Great battles of Historie Medievali: la battaglia di Kleidion
La battaglia di Kleidion, consumatasi il 29 luglio 1014, rappresenta uno dei momenti più drammatici e decisivi dell'intero Medioevo bizantino, segnando il culmine di un conflitto decennale tra l'Impero d'Oriente e il Primo Impero Bulgaro. Lo scontro non fu soltanto una vittoria militare per Costantinopoli, ma l'evento che frantumò definitivamente la resistenza bulgara, guadagnando all'imperatore Basilio II il temibile epiteto di "Bulgaroctono", ovvero lo Sterminatore di Bulgari.
Il contesto strategico vedeva Basilio II impegnato in una campagna sistematica per riconquistare i Balcani e sottomettere lo zar Samuele, che da anni conduceva una guerriglia efficace e logorante. Consapevole dell'avanzata bizantina, Samuele decise di sbarrare il passo del fiume Strymon presso la gola di Kleidion, costruendo una imponente serie di fortificazioni e palizzate lignee note come dema.
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| La cavalleria bizantina abbatte la fanteria bulgara |
La conformazione geografica del luogo, caratterizzata da pendii scoscesi e passaggi angusti, rendeva la posizione bulgara quasi inespugnabile, costringendo inizialmente l'esercito imperiale a una serie di assalti frontali sanguinosi e infruttuosi.
La svolta decisiva giunse grazie all'intuizione del generale bizantino Niceforo Xifias, governatore di Filippopoli. Mentre Basilio manteneva impegnato il grosso delle forze nemiche con attacchi diversivi contro la muraglia, Xifias guidò un contingente scelto attraverso i sentieri impervi del monte Belasica. Questa manovra aggirante, condotta in segreto tra i boschi, permise ai bizantini di piombare alle spalle dei bulgari, cogliendoli totalmente di sorpresa. L'apparizione improvvisa dei soldati imperiali sulle alture scatenò il panico tra i difensori, che si trovarono schiacciati tra due fuochi e videro le proprie difese crollare in brevissimo tempo.
La svolta decisiva giunse grazie all'intuizione del generale bizantino Niceforo Xifias, governatore di Filippopoli. Mentre Basilio manteneva impegnato il grosso delle forze nemiche con attacchi diversivi contro la muraglia, Xifias guidò un contingente scelto attraverso i sentieri impervi del monte Belasica. Questa manovra aggirante, condotta in segreto tra i boschi, permise ai bizantini di piombare alle spalle dei bulgari, cogliendoli totalmente di sorpresa. L'apparizione improvvisa dei soldati imperiali sulle alture scatenò il panico tra i difensori, che si trovarono schiacciati tra due fuochi e videro le proprie difese crollare in brevissimo tempo.
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| L'Impero bizantino alla morte di Basilio II (1025) |
Sebbene lo zar Samuele riuscì a sfuggire alla cattura grazie all'eroismo di suo figlio, che lo trasse in salvo verso la fortezza di Prilep, il resto dell'esercito bulgaro subì una sorte atroce. Le cronache dell'epoca riportano che circa quindicimila soldati bulgari furono fatti prigionieri. In un atto di spietata ferocia psicologica, Basilio II ordinò che i prigionieri fossero divisi in gruppi di cento e che novantanove di loro venissero accecati, lasciando a un solo uomo un occhio solo perché potesse guidare i compagni nel tragico ritorno a casa.
La leggenda narra che, quando lo zar Samuele vide la colonna di migliaia di soldati mutilati arrancare verso la sua corte, fu colto da un colpo apoplettico e morì due giorni dopo. La scomparsa
del carismatico leader e l'annientamento della sua forza d'élite lasciarono il regno bulgaro nel caos. Senza più una guida centrale e con il morale distrutto da una tale dimostrazione di spietatezza, la Bulgaria capitolò definitivamente nel 1018, venendo annessa ai domini di Costantinopoli per i successivi due secoli.
La leggenda narra che, quando lo zar Samuele vide la colonna di migliaia di soldati mutilati arrancare verso la sua corte, fu colto da un colpo apoplettico e morì due giorni dopo. La scomparsa
del carismatico leader e l'annientamento della sua forza d'élite lasciarono il regno bulgaro nel caos. Senza più una guida centrale e con il morale distrutto da una tale dimostrazione di spietatezza, la Bulgaria capitolò definitivamente nel 1018, venendo annessa ai domini di Costantinopoli per i successivi due secoli.


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