I mercenari

I soldati mercenari sono sempre esistiti nel corso della storia: questi venivano ingaggiati al momento dai signori anche su territori stranieri, oppure venivano accettati coloro che si proponevano per quella determinata spedizione o campagna. Ma a cavallo fra il XIII ed il XIV secolo, fa capolino un nuovo tipo di mercenario: mentre prima le città ed i regni potevano trovare militari fra i membri delle proprie popolazioni, ecco che alcuni professionisti cominciano a mettere a servizio del miglior offerente i propri servigi, divenendo così dei soldati mercenari. Molti di loro sono uniti in compagnie di ventura, organizzate e guidate da un condottiero: il capitano di ventura.

Mercenari svizzeri in combattimento

I mercenari si fanno pagare profumatamente, al punto da mettere in difficoltà le casse degli opulenti comuni italiani, ma anche di diversi regni. In questo periodo le guerre si presentano a bassa intensità: forze relativamente esigue in campo, con scontri che si trascinano per tempi lunghissimi cagionando grave danno ai territori e violenze inaudite sulla popolazione. La guerra è un affare che ha costi esorbitanti: come sopra detto, i soldi finiscono presto nelle casse pubbliche e quindi i conflitti si arenano. I soldati di ventura offrono la propria spada a carissimo prezzo, e quando le paghe non arrivano più, essi rimangono senza sostentamento, ricercando e accettando ingaggi dal miglior offerente, e cambiando schieramento con disinvoltura. Altrimenti, in tempo di tregua, scorrazzano per le campagne, saccheggiando e bruciando i villaggi, taglieggiando i contadini ed estorcendo alle città pesanti riscatti per risparmiarle dall’assedio e dal saccheggio.

Nei decenni della seconda metà del 1300 si infrangono sulla Penisola italiana, come un'ondata inesorabile di morte e distruzione, diverse famigerate compagnie straniere, fra cui la “Compagnia bianca” capeggiata dall’inglese John Hawckwood (presto italianizzato in Giovanni Acuto). John Hawckwood, intorno al 1360, in occasione della tregua seguita al trattato di Bretigny durante la Guerra dei Cent’anni tra Inghilterra e Francia, marcia verso sud affiancando al mestiere delle armi varie specialità del crimine militare. Le sue bande assediano Avignone, sede della Corte pontificia, fermandosi solo dopo aver estorto addirittura a Sua Santità una lauta somma di denaro. Passate in Piemonte al servizio dei Savoia nella guerra contro il Monferrato, iniziano la loro attività nei territori italiani al servizio di questo o quel signore in conflitto, divenendo un fattore di instabilità pericolosissimo per l’ordine e la sicurezza di qualunque realtà coinvolta.

Monumento equestre a Giovanni Acuto di Paolo Uccello

Nella Compagnia bianca compie il suo debutto e si forma il romagnolo Alberico Da Barbiano, discendente dell’antica famiglia nobile di origine franca dei Conti di Cunio, signori di Barbiano, Lugo e Zagonara. Dopo aver partecipato e assistito all’eccidio di Faenza e al tremendo sacco di Cesena nel biennio 1376-1377, Alberico è disgustato e indignato dell’efferatezza dei crimini perpetrati dai capitani di ventura stranieri. Pertanto, nel 1378 decide di fondare la sua Compagnia di San Giorgio, la prima ad essere interamente formata da soldati italiani. Ecco che la Romagna diventa la terra dei mercenari per eccellenza. Dilaniata dai conflitti tra i potentati locali e flagellata dalla fame e dalla malaria in pianura e nelle valli appenniniche, è un vivaio naturale di uomini d’arme che, in alternativa a una vita di stenti, trovano nel mestiere delle armi un’allettante opportunità di ascesa sociale. Proprio nella Compagnia di San Giorgio si arruola quel Muzio Attendolo, detto lo “Sforza” per la prestanza fisica, capostipite dell’omonima casata, che un giorno conquisterà addirittura il Ducato di Milano col colpo di stato organizzato da Francesco Sforza a danno dei Visconti nel secolo successivo (XV secolo).

Muzio Attendolo Sforza

La furia della spada mercenaria viene progressivamente frenata dalla penna dei professionisti del diritto, i notai, attraverso lo strumento giuridico del contratto stipulato tra il governo committente, principato o comune che fosse, e il comandante della compagnia ingaggiata. Nascono così tantissimi termini usati ancora oggi: il contratto ha il nome di “condotta”, da cui il termine “condottiero o condottiere” per definire il capitano mercenario; nel contratto di condotta sono definiti tutti i termini dell’accordo tra le parti, tra cui il numero degli uomini d’arme componenti la compagnia, il periodo di servizio alle dipendenze del committente, la c.d. “ferma” (termine ancora oggi utilizzato per definire il periodo di servizio militare nell’esercito, breve o permanente); infine lo stipendio dovuto al capitano della compagnia, agli ufficiali e ad ogni singolo soldato come corrispettivo del suo servizio, viene detto “soldo” da cui deriva il vocabolo di uso comune “soldato”, ossia combattente professionista assoldato. Proprio per lasciare sempre meno spazio alla pericolosa iniziativa degli eserciti professionisti (che troppo spesso sconfina, come si è visto, nel crimine di guerra), le condotte divengono sempre più dettagliate e precise nel regolare ogni tipo di rapporto e situazione tra committente e condottiero. 

Niccolò Machiavelli sarà molto critico nei confronti dei mercenari: nella sua opera "Il Principe", il filosofo fiorentino afferma: "se uno [principe] tiene lo stato suo fondato in sulle armi mercenarie, non starà mai fermo né sicuro; perché le sono disunite, ambiziose, senza disciplina, infedele."
Gli si può dare torto?

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