Le vette dell'arte medievale: la cappella Caracciolo del Sole
A Napoli, nella chiesa di San Giovanni a Carbonara, esiste una cappella che è un vero gioiello sospeso fra medioevo e primo rinascimento. Commissionata nel 1427, terminata dopo la morte del suo proprietario, nel 1441, la cappella del Gran Siniscalco del Regno di Napoli, Sergianni Caracciolo, è uno degli apici della storia dell'arte sospeso fra il medioevo ed il mondo moderno.
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| Cappella Caracciolo del Sole |
E' uno dei vertici assoluti della storia dell'arte del sud Italia; il nome "Caracciolo del Sole" deriva dal sole raggiante che campeggia sullo stemma della famiglia, ma il sole è anche il protagonista degli affreschi che decorano le pareti. Questa cappella, commissionata dallo stesso Sergianni, il potentissimo Gran Siniscalco del Regno e amante della regina Giovanna II, non è un semplice luogo di sepoltura: è un palcoscenico per l'eternità.
La struttura a pianta circolare, è dominata da un pavimento maiolicato che da solo vale la visita. Qui, il colore blu cobalto e il giallo oro creano una geometria ipnotica che guida lo sguardo verso l'alto, verso la luce che filtra dalle finestre gotiche. Al centro, la statua di Sergianni troneggia fiera. Non è il solito defunto giacente: Caracciolo è rappresentato in piedi, in armatura, con lo sguardo rivolto verso l'altare. È l'immagine del guerriero che, anche dopo la morte, mantiene la sua posizione di comando. È una delle opere scultoree più importanti dell'epoca, attribuita a Andrea da Firenze.
Le pareti sono un trionfo di pittura del Quattrocento. Gli affreschi, realizzati da maestri come Leonardo da Besozzo e Perinetto da Benevento, ci raccontano una storia bizzarra e affascinante.
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| Leonardo da Besozzo e Sergianni Caracciolo |
Contrariamente a quanto ci si aspetterebbe da un uomo di potere come Sergianni, le pareti narrano la vita dei Padri del Deserto. Probabilmente questa scelta è stata fatta per sottolineare un desiderio di purezza spirituale che contrastava (o forse voleva giustificare) la brutalità della politica reale. Vi si trovano inoltre scene che celebrano le virtù del cavaliere, un omaggio all'ideale cortese che ancora animava le corti italiane dell'epoca.
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| Esempio di scena eremitica |
Sono inoltre presenti pannelli raffiguranti le Storie della Vergine, ben conservati.
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| Uno dei riquadri raffiguranti le Storie della Vergine |
Per via dei terremoti e delle guerre abbiamo perso la cupola, che originariamente avrebbe dovuto contenere i simboli e le araldiche della famiglia Caracciolo e che, purtroppo, nel corso dei secoli, è andata distrutta.
Oggi, la Cappella del Sole è un'isola di straordinaria bellezza nel cuore di un quartiere, quello di San Giovanni a Carbonara, che vive di contrasti tra il degrado e l'immensa ricchezza storica. Entrare nella Cappella è un esercizio di contrasti: la fredda pietra della statua di Sergianni, la vivacità cromatica delle maioliche e il silenzio religioso che avvolge le pareti affrescate creano un'atmosfera che, a distanza di sei secoli, riesce ancora a incutere timore e meraviglia.
Se vi trovate a Napoli, non limitatevi alle solite rotte turistiche. Entrate in San Giovanni a Carbonara, superate lo scalone monumentale e cercate la Cappella del Sole. Troverete l'uomo che tenne in pugno una regina, ancora immobile nella sua armatura di marmo, a fissare un sole che, per lui, non è mai tramontato.
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