La leggenda dei fanciulli verdi di Woolpit
Il mistero dei fanciulli verdi di Woolpit rappresenta uno degli enigmi più suggestivi dell'Inghilterra del XII secolo, un racconto sospeso tra la cronaca storica e il folklore puro. La vicenda, documentata dai cronisti medievali Guglielmo di Newburgh e Ralph di Coggeshall durante il regno di re Stefano, ha inizio in un pomeriggio di mietitura nel villaggio di Woolpit, nel Suffolk. Alcuni contadini rimasero sbalorditi nel trovare due bambini, un maschio e una femmina, che emergevano da una delle profonde fosse scavate per catturare i lupi, note come "wolf pits", da cui il villaggio prende il nome.
L'aspetto dei due giovani era a dir poco alieno: entrambi presentavano una pelle di una vivida tonalità verde e indossavano abiti confezionati con materiali sconosciuti e dai colori insoliti. Una volta portati al cospetto del cavaliere locale, Sir Richard de Calne, i bambini apparvero visibilmente terrorizzati e scoppiarono in un pianto inconsolabile. Per giorni rifiutarono ogni tipo di cibo che venisse loro offerto, rischiando la morte per inedia, finché non vennero portati in tavola dei baccelli di fave appena raccolti. I fanciulli si avventarono sulle verdure con estrema voracità, mangiandole crude e ignorando per molto tempo qualsiasi altra pietanza.
Con il passare dei mesi, il bambino, che appariva più giovane e debole, cadde preda di una profonda malinconia e morì poco dopo il battesimo. Al contrario, la sorellina riuscì ad adattarsi alla vita del villaggio, perdendo gradualmente la pigmentazione verde della pelle e imparando la lingua inglese. Quando fu in grado di comunicare, raccontò una storia incredibile sulle proprie origini. Affermò di provenire da una regione chiamata Terra di San Martino, un luogo dove non esisteva il sole ma regnava un crepuscolo perenne, e dove tutti gli abitanti condividevano lo stesso colore verde smeraldo della pelle. Raccontò che lei e il fratello stavano sorvegliando il gregge del padre quando, attirati dal suono metallico di campane, entrarono in una caverna e si ritrovarono improvvisamente sotto la luce accecante del nostro sole.
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| I bambini verdi in una miniatura del tempo |
L'aspetto dei due giovani era a dir poco alieno: entrambi presentavano una pelle di una vivida tonalità verde e indossavano abiti confezionati con materiali sconosciuti e dai colori insoliti. Una volta portati al cospetto del cavaliere locale, Sir Richard de Calne, i bambini apparvero visibilmente terrorizzati e scoppiarono in un pianto inconsolabile. Per giorni rifiutarono ogni tipo di cibo che venisse loro offerto, rischiando la morte per inedia, finché non vennero portati in tavola dei baccelli di fave appena raccolti. I fanciulli si avventarono sulle verdure con estrema voracità, mangiandole crude e ignorando per molto tempo qualsiasi altra pietanza.
Con il passare dei mesi, il bambino, che appariva più giovane e debole, cadde preda di una profonda malinconia e morì poco dopo il battesimo. Al contrario, la sorellina riuscì ad adattarsi alla vita del villaggio, perdendo gradualmente la pigmentazione verde della pelle e imparando la lingua inglese. Quando fu in grado di comunicare, raccontò una storia incredibile sulle proprie origini. Affermò di provenire da una regione chiamata Terra di San Martino, un luogo dove non esisteva il sole ma regnava un crepuscolo perenne, e dove tutti gli abitanti condividevano lo stesso colore verde smeraldo della pelle. Raccontò che lei e il fratello stavano sorvegliando il gregge del padre quando, attirati dal suono metallico di campane, entrarono in una caverna e si ritrovarono improvvisamente sotto la luce accecante del nostro sole.
Le interpretazioni moderne cercano di dare una spiegazione razionale a quello che potrebbe essere stato un trauma collettivo o un caso di cronaca travisato dal tempo. L'ipotesi medica più accreditata suggerisce che i bambini fossero affetti da clorosi, una forma di anemia causata da una dieta povera, che conferisce alla pelle una sfumatura verdastra e che sarebbe guarita con un'alimentazione corretta. Dal punto di vista storico, alcuni studiosi ipotizzano che i piccoli fossero figli di immigrati fiamminghi perseguitati e costretti a nascondersi nelle foreste o nelle miniere abbandonate, spiegando così la lingua incomprensibile e il loro aspetto smunto. Nonostante queste teorie, la leggenda di Woolpit continua a esercitare un fascino magnetico, rimanendo una delle poche storie medievali che sembrano sfidare ogni logica convenzionale.


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