16 ottobre, 2017

Domenico Bigordi, il Ghirlandaio

Uno dei grandi artisti che contribuì al passaggio dell'arte dal Medioevo al Rinascimento fu Domenico Bigordi, in arte il Ghirlandaio. Nacque l'11 gennaio 1449, ed è detto il Ghirlandaio perchè inventò le ghirlande per adornare la fronte delle fanciulle fiorentine. Fu allievo del pittore Alessio Baldovinetti ma, nella sua formazione artistica e nei primi tempi di attività, fu fortemente influenzato dallo stile dei grandi maestri del passato, recente e più lontano, quali Giotto, Masaccio, Andrea del Castagno e Domenico Veneziano.

Autoritratto nell'Adorazione dei Magi del 1488, Ospedale degli Innocenti, Firenze
Se si esclude il periodo trascorso a Roma, dove lavorò per papa Sisto IV nella Cappella Sistina, Domenico passò la sua intera esistenza a Firenze, dove dipinse gli affreschi con Storie di San Francesco e la pala con l'Adorazione dei pastori, nella chiesa della S. Trinità, tra il 1483 ed il 1486, divenendo così uno dei più importanti maestri della scuola fiorentina. Attento in seguito alle formule del Verrocchio e a quelle del primo Leonardo, si avvicinò anche alla cultura fiamminga ("Vecchio e nipote", Parigi, Louvre; Cenacolo, 1480, Firenze, chiesa di Ognissanti).
Il realismo e la perfezione del tratto che caratterizzavano le sue opere, ne fecero un artista estremamente ricercato, al punto che molti esponenti della borghesia cittadina divennero suoi mecenati. Realizzò affreschi e dipinti di soggetti religiosi, introducendo spesso, nelle sue opere, scene di vita fiorentina e ritratti di personaggi del tempo.

Cenacolo di Ognissanti (1480)
Nelle sue composizioni rielabora la tecnica del Masaccio, lo stile di Filippo Lippi ed il realismo nordico conosciuto mediante il fiammingo Hugo van der Goes, dando vita a scene altamente estetiche ed armoniose che, al di là del soggetto, costituiscono preziose testimonianze della quotidianità del suo tempo.
In un testo di preghiere del 1454, il "zardino de oration", ad esempio, viene descritta la "meditazione intuitiva", attraverso cui si riusciva a traslare mentalmente gli avvenimenti dei testi sacri nella propria città natale. Il Ghirlandaio realizzò questo precetto, facendo risplendere gli eventi biblici in un contesto familiare e fra personaggi contemporanei. Tra gli allievi di Domenico Ghirlandaio figura l'artista più celebre del Rinascimento italiano, Michelangelo.

Vocazione dei primi apostoli (1481-1482)
Ad ogni modo, si distinse soprattutto per gli affreschi, tra i quali ricordiamo "La vocazione di San Pietro e di Sant'Andrea"  per la Cappella Sistina, realizzato tra il 1481 e il 1482; "le Storie di san Francesco" (1485, cappella Sassetti in Santa Trìnita, Firenze), considerato universalmente il suo capolavoro; "le Storie della Vergine e del Battista" (1485-1490, coro della chiesa di Santa Maria Novella, Firenze), a cui collaborò il fratello Davide. Dipinse inoltre pregevoli pale d'altare, quali "l'Adorazione dei pastori"  del 1485, sempre in Santa Trìnita, e "Madonna in gloria e santi"  del 1490 circa, nelle Alte Pinakothek di Monaco.
Le rappresentazioni un po' statiche che, talvolta, si incontrano nelle sue realizzazioni, non denotano limitatezza di mezzi espressivi, bensì riflettono il gusto dell'epoca e, in particolar modo, dei committenti.
Cappella Tornabuoni, Nascita della Vergine
Vasari scrisse di lui:
"Usava dire Domenico la pittura essere il disegno, e la vera pittura per la eternità essere il musaico."
Degli ultimi anni sono alcune opere di cavalletto come l'Adorazione dei Magi e il "Vecchio e nipote" (1480, Louvre, Parigi), alcuni ritratti femminili (Giovanna Tornabuoni, Madrid, collezione Thyssen-Bornemisza), "la Visitazione" (1491, Parigi, Louvre).
Domenico il Ghirlandaio morì l'11 gennaio 1494, a 45 anni, per una febbre pestilenziale contratta mentre stava preparando dei lavori per Siena e per Pisa. Venne sepolto in una delle arche del cimitero di Santa Maria Novella.

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