Historie Medievali Feudal Japan: il Sakoku

Immaginate un periodo storico in cui il Giappone ha deciso di isolarsi dal mondo: niente navi in entrata, niente cittadini in uscita, e un controllo ossessivo su ogni informazione proveniente dall’esterno. Questo periodo in realtà c'è stato ed è stato battezzato Sakoku (鎖国) letteralmente "Paese incatenato". Si è trattata di una politica di isolamento che ha plasmato il Giappone dal 1603 al 1868. Ma perché lo shogunato Tokugawa decise di chiudere le porte proprio quando il mondo stava iniziando a globalizzarsi? Non fu un capriccio, ma una spietata strategia di sopravvivenza.

Giunche cinesi e giapponesi durante il sakoku

L'arcipelago nipponico commerciava con spagnoli, portoghesi e inglesi, ma per alcune ragioni, l'impero scelse di chiudersi in sé stesso, vediamoli insieme.


Motivi religiosi

Il cristianesimo, portato dai missionari gesuiti (soprattutto portoghesi e spagnoli), ebbe un successo inaspettato, convertendo centinaia di migliaia di giapponesi. Per lo Shogun, però, c'era un problema: la lealtà. I cristiani rispondevano a un'autorità superiore (il Papa) e a un Dio che stava sopra lo Shogun. Il timore era che la conversione fosse il preludio a un'invasione coloniale, seguendo il modello già visto nelle Filippine. La rivolta di Shimabara (1637), guidata da contadini cristiani, fu la goccia che fece traboccare il vaso: la repressione fu durissima e il cristianesimo venne bandito.

Martiri cristiani a Nagasaki durante la repressione


Motivi politici

Lo Shogunato Tokugawa aveva appena unificato un Giappone distrutto da secoli di guerre civili. Il potere era fragile. Molti signori locali (Daimyo), specialmente quelli del sud, stavano diventando pericolosamente ricchi e tecnologicamente avanzati grazie al commercio di armi da fuoco con gli europei. Chiudere i porti significava:

  • Tagliare i rifornimenti di armi ai potenziali ribelli.

  • Centralizzare il profitto commerciale nelle mani dello Shogun.

  • Impedire che i Daimyo stringessero alleanze segrete con potenze straniere.

Tkugawa Iemitsu, iniziatore dello Sakoku

Motivi culturali

Il regime Tokugawa si basava su una rigida gerarchia neo-confuciana: guerrieri (Samurai), contadini, artigiani e mercanti. Le idee straniere, dal concetto di uguaglianza cristiana alla libertà di commercio, erano viste come un virus che avrebbe potuto infettare l'ordine sociale stabilito, portando di nuovo al caos.

Queste ragioni avrebbero condotto il Giappone ad isolarsi fino al XIX secolo, quando l'influenza della civiltà occidentale e le dinamiche mondiali avrebbero portato l'arcipelago a riaprirsi al mondo.

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