La gestione degli incendi nel Medioevo

L'estate, come stiamo vedendo anche dai notiziari, è un periodo imperversato dagli incendi boschivi che devastano la macchia mediterranea. Ma come si interveniva nel medioevo in tal senso?

Durante tutte le epoche storiche prima di quella contemporanea, gli incendi erano una minaccia costante, che spesso comportava la devastazione dei centri urbani costruiti prevalentemente in legno. Mentre nell'età classica i romani raggiunsero un'organizzazione tale da avere dei veri e propri corpi di pompieri, la cosiddetta militia vigilum, alla caduta dell'impero e successivamente alle guerre gotiche, si ebbe una regressione di tale organizzazione, con assenza totale di prevenzione, che portò le comunità altomedievali a improvvisare interventi di soccorso o, nel peggiore dei casi, ad affidarsi alle processioni dei santi.

Un incendio nel medioevo

Nell'847 dopo Cristo ad esempio, a Roma, sarà Papa Leone IV in persona a spegnere un incendio buttando i suoi stessi paramenti sacri sulle fiamme per soffocarle; altre volte si portavano sui luoghi dell'incendio reliquie e immagini, sperando nell'intercessione divina. L'atteggiamento era fatalista e i mezzi del periodo non permettevano nessuna politica di prevenzione.

Sarà l'imperatore Carlo Magno, nell'VIII secolo, a tentare di ripristinare un sistema di prevenzione sul modello della militia vigilum di epoca romana tramite la costituzione di gruppi coordinati di cittadini impegnati nel garantire la sicurezza delle città. Così, in molte province del Sacro Romano Impero, sorsero associazioni private di natura sia religiosa che laica, le quali contemplavano lo scopo comune di difendere il territorio dalle fiamme e di assicurare alla popolazione un supporto di protezione civile. Si trattava di sodalizi di mercanti e artigiani chiamati gilde o giure, o associazioni di mutua guarentigia. Tuttavia, per via del grande potere che nel corso dei decenni andarono ad assumere, tale da minacciare quello dei nobili, furono soppresse.

Carlo Magno

In Francia e in Italia invece, andarono sviluppandosi corpi addestrati fatti da gente di mestiere, principalmente borghesi, che supportavano le milizie militari nello spegnimento degli incendi.

Arriviamo così al basso Medioevo: superato l'anno 1000, con lo sviluppo dei Comuni, in Italia settentrionale cominciarono a svilupparsi dei servizi antincendio veri e propri. Ciò fu possibile perché vi era un maggior sviluppo e strutturazione della vita e della società civile che creò il terreno fertile a una maggiore strutturazione e specializzazione dei servizi, fra cui quelli dedicati alla prevenzione degli incendi.

A questo seguì lo sviluppo di una serie di regole che i cittadini comunali erano tenuti a seguire: ad esempio a Ferrara, nel 1288, bisognava usare per i tetti materiale incombustibile come le tegole; a Prato i maestri di pietra e legname avevano ruoli di antincendio, nonché l'obbligo di prestare aiuto nel caso scoppiassero incendi; a Firenze, nel 1344, si costituì la corporazione della Guardia da Fuoco, con sede in botteghe artigiane i cui membri dovevano intervenire, in caso di incendio, con gli strumenti a loro disposizione.

Soprattutto a Firenze, in un documento intitolato "De modo et forma tenendi circa estinguendum ignem in civitade Florentiae", risalente al 1410, sono riportate le indicazioni relative all'istituzione della Guardia da Fuoco. In particolare i Medici costituiranno quattro corpi sparsi per la città deputati all'intervento e al primo soccorso. Per il loro incarico, che durava quattro mesi ed era rinnovabile, ciascuno di essi aveva diritto a una remunerazione fissa, con l'aggiunta di un soprassoldo per ogni incendio a cui era chiamato a intervenire.


Una città in fiamme del XIV secolo

Molte città inoltre ricorreranno alla costituzione della corporazione dei Brentatori, nome dovuto alla bigoncia in legno, chiamata brenta, con la quale originariamente approvvigionavano di vino e di acqua gli osti delle locande. Essi erano obbligati ad accorrere dove divampavano le fiamme portando ciascuno con sé una brenta colma di acqua, del peso approssimativo di una decina di chilogrammi, anche se in alcune città la capacità poteva arrivare anche a 75 litri, come nel caso della brente a disposizione nella città di Milano.

Molte altre città imporranno codici e regolamenti per prevenire gli incendi, segno dello sviluppo di una sensibilità di prevenzione di un problema grave che metteva in pericolo l'esistenza stessa della città. Non era raro infatti che un incendio potesse arrivare a distruggere porzioni importanti di tessuto urbano con danni economici ingenti; ragion per cui avere delle adeguate politiche preventive era fondamentale, se non addirittura vitale. 

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