La prima liquefazione del sangue di San Gennaro

Nel tardo Medioevo, Napoli non stava vivendo un periodo sereno. La dinastia d'Angiò era spaccata da una violenta guerra civile tra i sostenitori di Luigi II d'Angiò e quelli di Ladislao di Durazzo per il trono del Regno. Come se non bastasse, lo Scisma d'Occidente divideva la Chiesa cattolica con due papi rivali (uno a Roma e uno ad Avignone), e la popolazione napoletana era ridotta alla fame da una dura carestia.

Le ampolle contenenti il sangue di San Gennaro


​In questo clima di totale precarietà, l'arcivescovo di Napoli, Minutolo, decise di organizzare una solenne processione per invocare la fine delle sofferenze della città. Il popolo si radunò per esporre le reliquie più preziose custodite nel Duomo: il capo di San Gennaro e le ampolle che, secondo la tradizione, contenevano il suo sangue, raccolto dalla pia matrona Eusebia sul luogo del martirio a Pozzuoli nel 305 d.C.

​A documentare ciò che accadde durante quella processione del 17 agosto 1389 fu il Chronicon Siculum (la Cronaca Sicula), un registro anonimo di eventi dell'epoca scritto in un latino medievale asciutto, ma carico di stupore.

La mitra di San Gennaro, capolavoro dell'arte orafa angioina

Mentre le reliquie del capo e del sangue venivano avvicinate dal clero, i presenti notarono qualcosa di impossibile: la sostanza scura, solida e grumosa custodita nel vetro iniziò a sciogliersi sotto i loro occhi. La cronaca annota che il sangue:

​"...cominciò a liquefarsi e a fluire come se fosse appena sgorgato dal corpo del martire."

​Non si trattava di una semplice devozione privata: il fenomeno avvenne pubblicamente, davanti alle massime autorità cittadine e a una folla immensa che scoppiò in un pianto liberatorio. In un momento in cui la terra tremava e il potere politico vacillava, i napoletani lessero in quel segno liquido un messaggio chiarissimo: il Santo è vivo, è qui con noi, e protegge la città.

​La cosa più sorprendente per gli storici è che prima del 1389 non esistevano menzioni di questo fenomeno. Le reliquie erano custodite nel cosiddetto "Tesoro Vecchio" (nella torre di sinistra del Duomo), ma venivano considerate alla stregua di molte altre ossa di santi. Le stesse costituzioni della diocesi, redatte pochi anni prima dal cardinale Filippo Carafa, non facevano alcun cenno al sangue che si scioglieva.

​Da quel fatidico agosto del 1389, però, tutto cambiò. La liquefazione passò dall'essere un evento eccezionale a un appuntamento regolare, ripetendosi tre volte l'anno. San Gennaro, che fino ad allora era solo uno dei tanti protettori della città, scalzò tutti gli altri fino a diventare il vero e proprio "proprietario" spirituale di Napoli, dando inizio a un dialogo tra sacro, superstizione e scienza, che dura ancora oggi.

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