30 gennaio, 2018

Great Battles of Historie Medievali: La Battaglia di Crecy

Era il 26 agosto del 1346, quando ebbe inizio una delle battaglie più conosciute della Guerra dei Cento Anni tra Francia ed Inghilterra.
L'ubicazione dell'esercito scelta del sovrano inglese si estendeva tra i villaggi di Crecy e Wadicourt. Gli inglesi avevano occupato il versante settentrionale della valle tra i due villaggi, e si erano sistemati ai margini di fitti boschi. La linea inglese era di circa 2 km. Edoardo III aveva stabilito il proprio comando in un vecchio mulino, dal quale dominava la valle sottostante. L'esercito era diviso in due tronconi: a sud-ovest del mulino era sistemata l'ala destra al comando del principe di Galles Edoardo, figlio sedicenne del re; a nord-est vi era invece il grosso dell'esercito. Il centro e l'ala sinistra erano rispettivamente comandate dei conti di Arundel e di Northampton.  Gli inglesi avevano disposto gli arcieri in formazione a cuneo con i cavalieri, appiedati, a occupare gli intervalli tra il cuneo e l'altro.

Scene della Battaglia di Crecy 

Ogni arciere portava con sé 48 frecce, infilate nel terreno per essere immediatamente utilizzate. Gli inglesi attesero l'arrivo del nemico per quasi tutto il 26 agosto, ma soltanto alle 16:00 del pomeriggio le colonne francesi cominciarono a riversarsi nella valle dominata dagli inglesi. L'esercito francese contava almeno 36000 uomini, ed era formato da contingenti di diversa provenienza. Marciavano in testa i balestrieri genovesi, seguivano i cavalieri dell'esercito reale, i fanti arruolati tra i contadini e i contingenti stranieri comandati da Carlo di Lussemburgo re di Boemia, Giovanni di Hainault, Giacomo I re di Maiorca e il Duca di Savoia. Terminato un breve acquazzone, Filippo VI diede l'ordine di attacco. I balestrieri genovesi furono i primi a finire colpiti dagli arcieri e dalle bocche da fuoco inglesi. I genovesi non ressero a lungo e, dandosi alla fuga, suscitarono le ire degli stessi francesi che gli si avventarono contro.

Disposizione degli eserciti nella battaglia

I cavalieri francesi, guidati dal Duca di Alencon, si lanciarono contro l'ala comandata dal principe Edoardo, sfidando i nugoli di frecce che gli arcieri inglesi facevano piovere loro addosso. Il grosso della cavalleria francese si unì all'attacco contro l'ala destra inglese. Il conte di Arundel comandò il contrattacco inglese sul fianco francese; la manovra riuscì tanto bene che Edoardo III ritenne di non inviare altri rinforzi al giovane figlio. Secondo il cronista Froissart, il sovrano inglese disse che per suo figlio quella era l'occasione di "guadagnarsi gli speroni". I francesi rinnovarono i loro attacchi, caricando per ben 16 volte le linee inglesi. A mezzanotte, quando si spensero gli ultimi combattimenti, i francesi contarono diverse migliaia di morti, di cui oltre 1500 nobili cavalieri. Tra questi il re di Boemia, che a dispetto della cecità, volle essere condotto nel mezzo della mischia, dove si batté eroicamente. Le perdite inglesi si limitarono a meno di un migliaio di caduti.

Edoardo III conta i suoi caduti dopo la battaglia

26 gennaio, 2018

Un tour per i castelli scozzesi

La Scozia. Una terra meravigliosa che rievoca film fantastici e fiabesche ambientazioni medievali. Questi paesaggi, fatti di colline verdi, costiere frastagliate a picco sul mare del Nord o sull'oceano, castelli isolati, cieli nuvolosi e freddi, attira frotte di turisti affascinati da tutto ciò. Quindi, ecco che vi proponiamo alcuni castelli da visitare, nel caso vi dovreste trovare in quei luoghi.

Edimburgo ed il suo castello
Il castello di Edimburgo è senz'altro il più famoso castello scozzese. Ne abbiamo parlato in un articolo passato, e può essere il punto di partenza di un ideale itinerario per le terre scozzesi.

La Scozia è pressoché disseminata di castelli: alcune stime parlano di circa 3000; noi ne abbiamo selezionati alcuni, basandoci sulla loro suggestività ed evitando quelli rimaneggiati nei secoli successivi, che hanno perso il loro aspetto medievale, fermo restando la loro assoluta bellezza.

