Historie Medievali feudal Japan: l'arrivo degli europei

La conoscenza con i popoli europei, per i giapponesi, fu del tutto casuale: infatti fra il 1542 ed il 1543, delle navi commerciali portoghesi, trascinate da una tempesta, approdarono sulle coste dell'isola di Kyushu, a sud del Giappone. I giapponesi già sapevano che i vicini cinesi intessevano rapporti commerciali con gli europei e gli stessi portoghesi non furono sorpresi più di tanto dalla scoperta della nuova terra.

Dipinto illustrante il commercio Nanban

I portoghesi introdussero in Giappone la prima arma da fuoco, l'archibugio, che venne venduto alla cifra astronomica di circa 1000 tael d'argento, che corrispondevano approssimativamente a 40 kg del prezioso metallo! L'introduzione delle armi da fuoco da parte degli europei, piuttosto che dai cinesi, può sembrare strana, ma del resto i rapporti con la Cina non andavano oltre il commercio. Si trattò naturalmente di una rivoluzione che cambiò la concezione militare fino a quel tempo in vigore nella terra del Sol Levante. Nonostante i primi pezzi prodotti nel Paese negli anni a venire fossero perlopiù copie imperfette e difettose rispetto alle loro controparti europee, nel giro di poco tempo la qualità delle armi migliorò mutando anche i rapporti all'interno della stessa società giapponese: ora anche un contadino poteva dotarsi di un'arma che potesse uccidere un samurai, senza sottoporsi all'addestramento necessario per maneggiare un arco.
Gli scambi commerciali tra giapponesi e portoghesi furono positivi e questo ebbe l'effetto di ingigantire la rete commerciale dell'intero stato. I portoghesi infatti, tornarono in India: nel subcontinente indiano le colonie erano tante, quindi i reduci dal Giappone spinsero i compatrioti verso l'apertura di nuovi mercati commerciali, ai quali naturalmente seguirono i missionari cristiani. I gesuiti disponevano di un certo vantaggio nel fare proselitismo, contribuendo con le nozioni nel campo della medicina e dell'astronomia, di molto superiori a quelle cinesi e giapponesi e naturalmente con i remunerativi commerci tra il Paese e le altre colonie portoghesi, quali Macao, Malacca, Ternate e Goa.

Particolare dei Barbari meridionali che vengono al commercio

Dato che i portoghesi erano arrivati a sud del Giappone, essi vennero chiamati Nanban 南蛮 ), ossia Barbari meridionali; e il commercio coi barbari meridionali, detto Nanban bōeki (南蛮貿易), durerà fino al 1641, quando il Paese verrà blindato e ridotto all'autarchia, isolandolo dal resto del mondo.
Nel 1571 venne fondata la prima stazione commerciale a Nagasaki e, grazie alle lettere dei gesuiti e i rapporti dei mercanti portoghesi, erano nel frattempo aumentate considerevolmente le conoscenze occidentali relative al Giappone.
Fra i vari commerci si avrà anche la tratta degli schiavi, che verrà molto avversata dai gesuiti locali, tanto che il re Sebastiano arriverà a proibirla, conscio che l'usanza andasse a ledere gli interessi dei missionari cattolici in Estremo Oriente. Nonostante ciò, tale usanza continuerà a lungo, dato che gli schiavi dell'Estremo Oriente risultavano essere molto efficienti. Lo shogun Toyotomi Hideyoshi, indignato dalla tratta dei suoi connazionali nel Kyushu, scrisse, il 24 luglio 1587, una lettera al padre vice-provinciale dei Gesuiti, Gaspar Coelho, chiedendo la fine della tratta ed il rimpatrio degli schiavi venduti. Come risultato di queste tensioni, Toyotomi finì con il bandire la diffusione del cristianesimo nelle sue terre.
Particolari erano le navi usate dai Nanban per il commercio: si trattava delle shuinsen (朱印船), navi mercantili a vela destinate ai porti del sud-est asiatico, con un permesso distribuito dallo Shogunato Tokugawa nella prima metà del XVII secolo. Tale permesso consisteva in un sigillo rosso, chiamato per l'appunto shuinsen, ossia sigillo vermiglio.

Una nave shuinsen


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