Le vette dell'arte medievale: Il Portico della Gloria

Per secoli, i pellegrini che risalivano i sentieri d'Europa diretti a Santiago de Compostela camminavano con un'unica, precisa immagine nella mente: il momento in cui, varcata la soglia della Cattedrale, si sarebbero trovati al cospetto del Portico della Gloria.

Il Portico della Gloria

Realizzato tra il 1168 e il 1188 dal geniale Maestro Mateo e dalla sua bottega, questo monumentale nartece a tre archi non è soltanto il capolavoro assoluto della scultura romanica spagnola; è una vera e propria cerniera stilistica ed emotiva, il punto esatto in cui la maestosa e severa pietra romanica inizia a sciogliersi nella grazia umana del primo gotico.

La struttura è un universo teologico in tre atti: il Portico si sviluppa su tre campate che corrispondono alle tre navate della cattedrale, proponendo un cammino catechetico e spirituale che va dalle tenebre alla redenzione.

Ingresso

Il Basamento: Le forze terrene

Alla base delle colonne, quasi schiacciate dal peso della struttura, giacciono figure zoomorfe, mostri e bestie fantastiche (tra cui orsi, grifoni e basilischi). Rappresentano il disordine, le forze del male e il peccato dominato e sottomesso dalla forza della Chiesa e della fede.

Il Pilastro Centrale (Parteluz): La genealogia e l'accoglienza

Al centro dell'arco principale si staglia il pilastro divisorio, dominato dall'Albero di Jesse, che illustra la genealogia umana di Gesù a partire dal patriarca dormiente alla base. Poco sopra siede la figura monumentale di San Giacomo (Santiago), patrono dei pellegrini, che accoglie i viandanti con un cartiglio che recita: «Misit me Dominus» (Il Signore mi ha inviato).

Sulla colonna marmorea dell'Albero di Jesse sono chiaramente visibili cinque solchi scavati nella pietra. Per secoli, milioni di pellegrini hanno poggiato qui la mano destra in segno di ringraziamento per aver concluso il Cammino, lasciando un'impronta indelebile nella roccia.

Il Timpano Centrale: La Gerusalemme Celeste

L'arco centrale è dominato da un imponente Cristo in Maestà che mostra le piaghe delle mani e dei piedi, circondato dagli evangelisti e da angeli che recano gli strumenti della Passione (Arma Christi). Nell'archivolto sovrastante sono stipati i 24 Vegliardi dell'Apocalisse, intenti ad accordare i propri strumenti musicali medievali prima di intonare il canto eterno.

Il "Sorriso di Daniele" e la rivoluzione del Maestro Mateo

Ciò che rende il Portico della Gloria un'opera rivoluzionaria per la fine del XII secolo è lo straordinario naturalismo dei volti. Fino ad allora, la scultura romanica prediligeva figure geratiche, bidimensionali e severe. Mateo, al contrario, infonde la vita nella pietra.

Sorriso di Daniele


I profeti (tra cui Mosè, Isaia e Geremia) e gli apostoli (Pietro, Paolo e Giovanni) scolpiti sulle colonne non sono più statue isolate, ma sembrano dialogare tra loro con posture flessibili e sguardi intensi.

Il culmine di questa umanizzazione si raggiunge nel celeberrimo "Sorriso di Daniele". Il giovane profeta è raffigurato con un'espressione di spensierata e benevola ironia che non ha precedenti nella statuaria medievale, un vero e proprio raggio di sole che preannuncia l'umanesimo gotico e, secoli più tardi, rinascimentale.

Il miracolo della policromia ritrovata

Per secoli siamo stati abituati a pensare alle cattedrali medievali come a immensi e grigi giganti di pietra. Il Portico della Gloria non faceva eccezione, spento dal tempo, dalle polveri e dalle pesanti infiltrazioni d'acqua.

Tuttavia, un imponente e meticoloso restauro durato dieci anni (dal 2008 al 2018) ha salvato la struttura dal degrado e ha svelato un segreto straordinario: ampie tracce della policromia originale. Gli esperti hanno individuato tre grandi fasi di colorazione sovrapposte nel corso dei secoli (dal XII al XVIII secolo).

Oggi, grazie a questo intervento protettivo, i pellegrini e i visitatori possono ammirare le sfumature d'azzurro, i dettagli dorati, i rossi intensi e i toni incarnati che rivestono i volti e le vesti delle oltre duecento figure. Quello che prima appariva come un maestoso bassorilievo di granito si è rivelato per ciò che era in origine: un vibrante, coloratissimo e parlante "teatro di pietra" sospeso tra cielo e terra.

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