Great battles of Historie Medievali: La battaglia di Prataporci

La battaglia di Prataporci, o di Monte Porzio, fu combattuta il 29 maggio 1167, presso una piana fuori le mura della città di Tuscolo, nelle vicinanze dell'attuale cittadina di Monte Porzio Catone, tra le truppe germaniche di Federico I Barbarossa, appoggiate dalla città di Tuscolo, e le truppe pontificie e civili di Roma.
Nel 1166 Federico I, dopo aver pacificato gli stati tedeschi, discese in Italia per la quarta volta con l'intento di riportare ordine sui comuni italiani e spodestare Papa Alessandro III da Roma per sostituirlo con l'antipapa Pasquale III, da lui stesso fatto eleggere per far incoronare imperatrice sua moglie.
 
Prataporci, veduta da Monte Porzio Catone
 
Mentre egli si occupava del nord Italia, aveva inviato l'arcivescovo di Colonia, Rainaldo di Dassel, più a sud, per conquistare le città del Lazio che si opponevano all'Impero. Nel maggio del 1167, Federico assediava Ancona, mentre il 18 dello stesso mese, Rainaldo prendeva Civitavecchia. Su richiesta di Rainone, dei conti di Tuscolo, città filo-imperiale, Rainaldo si recò sul posto, per aiutare il conte che era insidiato dai romani. Al suo arrivo, i romani si sollevarono ancor più violentemente e, con circa 30.000 uomini armati, assediarono la fortezza di Tuscolo. Rainone e Rainaldo chiesero aiuto alle truppe imperiali che erano impegnate nell'assedio di Ancona. Giunse in loro soccorso l'arcivescovo di Magonza, Cristiano di Buch, con circa 1500 uomini, composti da circa 800 cavalieri e 700 brabantini mercenari. Tra le sue truppe, si annoveravano l'arcivescovo di Liegi, Alessandro II, e Roberto III di Loritello.
 
Ritratto ottocentesco di Federico I Barbarossa

Giunto nei pressi di Monte Porzio Catone, Cristiano si accampò ai piedi della collina e vi restò per un giorno per negoziare con i romani. L'esercito romano, comandato da Oddo Frangipane, rifiutò i tentativi diplomatici dell'arcivescovo e attaccò. Era il giorno di Pentecoste. L'esercito imperiale era molto inferiore a livello di numeri. I mercenari brabantini furono all'inizio sbaragliati, ma la cavalleria di Colonia resistette all'assalto della fanteria romana. Nel frattempo, da Tuscolo, uscivano i circa 300 cavalieri di Rainaldo e Rainone, che attaccarono alle spalle e che divisero in due tronconi l'esercito romano. A questo punto intervenne un gruppo lasciato di riserva da Cristiano, che colpì pesantemente il fianco dei romani provocando scompiglio. La cavalleria pontificia ruppe le fila e si diede alla fuga: fu il tracollo. Furono uccisi quasi tutti gli uomini rimasti intrappolati nel campo di battaglia, mentre quelli in fuga vennero rincorsi dalla cavalleria teutonica, raggiunti e massacrati. Alcuni furono fatti prigionieri e poi portati a Viterbo, sede dell'antipapa Pasquale III.

Monte Porzio Catone, nei cui pressi si svolse la battaglia

Coloro che furono in grado di rientrare a Roma chiesero aiuto alle città vicine, temendo un assedio, che però non ci fu. Le perdite tra le fila romane si aggirarono intorno ai 10.000 uomini, tra morti e prigionieri. 
Ironia della sorte, poco tempo dopo le truppe tedesche furono colpite da un'epidemia di malaria, che le decimò e le costrinse a tornare in Germania. Grande fu il rancore dei romani verso la città di Tuscolo, al punto tale che verrà distrutta nel 1191 come punizione per essersi schierata coi tedeschi.

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