Medioevo sotto le coperte: tra peccato, piacere e regole ferree
Parlare di sesso nel Medioevo significa navigare in un mare di paradossi. Da un lato abbiamo una Chiesa che cercava di regolamentare ogni singolo respiro sotto le lenzuola; dall'altro, una popolazione che viveva la propria fisicità in modo molto più esplicito, carnale e, per certi versi, più "libero" di quanto i film in bianco e nero ci abbiano abituato a pensare.
I popoli medievali vivevano una costante tensione tra la norma religiosa (ciò che si doveva fare) e la pratica quotidiana (ciò che accadeva davvero). Se dovessimo descrivere la sessualità medievale con una parola, questa sarebbe: regolamentata.
Se un buon cristiano avesse seguito alla lettera ogni divieto, avrebbe potuto avere rapporti sessuali per meno di 50-60 giorni l'anno. Inutile dire che i confessori passavano gran parte del tempo a gestire le "scivolate" dei fedeli.
Un concetto rivoluzionario del diritto canonico medievale era il debitum coniugale. Il sesso nel matrimonio non era visto solo come un dovere dell'uomo verso la donna, ma come un diritto di entrambi. Se il marito o la moglie chiedevano sesso, l'altro partner era obbligato a concederlo per evitare che il richiedente cadesse nel peccato di adulterio. Incredibilmente per l'epoca, questo metteva uomini e donne su un piano di parità contrattuale per quanto riguardava l'accesso al corpo del coniuge.
Il piacere, invece, veniva visto dal mondo medico come necessario per entrambi i partner per avere il concepimento: secondo una teoria detta "del doppio seme", infatti, sia l'uomo che la donna dovevano raggiungere l'orgasmo per avere un bambino e infatti si incoraggiavano i preliminari per il raggiungimento del piacere; invece la Chiesa guardava questo incoraggiamento con sospetto, in quanto le coppie potevano avere rapporti per puro scopo ricreativo (delectatio).
Le norme della Chiesa venivano spesso violate, anche se la prostituzione era accettata in quanto vista come valvola di sfogo: San Tommaso d'Aquino la paragonava infatti alla fogna del palazzo; senza di essa, l'intero palazzo puzza ed è invaso dai liquami. Essa spesso veniva praticata in luoghi pubblici come i bagni, ad esempio.
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Scene
di intimità coniugale |
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La
Chiesa avrà un ruolo determinante nei costumi sessuali della società
medievale |
- Di domenica (giorno del Signore).
- Di mercoledì e venerdì (giorni di penitenza).
- Durante la Quaresima e l'Avvento.
- Durante le festività religiose, i periodi di mestruazione, gravidanza e allattamento.
Se un buon cristiano avesse seguito alla lettera ogni divieto, avrebbe potuto avere rapporti sessuali per meno di 50-60 giorni l'anno. Inutile dire che i confessori passavano gran parte del tempo a gestire le "scivolate" dei fedeli.
Un concetto rivoluzionario del diritto canonico medievale era il debitum coniugale. Il sesso nel matrimonio non era visto solo come un dovere dell'uomo verso la donna, ma come un diritto di entrambi. Se il marito o la moglie chiedevano sesso, l'altro partner era obbligato a concederlo per evitare che il richiedente cadesse nel peccato di adulterio. Incredibilmente per l'epoca, questo metteva uomini e donne su un piano di parità contrattuale per quanto riguardava l'accesso al corpo del coniuge.
Il piacere, invece, veniva visto dal mondo medico come necessario per entrambi i partner per avere il concepimento: secondo una teoria detta "del doppio seme", infatti, sia l'uomo che la donna dovevano raggiungere l'orgasmo per avere un bambino e infatti si incoraggiavano i preliminari per il raggiungimento del piacere; invece la Chiesa guardava questo incoraggiamento con sospetto, in quanto le coppie potevano avere rapporti per puro scopo ricreativo (delectatio).
Le norme della Chiesa venivano spesso violate, anche se la prostituzione era accettata in quanto vista come valvola di sfogo: San Tommaso d'Aquino la paragonava infatti alla fogna del palazzo; senza di essa, l'intero palazzo puzza ed è invaso dai liquami. Essa spesso veniva praticata in luoghi pubblici come i bagni, ad esempio.
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Bagno
pubblico medievale |


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