Historie Medievali the life of: Beato Angelico

Se stai cercando il volto più sereno del Medioevo che sta per diventare Rinascimento, quel volto è sicuramente quello di Beato Angelico. All’anagrafe faceva Guido di Pietro, nato nel Mugello intorno al 1395, ma per la storia è diventato l’Angelico perché, come scrisse il Vasari, sembrava che i suoi pennelli fossero guidati direttamente dal cielo. La cosa incredibile di questo artista è che era un frate domenicano vero, entrato nel convento di Fiesole insieme al fratello, ma che allo stesso tempo frequentava i geni del calibro di Brunelleschi, "rubando" loro i segreti della geometria e dello spazio.


Presunto ritratto del Beato Angelico, Luca Signorelli (1501 circa)


La sua carriera decolla tra Fiesole e Firenze, dove inizia a farsi notare con opere come il Tabernacolo dei Linaioli, una struttura imponente dove dimostra di aver capito benissimo la lezione di Masaccio: i suoi santi non sono più figurine piatte, ma giganti solidi che occupano lo spazio con autorità. Ma è con l’Annunciazione di Cortona che l'Angelico fa il vero salto di qualità. Qui notiamo l'angelo e Maria sotto un porticato perfetto, dove la prospettiva trascina dentro la scena e i colori sembrano carichi di una luce elettrica, quasi ultraterrena.
Il suo capolavoro assoluto, però, nasce quando i Medici decidono di ristrutturare il Convento di San Marco a Firenze. Tra il 1438 e il 1446, l’Angelico trasforma il monastero in una galleria d’arte mistica. Mentre il resto del mondo iniziava a impazzire per il potere, lui dipingeva le celle dei suoi compagni frati. Non erano semplici decorazioni: erano strumenti per la meditazione. L'affresco dell'Annunciazione che si trova in cima alle scale è un colpo al cuore: spoglio, essenziale, senza distrazioni, progettato per far sentire il frate parte integrante del dialogo tra l'Angelo e la Vergine.


L'Annunciazione, Madrid, Museo del Prado


Ma l'Angelico non si è fermato a Firenze. La sua fama di "pittore santo" arrivò fino a Roma. Papa Niccolò V lo chiamò in Vaticano per affrescare la sua cappella privata, la Cappella Niccolina. Qui il pittore tira fuori un lato quasi "monumentale", raccontando le storie di San Lorenzo e Santo Stefano con una ricchezza di dettagli e una maestosità che annunciano già il pieno Rinascimento. Eppure, nonostante il successo e le commissioni papali, rimase sempre un uomo umile: si dice che non prendesse mai il pennello in mano senza aver prima pregato e che non cambiasse mai nulla di ciò che aveva dipinto, convinto che fosse la volontà di Dio a guidare il tratto.
Leggere oggi la vita di Beato Angelico, morto a Roma nel 1455 e sepolto nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva, ci ricorda che il passaggio dal Medioevo al Rinascimento non è stato un taglio netto. Lui ha tenuto i piedi nella spiritualità medievale, ma ha spalancato gli occhi sulla bellezza della natura e della prospettiva. È stato il primo vero "regista" della luce sacra, capace di dimostrare che la tecnica più avanzata del tempo poteva servire a rendere visibile l'invisibile.

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