Castello di Dunstaffnage



Situato nei pressi di Oban, non lontano dal lago di Lochness. Siamo in piena Scozia centro settentrionale, non lontano dalla regione delle Highlands. Da notare l'affioramento roccioso su cui è costruito, e le possenti mura di cinta. Interessante il portone di entrata: un arco a sesto acuto raggiungibile dopo una ripida salita.


Castello di Stalker



E' forse uno dei castelli più iconici: si tratta di una casa torre costruita su di un'isola nel Loch Laich, sempre nella Scozia centro settentrionale. Siamo sulle coste occidentali dello stato, ed ancora una volta non lontani dalle Highlands e dalla sopra citata Oban.

Hermitage Castle


E' un possente blocco monolitico dall'alta entrata, che sorge nel bel mezzo di un'ondulata prateria nell'estremo sud della Scozia, al confine con l'Inghilterra. E' un modello Motte and Bailey che cadde in rovina fra il XVII ed il XVIII secolo. Venne recuperato nel secolo scorso dallo stato scozzese.

Castello di Urquhart


Si tratta di un gruppo di affascinanti rovine che un tempo facevano da guardia al lago di Loch Ness, visibile sullo sfondo nella fotografia. Non si conosce con esattezza il periodo di edificazione, ma documenti storici provano la sua esistenza già prima del XIII secolo. Per evitare che la costruzione entrasse nelle mani dei giacobiti, fu fatto esplodere nel 1692, da cui la condizione attuale di rovina.

Castello di Dunnottar


Fantastico castello a picco sul mare, che sorge su di un promontorio a circa due chilometri dal paese di Stonehaven, sulla costa orientale dello stato scozzese. Lo sperone roccioso, alto una cinquantina di metri, rende il castello quasi inespugnabile. La struttura è collegata alla terraferma da un istmo, su cui si snoda una strada che si arrampica verso il suo ingresso. I vari edifici, alcuni riconoscibili nelle loro originarie funzioni, come il mastio, altri ridotti a ruderi, sono disseminati su un prato esteso intorno a una corte quadrangolare e lasciano immaginare le ampie dimensione della roccaforte. Per via della disposizione sparsa dei vari edifici, è più giusto definire questo castello una cittadella fortificata. Nel XVII secolo il castello venne smantellato, a seguito della rivoluzione Giacobita. Oggi è in rovina, ma gli scorci offerti tramite le sue torri isolate e gli archi, lo rendono uno dei castelli più scenografici della Scozia.

Eilean Donan


Un altro dei castelli iconici di questa terra meravigliosa. Anch'esso sorge su di un'isola, collegata alla terraferma con un ponticello in muratura, che si trova nelle Highlands occidentali. Il castello venne costruito nel XIII secolo, caduto in rovina nel XVIII secolo a seguito della rivolta Giacobita, e restaurato nel XX secolo. Risulta essere uno dei monumenti più famosi e fotografati della Scozia.

Quella che abbiamo fatto era solo una rapida carrellata su alcuni delle migliaia di castelli e fortificazioni che caratterizzano il paesaggio di questo stato meraviglioso. E a voi, cari lettori, proponiamo di scegliere quale di questi castelli vi interessa, ad esclusione di Edimburgo, già trattato in passato: descriveremo ed approfondiremo la storia del castello che sceglierete, vedremo insieme le vicende ad esso legato. 

Attendiamo con ansia il vostro responso!

22 gennaio, 2018

Historie medievali: le ricette della tavola rotonda

Le ricette che vi proponiamo oggi, sono le seguenti:


QUINQUINELLI




Ingredienti:
2 Fette di carne di vitello. 
1/2 Caciottina di formaggio tenero.
2 Pugni di mandorle pestate. 
Sale e pepe q.b.
Per la Sfoglia: 
3 Uova.
3 Pugni di farina bianca.
Un pizzico di lievito di birra.
Sale q.b.

Procedimento
Mescolare la carne ed il formaggio finemente tritati con le mandorle, salare e pepare a piacere. Preparare la sfoglia e farcirla con il composto preparato precedentemente, allo stesso modo in cui si preparano i tortelli toscani (quadrati con lati di 4-5 cm). Friggere in una padella con strutto bollente.


