La leggenda di Costantino e papa Silvestro
Nel cuore del Medioevo, una potente e diffusa leggenda fiorì per narrare la conversione di Costantino il Grande al Cristianesimo e, in modo cruciale, per fornire una base mitica al crescente potere temporale dei Papi. Questa è la storia dell'imperatore Costantino, afflitto dalla lebbra, e della sua miracolosa guarigione grazie all'intervento di Papa Silvestro I.
La narrazione, sviluppatasi in testi come gli Actus Silvestri, immagina l'imperatore romano, pochi anni dopo aver promulgato l'Editto di Milano (313) che garantiva la libertà di culto ai cristiani, colpito da una tremenda lebbra. In preda a un dolore insopportabile e alla disperazione, Costantino si consulta con i medici pagani di corte. Essi propongono un rimedio barbaro, tipico delle credenze precristiane: un bagno nel sangue di giovani fanciulli, un rito che avrebbe dovuto purificare l'imperatore ma che avrebbe condannato a morte degli innocenti. Mosso da una subitanea pietà, Costantino rifiuta l'atroce sacrificio, un atto che segna l'inizio della sua svolta morale e spirituale.
È durante una notte di tormento che si manifesta la via della salvezza. L'imperatore riceve in sogno un’apparizione degli apostoli Pietro e Paolo. Essi lo esortano a cercare il vescovo di Roma, Silvestro, che si era rifugiato con i suoi chierici sul Monte Soratte per sfuggire alle persecuzioni che avevano preceduto la nuova politica imperiale. Costantino, obbedendo alla visione, invia immediatamente i suoi messi sul monte. Una volta condotto al cospetto dell'imperatore, Silvestro viene sottoposto a una prova: Costantino gli mostra i ritratti degli uomini apparsi nel suo sogno, e Silvestro li riconosce prontamente come Pietro e Paolo. Illuminato dal riconoscimento, l'imperatore accetta di sottomettersi alla dottrina cristiana.
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| Papa Silvestro entra a Roma accompagnato da Costantino |
La narrazione, sviluppatasi in testi come gli Actus Silvestri, immagina l'imperatore romano, pochi anni dopo aver promulgato l'Editto di Milano (313) che garantiva la libertà di culto ai cristiani, colpito da una tremenda lebbra. In preda a un dolore insopportabile e alla disperazione, Costantino si consulta con i medici pagani di corte. Essi propongono un rimedio barbaro, tipico delle credenze precristiane: un bagno nel sangue di giovani fanciulli, un rito che avrebbe dovuto purificare l'imperatore ma che avrebbe condannato a morte degli innocenti. Mosso da una subitanea pietà, Costantino rifiuta l'atroce sacrificio, un atto che segna l'inizio della sua svolta morale e spirituale.
È durante una notte di tormento che si manifesta la via della salvezza. L'imperatore riceve in sogno un’apparizione degli apostoli Pietro e Paolo. Essi lo esortano a cercare il vescovo di Roma, Silvestro, che si era rifugiato con i suoi chierici sul Monte Soratte per sfuggire alle persecuzioni che avevano preceduto la nuova politica imperiale. Costantino, obbedendo alla visione, invia immediatamente i suoi messi sul monte. Una volta condotto al cospetto dell'imperatore, Silvestro viene sottoposto a una prova: Costantino gli mostra i ritratti degli uomini apparsi nel suo sogno, e Silvestro li riconosce prontamente come Pietro e Paolo. Illuminato dal riconoscimento, l'imperatore accetta di sottomettersi alla dottrina cristiana.
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| Costantino offre a Silvestro la tiara imperiale, simbolo del potere temporale |
Papa Silvestro impone all'imperatore un periodo di penitenza e digiuno. Al termine di questo rito preparatorio, Costantino riceve finalmente il battesimo per immersione. Nel momento stesso in cui l'acqua del fonte sacro tocca la sua pelle, la lebbra scompare. L'imperatore è purificato non solo dal peccato ma anche dalla sua afflizione fisica, guarendo miracolosamente. Questo episodio, che lega indissolubilmente la fede alla guarigione, divenne un soggetto prediletto nell'iconografia medievale, spesso citato anche in opere letterarie come l'Inferno di Dante Alighieri.
La leggenda culmina con le conseguenze di questa guarigione. In segno di eterna gratitudine verso Dio e il suo Vicario, Costantino avrebbe redatto la celebre Donazione di Costantino (Constitutum Constantini). Sebbene storicamente sia un falso, questo documento fu cruciale per la politica medievale, poiché attribuiva a Papa Silvestro I e ai suoi successori non solo il primato spirituale su tutte le altre sedi episcopali, ma anche il Palazzo del Laterano, le insegne imperiali e il potere politico su Roma, l'Italia e l'intera parte occidentale dell'Impero. Secondo la narrazione, Costantino decise di ritirarsi a Bisanzio, rifondandola come Costantinopoli, per non esercitare il potere imperiale nello stesso luogo in cui risiedeva l'autorità del Pontefice, lasciando così l'Occidente libero per il dominio ecclesiastico. La leggenda della lebbra e della guarigione fu, di fatto, il pilastro narrativo che per secoli sostenne la legittimità delle pretese territoriali e politiche della Chiesa.
La leggenda culmina con le conseguenze di questa guarigione. In segno di eterna gratitudine verso Dio e il suo Vicario, Costantino avrebbe redatto la celebre Donazione di Costantino (Constitutum Constantini). Sebbene storicamente sia un falso, questo documento fu cruciale per la politica medievale, poiché attribuiva a Papa Silvestro I e ai suoi successori non solo il primato spirituale su tutte le altre sedi episcopali, ma anche il Palazzo del Laterano, le insegne imperiali e il potere politico su Roma, l'Italia e l'intera parte occidentale dell'Impero. Secondo la narrazione, Costantino decise di ritirarsi a Bisanzio, rifondandola come Costantinopoli, per non esercitare il potere imperiale nello stesso luogo in cui risiedeva l'autorità del Pontefice, lasciando così l'Occidente libero per il dominio ecclesiastico. La leggenda della lebbra e della guarigione fu, di fatto, il pilastro narrativo che per secoli sostenne la legittimità delle pretese territoriali e politiche della Chiesa.


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