La Leggenda del Setaccio: Un Eco Medievale nel cuore della Campania

Immergiamoci nel cuore della Campania, a Villa Santa Croce, una frazione del comune di Piana di Monte Verna (CE), dove tra le pieghe del tempo si annida una leggenda avvolta nel mistero: quella del "setaccio". Questa storia, tramandata di generazione in generazione, non è solo un racconto popolare, ma un'eco lontana di eventi che hanno segnato profondamente il territorio, in particolare il tragico massacro dei monaci benedettini dell'Abbazia di Santa Croce del Monte Verna.


Resti dell'abbazia benedettina di Villa Santa Croce 


L'Abbazia di Santa Croce del Monte Verna, fondata nel X secolo, è il fulcro di questa narrazione. Edificata in un'epoca in cui i monasteri erano centri vitali di cultura, fede e persino protezione, la sua storia si intreccia con quella dei monaci che la abitarono. E proprio da qui parte la nostra leggenda.
Si racconta che, in un tempo in cui Villa Santa Croce non era ancora il borgo che conosciamo, ma un insieme di piccoli casolari di pastori, un monaco benedettino scese dal Monte Verna. Il suo scopo era la questua, un gesto comune per sostenere la vita monastica. Arrivò alla soglia di una casa e lì, in un'immagine di semplicità quotidiana, trovò una madre intenta a pettinare una delle sue figlie, in una famiglia già numerosa.
È a questo punto che il racconto si fa enigmatico, e qui si inserisce l'ombra del tragico evento. La leggenda non specifica i carnefici o le precise circostanze, ma il massacro dei monaci è l'elemento centrale e più drammatico. Si narra che i religiosi dell'Abbazia furono trucidati in modo violento, forse durante un'incursione, un saccheggio o un atto di brigantaggio, eventi purtroppo non rari nel Medioevo in aree rurali. La violenza fu tale da lasciare un segno indelebile nella memoria collettiva, trasformandosi in un monito e in un ricordo amaro.
Ed è in questo contesto di violenza che la leggenda introduce il "setaccio". Il suo ruolo è avvolto nel simbolismo: non ci offre i dettagli precisi del suo utilizzo, ma la sua menzione in relazione a un evento così traumatico suggerisce un significato profondo. Il setaccio, strumento di separazione e purificazione, potrebbe rappresentare la ricerca della verità in mezzo al caos, la distinzione tra innocenza e violenza, o forse un tentativo disperato di "setacciare" i pochi superstiti o le poche verità rimaste dopo una tragedia indicibile. Alcuni ipotizzano che possa simboleggiare la giustizia divina che un giorno avrebbe "setacciato" le azioni dei malvagi, o la ricerca di un segno, di un indizio, di ciò che accadde realmente.


Il borgo di Villa Santa Croce, oggi


Sebbene la leggenda non sia una cronaca storica in senso stretto, il suo legame con l'Abbazia di Santa Croce del Monte Verna, risalente al X secolo, le conferisce un'aura fortemente medievale. Le abbazie, in quel periodo, erano spesso soggette a saccheggi e violenze, specialmente durante i periodi di instabilità politica, incursioni barbariche o faide locali. Il "massacro" di cui si parla potrebbe quindi richiamare eventi reali di devastazione e perdita, rielaborati dalla memoria popolare in una forma più evocativa e simbolica, per perpetuare il ricordo di un'ingiustizia subita.
Le leggende popolari, si sa, sono spesso "contraffazioni di dati storici" o amplificazioni emotive di essi. Non ci permettono una ricostruzione accurata degli eventi, ma sono preziose perché mantengono vivo il ricordo. Nel caso di Villa Santa Croce, la leggenda del setaccio non solo evoca la memoria dei monaci dell'abbazia e del loro tragico destino, ma anche quella dei primi educatori degli avi degli attuali abitanti, figure fondamentali per lo sviluppo culturale e spirituale del territorio.

Commenti

Post popolari in questo blog

Le acconciature e i capelli nel Medioevo

La scrittura nel medioevo

Le fiere nel medioevo