TROTE AL PROSCIUTTO



Ingredienti:
4 Trote di media grandezza.
1 Spicchio d'aglio.
12 Fette di prosciutto crudo.
4 Foglie di alloro.
1 Mazzetto di prezzemolo.
Sale e pepe q.b.
50gr. Formaggio grattuggiato.
5 Cucchiai di aceto.

Procedimento
Prendere i pesci e pulirli bene dalle interiora, eliminando la lisca.
Preparare quindi il ripieno tritando finemente il prezzemolo con spicchi d’aglio, unendovi formaggio, pepe e sale.
Riempire i pesci con il ripieno preparato ed avvolgerli nel prosciutto. Cuocere in una padella unta con olio ed alloro per 15 minuti, bagnandoli leggermente di tanto in tanto con aceto e rigirandoli. Servire aggiungendo, se serve, sale e pepe.

20 gennaio, 2018

Le macchine d'assedio

Assaltare le mura di una città o di un castello non era una facile impresa. Spesso, per superare quel baluardo, era necessario ricorrere a tutto l'ingegno strategico possibile, oltre che affidarsi a delle temibili macchine che, all'epoca, di sicuro dovevano incutere parecchio timore. Oggi, noi di Historie Medievali vi proponiamo un breve excursus su delle armi possenti e straordinarie, che ci testimoniano lo stato dell'arte delle conoscenze tecnologiche del medioevo.

Torri d'assedio usate per espugnare Gerusalemme nel 1099

Semplificando, le famiglie di macchine d'assedio possono essere ricondotte ad un numero di tre, e saranno di seguito illustrate.

Macchine nervobalistiche o a torsione
Tali macchine funzionano utilizzando l'energia accumulata avvolgendo una matassa di fibre, che può essere composta da cordame o da capelli di donna. Di questa famiglia, le macchine più famose sono senz'altro la balista e la catapulta. Vediamole insieme:

La balista
Riproduzione di una balista del XII secolo

Considerata l'arma più complessa costruita prima della rivoluzione industriale, essa può essere descritta come una sorta di balestra gigante. Inventata dai Greci, e poi usata per tutto il periodo classico dai Romani, utilizzava inizialmente un meccanismo di carica a torsione. Durante il medioevo tale tecnologia andò perduta; ragion per cui si passò ad un meccanismo a tensione, in cui la corda veniva semplicemente tirata. Divenne obsoleta intorno al 1300 con l'invenzione dei trabucchi.

La catapulta
Francia - replica di una catapulta medievale

Usata per scagliare grosse pietre, proiettili di metallo e proiettili incendiari, sfruttando una traiettoria di tipo parabolico, è anch'essa un'invenzione di epoca greca. Per millenni sarà utilizzata fino ad essere affiancata, nel medioevo, dal più ingombrante trabucco, per poi essere soppiantata dalle macchine utilizzanti la polvere da sparo. Le più rudimentali sono a tensione, mentre quelle a torsione sono più elaborate: il braccio infatti, non terminava in un piatto, ma con una fionda che lanciava il proiettile. Altri meccanismi prevedevano la trazione oppure lo sfruttamento della forza di gravità tramite l'uso di un contrappeso. Il meccanismo del contrappeso verrà usato anche dal mangano.

Macchine a contrappeso
Tali macchine ricavano l'energia per i loro lanci dall'uso di un contrappeso che, controbilanciando il proiettile posto all'estremo opposto di una leva, lanciano quest'ultimo verso l'obiettivo. Fra le macchine a contrappeso si ricordano il trabucco ed il mangano.

Il trabucco
Riproduzione di un trabucco medievale

E' una macchina dall'elevata complessità meccanica, che sfrutta il grande contrappeso alla base dell'asta di lancio per dare velocità al proiettile sfruttando il principio della leva. Inventato in Europa fra l'XI ed il XII secolo, poteva arrivare a lanciare proiettili pesanti anche 15 quintali.

Schema di funzionamento del trabucco

Il mangano
Esempio di mangano
E' una macchina di assedio che si differenzia dalla catapulta per l'uso della forza umana. Proprio come la catapulta, sfrutta la tensione delle corde per lanciare il proiettile. Come detto precedentemente, il mangano può usare anche il meccanismo del contrappeso, ponendolo così ad essere un ibrido fra le due famiglie.

