La schiavitù nel medioevo

Un aspetto interessante dell'era medievale è il tipo di rapporto che i popoli dell'Europa hanno avuto col tema della schiavitù. Venendo dall'epoca romana, dove la schiavitù era ampiamente praticata, è normale constatare che dopo la fine dell'impero tale pratica sia continuata. D'altronde la schiavitù è stata abolita, almeno nei paesi più avanzati, solo da poco più di un secolo. Quindi vediamo insieme cosa successe durante il periodo medievale.

San Patrizio, nell'alto medioevo, fu venduto come schiavo

Chiariamo innanzitutto che nel medioevo si ebbe un grosso ricorso alla pratica della schiavitù per via delle guerre che interessavano i vari popoli del continente europeo: i Vichinghi, di cui potete trovare un articolo a questi link (parte 1, parte 2, parte 3) ad esempio, nel corso dei loro raid sulle isole britanniche, catturarono e ridussero a schiavi un numero considerevole di abitanti. Mentre mantennero per sé alcuni schiavi in qualità di servitori (conosciuti come Thrall), rivendettero la maggior parte dei prigionieri nei mercati dell'impero bizantino o in territorio musulmano. In Europa occidentale furono fatti schiavi principalmente inglesi, irlandesi e scozzesi, mentre nel vicino oriente furono catturati principalmente slavi. Il commercio schiavista vichingo si concluse gradualmente nel corso dell'XI secolo, quando cominciarono a stabilirsi nei territori europei che avevano precedentemente saccheggiato; si convertirono al cristianesimo assieme ai propri servi e si fusero con le popolazioni locali.
La belligeranza che si sviluppò fra musulmani e iberici nel corso dei secoli della Reconquista, di cui abbiamo parlato in un articolo che potete consultare qui, portò i primi alla cattura di un considerevole numero di cristiani. Un esempio di quanto la penisola iberica abbia sofferto di questo fenomeno è l'attacco contro Lisbona del 1189: il sultano Almohade Abu Yusuf Ya'qub al-Mansur catturò 3.000 donne e bambini; in un successivo attacco contro la città portoghese di Silves avvenuto nel 1191, il governatore di Cordova acquisì migliaia di schiavi cristiani.

Abu Yusuf Ya'qub al-Mansur

Nel basso medioevo, saranno le guerre bizantino - ottomane e le guerre ottomane a portare ad un florido commercio di schiavi nel bacino mediterraneo: così come gli arabi catturavano cristiani, altrettanto facevano i cristiani, che vendettero gli schiavi musulmani catturati in guerra. L'Ordine dei cavalieri Ospitalieri attaccò i pirati e il trasporto marino musulmano; la loro base a Malta divenne un centro per il commercio degli schiavi, soprattutto nordafricani e turchi. L'isola rimase un rinomato mercato schiavista fino al termine del XVIII secolo. Migliaia di schiavi furono obbligati a servire nella flotta dell'Ordine.
Nel Mediterraneo orientale saranno soprattutto Genova e Venezia ad avere un ruolo predominante nella tratta degli schiavi, mettendo su un commercio proficuo che andrà avanti fino al XVIII secolo: dal 1440 fino a tutto il XVIII secolo, infatti, gli europei continuarono ad essere venduti come schiavi nei mercati del nordafrica.
In terra slava invece, la Polonia bandì la schiavitù nel XV Secolo; gli altri stati slavi lo faranno molto più tardi (i lituani nel XVI secolo per via della sostituzione con la servitù della gleba, e in Russia bisognerà aspettare addirittura il XVII secolo). Con la progressiva cristianizzazione dei popoli slavi il fenomeno andrà riducendosi ma, come abbiamo detto all'inizio, la civiltà occidentale dovrà aspettare il XIX secolo per vedere questa tremenda piaga sconfitta.

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