Sacripante!
Avete mai sentito qualcuno apostrofare in questo modo il suo interlocutore? Ebbene, questa locuzione nasce da un personaggio inventato verso la fine del medioevo in un'opera epico cavalleresca molto famosa, quella dell'Orlando Innamorato.
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| Matteo Maria Boiardo, autore dell'Orlando Innamorato |
Il suo autore, Matteo Maria Boiardo, attivo nella seconda metà del XV secolo, introduce nel suo romanzo la figura di un sovrano saraceno della Circassia, regione del Caucaso orientale che affaccia sul mar Nero, descrivendolo come un fortissimo guerriero innamorato di Angelica, figura femminile principale della sua opera. Per amore della donna, Sacripante compirà innumerevoli prodezze, tuttavia senza riuscire a conquistarne il cuore ed essere contraccambiato.
Si tratta di un personaggio letterario che nel corso dei secoli ha avuto un successo notevole.
Innanzitutto, verrà ripreso da Ludovico Ariosto nel suo "Orlando Furioso" nel secolo successivo alla pubblicazione dell'Orlando Innamorato, apparirà in un poema di Alessandro Tassoni nel 1622 e in un'opera musicale di Salieri nel 1722.
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| Ritratto di Ludovico Ariosto |
Inoltre il suo nome è diventato proverbiale, sia nella lingua italiana che in quella francese, trasformandosi in un'espressione comune che viene solitamente usata per indicare, spesso in contesti scherzosi, qualcuno dalla forza smisurata, che incute paura, o una persona vanagloriosa, un tipo cioè "smargiasso", o "spaccone". Inoltre compare anche come interiezione e figura retorica in varie regioni. Addirittura l'anticonformismo culturale, all'inizio del XX secolo, veniva descritto col termine "sacripantìa", inoltre evolverà addirittura in verbo (sacripantare).
Oggi il termine risulta desueto e poco utilizzato, ma il successo del termine Sacripante è arrivato fino a noi, tanto è vero che qualche decennio fa era ancora utilizzato. Un lascito della fine di un medioevo che si apprestava a diventare canonicamente età moderna.


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