L'ariete
Un grosso palo, spesso ricoperto da una tettoia che garantiva riparo dagli attacchi nemici, poteva essere utile per sfondare mura o porte. L'ariete era una struttura semovente in legno, ed in buona sostanza era un antesignano del carro corazzato.

Un ariete: il palo era spinto verso il muro da un gruppo di soldati che si riparavano sotto la tettoia dagli attacchi nemici

La torre di assedio
Forse una delle strutture da guerra più imponenti e spettacolari. Si trattava di una torre in legno e ricoperta in pellame o cuoio bollito, inventata dagli antichi greci, che poteva essere alta fino a 40 metri. La torre serviva a trasportare i soldati sulle mura della struttura sotto assedio al sicuro dagli attacchi nemici.

Rappresentazione artistica di una torre d'assedio in azione
La struttura vantava non sempre di un temibile armamento pesante, ma quando lo era, essa conteneva due catapulte da 82 kg ed una da 27 kg (classificate in base al peso dei proiettili lanciati) al primo piano, tre da 27 kg al secondo e due da 14 kg su ognuno degli altri cinque piani. Le aperture, schermate da imposte meccaniche e rivestite con pelli di lana e alghe umide per proteggerla dai tentativi d'incendio, si trovavano nella parete anteriore della torre per ospitare le armi. Nel piano inferiore spesso si collocava l'ariete per battere le mura e, in ognuno dei due piani superiori, i soldati potevano usare due grandi balestre. La macchina pesava 160 tonnellate, e richiedeva 3400 uomini per spostarla, 200 per girare una leva che operava sulle ruote tramite una cinghia, ed il resto per spingerla da dietro. Se le cifre sono precise, si trattava della più grande e potente macchina d'assedio mai costruita.

Schema raffigurante una torre di assedio
A monte della torre c'era un ponte levatoio che permetteva il passaggio delle truppe sulle mura nemiche.

Come si può vedere, il mondo delle macchine d'assedio è vasto e variegato. Vi abbiamo illustrato solo alcune delle tante macchine che era possibile trovare sul campo di battaglia e, come si può vedere, parliamo di macchine imponenti, che incutevano timore nel nemico e che davano un importante vantaggio strategico all'assediante.

18 gennaio, 2018

Caratteristiche dell'economia Europea - Parte II

Oggi continuiamo con la seconda ed ultima parte dell'articolo pubblicato la scorsa volta: Caratteristiche dell'economia Europea parte I .
L'economia Europea che caratterizzò il periodo che va dal XII al XIII secolo, ebbe un'organizzazione non solo dei mercanti marittimi, ma accanto ad esso, si organizzarono in corporazioni anche gli Artigiani, i quali si trovarono con un flusso ingente di quantità di materie non solo da gestire, ma che dovevano essere lavorate e vendute. Accanto ad importanti interessi commerciali si svilupparono anche delle egemonie politiche che influirono notevolmente sul commercio europeo. I signori locali e i comuni mostravano, dal canto loro, di sostenere le corporazioni solo per averne un utile capace di finanziare le proprie iniziative politiche e militari. Le materie prime e i prodotti venivano smerciati tra il XII e il XIII secolo soprattutto in occasione di importanti fiere e mercati nelle maggiori città europee, poiché in questo periodo tali eventi ebbero una diffusione enorme su tutto il territorio nazionale ed Europeo.

Artigiani al lavoro, da un manoscritto medievale

La grossa concentrazione di mercanzie produsse un adeguamento del sistema monetario, che doveva essere in grado di rispecchiare il pregio e il valore degli oggetti messi in vendita. In questa epoca risale, infatti, il conio di una nuova moneta: il grosso, suddiviso in denari, e che a seconda del paese in cui veniva usato aveva un nome differente. In questo periodo si verificò pure la svalutazione della moneta corrente, che convinse la maggior parte degli stati europei a ripristinare la coniazione di monete d'oro. Una tale iniziativa ottenne come risultato la promozione e la selezione delle modalità di credito da parte di una nuova categoria sociale: i banchieri. Costoro divennero i personaggi chiave nella vita economica e politica di molte città, e successivamente di intere nazioni.

