Historie medievali Feudal Japan: Il Sole vestito di seta
Nel Medioevo giapponese, l'Imperatore era una figura sacra, il discendente della dea del sole Amaterasu. Il suo abbigliamento non serviva a "piacere", ma a manifestare l'ordine cosmico. Non c'era spazio per il gusto personale: ogni filo di seta era dettato dal protocollo della corte di Kyoto.
Il pezzo forte del guardaroba imperiale era il Korozen no gō (黄櫨染の号). Si tratta di un soprabito di una tonalità particolare di marrone-rossastro tinto con una miscela di legno di sandalo e sappan. Questo colore rappresentava il sole al suo zenit; era un "colore proibito" (kinjiki), nessuno, nemmeno il più potente degli Shogun, poteva indossarlo. Ancora oggi, nel 2026, l'Imperatore del Giappone indossa questa tonalità durante le cerimonie di ascesa al trono.
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| Il Korozen no gō indossato dall'Imperatore Naruhito |
L'abito formale per eccellenza era il Sokutai (束帯). Indossarlo era una vera prova di forza fisica, dato che il peso totale poteva superare i 15-20 kg. I componenti principali di quest'abito erano:
Hime-no-ho (Il Soprabito): La parte esterna con maniche larghissime, decorate con motivi complessi (spesso il paulownia o il bambù).
Shitagasane: Una veste interna dotata di uno strascico lunghissimo chiamato kyō. Più lungo era lo strascico, più alto era il rango. Quello dell'Imperatore poteva misurare diversi metri.
Oguchi-bakama: Pantaloni larghissimi, solitamente di un rosso acceso, che davano alla figura una base solida e piramidale.
Kanmuri: Il cappello di seta laccata nera. La caratteristica unica del cappello imperiale era l'ei, una sottile striscia di seta che si ergeva verticalmente verso l'alto (mentre per i nobili pendeva verso il basso).
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| Il sokutai |
Un Imperatore non portava armi (per quello c'erano i samurai), ma impugnava oggetti dal valore simbolico immenso, come lo shaku (尺), una tavoletta rituale in avorio o legno. Serviva ufficialmente per appuntarsi le fasi delle cerimonie, ma era diventata lo scettro del potere civile. Altro oggetto era lo Hiōgi (檜扇), un ventaglio fatto di stecche di legno di cipresso tenute insieme da fili di seta multicolore. Non serviva per rinfrescarsi, ma per nascondere il volto o per dare segnali rituali.
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| Imperatore che ha fra le mani uno shaku |
Nel Medioevo, il potere politico reale era nelle mani dello Shogun (il capo militare), ma il potere "morale" e spirituale restava a Kyoto, presso l'Imperatore. Vestirsi con abiti così complessi e anacronistici (che richiamavano l'epoca d'oro Heian) era il modo in cui la corte diceva al mondo: "Noi siamo l'eternità, voi siete solo soldati di passaggio".
Così, mentre i cavalieri europei si stringevano nelle armature a piastre, i sovrani giapponesi si "ingabbiavano" in metri di seta preziosa per dimostrare la loro divinità.
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