L'8 settembre 1298, le acque antistanti l'isola dalmata di
Curzola furono testimoni di una delle più titaniche collisioni navali del Medioevo, un evento che segnò l'apice della Seconda guerra tra
Genova e
Venezia. La Repubblica di San Marco, determinata a spezzare il monopolio ligure nel Mar Nero e a vendicare le recenti incursioni nemiche, aveva armato una flotta imponente di 95 galee sotto il comando dell'ammiraglio
Andrea Dandolo. Di contro, la Superba rispose inviando 78 imbarcazioni guidate da
Lamba Doria, un tattico finissimo che avrebbe trasformato l'inferiorità numerica in una trappola mortale per l'avversario.
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| Dipinto della vittoria di Lamba Doria, palazzo Doria d'Angri, Napoli |
La battaglia iniziò all'alba, con i due schieramenti disposti in lunghe linee parallele, secondo la consuetudine dell'epoca che prevedeva lo speronamento e l'abbordaggio come fulcri del combattimento. Il vento, inizialmente favorevole ai veneziani, spinse le loro navi con forza contro la linea genovese, ma la coesione dei liguri permise loro di reggere l'urto iniziale nonostante le gravi perdite. In questo scenario di caos, dove il fumo dei fuochi greci e il sibilo delle balestre coprivano le grida dei combattenti,
Lamba Doria applicò una strategia geniale e rischiosa. Egli mantenne quindici galee in posizione defilata, tenendole intenzionalmente fuori dalla mischia principale per ore, attendendo il momento in cui la stanchezza avrebbe fiaccato i rematori e i fanti veneziani.
Il punto di svolta arrivò nel tardo pomeriggio. Mentre la flotta veneziana sembrava prossima a sopraffare il centro genovese,
Doria ordinò alla sua riserva di intervenire. Queste navi fresche piombarono sul fianco dei veneziani con una violenza inaudita, sfruttando il sole calante che accecava i difensori di San Marco. La manovra di aggiramento fu così devastante da spezzare letteralmente lo schieramento di
Dandolo, trasformando la battaglia in una rotta disordinata. Molte galee veneziane, impossibilitate a manovrare negli spazi stretti tra la costa e il corpo principale della flotta genovese, finirono per incagliarsi o essere catturate una dopo l'altra.
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| Isola di Curzola, teatro della battaglia |
Le cifre della disfatta furono senza precedenti per la Serenissima, con 65 galee catturate o affondate e circa settemila uomini fatti prigionieri. Tra questi ultimi si trovava Marco Polo, che era stato incaricato di comandare una delle galee veneziane. La tragedia personale di Andrea Dandolo coronò la vittoria ligure: l'ammiraglio, per non sfilare in catene durante il trionfo a Genova, si uccise fracassandosi il cranio contro l'albero della sua stessa nave. La battaglia di Curzola non fu solo un successo militare per Genova, ma un evento che cristallizzò il potere della Repubblica di San Giorgio nel Mediterraneo per decenni, costringendo Venezia a una faticosa ricostruzione che avrebbe richiesto anni di diplomazia e riforme marittime.
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