Mercanti in un iconografia

Il sistema bancario ebbe la sua prima comparsa in Terra Santa grazie gli Europei che conquistarono le terre d'oltremare. Infatti, i primissimi che adottarono un sistema bancario simile a quello che conosciamo oggi, furono i Cavalieri Templari, che resero più facile i finanziamenti e il credito a tutti coloro che ne avevano bisogno.
Le famiglie di banchieri annoveravano tra i propri clienti alcuni degli uomini più influenti, tra cui laici ed ecclesiastici, del proprio tempo. Fu per merito della fitta rete di rapporti interpersonali con i ceti dominanti, che intere famiglie di banchieri divennero delle vere e proprie istituzioni in campo commerciale e politico. L'aver affidato alla libera circolazione del denaro contante il proprio benessere anziché, come era stato fino a quel momento, al possesso della terra, segnò un cambiamento di rilievo nella mentalità dell'epoca.

15 gennaio, 2018

Duccio di Buoninsegna

Duccio di Buoninsegna, vissuto tra il 1255 e il 1319 circa, è stato il primo grande protagonista dell’eccezionale stagione pittorica di Siena, tra la fine XIII e la metà del XIV sec. Il suo percorso artistico è per molti versi simile a quello di Cimabue, tant'è vero che non di rado le sue opere, nel passato, sono state confuse con quelle del pittore fiorentino.

Madonna di Crevole, Museo dell'Opera della Metropolitana, Siena
A differenza di Cimabue, il distacco di Duccio dallo stile bizantino nasce da una maggiore attenzione posta alla pittura gotica. D'altro canto la città di Siena, rispetto ad altri centri italiani, trovandosi sul percorso della via Francigena, che collegava Roma alla Francia, aveva inevitabilmente intensi rapporti con l'oltralpe, assorbendone diversi elementi culturali e subendo una precisa influenza artistica, sia dal punto di vista architettonico che da quello delle arti figurative.

Madonna Rucellai, museo degli Uffizi, Firenze

La produzione artistica di Duccio si concentra su un tema molto caro ai committenti del tempo: la "Maestà in trono", con tale termine si indicano le pale d’altare raffiguranti la Madonna seduta su un trono con il bambino in braccio, attorniata da angeli o da santi. La prima opera di grande rilievo attribuitagli, è la "Madonna di Crevole", alla quale segue la "Madonna Rucellai", realizzata a Firenze intorno al 1285 per la chiesa di S. Maria Novella. In quest’opera la vicinanza allo stile di Cimabue è tale che molta parte della critica credeva fosse di quest'ultimo, nonostante precise fonti documentarie attestino inequivocabilmente la paternità del pittore senese.


Maestà, Museo dell'Opera della Metropolitana, Siena

La sua opera maggiore prestigio resta comunque la grande pala d’altare realizzata per il Duomo di Siena tra il 1308 e il 1311. In questa Maestà la Madonna è circondata sui due lati da una fitta schiera di santi, conferendo alla composizione un accentuato, quanto inedito, sviluppo orizzontale. L’opera, di grande complessità compositiva, dipinta su entrambe le facce, ebbe immediato riscontro e suggellò il definitivo successo del pittore senese.

13 gennaio, 2018

La Basilica

La Basilica. Una delle strutture religiose più importanti dell'epoca medievale. Nell'epoca romana era una enorme sala, dotata di tre o cinque navate, deputata alle riunioni pubbliche e all'amministrazione della giustizia. I cristiani, fin da quando il Cristianesimo divenne religione di Stato per l'Impero, estesero l'uso di questo tipo di struttura ad ambiente per la celebrazione del culto, assumendo chiari e precisi canoni architettonici.

L'antica basilica di San Pietro, voluta da Costantino il Grande

La basilica cristiana è uno spazio composto da tre o cinque navate; la navata centrale, che poi è quella principale, è rialzata rispetto a quelle laterali. Ciò consente l'inserimento di finestre che proiettano la luce all'interno di questo ampio spazio. Tale sistema era già usato ai tempi dei Romani: infatti, la basilica di Massenzio ne è l'esempio lampante arrivatoci fino ad oggi.

Navata laterale della Basilica di Massenzio: la navata centrale e quella occidentale sono distinguibili solo dalle tracce di pilastri visibili davanti alla parte intatta della struttura

Dall'immagine soprastante, è possibile notare degli accenni di pilastri sopra la navata laterale intatta. Ciò ci fa comprendere come la navata centrale della basilica dovesse essere alta.

