tutta Europa e fu proprio con la sua potente artiglieria che Alfonso distrusse il simbolo del potere degli Angiò: il castello del Maschio Angioino, che fu poi da lui riedificato, con il maestoso arco di marmo sormontato da una statua con fattezze maschili, che raffigura appunto il sovrano aragonese. Ancora oggi, l’arco marmoreo che spicca tra la scura pietra che compone il castello, viene considerato dai critici come uno dei più straordinari esempi di stile rinascimentale italiano.

Castel Nuovo, l'arco trionfale che celebra Alfonso V d'Aragona
Il 12 giugno del 1442 quindi, Alfonso riuscì a penetrare in città in modo rocambolesco mediante quel pozzo di Santa Sofia, già adoperato dagli invasori bizantini ben nove secoli prima. Napoli, per alcune ore, fu abbandonata alla mercé dei soldati di Alfonso, che la saccheggiarono e che si macchiarono di violente atrocità.

Il Cancionero de Stúñiga. Manoscritto che raccoglie poesie della corte napoletana di Alfonso V il Magnanimo
Una volta insediatosi, Alfonso si rivelò essere un sovrano “illuminato” e liberale, che trasformò il regno in un polo artistico e culturale. Con la sua reggenza, dopo circa due secoli e mezzo, la Sicilia e la parte continentale del Regno si ritrovarono sotto lo stesso sovrano, che fu chiamato “Re delle Sicilie”. Nel 1446, Alfonso conquistò anche la Sardegna, divenendo il re della principale potenza occidentale nel Mediterraneo.

Statua di Alfonso V all'ingresso del Palazzo Reale di Napoli
Il 17 giugno 1458 Alfonso moriva. Il suo più grande rimpianto fu la mancata conquista di Genova, a cui teneva tanto; la città era sotto il controllo, per conto del re di Francia, di Giovanni d’Angiò, figlio di Renato, che anni prima, s’era fatto incoronare come legittimo re di Napoli.

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