16 giugno, 2017

I cavalieri, l'elìte fra gli uomini d'arme

La società medievale si reggeva essenzialmente su tre pilastri: i chierici, i contadini ed i cavalieri. Oggi vedremo insieme quest'ultimo pilastro in particolare, scoprendo la loro vita, il loro modo di rapportarsi con la società dell'epoca, le loro idee.

Arazzo di Bayeux, cavalieri normanni
I cavalieri erano la classe nobiliare dell'epoca medievale. Erano i guerrieri a cavallo, o al massimo al dorso di un asino; e la loro forza e perizia nel combattimento, consentiva loro di avere il controllo del territorio, e di conseguenza, potere sugli abitanti che esso ospitava.

Due teorie esistono sull'origine dei cavalieri:

  • La prima afferma che la diffusione delle signorie di banno, nel XI secolo, avesse favorito l'ascesa di una classe di professionisti della guerra, appositamente disposti alla sua difesa. Una elite ristretta formò i cavalieri, che svilupparono una serie di cerimonie di iniziazione al cavalierato. Fra il XII ed il XIII secolo, i cavalieri divennero un ceto chiuso, il cui diritto si passava in maniera ereditaria, consentendo così l'embrione per la genesi di una vera e propria casta nobiliare.
  • La seconda invece, sostiene che questa fu una professione a cui la nobiltà si avvicinò gradualmente, e che inizialmente era portata avanti da una serie di servitori del signore. Per perorare tale idea, l'autore della teoria, Jean Flori, analizzò l'etimologia del termine inglese per cavaliere, knight, che deriva da cnith, che significa appunto servitore. Nel XIII secolo, poi, si ebbe l'introduzione di un codice d'onore per il cavalierato.
I barbari avevano provetti guerrieri a cavallo: Unni ed Alani, ma in genere i popoli delle steppe dell'odierna Russia, basavano tutta la loro forza su di una cavalleria estremamente organizzata e competente, che infatti mise in seria difficoltà gli stati europei. A differenza di Unni ed Alani, Sassoni, Frisoni, Longobardi, Franchi, Juti, seppero integrarsi coi popoli esistenti. Loro combattevano a piedi, ma usavano il cavallo per gli spostamenti.
Il cavallo era un animale elitaro, costoso, ragion per cui solo le persone facoltose potevano permetterselo; il cavaliere, si addestrava fin da piccolo a divenire tale, motivo per il quale questa classe di guerrieri si distinse molto presto dal resto degli strati sociali.

Museo del Louvre - bassorilievo di un cavaliere
I popoli germanici, entrando in contatto con quelli dell'Europa meridionale, portarono con loro anche le gesta e le saghe degli antichi cavalieri, creando un'aura mitica intorno a questa figura. Le canzoni di gesta erano infatti epiche, basti pensare alla francese Chanson de Roland, che narra le gesta del paladino Rolando durante la battaglia di Roncisvalle del 778 d.C.

Cattedrale di Angouléme, bassorilievo descrivente la Chanson de Roland

Questo distinguersi dai ceti minori, favorì lo sviluppo di una simbologia di stemmi da disegnare sugli scudi per distinguersi sui campi di battaglia, dando inizio alla disciplina dell'araldica, ossia lo studio del blasone. Colori, simboli, immagini, parole, lettere, partizioni dello scudo. Tutto era studiato seguendo quelli che erano i canoni dell'araldica.
Tutta la simbologia, la liturgia, la grande quantità di denaro, la forza, la possibilità di decidere le battaglie, crearono un solco fra il mondo dei cavalieri e quello rustico, che veniva, in alcuni casi, addirittura disprezzato.
Infatti la cavalleria aveva un peso determinante sul campo di battaglia: d'altronde si parla di veri e propri carri armati ante litteram, delle fortezze mobili che potevano letteralmente travolgere le linee di fanteria con la sola massa. Questo vantaggio strategico, consentiva di avere notevoli opportunità di arricchimento.
Tale arricchimento ed ottenimento di potere fu così importante che un popolo, quello dei normanni, riuscì a fondare delle proprie dinastie, ed addirittura un proprio regno! Basti pensare a quello di Sicilia nel sud Italia, che si espandeva dall'isola fino a Napoli.

Codice miniato: cavalieri in combattimento

I valori della cavalleria divennero un punto di riferimento per i codici etici della futura nobiltà europea. In generale il codice cavalleresco, cosa che poi ha contraddistinto il concetto di "cavaliere" nell'immaginario collettivo, ruotava intorno ad alcuni valori e norme di comportamento, come la virtù, la difesa dei deboli e dei bisognosi, la verità, la lotta contro coloro che venivano giudicati malvagi e gli oppressori, l'onore, il coraggio, la lealtà, la fedeltà, la clemenza e il rispetto verso le donne.

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