Tale schema architettonico è fondamentale perché sarà uno di quelli più usati dai cristiani non solo per il Medioevo, ma per quasi tutta la storia.
La grande differenza fra la basilica classica romana e quella cristiana è la presenza dell'abside: una struttura architettonica, a pianta circolare o poligonale, presente in direzione opposta all'ingresso, quando esso è in corrispondenza della facciata principale.

Schema della pianta di una basilica: l'abside è la parte colorata in grigio

Quando Costantino decretò di Stato la religione Cristiana, molti templi vennero riconvertiti. Infatti, per motivi liturgici non era possibile, né desiderabile, adottare il modello templare romano, dove all'interno del tempio si custodiva solo la statua di culto del dio e la maggior parte dei riti avveniva in prossimità dell'altare esterno. Solo più tardi (IX-X secolo), in alcuni casi vennero riutilizzati templi greco-romani, murando gli intercolunni e aprendo le pareti della cella (come il Duomo di Siracusa, trasformato in epoca bizantina).

Duomo di Siracusa: il colonnato dell'antico tempio dorico è stato murato, ed il resto della struttura usato per creare la nuova basilica

Le primissime basiliche promosse dall'imperatore furono edificate a Roma, ed erano in grado di raccogliere migliaia di fedeli. Vennero costruite prevalentemente fuori le mura aureliane, sui luoghi di sepoltura, che erano già da tempo oggetto di venerazione e caratterizzati da edicolette votive dei principali apostoli e martiri cristiani (Martyria). La primissima basilica cristiana fu probabilmente San Giovanni in Laterano, costruita su un terreno donato da Costantino I negli anni intorno all'editto di Milano del 313. Furono costruite poi San Pietro in Vaticano, Santa Maria Maggiore e San Paolo fuori le Mura. Le ultime due in particolare, vennero commissionate nel corso del IV secolo dal vescovo di Roma invece che dall'Imperatore, segno della crescente importanza del papato nella vecchia capitale.

Affresco che ben schematizza la vecchia San Pietro in Vaticano. Si noti come la navata centrale sia ampia ed alta rispetto a quelle laterali

Essendo, di solito, le mura basilicali molto esili, non era possibile fare un tetto in muratura, quindi il tetto era a capriate lignee a vista, oppure coperte da un soffitto. Soprattutto nelle prime basiliche paleocristiane era presente un quadriportico di accesso davanti alla facciata.

Quadriportico della basilica di Sant'Ambrogio a Milano

Tutto l'alto Medioevo sarà contraddistinto, generalmente, dalla costruzione di basiliche con tetto in legno e caratterizzate dall'assenza di una cupola. Tale stile è detto Ambrosiano, in quanto tipico delle chiese costruite in quel di Milano. Le prime cupole di forma ottagonale si avranno solamente con l'avvento dell'architettura romanica.

In contrapposizione allo stile ambrosiano, ce ne sarà un altro, nato sempre in quel di Milano: infatti, mentre il clero costruiva la basilica di Sant'Ambrogio, la corte costruiva una chiesa in antitesi con la cattedrale. Tale chiesa doveva essere rappresentativa del potere politico centrale, e di conseguenza ricca di ori, mosaici, statue, e con la nuova architettura dell'impero, cioè non più con la forma allungata delle basiliche, ma a pianta centrale, sormontata da un'immensa cupola. In questo modo nacque il concetto di "duomo". La chiesa in questione era quella di San Lorenzo.

Chiesa di San Lorenzo, rifatta in epoca rinascimentale


L'appellativo di basilica spetta a quelle chiese che sono state insignite di questo titolo conferito dalla Santa Sede o che lo hanno avuto per consuetudine immemorabile. Possono essere "papali" o "pontificie", "maggiori" (caratterizzate dalla presenza del trono e dell'altare papali) o "minori". Esse verranno costruite, in Italia ed in Europa, per tutto il Medioevo e per tutto il Rinascimento. Al giorno d'oggi il titolo è puramente onorifico, ed assegnato dalla Santa Sede agli edifici di culto più importanti costruiti nel mondo.

11 gennaio, 2018

Caratteristiche dell'economia Europea - Parte I

La vita nelle città si caratterizzò, nel XII e XIII secolo, con una costante crescente vitalità. Sorsero nuovi ceti urbani mentre altri rafforzavano la propria situazione economica. A farne le spese furono le classi nobiliari che fino ad allora avevano governato sulle campagne e nelle città. Grandi quantità di merci venivano importate dalle campagne circostanti, ma anche da terre molto lontane come l'Africa e il Medio Oriente. Le migliori condizioni igieniche e alimentari comportarono un superiore tenore di vita, sia nelle campagne sia nelle città; tali fattori contribuirono ad un rilevante incremento demografico in tutta Europa. A beneficiare di una situazione tanto favorevole furono le famiglie borghesi di commercianti e di mercanti che così avevano accresciuto sempre più il proprio potere. Le nobili casate nobiliari, invece, videro ridursi il proprio potere a causa del bisogno crescente di denaro contante. Per questa ragione, furono costretti a cedere parte dei propri possedimenti terrieri, contraendo una serie di debiti. A una situazione che si andava facendo sempre più critica, si aggiunsero le pressioni da parte di sovrani e città.

La città e l'economia medievale in un dipinto

Da una parte i re pretendevano la riscossione diretta dei tributi avvalendosi di propri funzionari: in questo modo veniva sottratto al signore una parte di entrate; mentre dall'altra, i comuni avevano iniziato a esercitare una serie di gravose pressioni sulle campagne circostanti. Il risultato più immediato a tali richieste fu una massiccia emigrazione dalle campagne alla città da parte di famiglie di contadini, cui seguì un aumento dei costi dei beni di prima necessità come i cereali e il vino.
Le città divennero ben presto i nuovi centri propulsori della vita economica medievale, dalle quali dipendeva lo sviluppo stesso dei singoli regni. All'interno di queste città fervevano molte nuove attività commerciali, poiché i traffici a media e lunga distanza permisero di acquistare e vendere prodotti e oggetti provenienti da paesi molto distanti, come l'Africa e il vicino oriente.
Per rendere più veloce ed agevole il traffico commerciale, si pensò di semplificare la rete doganale preposta alla riscossione di pedaggi e dazi. Fu anche chiaro che la rete viaria, come era costituita ai tempi, era insufficiente a contenere il numero crescente e abbondante di richieste relative ai nuovi beni di consumo. Fu naturale, in questa fase di espansione commerciale, scegliere, quale via privilegiata per i traffici tra le città, i corsi d'acqua dolce e il mare.

Una città medievale in un illustrazione

A questo scopo furono costruiti nuovi canali e imbarcazioni dotate di maggiore capacità di carico di merci e di persone. Le città che si affacciavano sul mare oppure che erano attraversate da canali fluviali, beneficiarono dell'aumento del volume di affari; ad esempio città come Barcellona, Venezia, Marsiglia e Genova, intrattenevano una serie di relazioni con le città più importanti del Levante e della sponda meridionale del bacino del Mediterraneo. Esse importavano pregiati tessuti, spezie e aromi, oggetti preziosi e di artigianato, fornendo in cambio manufatti, legname e armi (anche contro il parere della chiesa).
Le città marinare diventarono in breve tempo importanti punti di sbocco commerciale, per il numero crescente di richieste provenienti dall'interno di ogni paese. Esse si organizzarono in compagnie per difendersi da un duplice pericolo: le pressioni politiche ed economiche dei potenti signori e le spinte da parte delle categorie commerciali emergenti. Entrambi questi fattori potevano minare, sia dall'esterno che dall'interno, la solidità e la compattezza di tali imprese commerciali.

07 gennaio, 2018

Il castello a mare

Nell'XI secolo il Ducato di Sorrento, di fede Bizantina, decide di costruire un castello a picco sul mare alle propaggini orientali del suo territorio, al fine di difendere il piccolo borgo di pescatori che si era andato a formare nei decenni passati. Nasce così un castello che, nei secoli a venire, darà il nome ad un'intera città: il Castello a mare di Stabia.

Il castello come appare oggi: è visibile anche parte del muro di cinta di Castellammare

La cittadina di Stabia era stata distrutta da un'eruzione del Vesuvio in epoca romana: l'eruzione aveva profondamente modificato la morfologia costiera, facendo avanzare la spiaggia antistante le irte falesie create dall'erosione marina e creando spazio pianeggiante che permise l'insediamento, in epoca medievale, di un borgo di pescatori. Le prime notizie dell'insediamento si trovano in un documento del 1086, che dunque attesta l'esistenza del castello in quell'epoca. Come ogni castello che si rispetti, esso si trova in posizione strategica: infatti è situato su di uno sperone roccioso, a circa 100 metri di altezza, e domina l'intero golfo dell'odierna Castellammare.

Panorama dal castello

L'aspetto attuale è quello dato alla struttura nel 1470, quando venne attrezzata per resistere alle armi da fuoco: sono infatti da notare le torri cilindriche, ottime per assorbire gli impatti delle cannonate, le postazioni per le bocche di fuoco ed il rivellino, che all'epoca sovrastava un fossato colmo d'acqua.

Le due torri cilindriche che troneggiano sul castello, in primo piano la cinta muraria che circondava la città

Da notare anche la conservazione di parte della cinta muraria che circondava l'antico abitato di Castellammare.
Il castello ha una corte interna di forma triangolare, sul cui lato nord si affaccia la struttura abitabile, mentre i due lati che danno verso sud, in direzione del monte Faito, sono composti da mura difensive.
Il castello era il caposaldo di un sistema difensivo che comprendeva le fortezze di Lettere, Pimonte, Gragnano, oltre ad un sistema di torri di avvistamento, di cui una a mare, collegata con il castello tramite il muro di cui si è parlato in precedenza.
Nel corso dei secoli, la rocca dapprima seguì i destini del ducato di Sorrento e poi quelli del Regno di Napoli. E' anche da ricordare che la seconda delle quattro cattedrali di Castellammare era situata nell'ambito del complesso fortificato, ove risiedevano i vescovi succedutisi, che in essa officiarono dall' 840 al 1362. Al tempo della congiura dei Baroni, la rocca fu consegnata (ottobre 1459), senza resistenza alcuna, dal castellano, il catalano Gaillard, alle truppe di Giovanni d'Angiò, figlio di Renato. Lo stesso Gaillard difese poi, valorosamente e vittoriosamente, il Castello nel 1461 per gli Angiò, contro Antonio Piccolomini, Duca di Amalfi, che aveva vinto, alle foci del Sarno, gli armati angioini ed aveva occupato la città il 23 ottobre.

Nel corso del XIX secolo, il castello fu dipinto da diversi vedutisti napoletani, come Giacinto Gigante, ma anche da artisti stranieri, come l'olandese Anton Smink Pitloo.

Giacinto Gigante - castello di Castellammare
Pitloo - Castellammare

Attualmente, dopo un lungo periodo di abbandono, il castello è stato ristrutturato ed oggi è usato per meeting, ricevimenti e rievocazioni storiche, consentendo così il recupero di un importante pezzo di passato.

02 gennaio, 2018

Historie medievali: le ricette della tavola rotonda

Le ricette che vi proponiamo oggi, sono le seguenti:

MANFRIGO DI CASTAGNE CON IL LARDO

Ingredienti:
700 gr. di pane secco grattugiato
80 cl di latte
1 uovo
30gr. di farina bianca
1,5 cucchiai farina di castagne
Sale e pepe q.b.
Olio di oliva
200gr. lardo
1 spicchio di aglio
Zafferano q.b.
Formaggio stagionato
Foglie di salvia

Procedimento
Miscelare il pane grattugiato con le farine unendovi il latte, l’uovo, sale e pepe.
Una volta pronto l’impasto, formare degli gnocchi che siano piccoli aggiungendo, se necessario, dell’olio per ammorbidire la pasta; cuocerli in acqua bollente fintanto che salgono a galla, utilizzare una schiumarola per toglierli.
Far sciogliere del lardo nel burro aggiungendovi aglio e zafferano, condire gli gnocchi scolati e spolverare con trito di formaggio stagionato.


CAPRETTO ALLA BIRRA

Ingredienti:
1,5kg di cosce di capretto
1 litro di birra
50gr. di uvetta passa
4 spicchi d’aglio
6 fette di lardo
Romasrino
Sale, pepe, olio
Alloro, zenzero
Coriandolo
Cumino

Procedimento:
Prendere le cosce di capretto e disossarle.
Tritare finemente rosmarino, sale, pepe, coriandolo, cumino, zenzero, aglio e spalmare il composto all’interno delle cosce; aggiungere 3 fettine di lardo ed infine arrotolarle e legarle.
Prendere una terrina, versare la birra con l’uvetta passa e mettere le cosce in ammollo, coperte, per una notte.
L'indomani prendere una pentola e versare olio, alloro e le cosce di capretto, facendole rosolare da entrambe le parti, poi aggiungere la birra e l’uvetta passa; abbassare la fiamma e cuocere fino a cottura.